mercoledì 10 marzo 2010

Elisir d'amore per ......gli emigranti con nostalgia


qui una volta c’era uno che viveva in campagna.
partì dal porto di napoli. c’era un bel cielo
in quel pomeriggio del quarantanove.
la città sembrava felice. ma lui davanti a tanta acqua
e tanto cielo cercava di intravedere i suoi monti,
la sua casa. mentre la nave si avviava lui ancora
guardava verso i monti, pensava alla mucca,
al porco e alle galline che aveva lasciato.
pensava a sua cugina michelina
che gli aveva fatto vedere un seno
proprio mentre lui preparava le valige.


di franco arminio





La sottrazione dell’uso politico della memoria ha sempre lo scopo inespresso di evitare non solo il deisderio di nostalgia ma sopratutto un possibile ‘mito’ di una comunità o un territorio. L’assimilazione è il mezzo o la srtada per una perdita di identità. Chi non può salvare la sua identità neanche nella solitudine o nella realtà contro il mondo ingiusto deve necessariamente lasciarsi annullare o assimilarsi dal punto di vista del più forte.
L’universale cela sempre il punto di vista del padrone e qualsiasi identità si può custodire e valorizzare solo se si accetta una sorta di destino allo sradicamento facendosi “paria” “servo” “suddito”.
Il paria che diventa cosciente del proprio “posto nel mondo” agisce il paradosso di una soggettivizzazione che muove dal fatto di ‘non averne uno’. Il paria è cosciente a patto che sia sradicato.

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