lunedì 21 dicembre 2009

Elisir d'amore per ........un rispetto della verità.....


“ La Fininvest ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nescere da una banca di Palermo a Milano, la Banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano. E a Milano hanno preso un meneghino per rappresentare i loro interessi. La verità è che se cade Berlusconi cade tutto il Polo e al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno cadere. E’ un figliuolo di buona donna, ma è il loro figlio di buona donna. , e per questo lo tengono in piedi”
Umberto Bossi a La Padania, 27 ottobre 1998
Pensieri reconditi di SB.........dagli amici di oggi mi guarda Dio ....dai nemici mi guardo Io......



Non essere un solito fiero e rassicurante moralista di sinistra che flagella col sol riso o il sarcasmo la corruzione o la maldicenza del potere diffusa tra i suoi contemporanei.
Oggi bisogna essere consapevoli che nell’Italia sia impossibile recitare la parte del grande artista o intellettuale ,o uomo politico, senza riprodurre in sé le contraddizioni di un’epoca la quale sperimenta per la prima volta che cosa significasse di nuova una guerra combattuta in nome di opposte nuove ideologie,di nuovi strumenti massmediologici, la lotta per il potere tra i partiti, le tentazioni del cesarismo o di nuove forme di autoritarismo economico o mediatico, la tensione crescente tra nuova cultura e tradizione, fra lusso e povertà, indiscriminatamente. I nuovi poveri che amano e votano per i nuovi ricchi senza timore di essere sfruttati o almeno strumentalizzati ad usum Delphini.E ai pochi intellettuali liberi come i "radicali" in natura non gli resta che :
Ribadire il criterio di Hegel che ci permette di liberare il giudizio storico da quello morale solo a patto di non necessariamente esprimere giudizi ma solo un racconto.

domenica 20 dicembre 2009

Elisir d'amore per ......" un'altra poesia "

mi prende una furia di scuotere
la neve finta posata sui rami.
è autunno e inverno qui da molti secoli,
la primavera venne quando non c’era nessuno,
quando il toro e il lupo
correvano liberi sulle vuote alture.
io ti so figlia di questo tempo antico
che con te rinviene,
eccolo, è già il pane
delle nostre cene.
franco arminio


Voglio dedicare questa bella e vecchia canzone di un vecchio amico ,Roberto, ad un nuovo amico ,Franco ,che come AR nella loro "voglia di annientarsi ,darsi e basta poesia" continuano testardi a "ribaltare le parole,invertire il senso fino allo sputo....per cercare un'altra poesia" nel racconto impietoso e amorevole di un amore sofferente e attivo per la propria terra dolorante,ferita e abbandonata e per tutti "i piccoli paesi" del mondo che conservano intatto nella loro triste e ripetitiva esistenza il senso ultimo e essenziale della vita autentica e dei piccoli gesti ,giocata sulla fedeltà , l'appartenenza e legami ad un tessuto identitario socio-culturale come simbolo e mai come mito o dottrina.Questo conservato o roinnovato sguardo o ascolto, franco ,lo chiama "paesologia" ed ognuno di noi dà il compito attivo e consapevole di attivarlo prima nel suo cuore facendo una violenza al dominio della propria razionalità costruita su paradigmi "forti" e "fondativi". Ci invita amorevolmente e drasticamente ad educarci alla "mezza luce" ai "chiari di boschi" piuttosto che ai comodi,sfarzosi e autoritari "lumi" della ragione...... per visitare e prendersi cura dei nostri piccoli paesi che conserviamo nel cuore e nel sangue......

venerdì 18 dicembre 2009

Elisir d'amore per .......la paesologia.....

L'altra sera ad Avellino abbiamo assistito alla proiezione del documentario "Di mestiere faccio il paesologo" .Il racconto visivo di Franco Arminio dello spirito che la Comunità provvisoria... sta cercando di ricreare per assistere e curare i piccoli paesi della Irpinia d'oriente nel loro prologo-epilogo cimiteriale e desolante ...non come becchini pietosi e compassionevoli ma come animatori di vita presente e futura.La paesologia non è una scienza ,un metodo,ma una "sfida cognitiva" che non vuol cambiare questo mondo abbandonato(anche il benevolo :" trasformiamoli in luoghi della gioia e della rinascita") ma cambiare il nostro sguardo per vederlo, la nostra mente per pensarlo ma sopratutto il nostro sentimento per poterlo visitare,vivere ed abitare anche nel suo solitario e inquietante silenzio e nella sua incontaminata e profonda bellezza.......altro è il tema e la pedagogia di Blade Runner



.......Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tut...
Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire...

giovedì 17 dicembre 2009

Elisir d'amore per .....la "terra madre".

......Terra madre......




......la terra è il luogo del nostro abitare autentico e profondo come l'avevano pensata la meglio Heidegger, Hegel o lo stesso Platone.....un esserci esistenziale ,individuale-plurale nel sogno dell'amore,della cura e anche del sogno...

Elisir d'amore per ........la "paesologia".

Incontro nazionale sulla " Paesologia" a Grottaminarda il 9 gennaio 2010




......appunti per un contributo.....

Intorno all'architettura, conta ancora quello che diceva Heidegger a proposito del "costruire", vale a dire che "il costruire non è soltanto mezzo e via per l'abitare...è già in sé stesso un abitare”



Il mondo ci circonda nella sua totalità. Possiamo guardarlo secondo diverse prospettive, non mai tutto insieme, come se stessimo fuori del mondo e il mondo fosse un oggetto. Il mondo nella sua totalità non è un oggetto di osservazione. E' lo stesso orizzonte dentro cui possiamo guardare aspetti del mondo, cioè tanti mondi diversi: il mondo del cielo stellato osservato dalla terra, il mondo della natura terrestre, nel suo fuoco, da questo o da quel punto di vista, il mondo dei viventi, il mondo della società, il nostro mondo interno, e così via. Ogni mondo è un mondo particolare e richiede un suo punto di vista. Ad ogni cambiamento di prospettiva dobbiamo abituarci a vivere, comprendere e interpretare nuovi mondi. L'adattamento dell'uomo, e già del bambino, richiede, non solo da un punto di vista storico e sociale, ma anche da un punto di vista individuale, che egli esca continuamente da mondi già noti e rassicuranti ed entri in mondi nuovi e talvolta inquietanti. Il passaggio dall'infanzia all'età adulta non è che un avvicendarsi e stratificarsi di mondi diversi: da quello familiare e parentale a quello sociale, a quello interculturale. La città moderna ne è forse l'esempio più efficace. E' non solo confusione e omologazione, ma anche molteplicità e sovrapposizione di tanti mondi possibili. Ma la domanda a questo punto è la seguente: per caso molteplicità e sovrapposizione non rischiano di diventare solo confusione e omologazione, se non riusciamo a renderci conto che i tanti mondi fanno parte precisamente del mondo nella sua totalità? Ma che cos'è il mondo nella sua totalità? Possiamo conoscerlo comprenderlo e interpretarlo al modo dei tanti mondi da cui è costituito? Oppure comprensione e interpretazione sono in questo caso qualcosa di diverso?

La questione di base è come abitare la terra. E l’analisi del “come”, della “terra” e delle “abitare” è quanto c’è di più interessante e impegnarsi in un lavoro anche teorico oltre che un approccio esistenziale o politico . Riguardo all’“abitare” bisogna riconoscere un debito con la teorizzazione di Heidegger al riguardo, al punto che la questione diventa quella di leggere Heidegger con occhi meno condizionati e preconcetti. La radice di abitare è quella del verbo avere. Avere la terra. Possedere la terra. Dominare la terra. Padroneggiare la terra. Controllare la terra. Tenere la terra. Prendere la terra. Occupare la terra. Appropriarsi della terra. Ognuno s’accorge di questo. Di fatto bisogna riconoscere che l’ordine sociale espelle la natura in cui esso originariamente si è costituito. Tale trionfo dell’artificio e della tecnica coincide con il dominio quasi assoluto dell’intelligenza meccanizzata sugli enti intramondani? O questo trionfo è dovuto anche alla delega che la filosofia o il pensiero in generale ha concesso alla tecnica,fino al punto paradossale e tragico di nasconde la mano dell’uomo che ha trasformato i forni da pane in forni crematori degli umani? La filosofia e il pensiero umano hanno ancora il compito precipuo di espandersi nel tempo e nello spazio che agiscono sulla terra?Per paralre di una formulazione alta e profondo sulla “terra” dobbiamo parlare di Heidegger e Schmitt. Occorre intendere che l’abitare la terra di Heidegger, come quello di Schmitt è nel circolo. L’uno sprona e l’altro frena, il tempo. E nessuno vanifica l’ipotesi del cerchio magico e ipnotico. La contemporaneità con gli inevitabili strascici del moderno e la tirannia del postmoderno tecnologico con gli echi mai sopiti del classico ci impone un orizzonte del pensiero,dove gli strumenti della ragione sono coniugati assieme quelli della passione.Perchè come ricorda la poetessa Marina Cveteva, “ Il pensiero è una freccia. Il sentimento –un cerchio”.
mauro orlando

mercoledì 16 dicembre 2009

Elisir d'amoreper ........L A P A E S O L O G I A

Giovedì 16 DICEMBRE, AD AVELLINO, TEATRO PARTENIO, ORE 20.00

PROIEZIONE IN ANTEPRIMA NAZIONALE DEL FILM DI ANDREA D’AMBROSIO SULLA PAESOLOGIA.
dal titolo "Di mestiere faccio il paesologo"







LETTERA SULLA PAESOLOGIA

Agli amici della Comunità Provvisoria (a tutti)

Dopo cinque libri da me interamente dedicati all’argomento forse è arrivato il momento in cui io tenti di riassumere in poche parole che cos’è la paesologia.
La prima cosa che mi viene da dire è che la paesologia è una disciplina fondata sulla terra e sulla carne. La carne di chi osserva, la terra che è osservata. Una forma d’attenzione fluttuante, in cui l’osservatore e l’oggetto dell’osservazione arrivano spesso a cambiare ruolo. E allora è la terra a guardare la carne, è la terra a indagare gli umori di chi la guarda.
Ci vuole un’idea di sé scucita dagli abitini classici e rassicuranti dell’ego cartesiano. Noi siamo materia esposta alle intemperie esattamente come un albero, come una casa cantoniera. Non siamo una fortezza da cui spiare l’infantile disastro del mondo, non siamo adulti riparati dagli spifferi che vengono dal basso, gli spifferi dell’infanzia e del thànatos.
Ieri un amico architetto mi diceva che lui vorrebbe qualificarsi come paesologo. Mi diceva che l’ottica paesologia contiene in sé tutto quello che lui fa e non gli dà molto piacere definirsi architetto. È lo stesso motivo per cui non mi sento a mio agio a sentirmi definire scrittore o anche poeta. Mi sembrano parole che parlano di esperienze troppo diverse. Che senso ha che qualcuno mi definisca allo stesso modo di Moccia? Con la paesologia io me ne vado da un’altra parte, definisco un territorio fatto di volpi e di poiane, di lampioni rotti, di cani randagi, di gatti, di vecchi sulle panchine, di vecchine che girano per strada con una busta in mano. Questo territorio è la goccia di sangue sotto il vetrino. Ma non c’è bisogno di microscopio. La vista è dilatata dall’ansia, dal tremore di stare nel cratere del proprio corpo, un cratere che trema, trema da sempre.
La paesologia non è una nuova scienza umana, è una forma d’attenzione verso il fuori, attenzione intensa perché provvisoria, perché il paesologo parte dagli abissi del suo corpo e ci torna continuamente. Il suo guardare è un mettersi in bilico sulla propria presunta inesistenza, un tentativo perenne di venire al mondo che pare non riesca mai a compiersi del tutto. Ma in questo sporgersi si avverte la grazia, il vorticare confuso delle cose che stanno fuori, la distesa immensa delle creature deposte nel lieto inferno della terra tonda.
Per me oggi non ha senso essere scrittori, sociologi, architetti. Non ha senso neppure definirsi umani. Siamo chiamati ad ascoltare l’aria e l’aria ci dice che i nostri saperi sono chiodi di gesso a cui non possiamo appendere niente. La paesologia è una disciplina inerme ma non arresa. Non partecipa alle marcette e alla marchette accademiche. Allinea dettagli, avanza, indietreggia, inciampa e forse è con questo inciampare che riesce a essere più dentro, più vicina alle cose.
Il paesologo non ha in programma la salvezza dei paesi, non tutela i campanili, i dialetti, le manfrine del rancore, la fregola delle confidenze e dello stare vicini. A volte combatte, s’indigna, chiede tutela per gli esseri e le cose che stanno in alto, lontane dai vaneggiamenti delle pianure, ma questo filo di ardore subito s’intreccia al filo della mestizia. Va nei paesi a pescare lo sconforto e si ritrova tra le mani un poco di beatitudine: può essere uno scalino, una casa nuova o antica, può essere la visione di un castello o di un albero di noci, può essere una piazza vuota o un vicolo col ronzio di un televisore. La paesologia non dà ricette per curare, ma si prende cura di guardare, di aggirarsi senza meta, di indugiare o anche di andare via alla svelta. Non ci sono regole, questionari da riempire, non c’è un formulario da approntare. Si esce, si esce per poche ore oltre la prigione domestica, oltre la prigione della propria professione, si và nei luoghi più nascosti e affranti e sempre si trova qualcosa, ci si riempie perché il mondo ha senso solo dov’è più vuoto, il mondo è sopportabile solo nelle sue fessure, negli spazi trascurati, nei luoghi dove il rullo del consumare e del produrre ha trovato qualche sasso che non si lascia sbriciolare.
Non sarà sempre così. La paesologia è una scienza a tempo. Non poteva esistere cento anni fa e non potrà esistere fra cento anni. Fra un secolo i paesi avranno una piega più chiara, saranno morti o saranno vivi e vegeti e allora non avranno più questo crepuscolo che li rende così particolari. Si è aperta una piccola finestra e da questa finestra il paese ci fa vedere il delirio e la gloria di stare al mondo
Andate nei paesi allora, andate dove non c’è nessuno in giro. Abbiate cura di credere alla bellezza sprecata del paesaggio, portate il vostro fiato alle sperdute fontanelle del respiro.

di franco arminio

martedì 15 dicembre 2009

Elisir d'amore per ........una democrazia senza violenze.


Splendido pezzo di Cristiano Reboldi che condivido e pubblico!La violenza è sempre una scelta che va rifiutata culturalmente sia come mezzo che come fine in politica come nei rapporti umani tout court.Fermo restando in democrazia il diritto-dovere di rilevare tutte le forme di violenza che l'uomo sa mettere in opera nei suoi comportamenti pubblici e privati evitando di stabilire gerachie di tutto qualità e quantità. A conclusione mi piace citare un pezzo di Tucidide sulla democrazia ad Atene:".....Ad Atene noi rettamente riflettiamo e apertamente giudichiamo sugli affari privati e pubblici, convinti che i discorsi non nuocciono all'operare, ma ad esso nuoce piuttosto il passare ai fatti, prima di aver chiarite nei discorsi le idee. Poiché noi abbiamo questo pregio singolare, di essere insieme al sommo ardimentosi e riflessivi in tutto quanto intraprendiamo; diversi perciò dagli altri nei quali l'ignoranza genera audacia e la ponderazione lentezza".




....Il gesto è rapido: un fendere l’aria quasi impercettibile, talmente veloce da eludere la ripresa televisiva.
Sfugge al vorace occhio della telecamera, quella pronta a cogliere ogni dettaglio di quella “surrealtà” che ha sostituito la “vita che si vive davvero”, fissa sul piano medio della fluorescenza televisiva per lucidarne la patina, amplificarne l’apparenza sovrapponendo i fragili fogli della finzione per dargli spessore, per farne sostanza.
Ma il gesto non visto, improvviso, colpisce nel segno.
L’uomo colpito porta le mani al volto, indietreggia, barcolla fino a che mani energiche lo sostengono, lo raccolgono prima che si accartocci e lo mettono in salvo, nascondendolo, seguendo una innata pietà alla vergogna che dà la vista del dolore fisico.
Intorno, l’urlo della folla rompe il freddo e s’aggroviglia in corpi tesi nel lanciarsi verso il punto in cui sembra inghiottirsi l’aggressore.
Lo spettacolo, per un istante, sembra finito.
Ma non è così.
Una telecamera riprende il volto ferito dell’uomo, oltre il finestrino dell’auto. Attraversa il riflesso del vetro e indugia sullo smarrimento cereo di quel viso stravolto. Sembra non alberghi alcun pensiero oltre quel vetro ma questa, forse, è solo un’illusione.
Ci si aspetta che l’auto parta e sfrecci via ora che anche il “terrorista” è stato bloccato.
Ma non è così.
La portiera dell’auto si riapre e l’uomo si aggrappa e si solleva, rivolgendo il suo sguardo alla folla.
Non sorride, non urla, non aizza il “suo” popolo.
Semplicemente rimane lì a guardare e a lasciarsi guardare. C’è qualcosa di solenne in questo mostrarsi. O forse c’è qualcosa di inquietante in questa esibizione?
Il volto pallido è coperto da una maschera di sangue; traspare l’incredulità e il dolore ma non si muove, come non volesse privare la “surrealtà” di quel fotogramma sofferente.
Niente esiste davvero se non si vede; l’ha detto lui.
L’inquadratura stringe il campo quasi assecondando il desiderio del suo mentore e riconsegna il ritratto di un guerrigliero colpito in battaglia che annuncia il proprio martirio. Nessuno in quel momento ricorda quale battaglia, combattuta con quali mezzi e per quali fini. Vede solo il guerrigliero.
Ma non è così.
È un’immagine forte e anche se gli occhi faticano a guardarlo, non sanno staccarsi da quella trasfigurazione mediatica.
Per quanto forte però, non c’entra niente con le parole dette sino a poco prima, con i fatti, gli interessi, gli obiettivi … nel senso che non cambia niente, quel volto sfigurato.
Il gesto folle di un folle è il gesto folle di un folle.
Non c’è odio. È altro che si respira. Si respira fatica, disperazione, disorientamento, impotenza e casomai rabbia e non odio. E la rabbia è una cosa diversa dall’odio: è la reazione alla propria impotenza, al proprio grido inascoltato, all’indifferenza verso ogni diritto che si sente negato.
Il fatto che lo si chiami odio è perché non si è capaci, o non si vuole ascoltare quella rabbia.
Non cambia niente, quel volto sfigurato.
Tranne che chi dileggia il confronto civile, il rispetto delle regole, la libertà di esprimere il proprio pensiero (senza essere considerati nemici o criminali) rischia di pagarne per primo il prezzo; magari proprio nel momento in cui intende esercitare il diritto di dirlo, il proprio pensiero.
Non cambia niente, quel volto sfigurato.
Tranne il senso di disorientamento che provoca ogni gesto di violenza e il senso di solidarietà che provo verso ogni uomo vittima di una violenza. È bene ricordare che dietro quella maschera patetica, insopportabile e talvolta odiosa c’è un uomo che pensa il contrario di quello che penso ma lo deve poter dire ed io potergli ribattere con tutta la mia forza il mio no.
Io me lo sono ricordato …
Che se lo ricordi anche lui.
Cristiano

lunedì 14 dicembre 2009

Elisir d'amore per ......una Italia seria ,normale e non violenta.


“ Ti prego, o Apollo, signore della luce e della ragione, ascoltami, e dissolvi tutto ciò che è oscuro ed irrazionale…..Lascia che la luce illumini Atene, la mia città.O tenebrosa Melpomene, Musa della tragedia, dammi il tuo sostegno affinche possa raccontare nel giusto modo questa tetra vicenda di veleno occulto e gesta disperate.”Margaret Doody, Aristotele e i veleni di Atene.


.....Narcisismo, follia e potere nella nostra povera Italia.....
.....l'Italia il 'bel paese' che riesce a vivere le tragedie come farse e viceversa che sa vivere la violenza politica , individuale e pubblica ,comunque sempre condannabili, o nella usuale "retorica democratica" o con uno spropositato miopismo partigiano e uso dell'opportunismo e della malafede nel novero di "un machiavellismo" provinciale e strapaesano......e anche un certo e malposto "elogio della pazzia" nelle sue forme narcisistiche di potere o di esaparato e irresponsabile gesto individuale di debolezza e isolamento sociale si riescono a viverli come " la notte in cui tutte le vacche sono nere".

“ Andatevene tutti via , che cosa c’è di tanto interessante in un pazzo ? ”
La follia può essere una trincea contro una “ragione folle”.Una ragione da identificare con lucidità con le ragioni del potere, con la legge del più forte che non consente a chi subisce l’oppressione di poter opprimere il più debole di lui".
LU XUN , Diario di un pazzo


.....l'attuale Presidente del Consiglio ci piace nella sua veste iconografica da "guitto e narciso" piuttosto che in quella melodrammatica e 'insanguinata' di ieri sera......comunque gli auguriamo una pronta guarigione fisica e morale.........

domenica 13 dicembre 2009

Elisir d'amore per .......per il"Natale"

.....si avvicinano le fetività natalizie e ognuno di noi dà fondo al suo scrigno di sacro e viene coinvolto in esperienze alimentate da ricordi,fantasie,sogni e speranze che ha accumulato per l'intero anno per affrontare "gli inverni del nostro scontento" che gli "irresponsabili" della politica nazionale stanno preparando per noi........

Ho sempre pensato al Natale con la pascaliana “duttilità di pensiero che si adatta nello stesso tempo alle diverse parti amabili di ciò che ama” che “va fino al cuore”. Dove il “coeur” ha già trovato il suo spazio ridimensionando la “raison”.
Con questo spirito faccio gli auguri a tutti, credenti ,diversamente credenti e non credenti, con le parole di R. M. Rilke alla madre per il Natale :
“Assapora con cuore aperto, la grande solennità e lascia che le sue mani soavi ti sollevino il cuore da ogni cura. Chi ha fiducia è forte e quest’ora silente di Natale è una di quelle che possono dare forza, perché è carica di prodigio e carica di mistero. E si deve essere soltanto abbastanza silenziosi e soli e pazienti per accogliere in sé la grazia di una tale ora, che in molti non penetra perché in loro c’è tanto rumore e niente ordine”
Buone feste
mauro orlando

sabato 12 dicembre 2009

Elisir d'amore per ........la vita-per-la-morte.

" I libri sulla morte hanno arricchito il mio vocabolario, ma non il mio coraggio” Montaigne



La morte improvvisa e tragica di un amico ripropone alla mia mente un esercizio sul problema della morte e l'angoscia e la puara per essa.
La morte è la maggiore angoscia, e al tempo stesso ,la rappresentazione centrale dell’angoscia.
.... è l’inconoscibile assoluto, in quanto nega l’essenza stessa delle essere pensante, di modo che pensare alla morte è come pensare il nulla e non pensare a nulla è dunque non pensare......
......La morte uccide il pensiero, e solo nell’angoscia l’uomo realizza la sua morte...
......La morte è inconcepibile,refrattaria al pensiero e tuttavia irrecusabile e innegabile.....
.....Anche nell’angoscia,anche attraverso l’angoscia, la morte resta impensabile .Aver vissuto l’angoscia non permette di pensarla come un fatto posibile e reale.....ma come dover pensare al nulla finale e al nulla iniziale....
......Il nulla ha sfidato il pensiero occidentale.....
....“non sarebbe opportuno cercare di individuare il confine in cui la vita tocca la morte ,o meglio in cui la vita e la morte si intersecano, piuttosto che affannarci intorno al pensiero della morte ? “ (Eraclito o la tragedia antica, o Rilke)
Unica certaezza, speranza,auspicio è che l'uomo... è l’essere che sa la propria morte :la porta dentro di sé come un germoglio,una paura, una angoscia ,un vizio o ....una liberazione o conclusione di una vita conclusa e felice......

uno zibaldone di considerazioni non sempre corrette sul tema della morte e non sulla esperienza del morire che non ci è dato raccontare....
mauro orlando

giovedì 10 dicembre 2009

Elisir d'amore per ......un amico-compagno.

......se passeggiate in solitudine sulle colline dell'Irpinia e incontrate un'aquila solitaria e leggera ....pensate al mio amico Mario e lui vi farà feste e moine.......









Ad un compagno amico (Mario Capozzi)


Solo la voce dei poeti
sa trasformare in canto,
anche il soffio di una gioia
o il grido strozzato di un dolore
che prende cuore e gola.
Una poetessa ,
a me cara,
ha scritto che
solo il genio muore per se stesso
e chiede di essere sepolto
entro memorie deboli.
Ma noi siamo stati uomini,
testardamente uomini,
umilmente e
perennemente uomini.
Uomini buoni e giusti.
…..e a volte Dio
uccide i buoni e i giusti
perché non ama
essere superato
in bontà e giustizia.
Di una sola cosa sono sicuro,
che se dovrà assolverti,
non potrà farlo
per insufficienza di prove,
meno che meno,
per non aver commesso il fatto
o peggio per prescrizione.
La tua vita è stata
soprattutto:
commettere fatti e …
vivere e inventare sogni
non solo per bambini.
ma per adulti con riserva
che non hannomai messo nel conto
la vecchiaia.....
Amo pensare
in questo giorno
di tristezza e rabbia
ad un tuo testamento
con le parole leggere
della poetessa a me cara:
“Se mai scomparissi
preso da morte snella nel peso
e ossequiosa
dei miei sorridenti travagli;
da una morte come pura deriva
a cui posso ancorare
ogni divieto
e dare senso ai rifiuti.
Costruite per me
il più completo , dolce,allegro e colorato
canto di pace,
chè nel mondo ,alla fine,
non seppi,
devo umanamente ammetterlo,
ritrovarmi con lei, sereno, nel giorno del giudizio,
sempre per troppo amore
del mondo e degli uomini.
Io non sono originato,
ma balzai prepotente
dalle trame del buio
per allacciarmi ad ogni confusione,
per riempire infiniti mondi
di infantili, leggere e colorate fantasie.
Per amare gli uomini
rubando
…… persino i loro dolori.
Interpretando ,con passione,
sempre da protagonista convinto,
le loro piccole e grandi contraddizioni.
Comunque …..
Se mai scomparissi anche nel ricordo.
Non lasciatemi solo,
blanditemi ,almeno, come folle.

mauro orlando

lunedì 7 dicembre 2009

Elisir d'amore per ......un ritorno di festa

Il ritorno in Irpinia ....
La festa
di San Nicola e i falò della festa contadina e delle sue anime sempre in volo per il mondo in ricordo della perduta dionisiaca cornice di un tempo ancora grande e di una bella compagnia
Un ritorno in Irpinia .......la leggerezza di un falco innamorato della sua eroica solitudine che gioca il suo orgoglio tra le pale e il vento freddo e limpido del "formicoso" nel tramonto che prepara sempre nuovi voli e antichi inizi e tempi liquidi e improbabili e.....voli,sogni,fantasie e bellezze gravide di futuro per una terra e piccoli paesi delpassato e del domani che sono visioni e speranze di anime contadine nel cuore.....passaggi di tempo spietato come gli occhi della memoria e poi il futuro per mille e mille anni ancora in furori ,rancori,tristezze e inganni e..........
....un desiderio inappagabile di non vedermi di spalla ancora .....partire .

Elisir d'amore per ........una nuova "PASSIONE"

CANIO LOGUERCIO
MATERA TEATRO DEI SASSI 18 DICEMBRE21.00
PASSIONE CONCERTINO AL SANGUE DI CANZONI D'AMORE SUSSURRATE

INFO: 0835.33.09.26
http://www.teatrodeisassi.it/



ROMA ESC 20 DICEMBREdalle 18.00
via dei Volsci 20
intervento in
POESIATOTALE!
a cura di Nanni Balestrini, Sara Davidovics, Tommaso Ottonieri
una produzione Critical Book & Wine ed ESCargot

http://www.escatelier.net/

NAPOLI MUSEO MADRE 21 DICEMBRE20.00
CANZONI SUSSURRATE PER "CAMPIONI D'ARTE 33 OPERE PER UN PROGETTO SOCIALE"

INFO: 081.195.65.258 - 331.57.86.997
http://www.museomadre.it/ http://www.fondazionecannavaroferrara.it/ http://www.fabbricadellearti.com/
http://www.facebook.com/event.php?eid=190502068386#/event.php?eid=190502068386&ref=mf
organizzazione e ufficio stampa marialuisa giordano : 338 35 00 177 : retropalco@alice.it
Myspace: www.myspace.com/caniologuercio
Facebook: http://wwwfacebook.com/canio.loguercio

domenica 6 dicembre 2009

Elisir d'amore per ......una 'abbuffata' di democrazia


.......il " NO B DAY " un inno alla gioia e alla democrazia di cittadini liberi,consapevoli,responsabili ed attivi


A Proposito della malattia del cittadino Berlusconi

“Vedo ,cittadino Berlusconi,
che sei riuscito a trasformare in virtù
la tua smania, in salute la tua malattia.
Ecco un uomo che ha tutto- oltre il decente-
ma vuole avere di più. Ecco una persona
che ogni mattina dovrebbe svegliarsi e dire :
che culo,grazie, che culo, grazie
e temere soltanto che l’invidia degli dei
arrivi a porre fine alla sua fortuna.
Ma quest’uomo vuole quadrare a suo modo
gli inncerti conti con il destino :
perfino l’invidia appartiene a lui, e agli dei
spetta soltanto temerla.la coltiva
tra i marmi a pecchi dei suoi settanta cessi
la cuoce al piccolo fuoco che gli scava il cuore
perché vuole che TUTTI lo amini,vuole
che nessuno, dentro e fuori il suo regno
possa trascurare di considerarlo
il migliore,l’esemplare ottimate
il padre augurabile ad ogni figlio
il figlio desiderato da ogni madre
il marito preferibile da ogni moglie
l’amante spiritoso, il buon compagno di gozzoviglie
una specie di dio autoconvocato..........
........Sappi , cittadino Berlusconi
che i miei difetti sono meno dannosi
delle tue qualità.Ma non ho l’intenzione
(pur avendone l’occasione)
di dirlo ai quattro venti : perché già dicendolo
e dunque proponendomi come persona da imitare
violerei i presupposti stessi del mio valore
che richede, per essere tale
imbarazzo,altosenso del ridicolo
e come unico progetto importante
lavorare di meno per garantire ai miei figli
quel me stesso libero da obbligo
che solo può riuscirgli padre.
E accade ancora, cittadino Berlusconi,
che l’imbarazzo che frena i timidi
i rispettosi, i pigri, i metitabondi,
coloro che non pensano di essere il Motore
oggi sembri rassegnato timore
perché non è spendibile sulla piazza centrale
quanto la tua rumorosa propaganda.
Ma intanto rimangono a circondarti
soltanto gli smaniosi e gli incontentabili
i fanti servizievoli per mestiere, i santi
della compravendita,i faccendieri malati
di fretta,tutti coloro che non hanno preso
abbastanza impegni con se stessi
e ne hanno presi troppo con la professione.

Noi invece non ci avrai sicuramente
e sottovaluti, per giunta, sottovaluti di molto
quella forma silenziosa di solidarietà
che unisce tutti gli scopritori di misura
tutti i portatori di gentilezza
scuotitori di testa davanti all’arbitrio
portatori di pazienza davanti all’ossessione
di pudore davanti all’esagerazione.
Noi ci riconosciami con uno sguardo
mentre a te,per sapere di chi ti puoi fidare,
serve un applauso.
Ci credi distratti, e noi stessi
ci crediamo troppo dediti alla nostra salute
per rovinarci il fegato e l’umore
( o la reputazione, nel caso si vada in televisione)
contardicendo la tua scadente furia.
Ma sappi, cittadino Berlusconi, sappilo bene,
che in ogni casa abita almeno un allegro fannullone
in ogni ufficio un bevitore-conversatore
in ogni famiglia qualcuno che invita a non prendersela
in ogni automobile un guidatore divertito
in ogni piscina nuota un ozioso
e in ogni albergo scende un appagato
e tutto questo prima di quanto tu creda
smomterà pezzo per pezzo la tua torre delirante
e fara di te oggetto di compassione........”
Michele Serra



sabato 5 dicembre 2009

Elisir d'amore per ........una "festa" della democrazia.


....Oggi a ROMA per una "festa"del sogno,della bellezza, della democrazia....
I sogni fanno parte del nostro mondo interiore... e sono spesso il nostro rifugio... dove siamo veramente padroni delle nostre emozioni, senza mai doversi scusare con nessuno.