martedì 14 luglio 2009

Elisir d'amore per ........una fase "costituente"

La COMUNITA' PROVVISORIA .....dal mito alla realtà.Nella storia delle comunità il passaggio di una fase costituente è piena di fascino,di passioni,entusiasmi di"sentimenti caldi" ma anche necessita di razionalià e concretezza i cosidetti "sentimenti freddi".
"Lo Stato nascente"......

Lo stato nascente germina solo nel seno di istituzioni mature, dove condizioni economiche, sociali e culturali determinano un'ambivalenza, una frattura tra gli individui e l'ordine vigente.

Lo stato nascente è un'ispirazione, una rivelazione, una conversione, ma non è uno stato di beatitudine che si raggiunge, per esempio, con la meditazione o le pratiche ascetiche: nasce da un disagio e dalla voglia di elaborare una nuova solidarietà.

Può essere un'esperienza solo collettiva: da essa può svilupparsi il movimento, il quale è definito come processo storico, che porta all'istituzione e termina quando si riproduce una quotidianità. (wikipedia)






"Il bene collettivo di una città o nazione può sempre essere scomposto in ciò che è bene per i membri della comunità o della nazione o per coloro che ne sono influenzati. Il bene collettivo non è diverso dagli interessi o dal bene delle persone che compongono la collettività o che ne sono influenzate".
....buttiamo lì alcuni elementi teoretici di riferimento e di rompicapo........
" QUIS CUSTODIET IPSOS CUSTODES?"
II problema del potere costituente rappresenta un autentico «rompicapo
» per una cultura giuridica abituata a lavorare con le due categorie complementari
del legittimante e del legittimato. Con differenti variazioni di
terminología si ripropone sempre la dualitá di posizioni giuridiche fondamentali
composta da un soggetto che conferisce il potere ed un soggetto
che lo riceve e lo esercita. Si tratta naturalmente di una estrema semplificazione
teorética, giacché nella concretezza dei rapporti giuridici i conferimenti
e le traslazioni di potere sonó plurimi e variegati e spesso non é
facile distinguere la fonte principale del potere, anche se non si dubita che
il potere stesso trovi la sia origine nella volizione di un altro soggetto che
glielo trasmette.

é stato precisato che il potere costituente
é il prodotto di un compromesso tra diritto e política, poiché in esso «é
(...) inscindibilmente presente l'aspetto "político" della decisione che scaturisce
dalla differenziazione, dalla competizione e dal conflitto, e l'aspetto
"giuridico" del disciplinamento degli interessi in gioco, della loro
riconduzione ad opzioni di lungo periodo, da incardinare nella costituzione
formalmente intesa e nelle istituzioni politiche che essa é in grado di costruire
e di legittimare»13. Resta sempre insoluto pero il problema della
combinazione, della sintesi e dell'interazione reciproca tra 1'elemento «político
» e quello «giuridico» del potere costituente.

Se non si vuole aderire ad una visione irrazionalistica estrema, bisogna
convenire che la comparsa del potere costituente non puo essere concepita
come un evento sovrumano, imprevedibile e incontrollabile, provócalo da
forze sconosciute e improvvisamente rivelatesi. Si tratta di un intervento
posto in essere da forze reali e quindi giá esistenti nella societá, che operano
nel senso di modificare le norme costituzionali vigenti.

Passare da un'idea soggettiva di sovranitá (e di potere costituente) ad
un'idea oggettiva richiede il superamento di uno dei piü resistenti inciampi
mentali della dottrina costituzionalistica moderna. Bisogna superare sia il
pregiudizio dell'insostituibilitá del principio autoritario soggettivo nel diritto
pubblico, sia la preoccupazione che l'oggettivizzazione sia il veicolo
per l'introduzione di un «governo dei custodi»

Elisir d'amore per .....il crepuscolo.


CREPUSCOLO
di George Trakl
Nella corte, stregati da latteo crepuscolare
raggio,
scivolano nel brunito autunno malati fiacchi.
Il loro cereo-rotondo sguardo medita aurei tempi,
pieni di fantasia e pace e vino.

La loro infermità spettralmente si rinserra.
Le stelle diffondono bianca tristezza.
Nel grigiore gravido di scampanìo e visioni,
vedi gli orrendi confusi disperdersi.

Grottesche figure guizzano, si rannicchiano
e svolazzano su nero-incrociati sentieri.
Oh, ombre piene di tristezza lungo i muri.

Le altre fuggono lungo le arcate al crepuscolo;
e di notte precipitano da rossi brividi
del vento stellare, come infuriate menadi.




Il crepuscolo nel giorno come nella vita è il momento del raccoglimento e del silenzio.Nel silenzio si riescono a scorgere ombre di oscurità e di mistero,di fascinazione edi speranza,di inquietudine e di angoscia,di attesa e di stupore.
Le parole nascono dal silenzio e muiono nel silenzio.Le parole dilatano e semplificano le cose a piacimento e danno senso a un desiderio di solitudine e di recupero di sè o salvano dalla paura del niente e dal dolore della perdita di sè.
Sentire nel silenzio il mistero di uno sato d'animo inespresso o l'assenza della pesantezza del suono e dei significati. Finalmente non avere paura del silenzio che ci rileva fino in fondo a noi stessi e paura che ci riveli agli altri da noi.Ma il silenzio è pienezza ma è sopratutto fragile e noi abbiamo paura della frantumazione,della divisione,della perdita,del conflitto.Dobbiamo imparare ad ascoltare ,capire e vivere il silenzio.
"Ma sedendo e mirando,interminati
spazi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si paura.E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando.........."
Grande maestro di ragione,di solitudine e di silenzio........Leopardi!

Elisir d'amore per ........il Festival della mente



Sarzana Festival della Mente 2009

venerdì 4 settembre_ore 19.00_Chiostro San Francesco euro 3,50 Anna Bonaiuto, Giuseppe Montesano Venere sulle barricate. Poesia, rivolta ed eros in BaudelaireQuando Baudelaire salì sulle barricate del ’48 sorprese tutti. Nessuno pensava che il dandy appassionato di bellezza e di eros fosse anche un uomo in rivolta. Ma in lui la ribellione control’ingiustizia del mondo e l’amore per quella che chiamava “la musica di Venere” erano inseparabili, e la fraternità erotica era l’altra faccia dell’uguaglianza sociale: la bellezza era vera solo in un mondo trasformato. Imbavagliato prima dalla famiglia, poi dai giudici al servizio del regime, infine dai critici pigri, il ribelle Baudelaire ci parla ancora di eros e rivolta: basterà solo ascoltare la sua musica dalla voce di Anna Bonaiuto e con la guida di Giuseppe Montesano.Giuseppe Montesano, scrittore, critico, collabora a Il Mattino, la Repubblica, l’Unità. Ha tradotto opere di Flaubert, Villiers de l’Isle-Adam, La Fontaine, Gautier, e curato le Opere di Baudelaire per i Meridiani Mondadori. Ha scritto i romanzi: Nel corpo di Napoli (Mondadori, 1999); A capofitto (Mondadori, 2001); Di questa vita menzognera (Feltrinelli, 2003); Magic People (Feltrinelli, 2005); Il ribelle in guanti rosa. Charles Baudelaire (Mondadori, 2007).Anna Bonaiuto ha recitato con i più grandi registi del teatro italiano da Ronconi a Servillo. Le sue interpretazioni al cinema con Moretti, Corsicato, Avati, Cavani, Martone e Sorrentino sono indimenticabili. Molti i premi ricevuti: la Coppa Volpi a Venezia nel 1993, il David di Donatello e il Nastro d’argento nel 1995, il Premio Ubu nel 2003 come migliore attrice italiana per Sabato, domenica e lunedì con la regia di Toni Servillo

Elisir d'amore per ........la COMUNITA' PROVVISORIA.

GAUDEAMUS MAXIME !!!!!LA COMUNITA' PROVVISORIA DIVENTA FONDAZIONE !


"...quelli belli come noi
che non cambieranno mai
con il fegato a Pinot
l'attesa di Godot
e il cuore di Pierrot..."



SULLA RUPE DI CAIRANO, in un bellissimo pomeriggio di luglio, dopo allegra e appassionata discussione, la Comunità Provvisoria conferma il suo originalissimo spirito, ma si struttura in ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE denominata “COMUNITA’ PROVVISORIA”, secondo i dettami della legge 383/2000.



L’idea nasce dalla voglia di stabilire contatti tra persone che vivono in Irpinia e sono intente a produrre bellezza o a tutelare la bellezza esistente di un territorio inteso come mirabile opera d’arte e non come luogo vuoto da riempire di merci e veleni. _Non c’è spazio per ulteriori indugi: anche la comunità provvisoria di un incontro conviviale può diventare un salutare esercizio di ricostruzione dello spazio pubblico.
.
1. La Comunità Provvisoria ha una struttura fluida, accoglie e raccoglie chi intende vivere nei nostri luoghi coi sensi spalancati. Il suo centro ruota intorno all’Abbazia del Goleto. È uno spazio simbolico per non farsi travolgere dalla miseria spirituale che dilaga.

2. Non c’è bisogno di darsi una struttura organizzativa rigida: basta semplicemente l’elenco di chi aderisce che d’ora in poi comparirà sul blog e su Facebook. Chi partecipa agli incontri viene automaticamente inserito nella comunità a meno che non faccia esplicita richiesta di non voler comparire. Ovviamente si può aderire anche se non si è ancora riusciti ad essere presenti fisicamente agli incontri.

3. La Comunità provvisoria non è un luogo per lamentarsi sui problemi annosi dell’Irpinia. Questo sarebbe un modo di sprecare il nostro tempo. In primo luogo noi vogliamo festeggiare i nostri “luoghi” ed è chiaro che questo implica anche una decisa azione per la loro tutela dall’incuria.

4. D’ora in poi organizzeremo anche piccoli eventi: letture, mostre, concerti, lezioni, utilizzando i membri della comunità o amici che siano disposti a prestare il loro impegno a titolo gratuito.

lunedì 13 luglio 2009

Elisir d'amore per .......una leggera e dolce nostalgia.

In questi giorni a Verona all'Arena aleggiavano 'spettri' benevoli di tempi belli e giovani......una leggera "nostalgia" degli anni che sognavamo la "California" insieme al 'dolce' James Taylor a Bob Dylan...Baez e i Rolling Stones.



Io penso che la nostalgia, insieme alla malinconia, fondamentalmente sia un sentimento positivo. Come tutti i sentimenti sono impulsi che ci fanno vivere, che ci spingono in qualche modo nel futuro. Altrimenti saremmo completamente impassibili e sempre immobili. Non ci muoveremmo mai. In più la nostalgia o la malinconia, che è dentro la nostalgia, ha un doppio, una doppia tensione. Da una parte la tensione verso il ritorno a casa, che è “il nostos” di Ulisse. Ulisse piange sulla spiaggia di Calipso, perché vuole tornare a casa. Cosa vuol fare? Vuole tornare alla moglie, all'olivo nel quale ha scavato il letto nuziale. Il fine, il telos, direbbero i Greci, della nostalgia è quello: tornare all'olivo, perché Ulisse lì ha scavato il suo letto di nozze. E l'Odissea finisce, in un certo senso, con il ramo d'ulivo come segno di riconoscimento e smascheramento e riconoscimento dell’identità tra Penelope e Ulisse.. Finché lui non parla di questo, di come ha scavato, intagliato il letto matrimoniale dall'ulivo, Penelope non lo riconosce. Quando lui rivela questo particolare, a Penelope le si sciolgono le ginocchia e diventa nella similitudine di Omero come un naufrago che arriva finalmente alla riva. Cioè Penelope diventa come Ulisse, proprio alla fine. Quindi questo è un impulso della nostalgia, quello di tornare a casa, all'ulivo. L'altro impulso invece (nostalgia significa male del ritorno nostos-algos, in greco) è quello di andare via, cioè nostalgia verso l'ignoto o il già-conosciuto. Nella scena dell'Ade, quando Ulisse tenta di abbracciare la madre, la madre gli parla della morte, e Tiresia gli profetizza il futuro dicendogli:
"Tu tornerai a casa, ucciderai i pretendenti, ti ricongiungerai con tua moglie - e via di seguito, però non è finita lì. "Poi devi partire per una pena infinita, un ultimo viaggio", dice.
E cosa deve fare Ulisse in questo ultimo viaggio, Ulisse, Deve prendere un remo, se lo deve mettere sulle spalle, e deve viaggiare all'infinito, finché non arriva in un paese, dove non conoscono i remi, che sono "ali alle navi" .

Elisir d'amore per ....." un cuore che rallenta e la testa che cammina".

......le parole sono abusate e "marce" nella nostra povera patria "danimarca nel cuore" e non ci dicono più nulla.Facciamo fatica anche a pensare a nuove tavole di valori o a credere a un malcapitato Mosè che osi pensare di inventarsi nuovi " Sinai" da scalare per regalarci tavole di una 'salvezza' credibile in qualche Congresso di Partito o in nelle piazze mediatiche occupate da buffoni e 'fool' di un avanspettacolo postribolare e volgare.Cerchiamo ancora tra di noi il limite tra filosofia e poesia per cogliere il profilo fantumato di un uomo frastornato e annoiato , curando di 'sospettare' del lògos e dell'epistème e confidando nell'atto creativo del 'poietès',del poeta creatore di sogni e desideri che abbai il coraggio e la spregiudicatezza di poter dar forma "ai frammenti di uomini" e all' "orrida causalità" diffidando delle Utopie e delle verità assolute .
Pieghiamoci flessibili come "giunchi" all'acqua del fiume della storia e della vita continuando ad interrogare,dubitare,cercare ciò che è diventato inapparente,superficiale e volgare.Difendiamo la "nostra tribù nomade, provvisoria, inoperosa e leggera"





Khorakhanè: tribù rom di provenienza serbo-montenegrina

Il cuore rallenta la testa cammina
in quel pozzo di piscio e cemento
a quel campo strappato dal vento
a forza di essere vento

porto il nome di tutti i battesimi
ogni nome il sigillo di un lasciapassare
per un guado una terra una nuvola un canto
un diamante nascosto nel pane

per un solo dolcissimo umore del sangue
per la stessa ragione del viaggio viaggiare
Il cuore rallenta e la testa cammina
in un buio di giostre in disuso

qualche rom si è fermato italiano
come un rame a imbrunire su un muro
saper leggere il libro del mondo
con parole cangianti e nessuna scrittura

nei sentieri costretti in un palmo di mano
i segreti che fanno paura
finché un uomo ti incontra e non si riconosce
e ogni terra si accende e si arrende la pace

i figli cadevano dal calendario
Yugoslavia Polonia Ungheria
i soldati prendevano tutti
e tutti buttavano via

e poi Mirka a San Giorgio di maggio
tra le fiamme dei fiori a ridere a bere
e un sollievo di lacrime a invadere gli occhi
e dagli occhi cadere

ora alzatevi spose bambine
che è venuto il tempo di andare
con le vene celesti dei polsi
anche oggi si va a caritare

e se questo vuol dire rubare
questo filo di pane tra miseria e sfortuna
allo specchio di questa kampina
ai miei occhi limpidi come un addio

lo può dire soltanto chi sa di raccogliere in bocca
il punto di vista di Dio

Cvava sero po tute
i kerava
jek sano ot mori
i taha jek jak kon kasta

Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna

vasu ti baro nebo
avi ker
kon ovla so mutavia
kon ovla

perché l'aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà

ovla kon ascovi
me gava palan ladi
me gava
palan bura ot croiuti

sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali

Elisir d'amore per ........l'autentica "commedia all'italiana"



Politica
Quando il grottesco aumenta il potere
Michel Foucault*
Chiamerò “grottesco” un discorso o un individuo che detengono per statuto degli effetti di potere di cui, per la loro qualità intrinseca, dovrebbero essere privati.. Il grottesco o, se preferite, l’“ubuesco” [1] , non è semplicemente un epiteto ingiurioso....


Elisir d'amore per .........la P O L I T I C A.

“ Se ormai ogni politica ha per scopo di rendere la vita tollerabile al maggior di uomini possibile, bisogna lasciara che essi dterminano anche che cosa intendano per vita tollerabile” Nietzsche

........Veramente ne avremo fatto a meno.....ma dal momento che esite anche Grillo in Italia prendiamo sul serio anche un comico-politico.......




«DOPO BERLINGUER NELLA SINISTRA IL VUOTO» - «Il 25 ottobre ci saranno le primarie del PDmenoelle - scrive il comico genovese -. Voterà ogni potenziale elettore. Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni. Io mi candiderò. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all'introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell'acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano. La stampella di tutti i conflitti di interesse. Una creatura ambigua che ha generato Consorte, Violante, D’Alema, riproduzioni speculari e fedeli dei piduisti che affollano la corte dello psiconano. Un soggetto non più politico, ma consortile, affaristico, affascinato dal suo doppio berlusconiano. Una collezione di tessere e distintivi. Una galleria di anime morte, preoccupate della loro permanenza al potere. Un partito che ha regalato le televisioni a Berlusconi e agli italiani l’indulto».


.......rifiutiamo questo ulteriore "cerino" dell'antipolitica
La politica non può mangiarsi l’esistenza degli individui.L’esistenza non può deflagrare nella politica, non può coincidere con essa, non può essere declinata interamente con le sue categorie, con la sua sintassi, con il suo lessico.
Antipolitico e qualunquismo che , per il passato hanno rappresentato la tendenza al disimpegno sociale e al silenzioso ripiegamento egoistico verso la cura del proprio appetito “particulare” non devono diventare “un urlo maliconico di disperazione" o lo "sberleffo a corte " del 'fool' di turno sul proscenio di questa interminabile commedia all'italiana dell' " Era belusconiana".
L’odierna antipolitica ,in alcuni casi per fortuna , interpreta confusamente, talvolta populisticamente o subdolamente anche questa estrema disperazione. Disperazione alimentata dalla visione di politica assoluta praticata dal nostro ceto politico e non solo.La politica “assoluta” è sempre piu insofferente a trattenersi entro i suoi costitutivi ed invalicabili limiti- i soli che le conferirebbero una reale “effettualità” ,avrebbe detto Machiavelli. Quella limitata tecnica che tende pazientemente e ritessere e riorientare i molteplici e spesso conflittuali interessi particulari della ‘polis’ verso un Bene comune.
Oggi più che mai bisogna chiedersi perché i nostri “medici di riferimento” (comici comunque) si accaniscono terapeuticamente a consigliare o insinuare a una società civile trasformato in soggetto politico grazie anche ai partiti, soprattutto ai partiti di sinistra- di tendere o semplicemente esprimersi nella forma dell’antipolitica. Alle grida sommesse o disperanti di una certa inossidabile politica politicante o una interessato presbitismo giornalistico,se mai si dovrebbe chiedere chi ha allevato il lupo dell’antipolitica e non limitarsi a ripetere l’inutile grido di allarme per la sua sopravvenuta attualità nel nostro inconscio prepolitico questuante fuori del Palazzo.
La politica tra paure e monomanie, sembra condannata nella innaturale forbice di un pragmatismo amministrativo “senz’anima” o di lucide, deliranti e ossessionate tentazioni ,mai del tutto sopite o digerite da passate stagioni palingenetiche e salvifiche ,di un leaderismo eroico,giacobino ,discriminante e apocalittico votato ad un esito di spoliticizzazione che procede inesorabilmente anche attraverso il mito dell’antipolitica, l’altra faccia dell’esito nihilistico della politica moderna.
Politica e antipolitica convergono paradossalmente anche nella nostra storia recente nella effettiva spoliticizzazione o dissocializzazione della società civile assumendo nel suo statuto una funzione assoluta e totalizzante.
Per i pochi eletti- come sempre- c’è l’aristocratica via di fuga dell’impolitico: un buen ritiro dalla politica o verso una dimensione ascetica, alternativa o verso una sorta di critica mistica della politica.
E per gli altri, donne e uomini – i più– che rimetterebbero umilmente ma profondamente in campo le loro storie e la loro esistenza – la carne e il sangue, le ansie e le speranze- non gli resta che continuare a ribadire la volontà determinata sia di non confondere troppo la vita con la politica con il rischio di esserne completamente risucchiati sia di evitare l’eccesso opposto in cui la politica sembra sia sfuggita inesorabilmente via dalla vita e dalla ricerca e dalla pratica di una cittadinanza consapevole e quotidiana in difesa dei diritti oltraggiati o negati. Comunque munirsi e usare le cere per sottrarre le nostre orecchie dagli ingannevoli ,leggeri, comici e ruffiani canti delle eterne sirene che vogliono farci sacerdoti o fedeli ossequienti e supini non più nella liturgica mediazione dei partiti ma di una politica come “tècne o sofisma” intellettualmente accattivante ma comunque onnicomprensiva, autoreferenziale e spoliticizzante.
Una sola cosa vogliamo dire “ciò che non siamo e ciò che non vogliamo”. Non siamo antipolitica e non vogliamo finire nel disincanto ,nell’indiffrenza o nell’esplicita ostilità verso la politica o peggio recitare la nostra 'tragedia' nazionale ancora una volta come una "farsa".

mauro orlando



domenica 12 luglio 2009

Elisir d'amore per ......le passioni

"..chi vuol vivere più del dovuto
e disprezza
una giusta misura di anni
io lo vedo aggrappato
a un'ingorda pazzia...."
Edipo a Colono

ma...non c'è vita autentica senza passioni anche quando le emozioni sono dolorosamente ferite.

.......da un suggerimento del buono e giusto amico, Cristiano.............



Nel nostro tempo si discute molto delle passioni, sia in sede scientifica che filosofico-antropologica. L'interpretazione vincente sembra quella che vede nella passione il mero prodotto dell'organizzazione biologica dell'uomo. In realtà tale interpretazione appare però assai riduttiva. Ben lungi dall'essere un fatto puramente corporeo, la passione è infatti anche l'espressione di altri fattori di natura, in senso lato, culturale. Per cogliere adeguatamente origini, componenti e modi di uno stato passionale occorre esaminare sia i bisogni e i desideri del soggetto sia il contesto sociale, normativo e simbolico, nel quale esso si è prodotto. Tutto ciò ci porta a sottolineare due aspetti di grande rilievo nell'analisi della passione. Primo aspetto: la passione è un modo di essere e di sentire di tipo relazionale, attraverso esso si reagisce ad un determinato rapporto con le persone, le situazioni e i valori del nostro ambiente di vita. Generalmente si tratta di una reazione forte e radicale, talvolta estrema, dissonante rispetto alla cosiddetta normalità. In effetti nella passione c'è quasi sempre una dimensione anomala e trasgressiva rispetto ai costumi consueti del contesto di appartenenza, che si vendica di ciò, giudicando chi manifesta certe passioni, come un essere dominato dagli istinti.Questo si scrive pensando comunque alla "responsabilità del pensiero" ma ascoltate o leggete le parole di un poeta ed è tutt'altra musica per un "cuore che rallenta e una mente che cammina....."

sabato 11 luglio 2009

elisir d'amore per....una patria da amare

Stefano Rodotà, la Repubblica
Etica pubblica. Parole perdute, e al loro posto un deserto, dove scompare la responsabilità della politica, privacy vuol dire fare il comodo proprio, il senso dello Stato è ormai un´anticaglia. Ogni giorno, più che una nuova pena, porta una mortificazione continua del vivere civile, con un circuito di imbarazzanti ospitalità, che vanno da quella generosamente offerta a schiere di ragazze dal Presidente del Consiglio fino a quella elargita con altrettanta generosità allo stesso Presidente da giudici costituzionali.Registrare questi fatti vuol dire moralismo, eccesso di voyeurismo, ultima spiaggia di una opposizione senza idee, antiberlusconismo da abbandonare? O siamo di fronte ai segni di un processo di decomposizione di cui i protagonisti non sembrano neppure consapevoli, tanto sono sgangherate le difese loro e dei loro sostenitori, affidate alla disinvoltura del mentire e del contraddirsi senza pudore, a censure televisive, a lettere imbarazzanti e più rivelatrici d´una confessione?

Elisir d'amore per ........un Italia normale




A Proposito della malattia del cittadino Berlusconi

“Vedo ,cittadino Berlusconi,
che sei riuscito a trasformare in virtù
la tua smania, in salute la tua malattia.
Ecco un uomo che ha tutto- oltre il decente-
ma vuole avere di più. Ecco una persona
che ogni mattina dovrebbe svegliarsi e dire :
che culo,grazie, che culo, grazie
e temere soltanto che l’invidia degli dei
arrivi a porre fine alla sua fortuna.
Ma quest’uomo vuole quadrare a suo modo
gli inncerti conti con il destino :
perfino l’invidia appartiene a lui, e agli dei
spetta soltanto temerla.la coltiva
tra i marmi a pecchi dei suoi settanta cessi
la cuoce al piccolo fuoco che gli scava il cuore
perché vuole che TUTTI lo amini,vuole
che nessuno, dentro e fuori il suo regno
possa trascurare di considerarlo
il migliore,l’esemplare ottimate
il padre augurabile ad ogni figlio
il figlio desiderato da ogni madre
il marito preferibile da ogni moglie
l’amante spiritoso, il buon compagno di gozzoviglie
una specie di dio autoconvocato..........
........Sappi , cittadino Berlusconi
che i miei difetti sono meno dannosi
delle tue qualità.Ma non ho l’intenzione
(pur avendone l’occasione)
di dirlo ai quattro venti : perché già dicendolo
e dunque proponendomi come persona da imitare
violerei i presupposti stessi del mio valore
che richede, per essere tale
imbarazzo,altosenso del ridicolo
e come unico progetto importante
lavorare di meno per garantire ai miei figli
quel me stesso libero da obbligo
che solo può riuscirgli padre.
E accade ancora, cittadino Berlusconi,
che l’imbarazzo che frena i timidi
i rispettosi, i pigri, i metitabondi,
coloro che non pensano di essere il Motore
oggi sembri rassegnato timore
perché non è spendibile sulla piazza centrale
quanto la tua rumorosa propaganda.
Ma intanto rimangono a circondarti
soltanto gli smaniosi e gli incontentabili
i fanti servizievoli per mestiere, i santi
della compravendita,i faccendieri malati
di fretta,tutti coloro che non hanno preso
abbastanza impegni con se stessi
e ne hanno presi troppo con la professione.

Noi invece non ci avrai sicuramente
e sottovaluti, per giunta, sottovaluti di molto
quella forma silenziosa di solidarietà
che unisce tutti gli scopritori di misura
tutti i portatori di gentilezza
scuotitori di testa davanti all’arbitrio
portatori di pazienza davanti all’ossessione
di pudore davanti all’esagerazione.
Noi ci riconosciami con uno sguardo
mentre a te,per sapere di chi ti puoi fidare,
serve un applauso.
Ci credi distratti, e noi stessi
ci crediamo troppo dediti alla nostra salute
per rovinarci il fegato e l’umore
( o la reputazione, nel caso si vada in televisione)
contardicendo la tua scadente furia.
Ma sappi, cittadino Berlusconi, sappilo bene,
che in ogni casa abita almeno un allegro fannullone
in ogni ufficio un bevitore-conversatore
in ogni famiglia qualcuno che invita a non prendersela
in ogni automobile un guidatore divertito
in ogni piscina nuota un ozioso
e in ogni albergo scende un appagato
e tutto questo prima di quanto tu creda
smomterà pezzo per pezzo la tua torre delirante
e fara di te oggetto di compassione........”
Michele Serra

Elisir d'amore per ...il rispetto della cultura critica.

Copertina dell'edizione originale de "l'elogio della follia" posseduta dallo stesso Erasmo da Rotterdam


Siamo sempre più alle solite manipolazioni improprie dei testi sacri della filosofia ad "usum Delphini" da parte del attuale Presidente del consiglio.Anche questa fa parte di un consapevole-inconsapevole programma di mutazione antropologica e culturale che non trova precisazione,contrasto o critica nella intellettualità italiana ben foraggiata nelle università e accomadata nelle case editrici italiane.Dopo aver curato presso la casa editrice di sua proprietà con una introduzione 'patacca' e di seconda mano ,una edizione critica de' "L'elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam ancora una volta ne fu un uso improprio e strumentale per magnificare il "grande successo " personale per la buona riuscita del G 8 ! Un buon esito dovuto alla sua creativa 'follia' «come diceva lui le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia»
Coprendo in questo modo la gravità della sua vera patologia (follia-malattia) che determina le sue abitudini erotiche-postribolari di questi ultimi tempi.Che hanno visto la scelta ridicola delle "due ministre" come sostitute 'chiacchierate della ancora legittima 'first lady' Veronica con la dovuta benedizione apostolica-cattolica-romana del Papa in persona! Mala tempora cucurrunt!!!!!!!
Riportiamo un brano del "Diario postribolare di un italiano" di un anonimo non molto anonimo.....
"E così aveva cominciato a tessere un suo labirinto mentale che doveva portarlo dritto ,dritto alla pazzia….
Ma non era stato proprio un grande filosofo di fede moderna come Pascal a considerare la follia degli uomini talmente necessaria che non essere folli sarebbe solo un altro modo di esserlo! L’essere umano è “al disopra della natura e insieme ineluttabilmente coinvolta in essa fino a perdersi.
Perso oramai del tutto il cervello, gli venne pensiero più stravagante che sia mai venuto a un pazzo “dare un senso logico alla sua follia” come aveva colto nel ambiguo e tragico progetto di Amleto di cui pur non apprezzava il morboso e esagerato attaccamento alla madre ,meno che meno i suoi filosofici e inconcludenti dubbi.
Dopo tanto pensare e ripensare ecco la chiave di volta che avrebbe dato senso alla sua vita : “La pazzia è una forza vitale creatrice !”Gli parve da allora opportuno e necessario sia per accrescere il proprio onore, il proprio patrimonio, sia per servire il proprio paese, di farsi “innovatore rivoluzionario”. Il pover’uomo già si figurava i contrasti, gli ostacoli, gli sberleffi dei dotti, dei saccenti politici “comunisti” e di tutti i parrucconi della stampa e dell’Accademia. Ma una sola convinzione lo rassicurava e confortava .”L’intuizione rivoluzionaria, si ripeteva a suo stesso conforto nei momenti di sofferente solitudine lontano dall’azione, viene sempre percepita al suo manifestarsi come priva di buon senso, addirittura assurda. E’ solo in un secondo tempo che si afferma, viene riconosciuta, poi accettata e persino propugnata da chi prima l’avversava. La vera genuina saggezza sta quindi non in un atteggiamento razionale, necessariamente conforme alle premesse e perciò sterile, ma nella lungimirante, visionaria pazzia”. Mentre così recitava a se stesso il povero Erasmo ebbe un sobbalzo nella tomba .Mai avrebbe pensato di servire a pretesto delle più stravaganti e contraddittorie azioni economiche e politiche del nuovo Millennio così lontano dai suoi pensieri utopici.
Anche se nel fuoco incrociato delle varie intransigenze del primo Cinquecento aveva desiderato, in molti momenti ,ardentemente “essere uomo di pace” senza essere in grado di acquisire le nuove virtù e i nuovi vizi del suo secolo: eroismo e intolleranza. Già in vita si era abituato ai giudizi e alle interpretazioni più disparate del suo pensiero. Si considerava troppo intelligente ed equilibrato, troppo fine di gusti, troppo libero di mente, troppo poco fornito di quella “pazzia” che pur aveva glorificato come elemento indispensabile alla vita intima, per non trasformarsi secondo le attese di molti o le astuzie di qualcuno, destinate le prime ad andare disattese o deluse e ,le seconde ,rappresentare ruina personale in una improbabile esposizione nella vita pubblica......"

giovedì 9 luglio 2009

Elisir d'amore per .......0' pernacchio

'O pernacchio non è un suono.
'O pernacchio è rivoluzione, è
libertà. 'O pernacchio è 'a voce
d' 'a gente ca nun tene voce. 'O
pernacchio è un calcio in culo a
tutt' 'e putiente.
Benedetto Casillo

.......dedicato col cuore all'On. deputato europeo Matteo Salvini ."Onorevole lui ? Ma mi faccia il piacere!" Avrebbe detto il grande eil saggio Totò!



'O pernacchio, in italiano “vernacchio”, è un tipico gesto scurrile e molto antico, tanto è vero che lo descrivono Petronio nel “Satyricon” e Tito Livio nell' “Historia magistra vitae” . Molto più efficace di tante parole, in certe circostanze, il pernacchio napoletano è una vera e propria arte. De Jorio ne “La mimica degli Antichi investigata nel gestire napoletano” dà la seguente definizione: “bocca gonfia d'aria e forzatamente chiusa, mano aperta e portata rovescia sul labbro superiore in modo che esso sia compresso dallo spazio che è fra l'indice e il pollice. Disposte così le dita sul labbro superiore e premendolo a replicati colpi, si viene a comprimere la bocca già oltremodo gonfia d'aria, la quale, forzata dagli urti interpellati, nell'uscirne a diverse riprese, farà gli scrosci, che sono quelli a cui si dà il nome di vernacchio”. Tale gesto è stato utilizzato anche nel cinema e nel teatro, specialmente dai celebri Totò e Eduardo De Filippo. L'idea di insulto e di oltraggio che gli si attribuisce nasce dalla somiglianza che il rumore del vernacchio produce con quello che il nostro corpo emette quando espelliamo l'aria chiusa nei nostri visceri. Al tal uopo, il pernacchio vuol significare, come avrebbe detto Eduardo, che il destinatario è " 'a schifezza, d' 'a schifezza, d' 'a schifezza 'e l'uommen' ".



mercoledì 8 luglio 2009

Elisir d'amore per ........i napoletani.

Mi piace ricordare Napoli e i napoletani per uno dei tanti contributi che hanno dato alla bellezza della nostra cultura nazionale......la canzone che mai è stata volgare e triviale anche quando doveva esprimere dolore,distanza, conflitto,comicità ,ironia o sarcasmo.


Si può definire canzone napoletana quel componimento poetico musicale, naturalmente di breve stesura, i cui versi siano in lingua napoletana e la cui melodia sia riconoscibile come napoletana, appartenente cioè a una precisa etnia, così come avviene per il fado portoghese, il flamenco andaluso e per altri generi musicali di tradizione popolare. Tuttavia , è non facile fissare la specifica identità della canzone napoletana, perché essa è come un mare che ha ricevuto acqua da tanti fiumi. E’ figlia della poesia, come quasi tutti i canti di antica tradizione, e ha espresso i sentimenti, la storia e di un popolo diventando di volta in volta canzone di taverna, di strada, da salotto, da ballo , teatrale, sia comica che drammatica – rispecchiando tutte le anime di questo popolo generoso e vivo e perciò ricco di contraddizioni e soprattutto di fantasia e di sogno. Una complessità e una ricchezza che non avviene solo per la musica, ma più in generale per molti aspetti della cultura napoletana, che trova le sue radici in una storia di incontri, scontri e scambi tra realtà socio-culturali ,lontane e diverse e per questo ,forse, capaci di generare per sincretismo fenomeni di ricchissima creatività espressiva e fascino determinati o da fisionomie diverse ,ma insieme da una identità precisa che si è definita e si è consolidata nel tempo.

Elisir d'amore per .......la tolleranza democratica.


MATTEO SALVINI ........."capogruppo acclamato degli....imbecilli padani"
Parte con un repertorio tipico: "Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani...". Poi, alza il bicchiere e insiste: "Son colerosi e terremotati... Con il sapone non si sono mai lavati...". Intorno tutti cantano infervorati e contenti. Nessuno ha un ripensamento. Meno di tutti, appunto, Matteo Salvini, parlamentare della Repubblica italiana.
Invitarlo alla "vergogna" è un impegno improbo per il suo cervello e il suo senso morale e.......politico.


La stupidità
è la più grande forza distruttiva
nella storia del genere umano.
Non è eliminabile,
ma non è invincibile.
Capirla e conoscerla
è il modo migliore
per ridurne gli effetti.

Che la stupidità sia un problema grave
e pericolosamente diffuso
è cosa nota fin dall’antichità.
Ma è sorprendente quanto siano scarsi
in tutta la storia della cultura umana
i tentativi di capire che cosa sia
la stupidità e come se ne possano
ridurre i perniciosi effetti.

Una cosa è chiara: di tutte
le possibili forze distruttive
nessuna è così insidiosa,
pericolosa e onnipresente
come la stupidità umana.

Nesuno di noi si propone
l’impresa impossibile
di risolvere il problema.
Ma capire la stupidità,
conoscerla e guardarla in faccia,
è un modo per controllarla
e ridurne le conseguenze.

Non dobbiamo avere paura
del potere della stupidità,
ma neppure sottovalutarla
o illuderci di esserne immuni.


Il problema è troppo serio
per poter essere comico,
ma conoscerlo e capirlo
può essere stimolante e divertente.