domenica 24 luglio 2016


..tu chiamale se vuoi...emozioni! “

Politica e poesia intrecciate ogni giorno, in ogni luogo. È un lavoro per anime nuove. Molti lo stanno già facendo. Non stanno in parlamento e non è importante che ci vadano, c’è già un fare luminoso che accade nelle mille italie che ancora resistono. L’Italia deve essere la federazione di queste gioiose resistenze, di queste piccole luci circondate da un mare di buio. Si muore e prima di morire tutti hanno diritto a un attimo di bene. Bisogna ascoltare con clemenza, bisogna coltivare il rigore e lottare fino a rimanere senza fiato. Diffidiamo degli opinionisti, l’Italia ha bisogno di percettivi. Cediamo la strada agli alberi. Più che la foga della crescita, ci vorrebbe il culto dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un muro scrostato o a un semplice lampione. Bisogna combattere contro l’autismo corale, darsi cura di accendere focolai di condivisione nella realtà più che nel virtuale. Mettere nella politica qualche furbizia in meno, qualche incanto in più..” 
franco arminio 

L’esperienza paesologica è anche sentire o capire non tanto come il “logos” ma come i sentimenti e le passioni sono cambiate nel tempo e nello spazio.”Ogni giorno e in ogni luogo” viviamo “emozioni”,”sentimenti”, “passioni” che condizione la nostra vita intima , amorosa e comunitaria….nel costruire nuovi miti….vivere luoghi abbandonati…le gioie dei silenzi naturali…e il rispetto della parola che parla e canta la bellezza delle piccole cose.Geografia e storia che si fanno scoperta e vita vissuta e dimensioni di genere, di età, di cultura, di sacralità,di strutture politiche e sociali…con qualche “incanto” in più.Emozioni nello stesso amore e uso della parola ….amore, rabbia…gioia…tristezza …accidia…disperazione…invidia…avarizia…cuopidigia…curiosità.Non solo per ricostruirne analiticamente i percorsi ei significati in un arco di lungo periodo per delinere “mappe emotive” nel tempo e nello spazio delle nostre storie e geografie mentali.Non interessa recuperare “lessici emotivi”che ci consentono di cogliere analogie, differenze …evoluzioni nelle fratture epocali tra un medioevo intimistico e una modernità complessa e intrigata con ricerca di autocontrolli stoici , epicurei,scettici o cinici.Con l’apertura di una “casa della paesologia “ a Trevico, con i viaggi della “cura” nei luoghi preservati e nei “piccoli paesi della grande vita”….nella festa paesologica di Aliano cerchiamo e viviamo “comunità emotive ….” gruppi …territori…ambienti…luoghi in cui si vivono originali e d autentiche comunità di sentimenti…di passioni provvisorie ma radicate in contesti storici, politici e religiosi liberi ed aperti.Esperienze che vanno oltre la denuncia e il rifiuto o la resa incondizionata alla “modernità incivile” tendenti al rispettoso sublimarsi dei sentimenti e le passioni interiori monacali e eretiche o alle fughe mondane dalle ansie di salvezza o timori di dannazione che sottovalutano il valore degli affetti individuali , comunitari e familiari.La preferenza per il formarsi di piccole comunità provvisorie con vocazione istituzionalizzante con veri e propri “ manuali di sentimenti e mozioni” e una sistemazione filosofica e dottrinale delle “passiones animi”…..Riproporre occasioni di esperienze della varie ed eventuali “comunità emotive” non per delinearne gerarchie in rapporto alle loro cause e ai loro fini e del cambiamento in relazione ai tempi storici e istituzionali o per determinarne differenziazione o disgregazioni in rapporto al loro patrimonio o potenzialità identitaria di esperienze e ricordi.Altra caratteristica importante non cercare di capire o di contrapporsi intellettualmente alla vita emozionale della gente comune che non ha gli strumenti di una lettura critica per scoprire il sottile filo rosso tra un passato che fa fatica a passare e un un presente e un futuro che fanno fatica a svilupparsi….
 mauro orlando

giovedì 21 luglio 2016


Per molti anni ho pensato alla democrazia tout court come l'occasione riflessiva e consapevole per un obiettivo fondamentale : uguaglianza politica . Poi ho cercato di esaminare le forme di rappresentanze e delle decisoni e ho studiato , in particolar modo, la deliberazione. Con l’espressione “uguaglianza politica” intendevo capire e dire che le preferenze di ciascun cittadino sono tenute tutte nella stessa considerazione. Questo vuol dire che a ogni singolo elettore è garantito lo stesso potere di voto, ovvero un’uguale possibilità di essere l’elettore decisivo. Questa è “l’uguaglianza politica formale”. Alle radici della “deliberazione”, invece, c’è il “ponderare” che può essere collettivo, individuale, o ambedue le cose, e implicare discussione, riflessione o entrambe. Consideriamo, quindi, la deliberazione come un’analisi di considerazioni in competizione tra loro in una discussione che è: informata (e perciò informativa): le affermazioni, che si basano sui fatti, esposte a sostegno delle varie tesi dovrebbero essere ragionevolmente accurate; bilanciata: a ogni tesi che sostiene un determinato punto di vista dovrebbero esserne contrapposte altre che rispondono ad altri di interpretare lo stesso problema; consapevole: i partecipanti dovrebbero essere disposti sia a parlare che ad ascoltare, civilmente e con rispetto; sostanziale: gli argomenti dovrebbero essere considerati per il loro valore e non in base a come vengono esposti o a chi li espone; comprensiva: tutti i punti di vista caratteristici di proporzioni significative della popolazione dovrebbero ricevere attenzione.questo percorso lo in un certo senso l'ho concluso partecipando attivamente e consapevolmente nella esperienza dei "girotondi" a milano con Nanni Moretti e il gruppo romano.Momenti di temsioni e conflitti non erano solo legati a mentalità radicate e territoriali....L'esperienza è stata personalemnete valida ma oggi il mio interesse non è tanto l'analisi formale della partecipazione politica....voglio vivere oltre che pensare direttamente la mia esperienza politca in rapporto alla categoria "comunitas-immunitas" nelle situazione reali di vita dei soggetti-cittadini ...una "rivoluzione copernicana" dello sguardo e del vivere la triade "io-corpo-altri"....la "PAESOLOGIA" svela i "segnavia" di chi ci ha preceduto sui territori e nei paesi per indicare il senso di nuove esperienze esistenziali-politiche nel confronto tra un centro e una periferia che non è solo sociologica ma esistenziale....dove è la periferia ad essere il luogo della nuova nascita e nuova politica...
mauro orlando

mercoledì 20 luglio 2016


Il programma ( provvisorio) de La Luna e i calanchi Aliano diventa una comunità provvisoria che unisce gli artisti invitati, le persone del paese e le persone che vengono da ogni parte d’Italia. Quest’anno la festa della paesologia si svolge dal pomeriggio del 20 agosto e fino alla mattina del 25 agosto. Non sono previste interruzioni. 20 agosto Alle cinque della sera Note d’avvio in giro per Aliano: Sergio Santalucia, Eduarda Iscaro, i Blindur Verso le sette Piazzetta Panevino Per Aliano Capitale della cultura 2018 ( ospiti da definire ) Dalle dieci di sera alle sette del mattino in Piazzetta Panevino La Storia di Passannante di Ulderico Pesce Lucania Quartet Adelelmo Ruggieri e Angelo Ferracuti: dialoghi marchigiani Lello Voce Raffaele Niro: l’attesa del Padre Eduarda Iscaro Blindur coworking delle solitudini dialoghi sulle intimità provvisorie Alba facoltativa 21 agosto Di mattina presto ricognizioni percettive con Fabio Nigro un filosofo in panchina: conversazioni uno a uno con Mauro Orlando: Casa della paesologia vecchie e nuove questioni meridionali Auditorium dei calanchi Alle dieci e mezza inaugurazione musei dedicati a Paul Russotto e Assadour ( ospiti da definire ) verso le undici e mezza l’economia del futuro: la forza del margine (ospiti da definire) poco prima dell’una Carovana paesologica verso Cirigliano Pranzo comunitario nel Bosco di Cirigliano Nel primo pomeriggio Rappresentazione dei Mesi e delle Stagioni del Carnevale Ciriglianese Alberi e Poeti: Andrea Semplici, Paolo Gentiluomo, Francesca Genti, Anna Petrungaro, Matteo Greco, Attilio Bonadies Fenomenologia dell’abbandono: Carmen Pellegrino, Andrea Di Consoli, Franco Arminio e Mario De Santis I suonatori di montemarano Sul far della sera Partenza per Gorgoglione Cerimonia dei sensi a Gorgoglione davanti alla Grotta del Brigante Nella grotta verso le nove e mezza: Il cantico dei cantici di caterina pontrandolfo e simona lisi Il Sud nel sangue , Daniel cundari, Vincenzo mastropirro e Antonio Dambrosio Aurelio Donato Giordano Attorno la mezzanotte Partenza per Guardia Perticara Franco Arminio legge Rocco Scotellaro Cosimo Gallotta e Sandra Cattaneo: frammenti da Pane e coraggio Donato Laborante: Cadute Verso le tre di notte Ritorno ad Aliano Piazzetta Panevino Notturno rurale sciamanico Alba facoltativa 22 agosto Di mattina presto ricognizioni percettive con Fabio Nigro un filosofo in panchina: conversazioni uno a uno con Mauro Orlando Casa della paesologia conferenze di ignoti senza pubblico Dalle dieci all’una Lezioni alla casa della paesologia Isaia Sales Gianfranco Viesti di pomeriggio La passeggiata nei calanchi: con Mariangela Gualtieri, i Fratelli Mancuso, Peppe Voltarelli, Paola Bianchi e Ivan Fantini, Vito La Forgia,, Margaret Ianuario e Daniele Barone, Amalia franco, Carmine ioanna, Vincenzo Mastropirro, Daniel Cundari, Antonio Dambrosio, Massimiliano di Carlo e Veronika Otto Dalle dieci di sera alle sette del mattino in Piazzetta Panevino Peppe Voltarelli in concerto Mariangela Gualtieri: Rito Sonoro Rino Lo Cantore e Ragnatela folk Max di Carlo e Veronika Otto: Hora Longa Guido Ianni e Davide Olori Mediterranean ensemble Vito La forgia Poeti meridiani a duello: Vincenzo Mastropirro, Daniel Cundari (e altri da definire) alle percussioni Antonio Dambrosio Odio le ragioniere, concerto poetico di poesiainazione con Claudia Fofi, Livio Arminio e Silvana Kuhtz Brainstorming delle pensate confuse Interviste agli anonimi nel salotto di paglia Planning improvvisato per passare la prossima mezz’ora Alba consigliata 23 agosto Di mattina presto Ricognizioni percettive con Fabio Nigro un filosofo in panchina: conversazioni uno a uno con Mauro Orlando Accidia meeting Casa della Paesologia Dopo le dieci Casa della paesologia: Roberto Mancini Goffredo Fofi presenta Occhi di Vetro dei Fratello Mancuso ( edizioni orecchio acerbo) dal primo pomeriggio parlamenti comunitari Vito Teti, Giuseppe Savino, Emily mignanelli, Alex Giordano, Marco Esposito, Annibale D’Elia, Francesco escalona, Angelo Mastrandrea, Adam victor, Adele Fusco,Tiziana Collutto, Grazia Coppola, Mimmo Nicoletti, Pasquale Persico, Michele Ciasullo, Tiziana Collutto, Paride Leporace, Sergio Blasi, Vincenzo Moretti, Peppe Zullo, Gerardo Cardillo, Giovanni Rinaldi, Ivan Stomeo, Giuseppe Messina, Alessandro Cannavale, Silvana Kuhtz, Vincenza Pellegrini, Paolo Jedlowski ( altri da definire) Verso le sette Auditorium dei calanchi: Montedoro Un film di Antonello Faretta Dalle dieci di sera alle sette del mattino in Piazzetta Panevino I fratelli Mancuso Carmine ioanna e Claudia D’amico : c’era una volta il Sud Incontro con Davide Ferrario e Edoardo Winspeare La notte dei poeti: Annalisa Teodorani Maria Grazia Calandrone Gianni Valentino Alice Bologna Michelangelo Zizzi e la scuola Pound Tiziana Cera Rosco Rossella Renzi Nicola D’altri Remembering the future e il Il tesoro di San Gennaro, Salvio Vassallo I Verlaine Mauro Leuce recita Il sogno di un uomo ridicolo, di Fedor Dostoevskij Maritchka Connection Introduzione all’alba Roberto Gagliardi e Daniele Dell’Anna Coma bereniçes Passeggiata al cimitero Letture incrociate: Franco Arminio e Adelelmo Ruggieri Alba necessaria 24 agosto Di mattina presto ricognizioni percettive con Fabio Nigro un filosofo in panchina: conversazioni uno a uno con Mauro Orlando Casa della Paesologia: brainstorming delle pensate confuse rituali pre-cristiani fatti con persone di adesso verso le dieci Casa della paesologia Incontro con Filippo La Porta Verso le undci Album di famiglia alianese, a cura Mario Bruno Liccese Intervengono: Luigi De Lorenzo, Donatella Mecca, Pietro Varuolo Poco dopo mezzogiorno “Memorie del futuro, quel che resta del progresso” Paolo Jedlowski disucte con Franco Arminio e Vincenza Pellegrino dal primo pomeriggio A occhi aperti, un’antologia di 20 autori contemporanei (intervengono Andrea Cortellessa, Antonella Anedda, Franco Arminio, Orfeo Pagnani, Paolo Morelli) Presentazione dell’università della paesologia con sede a Trevico verso le cinque e mezza Paolo Rumiz nell’auditorium dei calanchi Proiezione del documentario Il cammino dell’ Appia Antica In Piazzeta Panevino Verso le sette Giuseppe Semeraro e Gigi Gherzi: A cosa serve la poesia, canto per la vita quotidiana Verso le otto In giro per il paese la Compagnia provvisoria della Luna Mette in scena il Bar di Manomozza di Domenico Ciruzzi (Antonella Stefanucci, Ulderico Pesce, Caterina Pontrandolfo, Cristiana Liguori, etc..) Dalle dieci di sera alle sette del mattino in Piazzetta Panevino Storie e suoni: Rocco Papaleo e Franco Arminio I dalì in Sconcerto Le loup garou goes flat Rosapaeda trio Accipiter Le mujeres creando Voci di sbandati, di e con Marco Cardetta, musiche Roberto Salahaddin Re David Valerio Daniele e i desuonatori Alba necessaria nei calanchi: Le ultime atlantidi, Daniela Ippolito, la Kalanki Philharmoniker diretta da Giggio Borriello ** Azioni Paesologiche: Altri-menti: esplorazioni del possibile a partire dalle perifierie del Sud corso breve di sociologia, a cura di Vincenza Pellegrino e Silvana Kuhtz con Paolo Jedlowski, Mauro Di Meglio e altri docenti Presentazione della strategia nazionale delle aree interne, progetto pilota della Montagna Materana Lucania interiore, ragionamenti intorno allo sviluppo locale Lettere di carta, Elena Marsico Il circo dei calanchi, Nanosecondo Campa cavallo - cucina narrativa, Nicola Difino Costruzione di fischietti in argilla, a cura di Macrohabitat Le ultime Atlantidi, a cura di Caterina Pontrandolfo Scuola di tamburi a cornice, Lello Campanelli Costruzione di strumenti musicali, Enzo Fina e Claudia Tegas Tammurriata giuglianese, Margaret Ianuario Recitazione comunicativa, a cura di Mauro Leuce Prove di abbandono: Ivan fantini e Paola Bianchi Apparizioni, Amalia Franco Fiaba, Francesca Genti Munnu era, dall’eversione della feudalità alla seconda repubblica – Nicozazo Patria invisibile, installazione ambientale e azioni poetiche di Guendalina Salini e Mario Dal Mare Darsi alla macchia (mediterranea), la cameriera di poesia, riciclaggio poerico del denaro: Claudia Fabris Proiezioni e visioni d’argilla, Andreas Zampella Chi cerca trova, Silvana Kuhtz La mostre delle voci, Claudia Fofi Cupa cupa dawn session Confessioni all’alba La controra delle arti: letture, monologhi, musiche dal primo pomeriggio nelle case di Aliano L’ospedale della lingua, Anna Palumbo L’Erasmus paesologico Pronto soccorso antropologico, Mauro Minervino Hegel, un barbiere ambulante Per una mappa dell’Italia interna Passi, Maria Cristina Ballestracci Per voce, per vocazione, Alessandra Battaglia e Claudio Cirillo Per farla finita con gli scoraggiatori militanti, dialoghi sparsi a cura della Casa della Paesologia Lettura e interpretazione del quadro astrologico, Giggio Borriello Sinestesia e poesia sentita Tecniche del rinascisenso, Mario Dal Mare Feldenkrais, Emanuele Enria Canto dai balconi, Yoo Sung Sul manifesto di Trevico Yoga sparso Harmonium d’argilla, Roberto Gagliardi Default poetici Meditazioni sull’autismo corale La donna calanco (se è ancora in forma) Incontri ad orari imprevisti nella Casa dell’Americano La stanza della memoria, a cura di Silvia La Ferrara Cerimonie dei sensi, a cura delle donne Alianesi Cinemadolescente, a cura di Francesca Catarci Panevino social network Eventi enomusicali alle quattro del mattino Nella stanza della consapevolezza: Elvira Frak: dalla fascinazione all’autoritratto Cristina Dim: cura del corpo e trattamenti shiatsu Installazioni: Pietrantonio Arminio Cyop & Kaf Giulia Plebani Francesca Pastore Stamperia Nicozazo Patrizia Affattato Franco Lancio Salvatore Di Vilio Claudia Fabris Rocco Scattino Maria Di Gennaro Franco Arminio Giulio Rimondi Anna Petrungaro Il cinema della festa Omaggio a Abbas Kiarostami: Sotto gli ulivi Il sapore della ciliegia Il vento ci porterà via Chiftelì, un doc del Centro sperimentale di Cinematografia di Palermo Mondonuovo, di Davide ferrario Strada provinciale delle anime, di Gianni Celati Viaggio in Irpinia d’Oriente, di Paolo Muran Elegie dall’inizio del mondo, di Francesco Don Giovanni La tomba del tuffatore, di Federico Francioni e Yan Cheng The sound of nature, di luca liccione Il freddo, il silenzio, le cose nuove, Entroterra film I lavori di Luigi Di Gianni: Magia Lucana Nascita e morte nel Meridione Il male di San Donato La madonna di Pierno Donne di Bagnara

martedì 19 luglio 2016


....tribù e comunità.. 

di mauro orlando 

 Irresistibilmente, le società moderne si trasformano e noi con loro .Fenomeni come …. la polverizzazione del corpo sociale, inaridimento delle istituzioni, crollo delle ideologie, trasmutazione dei valori sono quasi all’ordine della cronaca quotidiana. Non vogliamo scomodare “la storia” per eccesso di modestia e di lungimiranza.Comunque al di là della società di massa, che a lungo ha definito una delle forme della modernità, si profilano ormai le nuove figure di una socialità esuberante e polimorfa di cui Michel Maffesoli , sociologo e guru della contemporaneità tribale viandante ,delinea nei suoi tanti libri e interventi , i contorni, i confini, le prospettive. "Il tempo delle tribù" è anche un'analisi ragionata delle società di oggi, un'esplorazione metodica delle loro metamorfosi, per cui agli ideali della “Ragione” dell’illuminismo usurato e consumato dal “giacobinismo rivoluzionario” si sostituiscono i sentimenti e le emozioni, alla logica dell'identità la logica dell'affetto. Siamo entrati nell'era delle "tribù", delle reti, dei piccoli gruppi, di aggregazioni effimere ed effervescenti. Una analisi che traccia i percorsi di un'autentica sociologia del presente non solo come griglia sociologica ma come agenda articolata per un nuovo modo di impegno civile e politico.La sfida cognitiva e politica tra pensiero e azione “tribale” e cultura e esperienza “comunitaria” è un nostro intento per stabilire modalità e forme per la nostra esperienza di “comunità provvisorie”.Una rilettura non solo critica ma sopratutta esistenziale della “modernità” nel suo esito “incivile” è lo spazio comune della ricerca e del confronto.Cosa sta accadendo ai baluardi del moderno? Allo stesso modo della sua declinazione architettonica, la postmodernità è quindi una costruzione plurale fatta di "pezzi" differenti. Il tema scelto non per puro esercizio analitico ma come tentativo di chiarire le caratteristiche di questo mosaico insistendo su alcuni aspetti: la critica della doxa individualista; l'importanza del ludico e della funzione archetipale; la necessità di mettere in gioco, contro il razionalismo dominante, la "ragione sensibile e percettiva",”la poesia ragionante o ragioni poetanti”; l'aspetto essenziale dello spazio, ovvero il fatto che, in misura sempre maggiore, il luogo è il legame …..e del “tempo” verticale e non orizzontale …slancio vitale e vita nascosta di un “io” lirico e non “epico”"Si dice che siano i sogni a far crescere i bambini. Non solo quelli del resto. Di certo i miti, cristallizzazione dei sogni collettivi, permettono a una società di essere quel che è". Certamente Maffessoli , il fondatore della "sociologia del quotidiano", il teorico del neo-tribalismo, asserisce un nuovo modo di guardare ai lati banali, locali, semplici di quella che una volta si chiamava cultura di massa: "lo sviluppo tecnologico sta dando vita a una fruttuosa sinergia, con il ritorno all'arcaico, con l'esplosione dell'immaginario". Vale a dire che, attraverso la Rete, la comunicazione globale entro cui il cittadino attuale annega senza fondo, riaffiorano le “icone” dal remoto sostrato del tempo, gli idoli, le immagini archetipiche, e tornano nel loro ruolo riformulato di tenere assieme orizzontalmente i gruppi sociali (le tribù o comunità provvisorie), scacciando tutte le narrazioni razionali con cui la modernità pretendeva sostituirli. Si torna dunque a scrutare i Miti d'oggi, in questo carosello, in questa sarabanda barocca di figure simboliche fluttuanti dalla televisione, da internet, dalle persone virtuali dell'informazione spettacolo. Ma come il Novecento lo faceva per demistificarli, per raschiare la vernice a mostrare dietro il vuoto, qui s'intende svelarne il pieno: i miti oggi, spiega Maffesoli, senza essere "lumi", sono "scintillamenti" che indicano un cammino, individuale e collettivo. Anche della "parte in ombra dell'essere umano". Verso il reincanto del mondo.Oggi dobbiamo cercare di dare “un senso” non unico e autoritario alla categoria della “crisi” come una sorta di “finis histroriae” ….l’epoca apocalittica del “post”….posstoria,postdemocrazia,pospolitca e quant’altro dove solo “il mercato” diventa cartina di tornasole e decalogo per una nuova civiltà.L'apocalisse o la crisi non sono l'epilogo, ma lo svelarsi della società a se stessa. Uno svelarsi che porta alla luce ciò che prima era stato sottratto alla vista. L'apocalisse e la crisi sono allora metafora di una trasformazione epocale, che per Maffesoli segna il passaggio alla socialità postmoderna. Ci sono infatti segnali indiscutibili del radicamento di una nuova socialità, ma nello stesso tempo, c'è una difficoltà profonda a trovare le parole adatte a svelare l'approdo alla postmodernità. La grande crisi delle bolle finanziarie rappresentano dunque un processo fondativo di nuove esperienze politiche e un nuovo universo simbolico e culturale, contrassegnato dal riemergere dello spirito dionisiaco che si insinua profondamente nelle trame del sociale. Si tratta - in sostanza - di una tendenza al reincanto del mondo che abbandona progressivamente lo spirito serioso del produttivismo moderno per lasciare spazio a un ambiente più ludico e più creativo. Per questo motivo le analisi di Maffessoli e le nostre esperienze “paesologiche”suggeriscono l'idea di abbandonare l'inutile prospettiva della crisi della società, per entrare nell'ottica di una società che possa acquisire la capacità di riscoprire se stessa, lasciandosi alle spalle i segni di una civilizzazione che forse non le appartengono più. L’anilisi e le pratiche paesologiche di fatto e non per scelta affrontano teoreticamente e attivamente il rapporto tra modernità e post-modernità a partire dalle diverse declinazioni della ragione che entrambe le epoche hanno articolato. Da una parte, la ragione astratta dei moderni: classificatoria totalizzante separata. Dall'altra, quella organicistica e vitalistica dei post-moderni. In mezzo sta l'originale lettura di Maffesoli, la posizione speculativa di Simmel o Nietzsche che ne fa, oltre che pensatore della crisi della modernità, il pensatore della transizione "verso quell'altra cosa che, in mancanza di meglio, si può chiamare la postmodernità". Temi collegati ma essenziali sono la categoria de “ l'emergenza” che la la sociologia del quotidiano maffesoliano e delle “crisi” finanziarie di un neoliberismo cinico e baro sono non solo utili ma indispensabili e necessari .Altro tema riguarda la funzione della triada “io-corpo-noi” nell'orizzonte del crollo del Soggetto moderno, individualista e economicista, deve accettare un confronto non solo critico ed analitico con il pensiero maffesoliano, teso ad evidenziarne fratture e inaspettate continuità.



....amo i poeti.....
di mauro orlando


Amo nei poeti Il talento bizzarro, volatile, non catturabile ….. poeta e antipoeta, antinarratore da romanzo ma narratore per flasch quasi aforistici. Un poeta paesologico è , in modo ossimorico, “atopico”, “fuori luogo” e poco localizzabile e nello stesso tempo “incarnato” “ con le mani conficcate “ in una terra , con l’occhio della rana in un paesaggio non come incrostazione topografica ma con lo sguardo del cane randagio con anima leggera che educa l’occhio velato dalla inconsistenza effimera dei tanti…troppi prodotti letterari e fotografici. Un poeta deve saper essere crepuscolare e futurista per gioco , ironico e sarcastico non per cinismo ma per amore delle cosa e degli uomini senza prudenze e metodi. Un istinto letterario naturale che di fatto congiunge la leggerezza di Palazzeschi (futurista per gioco ma alquanto crepuscolare) e quella di Calvino (umoristico per prudenza e con metodo). Su analogie e differenze che si sanno coniugare in provvisori atti creativi che sanno essere nel contempo “ inno alla vita” e “difesa e tutela dal frastuono della vita” Una vita che la “modernità incivile,indebolita e nihilista” rende confusa e dispersiva dispersione, come caos che non riesce a farsi mito ma solo icona di un tempo volatile e inafferrabile.Una leggerezza che è equilibrio …. eros e danza come due donne dionisiache irrefrenabili nel gioco dei corpi in una tarantelle cilentana..Una leggerezza che sappia essere trasgressiva e rivoluzionaria e pacificatrice con la terra e con gli uomini che sono esclusi e emarginati dal flusso caotico di una storia antiumanistica.Una leggerezza che è stanchezza e piacere di vivere, cinica per amore delle debolezze umane e lirica speranza e la fiducia in un mondo migliore fuori dai panegirici dell’epica.. Si è dentro ed oltre il gioco postmoderno come nella ricerca nei sentieri del bosco della vita i suoi “chiaro scuri” crepuscolari più che “ i segnavie”filosofici pur scetticismo o criticismo della ragione. Il poeta lirico paesologico coltiva il tragico disincanto di chi osserva con sgomento la vertigine per gioco avverte 'il senso di un mondo precario, in bilico, in frantumi', mentre lampeggiano improvvisi bagliori 'd'un mondo pericolante' e insensato. Si potrebbe provvisoriamente concludere che “il sapere arreso” della paesologia ama destrutturare e criticare la società borghese in nome della vita fingendo di sorridere pur fiutando una fine d’epoca non inseguendo vecchi ideali e utope irrisolte ripartendo dalla ricerca concreta della “grande vita nei piccoli paesi” dei terremoti, degli abbandoni , delle crepe, dei dirupi , dei margini come terreno solido e creativo per far ripartire la vita come “comunitas” …”cum munis-dono”……e “immunizzarsi” dagli scoraggiatoti militanti, i piromani del rancore, i luminari della sfiducia che hanno avuto fin troppe occasioni in questi anni per rafforzare la loro egemonia morale sui territori dell'italia interna.Quelli che carlo levi chiamava i luigini ….. arruolati in ogni paese e girano con il lucchetto in mano per chiudere ogni spiraglio di novità” Una poesia militante e paesologica come ….” bisogno di una spinta rivoluzionaria e …. Casa aperta e libera della paeosologia, per avere un luogo dove ci possa essere una militanza felice, una militanza nuziale di politica e poesia”.F. Arminio.

giovedì 14 luglio 2016





Io amo le propensioni ad essere esposto
Che orrendo se la vita e il mondo fossero un viaggio in un bosco privo di sentieri,segnavie o radure !

La mia coscienza indecisa mi porta a costruire mentalmente ipostasi di coscienze definite,composte,
ordinate,unitarie a cui aggrappare il mio immaginario intellettuale senza viaggio e senza meta.
Oggi il mio orologio non è né avanti né indietro.E sono disorientato.
mercuzio
....un vecchio scritto
di franco arminio
Questa è un’epoca che ha disperatamente bisogno del nostro amore, della nostra speranza, ma anche del coraggio di opporsi, di lottare contro la meschinità imperante. Il segreto per una giornata lietamente rivoluzionaria è vedere che le montagne sono ancora piene di alberi e ci sono cuori clementi agli angoli delle strade e ci sono albe e tramonti e c’è il grano che cresce e c’è l’acqua del mare. Questa affezione per il mondo va sempre incrociata con una fortissima allergia al compromesso, all’intrallazzo. Bisogna unire la capacità di percepire la bellezza del mondo e di lottare contro chi ogni giorno impoverisce questa bellezza. È ora di tenere insieme la tensione politica e quella poetica, la contemplazione e il conflitto. I luminari del rancore ci vorrebbero rassegnati alle misere finzioni della vita sociale oppure chiusi nei loculi del nostro io. Invece questa è un’epoca da attraversare ad occhi aperti, con sguardi spericolati, mossi in ogni direzione. Il rancore alla lunga rende sterili, ci allena alla conservazione di ciò che non abbiamo. I rancorosi non conoscono la cordialità, la mitezza, non conoscono la clemenza. Sono tutti infervorati nelle loro accidie, nelle loro pretese. Hanno interiorizzato il disagio, la disaffezione. La loro postura è fatta per claudicare, non per il passo spedito, il gesto aperto. Sono obliqui, ruvidi, rugosi. La loro giornata è tutta trapuntata di inadempienze, di incomprensioni. Ognuno è scambiato per un altro, e in genere lo scambio avviene al ribasso. La vita dei rancorosi consiste in una perenne edificazioni di muri, di cancelli. La loro poetica è stare lontani dagli stati estremi, accucciati a scambiarsi una pappina psichica che non serve a niente. Hanno realizzato un sistema per immunizzarsi da se stessi e dal mondo. Vivono non per vivere, ma per tenersi al riparo dalla vita. Non credono al futuro e neppure alla forza del passato. Rimangono contratti, sospettosi, come se l’universo fosse un cane che li punta e sta per morderli da un momento all’altro. L’imperativo è vivere al piccolo trotto, in un traccheggio prolungato. Prevalgono le posizioni difensive, gli slanci millimetrati. Spendere il proprio tempo per gli altri è considerato quasi un segno di malattia. L’importante è stare dove stanno tutti, in uno spogliatoio di lamentosi che passano il tempo senza mai salire sul campo di gioco. Si lamentano per conformismo, per appartenere al gregge e pure per fingersi pastori. Il sud cambierà se saprà mettere questa gente con le spalle al muro, se saprà amare i bizzarri, gli inventori, gli estrosi, i poeti e i cuori affamati di amore.



Vedi altre reazioni
....Italia e la politica del "paradosso dei gelatai"
di mauro orlando

«La forza dei paradossi risiede in questo: non sono contraddittori, ma ci fanno assisterealla genesi della contraddizione. Il principio di contraddizione si applica al reale e al possibile, ma non all’impossibile da cui deriva, cioè ai paradossi o, piuttosto, a ciò che rappresentano i paradossi». Valery


Strana figura retorica il paradosso .”oltre…avanti” la comune “opinione-doxa”…teme il “ buon senso” o la “reductio ad absurdum”. Gran maestro lo “spietato Zenone” esercitava a Velia la sua disputa filosofica col grande Parmenide sulla base del buon senso e della dimostrazione logico-pratica della sua impossibilità (”Il suono mi dà vita e la freccia mi uccide” facendo ricorso anche ad una logica formale superiore alla norma per superare le insidie ”l’ombra di tartaruga per l’anima” nella corsa competitiva ed improbabile di Achille “piè volece” e la Tartaruga “lentissima”. Il paradosso scatta quando urge una forma superiore di conoscenza (è, peraltro, questo uno degli insegnamenti maggiori di “maestri in paradossi” quali Pascal o Kierkegaard che se ne sono costruiti un’affilatissima arma dialettica. Più confacente al modo di vivere contraddittorio e logico della modernità è l’uso esistenziale di Valéry riguardo alla stessa vita come “paradossale” modo di essere .Egli sceglie la strada e la forma della “composizione” …. come un’altra vita da vivere, dopo quella dell’astrazione ,della dialettica, della metafisica e del paradosso.Un solo esempio quale l’inserzione (seppure essa sia stata animata da un sentimento di assoluta libertà) dei paradossi del moto sia stato evento casuale o frutto di un movimento intellettuale repentino (il caso dell’onda marina che scuote lo scafo della nave, richiamato da Valéry stesso, è emblematico di un simile modo di pensare comune): i due “falsi” modelli di moto sono il simbolo di ciò che blocca, ferma, impedisce la vita e il pensiero in maniera definitiva e, come tali, sono proprio “quello che l’uomo “non può” in quanto ne negano ogni potenzialità ed ogni opportunità costitutivamente. “Tentare di vivere” significa, forse, ritornare a pensare la totalità: con lentezza, con pazienza, con la convinzione che non si raggiunge definitivamente l’obiettivo se non costruendolo. Anche di questo, tuttavia, consiste e si alimenta l’avventura estetica.Ben altri problemi crea l’uso del “paradosso” nelle scienze positive e soprattutto in “politica”.La “politica politicata” degli ultimi dieci anni italiani si potrebbero definire un classico e un esempio paradossale dello “spirito civico e politico” della società italiana nel suo complesso.Si può ben applicare a noi il famoso paradosso dei “due gelatai riguardo i comportamenti politici dei partiti politici e degli elettori potenziali. “I due gelatai” rappresentano le classiche colalizioni di “destra e di sinistra” che pur avere più voti (vendere più gelati) tendono a spostarsi verso “il centro” come si suol dire sacrificando “le ali estreme” che intimoriscono gli elettori postprimarepubblica.Un po’ di tagli ai principi e valori troppo “ideologici e voilà …”un bel programma politico verso innocue e rassicuranti “posizioni centriste”.Inoltre sempre restando in “metafora” che i bagnanti più estremi della spiaggia , scoraggiati dalla troppa distanza, rinunciano al gelato stesso astenendosi o scegliendo “una bibita fresca” piuttosto che il gelato.Il paradosso dei due gelatai è un quesito di natura logica, spesso usato come critica ai sistemi elettorali bipolari. Il paradosso è anche noto come legge di Hotelling, dal nome del matematico Harold Hotelling, che fu il primo a proporlo. La legge di Hotelling osserva come in campo economico sia una scelta razionale per produttori concorrenti realizzare prodotti il piu’ possibile simili tra loro. Nell’ambito della teoria della scelta razionale viene utilizzata per spiegare come durante le elezioni i candidati vengono percepiti come essenzialmente identici. Messe in sordina le pregiudiziali ideologiche e culturali delle dottrine politche della modernità e dei residui e esiti totalitari del “secolo breve", lo scontro politico oggi non investe più i grandi principi della costruzione della società,in temini “comunitari o immunitari” o in termini rouossoiani o hobbesiano sulle priorità tra stato e società ma in base ai criteri e possibilità di godimento dei benefici che il sistema produce e distribuisce per "i vari ed eventuali elettori". Non ci sono più nemici da distruggere ma concorrenti da battere secondo regole virtualmente consensuali. Si apre così la lotta per lo sfruttamento unilaterale delle "regole del gioco". Il risultato non è la pacificazione sociale, ma la creazione di conflitti più sofisticati.Il “paradosso” resta una brillante figura e lettura retorica della realtà effettuale mentre l'apoteosi del calcolo e del comportamento strategico suppliscono una riduzione della “politica ad ancella dell’economia” o "malattia senile del liberalismo" o anche a un rimedio ultimo alla fase adulta o del tramonto della democrazia.Il comportamento strategico o tattico si risolvono in una scelta tra le varie forme dei "giochi" o di altri modelli della "scelta razionale" sociale e pubblica nel “marketing” del consenso e delle vendite. In questa ottica si collocano i problemi della acquisizione dei "beni pubblici", le strategie miste di cooperazione e conflitto tra capitale e lavoro, le logiche di coalizione tra partiti che rimangono in competizione tra loro solo per fini elettorali e e di occupazione di “poteri” provvisori e a tempo..I nuclei centrali di questa problematica sono colti dalla "teoria dei giochi" e dall'analisi del "paradosso del voto", in una prospettiva teorica ma anche attraverso esempi concreti. Di particolare interesse sono i problemi connessi al voto e quindi alle incongruenze tra preferenze individuali e preferenze collettive, che sorgono nella scelta elettorale. I teoremi del "paradosso del voto" spiegano queste incongruenze, aiutandoci a capire il nesso esistente tra la scelta sociale, decisione politica e autorità-autorevolezza . Una nuova “scienza politica” pratica e produttiva di consenso non definitivo pensata da specialisti studiosi di scienze politiche e sociali “neutre”, che intendono far a acquisire una prima, seria e critica conoscenza di approcci che sono diventati correnti nelle scienze sociali ,aziendali ed economiche internazionali..La paradossale ascesa del mov 5 stelle e della ditta "casalegggio" and company.....
per certi versi e per le sue caratteristiche diventa una forma “paradosso aziendalistico” che per concorsi di cause paradossali e misteriose ne è un esempio non ancora del tutto analizzato e compreso…..

mauro orlando
La forza dei paradossi risiede in questo: non sono contraddittori, ma ci fanno assistere alla genesi della contraddizione. Il principio di contraddizione si applica al reale e al possibile, ma non all’impossibile da cui deriva, cioè ai paradossi o, piuttosto, a ciò che rappresentano i paradossi»

Strana  figura  retorica il paradosso .”oltre…avanti”  la comune “opinione”…teme  il “ buon senso”  o la “reductio ad absurdum”. Gran maestro lo  “spietato Zenone”  esercitava a Velia la sua  disputa filosofica  col grande Parmenide sulla base del buon senso e della dimostrazione pratica della sua impossibilità (”Il suono mi dà vita e la freccia mi uccide”  facendo   ricorso anche  ad una logica  formale superiore alla norma  per superare le insidie ”l’ombra di tartaruga per l’anima”  nella corsa improbabile  di Achille  “piè volece” e la Tartaruga “lentissima”. Il paradosso scatta quando urge una forma superiore di conoscenza (è, peraltro, questo uno degli insegnamenti maggiori di “maestri in paradossi” quali Pascal o Kierkegaard che se ne sono costruiti un’affilatissima arma dialettica. Più confacente al modo  di vivere  contraddittorio e  logico della modernità  è l’uso esistenziale  di Valéry riguardo alla stessa vita come “paradossale” modo di essere .Egli sceglie   la strada  e la forma  della composizione” …. come un’altra vita da vivere, dopo quella dell’astrazione ,della dialettica, della metafisica e del paradosso.Un solo esempio  quale l’inserzione (seppure essa sia stata animata da un sentimento di assoluta libertà) dei paradossi del moto sia stato evento casuale o frutto di un movimento intellettuale repentino (il caso dell’onda marina che scuote lo scafo della nave, richiamato da Valéry stesso, è emblematico di un simile modo di pensare comune): i due “falsi” modelli di moto sono il simbolo di ciò che blocca, ferma, impedisce la vita e il pensiero in maniera definitiva e, come tali, sono proprio “quello che l’uomo “non può” in quanto ne negano ogni potenzialità ed ogni opportunità costitutivamente. “Tentare di vivere” significa, forse, ritornare a pensare la totalità: con lentezza, con pazienza, con la convinzione che non si raggiunge definitivamente l’obiettivo se non costruendolo. Anche di questo, tuttavia, consiste l’avventura estetica.Ben altri problemi  crea l’uso del “paradosso” nelle scienze positive e soprattutto  in “politica”.La “politica politicata” degli ultimi dieci anni italiani si potrebbero  definire un classico e un esempio  paradossale   dello “spirito civico e politico” della società italiana nel suo complesso.Si può ben applicare a noi il famoso  paradosso  dei “due gelatai riguardo i comportamenti politici dei partiti paolitici e degli elettori potenziali. “I due gelatai”  rappresentano  le classiche colalizioni di “destra e di sinistra” che epr avere più voti (vendere più gelati) tendono a spostarsi verso “il centro” come si suol dire  sacrificando “le ali estreme” che  intimoriscono gli elettori  postprima repubblica.Un po’ di tagli ai principi e valori troppo “ideologici e voilà  …”un bel programma  politico  verso innocue e rassicuranti “posizioni centriste”.Inoltre sempre  restando in “metafora”  che i bagnanti più estremi della spiaggia , scoraggiati dalla troppa distanza, rinunciano al gelato stesso astenendosi o scegliendo “una bibita fresca” piuttosto che il gelato. Messe in sordina le pregiudiziali ideologiche e culturali  delle dottrine politche  della modernità e dei residui  del “secolo breve, lo scontro politico oggi non investe più i grandi principi della costruzione della società,in temini “comunitari o immunitari” o in termini rouossoiani o hobbesiano sulle priorità tra stato e società ma in base  ai  criteri e possibilità di godimento dei benefici che il sistema produce e distribuisce. Non ci sono più nemici da distruggere ma concorrenti da battere secondo regole virtualmente consensuali. Si apre così la lotta per lo sfruttamento unilaterale delle "regole del gioco". Il risultato non è la pacificazione sociale, ma la creazione di conflitti più sofisticati.Il “paradosso” resta  una brillante figura e lettura retorica della realtà effettuale mentre  l'apoteosi del calcolo e del comportamento strategico  suppliscono una riduzione della “politica ad ancella dell’economia” o anche a un rimedio ultimo  alla fase adulta o del tramonto  della democrazia.Il comportamento strategico o tattico  si risolvono in una scelta  tra le varie forme  dei "giochi" o  di altri modelli della "scelta razionale" sociale e pubblica nel “marketing” del consenso e delle vendite. In questa ottica si collocano i problemi della acquisizione dei "beni pubblici", le strategie miste di cooperazione e conflitto tra capitale e lavoro, le logiche di coalizione tra partiti che rimangono in competizione tra loro solo per fini elettorali e  e di occupazione di “poteri” provvisori e a tempo..I nuclei centrali di questa problematica sono colti dalla "teoria dei giochi" e dall'analisi del "paradosso del voto", in una prospettiva teorica ma anche attraverso esempi concreti. Di particolare interesse sono i problemi connessi al voto e quindi alle incongruenze tra preferenze individuali e preferenze collettive, che sorgono nella scelta elettorale. I teoremi del "paradosso del voto" spiegano queste incongruenze, aiutandoci a capire il nesso esistente tra la scelta sociale, decisione politica e autorità. Una nuova “scienza politica” pratica  e produttiva  di consenso  non definitivo  pensata da  specialisti studiosi di scienze politiche e sociali “neutre”, che intendono far a acquisire una prima, seria e critica conoscenza di approcci che sono diventati correnti nelle scienze sociali ,aziendali ed economiche internazionali..La paradossale  ascesa  del mov 5 stelle
per certi versi  e le sue caratteristiche  di “paradosso aziendalistico”  ne è un esempio non ancora del tutto analizzato e compreso…..


mauro orlando
Edda con Simonetti e Munari

Quando qualcuno dice:
questo lo so fare anch'io,
vuol dire 
che lo sa rifare
altrimenti
lo avrebbe già fatto prima.
Bruno Munari