mercoledì 26 marzo 2008

Un improbabile discorso elettorale

Discorso del Sindaco di Palomonte(il quale, in realtà, non ha niente a che fare con questo sproloquio!)
File audio

Un esempio del rinnovamento della dialettica e della sostanza elettorale di un improbabile candidato della nuova "LEGA SUD". Bossi ,Calderoli e Borghezio ci fanno un ...baffo!

martedì 18 marzo 2008

domenica 16 marzo 2008

Le esposizioni universali sono luoghi di pellegrinaggio al feticcio merce:"L'europa si è mossa per vedere delle merci" dice Taine nel 1855. Le esposizioni universali sono sono precedute da esposizioni nazionali dell'industria, di cui la prima ha luogo nel 1798 sul Campo di Marte...
Le esposizioni universali trasfigurano il valore di scambio delle merci; creano un ambito in cui il loro valore d'uso passa in secondo piano; inaugurano una fantasmagoria in cui l'uomo entra per lasciarsi distrarre.L'industri del divertimento gli facilita questo compito, sollevandolo all'altezza della merce. Egli si abbandona alle sue manipolazioni, godendo della propria estraneazione da sè e dagli altri...La fantasmagoria della civiltà capitalistica tocca la sua espansione nell'esposizione universale del 1867. L'Impero è aò culmine della sua potenza.Parigi si conferma la capitale del lusso e delle mode.
WALTER BENJAMIN

Intervista a Renzo Piano

Exposcettico o Expoentusiasta?
«Sono Expo diffidente»
Come Celentano, che prevede speculazioni e colate di cemento su Milano?
«Io temo la retorica celebrativa e vedo il rischio della corsa all’oro, dell’affarismo ».
Nella zona dell’Expo ci sono aree che hanno avuto una rivalutazione del trecento per cento: l’affare qualcuno l’ha già fatto.
«Per questo difendo Celentano: lui è la voce della coscienza. Come Beppe Grillo. In certe occasioni è importante che Milano sappia ritrovare la sua anima critica. Se c’è discussione e dibattito anche i progetti migliorano. Però... ».
Però...
«In una cosa mi sento Expo entusiasta »
Quale?
«Il tema. È una bella intuizione: nutrire il pianeta. Una sfida che tocca la fragilità della terra, l’ambiente, la guerra alle povertà. È la questione giusta. Milano può farne una bandiera. Io spero che da qui al 2015 la retorica non si mangi la verità e l’ingordigia i soldi».
Cade la linea. La voce di Renzo Piano si perde da New York. È in strada, intorno ad Harlem. Sta progettando il nuovo campus della Columbia University: una città nella città con facoltà, laboratori di ricerca, teatri, negozi e una scuola d’arte. A San Francisco sta finendo il nuovo Museo di Scienza naturale. Diventerà l’edificio più verde d’America: il tetto è un gigantesco giardino di 300 mila piante, le graminacee abbassano la temperatura e i condizionatori diventano inutili. Rieccolo al telefonino: «La scommessa dell’Expo dovrebbe essere quella di far emergere le affinità globali positive, quelle che hanno fecondato per anni la nostra cultura umanistica. Dopo l’11 settembre i riflettori si sono accesi soltanto sulle affinità negative. Sostenibilità, bellezza ed equità sociale dovrebbero essere le tre parole chiave ».

giovedì 13 marzo 2008

VOTO E NUOVA SOCIALITA'

Il cicaleccio , il grillismo, i forti richiami identitari, le comiche finali di eterni salvatori della patria rischiano di far diventare inutile routine anche questa campagna elettorale .Non vogliamo sottrarci con una sufficiente scrollatina di spalla, ma possiamo liberamente scegliere noi gli argomenti di cui discutere in questo delicato ed importante momento, anche a rischio di una possibile incomprensione o un gentile rifiuto. Come dice Eric Hobsbawm la globalizzazione è nemica della politica.Tema importante che viene strumentalmente e preventivamente aggitato dal già ministro dell’economia Tremonti secondo il provinciale e marginale costume politico italiano. Esiste tuttavia il rischio concreto di una crisi profonda della democrazia. “Oggi la politica consiste in effetti nel pregiudizio verso la politica..Il rischio è che il politico scompaia del tutto dalla faccia della terra” Questa la agenda lungimirante e drastica che la filosofa Arendt poneva alla politica e soprattutto ai politici.
Questa consapevolezza risulta spesso assente nel dibattito concreto della politica e si discute essenzialmente se non unicamente di tecniche e procedure elettorali o di promozione di nuove capacità manageriali anche per la tecnica politica. La politica in generale e anche quella democratica e di sinistra in particolare sarà la vittima di tali previsioni teoriche se non ricostruisce gli spazi della partecipazione e la riqualificazione della rappresentanza della società.
Occorre una strategia consapevole, una fortissima determinazione, una lucidità di analisi e di prospettive.
Non bastano piccoli e capaci,vecchi o nuovi gruppi dirigenti per nulla collegati ai problemi della società.
La nuova società dopo la new economy si è sinteticamente caratterizzata e strutturata su alcuni punti fermi della nostra storia più recente : profondi mutamenti sociali nell’Italia postfordista a partire dallo scorso fine secolo con lo sviluppo della comunicazione, la finanziarizzazione dell’economia, le sofferenze o crisi evolutiva della rappresentanza politica, le novità sociali di oggi (reti e senso di connessioni e quelle che si prospettano con il nuovo decennio digitale).Tutti questi fenomeni socio-economici rappresentano opportunità e insidie per la difesa o il recupero della cittadinanza e la salvaguardia e la valorizzazione attiva e propositiva dell’opinone pubblica nel suo complesso.
La nuova società indubbiamente produce più domande e opportunità sociali che non prendono ,fisiologicamente e necessariamente, la “via politica” e men che meno della militanza o della rappresentanza identitaria partitica.
All’accellerazione spontanea ed incontrollata della “globalizzazione” della cultura ,dell’economia e della politica si è dovuto politicamente fare di necessità ,virtù. E cambiare la barra teorica di riferimento e di comportamento .“ Agire localmente, pensare globalmente” suggeriva saggiamente e provocatoriamente Negroponte.
.Diventa sempre più ineludibile e improcrastinabile , una rielaborazione del concetto e dell’esperienza di “cittadinanza” , di “opinione pubblica” o della democrazia stessa, non necessariamente colonizzata dai media commerciali in mano ai poteri forti del mercato e dello stato , dalla editoria alla informazione generalizzata.
Il barometro dei diritti di cittadinanza, nel migliore dei casi, indica “variabile”. Ma è la cittadinanza politica il nostro prioritario interesse che negli ultimi anni ha vissuto una stagione di difficoltà e potenzialità assieme. La politica, nella sua organizzazione partitica elitistica , oligarchica o di massa, ha rappresentato questa centralità in modo parziale e provvisorio e non sempre adeguato per motivi spesso oggettivi.
Pertanto è diventato non solo utile ma indispensabile partendo dalla soggettività attiva e consapevole, ricreare “reti comunicative” sociali attive che non ritraggono la “morte del soggetto” , la sua dispersione o dissoluzione, o un ripiegamento individualistico nel privato “triste ,solitario y final” culturalmente forte o, peggio, nel consumo edonisticamente passivo o di una sorta di ironico “edonismo reaganiano”.
Di certo occorrerà produrre uno sforzo specifico e pensare alla creazione di “nuovi diritti dei cittadini, in termini di alfabetizzazione informatica, multimediale oltrechè specificatamente….politica.
Bisogna pensare e praticare una cittadinanza percorsa da un processo sociale di individualizzazione, che sempre più sintetizza non le caratteristiche individuali, ma le relazioni tra attori attivi nelle diverse dimensioni sociali e pubbliche.
Sapendo che le diseguaglianze non sono più solo economiche e sociali, ma di differente “status di cittadinanza”, intesa non solo come complesso di diritti conferiti ai membri di una comunità sociali dalle Costituzioni ma come concreto posizionamento sociale dell’individuo rispetto al sistema delle opportunità. Non c’è più solo da difendere o da promuovere una libertà “di”, o “da” ma soprattutto una libertà “per” la propria realizzazione culturale, economica e politica.
Così come non c’è da perseguire ricerche di nuove forme e modi della rappresentanza politica in aiuto o in sostituzione di quelle sclerotizzate dall’uso o usurate dal tempo. E’ buona cosa,pri di tutto, cominciare a fare pulizia nel lessico e nelle categorie della sociologia politica , oltre a rivedere i comportamenti coerenti e consapevoli non solo in riferimento ad un’etica delle convinzioni ma soprattutto delle responsabilità.
Questo e tanto altro dovremmo mettere simbolicamente e sostanzialmente nella nostra scheda elettorale nel momento che consapevolmente ci rechiamo alle urne per esercitare l’importante diritto politico della decisione e della partecipazione politica.

Mauro Orlando

mercoledì 12 marzo 2008

Una nuova identità plurale della cittadinanza

Una nuova identità plurale della cittadinanza

Il pericolo teorico-pratico di qualsiasi processo di formazione di un Partito nuovo è cessare "di mettersi in discussione" o sentire il timore di poter concepire una possibile "alternativa" alle proprie forme acquisite di rappresentanza ,siano esse esplicite o implicite.
Ci si sente esentati o infastiditi dal dover riesaminare, riargomentare, rigiustificare o riprovare la validità dei propri postulati , opinioni o ragionamenti o la utilità dei propri esiti se pur non ritenuti assoluti e definitivi nel consumato e conflittuale incontro con le storie del nuovo secolo.
I partiti politici nella cosidetta età della "postdemocrazia" sono vivi e vitali fino a quando non sopprimono, sopportano o vietano il pensiero laico, critico e plurale.
" La politica si fonda sul dato di fatto della pluralità degli uomini e…. tratta della convivenza e comunanza dei diversi".
Partecipiamo tutti alla politica come "esseri riflessivi" e siamo scaltri nel voler usare tutta la nostra libertà senza voler incorrere nella cosidetta "impotenza da eccesso di libertà".
Ho sempre pensato ad un uomo laico, riflessivo e critico come colui che è sempre e costantemente avanti a se stesso e ai propri fini, in uno stato di trasgressione e criticità costanti.
Siamo soggetti consapevoli di una scelta politica passata dalla ricerca della "società buona e giusta" alla acquisizione e difesa dei diritti umani e civili, come diritti degli individui di essere differenti e di selezionare e scegliere a piacere i propri modelli di comportamenti o stili di vita adeguati.
Siamo tutti individui per scelta, non per necessità o per antiche o nuove appartenenze. Non abbiamo mai vissuto la centralità della "ragione"illuminista e non solo come un nodo scorsoio alle nostre esigenze del "sacro" e del "religioso" e tuttavia abbiamo costruito la nostra "laicità" non come elemento di separatezza e distinzione ma come fondamento all’inclusione e alla comunione.Ben sapendo che la funzione di un partito anche nuovo è precipuamente politica e non etico e meno che meno antropologico. Vogliamo essere individui de facto e non solo de jure in uno spazio pubblico come luogo di libertà, opportunità e mediazione. Dove il nostro impegno politico non si limiti alla esibizione o all’identificazione, l’affermazione o la gestione di noi stessi, meno che meno all’autosufficienza nella pratica e nella gestione di questi compiti.Un luogo aperto ,non liquido, non necessariamente "quadro antropologico e valoriale di riferimento" eteronomo ,se non quello ben definito nei principi essenziali della nostra Carta costituzionale.
Quando individualmente ci siamo lanciati in questa bella e impegnativa esperienza umana e politica pensavamo anche di contraddire l’idea che "l’individuo è il peggior nemico del cittadino" o del "militante" privilegiando l’esercizio realistico del costruire fatti e anche "utopie" o "speranze". Avevamo anche la pretesa e l’orgoglio di rifiutare in tal modo l’esclusione, l’indifferenza, il disimpegno, l’anonimato e l’invisibilità…tutti pericoli di un individualismo gregario e omologato o psicologicamente e esteticamente "iper".
Abbiamo perciò imposto anche alle nostre abitudini e pigrizie di riprogettare e costruire istituzioni logorate e non solo di ripopolare l’agorà, la piazza, come luogo di incontro , di dibattito e di negoziazione tra individuo e bene comune, pubblico e privato e mai come massa plaudente ad un qualsivoglia "leadere" carismatico.
E non sono questi i valori e le idee che pretendiamo di consigliare o perfino imporre ai futuri "politici di professione" e a tutti i "nuovi" Partiti politici ?
Questa è lo spirito ,anche testardo, che ci ha portato anche con sacrificio delle nostre costruite convinzioni ideali e culturali.E ancora una volta per evitare il fastidioso cicalare pettegolo e commediante e sghignazzante della "servetta " di Tracia di turno sul proscenio farsesco della cronaca ,che,in nome di una accattivante "antipoliticità", imperterrita irride chi si sforza di praticare il pensiero per costruire il "nuovo" strumento istituzionale sopratutto come occasione e spazio di esercizio di nuova democrazia.
Diventa,però, sempre più ineludibile e improcrastinabile , una rielaborazione del concetto e dell’esperienza di "cittadinanza" , di "opinione pubblica" o di "classe dirigente" e della democrazia stessa, non necessariamente colonizzata dai media commerciali in mano ai poteri forti del mercato e dello stato , dalla editoria alla informazione generalizzata.
Il barometro dei diritti di cittadinanza, nel migliore dei casi, indica "variabile". Un capitolo a parte, non per una sua minore importanza nel nostro discorso meridionale e territoriale, meriterebbe l’idea di "una cittadinanza dei lavori" con tutte le sue implicazioni strutturali e umane per la vita dei singoli soggetti nella loro dimensione economica, umana e privata.
Ma è la cittadinanza politica il nostro prioritario interesse che negli ultimi anni ha vissuto una stagione di difficoltà e potenzialità assieme. La politica, nella sua organizzazione partitica elitistica , oligarchica o di massa, ha rappresentato questa centralità in modo parziale e provvisorio e non sempre adeguato per motivi anche oggettivi. Pertanto è diventato non solo utile ma indispensabile partendo dalla soggettività attiva e consapevole, ricreare "reti comunicative" sociali attive che non ritraggono la "morte del soggetto" , la sua dispersione o dissoluzione, o un ripiegamento individualistico nel privato "triste ,solitario y final" culturalmente forte o, peggio, nel consumo edonisticamente passivo o di una sorta di ironico "edonismo reaganiano" fuori tempo e fuori luogo.
In questo non ci basta più la coerenza identiaria e valoriale , o il "pluralismo" di maniera , ben sapendo che " un atto coerente isolato è la più grande incoerenza" come ben insegnava Don Lorenzo Milani del vero ed utile senso della politica sia nella nostra vita conoscitiva che sociale.
Mauro Orlando

lunedì 10 marzo 2008

Il voto :diritto di "non nascondimento"

Il voto: un diritto di ‘non nascondimento’ e di consapevolezza.

La vita politica è ambito della competizione , dello scontro, del conflitto (pòlemos e non solo pòlis). Vale a dire che all’interno di un territorio definito , di una comunità politica organizzata, molteplici possono essere le esigenze, le intenzioni, le opinioni, i pensieri e le volontà del governare. Tutto ciò sta a significare , insomma, che la vita politica è soprattutto e comunque lotta politica. E senz’altro competizione, che però si basa sul fatto che ogni parte porta dei propri argomenti, dei propri convincimenti, dei propri ideali, a proprio favore e in contrasto con gli altri.
Una filosofia politica personalmente potrebbe comunque essere utile a uno specifico e definito compito: quello di elaborare e ricordare a tutti quali sono i criteri definitivi o generali rispetto i quali è effettivamente possibile governare tutte le parti della "pòlis" o della società e renderle "ottime".
Esempi di "città ottima" di "stato ottimo", di "comunità ottima" è la Repubblica di Platone nella filosofia politica antica o classica al di là del fatto che sia realizzata o sia realizzabile.
Anche per le Costituzioni moderne vale il principio che ciò che è ottimo in assoluto può essere pessimo in realtà.
Ogni pensiero politico è , in realtà il modo umano per giungere alla filosofia politica e non viceversa.
Aggrapparsi tenacemente alle grandi e personali convinzioni politiche o alle idealità forti rischia ,però, di allontanarci dalla politica e ci può portare anche a ragionare nella ipotesi di una possibile perdita di contatto con la vita politica nel suo farsi "sangue e carne".
Queste ed altre considerazioni ai margini di quello che è avvenuto ,purtroppo, in Irpinia ed in Campania a ridosso delle candidature delle prossime elezioni e nella traumatica per me e tragica per gli irpini interruzione o rinvio del processo di costruzione del PD.
Le elezioni ,normalmente, sono state di fatto di per sé un rischio di rappresentare una semplice occasione o elemento di circolazione di ceto politico in lotta per il potere locale o nazionale nelle varie articolazione dello stato o delle istituzioni.
La disgregazione dei partiti di massa a base identitaria mette in conto il rischio della trasformazione della loro macchina organizzativa autoreferenziale in una macchina di personalismi localistici, di capi attorniati da fedeli che attendono prebende in cambio di fedeltà,di tutte le forme di clientele individuali e sociali,dei familismi e amicalismi premoderni e prepolitici, delle strumentali identità territoriali a base etniche o culturali ecc ecc.. Anche per evitare o esorcizzare questa recessiva e regressiva eventualità politica si era pensato e progettato il Partito Democratico. Il caso irpino dal mio punto di vista rappresenta una sciagurata convergenza del peggio del possibile. E ora siamo precipitati individualmente e colettivamente ad una sorta di "prestatualità premoderna" dove la lotta per il potere di "piccola casta" marginale e periferica diventa più furiosa , tribale, familistica,clientelare e , fatto più grave , priva di rispetto e di mediazioni culturali che non facciano ricorso ad un fondamentalismo politico identitario e personalistico.Questo non avvicinerà il cittadino irpino alla politica responsabilizzandolo consapevolmente alla democrazia ma lo costringerà alla pratica personalistica di essa. Invece di un passo avanti ne abbiamo fatto due indietro promuovendo ,di fatto , una sorta di "strabismo della rappresentanza che può unire solo nella contrapposizione personalistica anziché nella proposizione culturale e politica. La lotta personalistica non ha mai consentito di perseguire il bene comune , la responsabilzzazione della soggettività politica e della cittadinanza ,del diritto alla scelta consapevole ed attiva della rappresentanza e ,fatto più grave , il possibile riciclo o recupero di "una riserva di lusso" ad incastro variabile e in astinenza di potere a discapito della promozione e la crescita di una nuova,intelligente e capace classe dirigente libera e responsabile anche in Irpinia e in Campania . Una sorta di "tutti casa" senza coerenze praticate e identità autenticamente vissute ma solo per vecchie e pregresse e consumate amicizie nel tempo e nelle consuetudini e riciclate solo "ad usum Delphini".Per fare tutto ciò si rimettono in campo le desuete e vecchie categorie della appartenenza politica e delle storie personali, delle divisioni territoriali per ceto politico e non per progetti coerenti, e "il richiamo della foresta" e delle premoderne categorie politiche che si coniugano intorno al conflitto amico-nemico.
Il laboratorio di idee e ragionamenti per la costruzione del PD anche in Irpinia pensava ad una esperienza politica individualizzata e personale "di nuovo conio" con questa precipua pretesa : farci esprimere per quello che siamo e che vogliamo veramente in modo riflessivo, attivo, consapevole e responsabile.
Abbiamo concretamente sperimentato di persona che la politica può esser in grado di esprimere la nostra ‘individualità’ nella comunità sottraendoci alle appartenenze strumentali, al rifiuto, o al nascondimento , alla visibilità e alla comunicazione con gli altri ,privilegiando e reclamando prima di tutto il rispetto e la non manomissione oligarchica ,autoritaria e personalistica dei diritti fondamentali del nostro agire politico.
Ma tutto non è ancora perso . E allora perché la politica ,ancora una volta, si possa rivelare capace di farci esprimerci nella nostra più intima individualità sociale ,lo si può desumere proprio prendendo in esame e nella giusta e relativa considerazione l’atto politico per eccellenza, l’essenza dell’atto politico : il voto.
Bisogna ammettere che oggi, drammatizzando un po’ il tutto, gran parte della politica fluisce sul voto e rifluisce a partire dal voto. Il voto è nonostante tutto l’elemento fondativo della politica. "Tutto il resto è noia".E’ molte chiacchiere e sofisticherie, agitazione passionale, movimento ancestrale, ma è là , nel voto, che tutto viene ripresentato nella sua forma politica nel segreto della cabina e della propria coscienza politica. Ebbene se questo è vero – e questo è l’unica cosa cui ci metto la mano- allora facciamo che il voto debba o riesca ad esprimere veramente tutto noi stessi , i nostri progetti concreti ,i nostri sogni e le nostre idee democratiche .
Nel seggio elettorale è la politica, o meglio il nostro vero io che la politica, appunto, pretende di esprimere che deve emergere .Nell’atto del voto, si stabilisce un nesso essenziale tra la politica e ciò che ciascuno di noi è al di là dei legami amicali o familistici ma per il bene comune collettivo. Per questo ritorno a dire: la politica esiste per quello che è, con tutta la sua potenza e i suoi limiti, prima di tutto perché mette in gioco noi stessi, sempre e comunque.
Quindi è ciascuno di noi che anche con il suo voto la crea o la ricrea, la fortifica e ogni volta la rilancia e gli dà senso. Anche nella sue forme concrete inadeguate, inattuali o degenerate.
Una cosa posso aver capito con piena consapevolezza in questa ultima esperienza politica e nella convulsa e contraddittoria esperienza di costruzione del PD in Irpinia: nell’identificazione tra ciò che ciascuno è in se stesso e la politica "in carne ed ossa" sta l’elemento di continuità e di conflitto assieme della politica moderna e contemporanea con la politica classica e antica o ,d’altro canto, della politica del realismo ‘effettuale ,pragmatico e riformatore " contrapposto a quella delle idealità radicali e delle identità solo e comunque fondamentaliste.
Perdonate la franchezza ma è la sola cosa che mi rimane e che ritengo utile politicamente in questo momento delicato e difficile per gli irpini.
Mauro Orlando