venerdì 30 novembre 2018

....a bruno e dora...
preghiera da lontano....



Poserò la testa
su una spalla qualsiasi 
da lontano 
per piangere 
lacrime invecchiate
di affetto familiare 
e stima personale 
e farò
un sogno da vecchio
viandante sereno
da sempre in cammino 
dai boschi di Corico
ai giardini di Colono... 
oggi piango 
lontano dagli affetti 
e....
penserò a domani 
all’ultimo saluto
degli amici di sempre..
silenzio di rispetto.... 
“Perché io sogno là,
sogno nelle parole
che non hanno confini,
non hanno età,
nelle parole che
non risolvono il giorno,
ma l’eternità”
….un fuoco di legna
si è spento
nella casa dell’attesa
con sovranità assoluta
di orgoglioso rispetto
del lavoro ... 
una famiglia
cuccioli tristi 
lacrime strozzate 
a conservare cenere e braci
del buon pastore 
all’ultima transumanza 
della vita umana e divina ….
….un angelo custode 
che vola
da sempre 
per l’aria di casa 
e nei sogni ….
l’incontro 
desiderio curato
ogni giorno
Chi sarà a raccontare?
“quei due che insieme vanno
E paion sì al vento esser leggeri”
Chi sarà?
Sarà chi rimane....
io seguirò 
questo migrare
con spirito e sostanza di sogni 
seguirò
questa corrente di ali
che si incrociano 
si abbracciano 
si baciano 
con l’amore discreto 
come una volta 
da qualche parte
nei cieli luminosi 
dei nostri desideri
tra dolori e letizie 
di nuove eternità…

mauro orlando

lunedì 19 novembre 2018

.....di mauro orlando


....la lingua della " poiesis" e la lingua della " sophia" sono lingue " sorelle" che amano la " aletheia-verità" come lo " svelamento" del bello che è negli uomini, nella natura, nelle cose..a differenza della idea di Platone che voleva espellere dalla " polis" i poeti perchè corruttori dei giovani da educare al " logos" sovrano assoluto...e allora solo " il pensiero poetante o la poesia pensante " può.recuerare la capacità percettiva-conoscitiva di cercare ...trovare e vivere...

.l' anima o il genius loci dei " piccoli paesi" e la capacità conoscitiva ed emotiva di scoprire e alimentare la " intimità" del fluire puro e comunitario del ruscello e limitare la " distanza" immunitaria di pozzanghere stagnanti ed autoreferenziali.Sentimento, passione , percezioni, idee come " eidein-visioni" per una economia che recuperi il suo cuore emotivo e utopico come " oikos nomos" ordine felice del vivere in comune.....con " eudaimonia- felicità" che è ordine dei "daimon" individuale e comunitario che " dilata l' anima" di un paese....arieggiando .aprendo case non rinchiudendosi nel privato ammorbante e immunitario delle grandi metropoli della " modernità incivile" a " contrazione emotiva



Comunità ruscello contro comunità pozzanghera
Bisogna partire dalle percezioni più che dalle opinioni. Ci vogliono risorse e ci vogliono visioni: intimità e distanza, scrupolo e utopia. Le aree interne, le terre alte dell’Italia non sono luoghi minori, sono luoghi enormi. E solo una clamorosa miopia geografica porta a renderle invisibili pur essendo il cuore della nazione.
Occorre aprire porte che non ci sono, esercitarsi nell’impensato, essere rivoluzionari se si vuole riformare anche pochissimo. I paesi non moriranno, anche grazie ai loro difetti, grazie al loro essere luoghi che tutelano le malattie di chi li abita. In paese si fallisce, ma in un certo senso non si fallisce mai perché si fallisce a oltranza. È come dormire sempre nelle stesse lenzuola. Arieggiare il paese portando gente nuova: il paese deve tenere assieme nativi e residenti provvisori. Questo produce una dinamica emotiva ed anche economica. E la dinamica è sempre contraria allo spopolamento: bisogna agitare le acque, ci vuole una comunità ruscello e non una comunità pozzanghera.
Bisognava aprire emotivamente i paesi, dilatare la loro anima e invece la modernità incivile degli ultimi decenni li ha aperti solo dal punto di vista urbanistico: si sono sparpagliati nel paesaggio, a imitazione della città, ma è rimasta la contrazione emotiva. Il paese va aperto tenendolo raccolto. Lo sviluppo locale si fa ridando al paese una sua forma, ricomponendolo, rimettendolo nel suo centro. Lo sviluppo lo può fare chi attraversa il paese con affetto, non chi ci vive dentro come se fosse una cisti, un cancro.

giovedì 1 novembre 2018




"……E subito riprende
il viaggio
come
dopo il naufragio
un superstite
lupo di mare"



…una sorta di racconto “sulle orme di Ulisse” dopo il suo ritorno ad Itaca.Non c’ è una guerra di Troia da esibire e neanche una lunga e imprevista odissea da raccontare .Solo la vita di un “capitano” in disarmo che vive con ironia e distacco il suo ruolo in commedia non alla ricerca di una nicchia nella Storia  ma un protagonismo delle piccole storie  che gli fanno compagnia nella solitudine,la nostalgia e il ricordo. Personaggi non solo di contorno ma essenziali ad un racconto  polifonico con il gallerista ipergrescaino e il portiere inconsapevole di un proprio destino con la morte in modo lieve e non tragico e il nodo di tutta la vicenda raccontata  nella epifania di un ricordo non consumato di una amore adolescenziale  per dare vita e senso alla sua contemporaneità  a rischio di sciatteria,cinismo e banalità. cercare il mare aperto  senza cercare ansioso o timoroso il porto e senza immiserire la vita nel timore di perderla o riacchiapparla dalle sue radici…
la lingua non solo per dire le cose ma la lingua della vita conciliante ed insolvente,provvisoria e infinita …profonda e superficiale
un viaggiare  come  occasione di partire sapendo che poi la nostalgia dei luoghi dell’infanzia e i ritorni mai definitivi per non farsi schiavi di se stessi per proprio amore…. Nella fuga  per non morire  o vivere,essere e stare fermi..
Ulisse e Giasone odissea e argonautica viaggio in circolo per un nostos verso una donna….viaggi non dell’oblio ma del ricordo della nostalgia …di un ‘nostos’ incancellabile  e profondo….
Una lingua senza spigoli   ..linguaggio,forme espressive,scelte tematiche occasioni  poetiche particolari… mai una maniera che si gioca tra la sociologia e lo stile …sempre letteratura come vita vissuta o pensata…una personale esposizione creativa…le parole non hanno mai un suono equivoco o accattivante esilio nomadismo,viaggio mai con suoni eqivoci ammaiccanti ma insieme facile e ambizioso,intelliegente e ingenuo,soffrente e baldanzoso….un esilo con il vento in poppa  ma sempre conservando un sguardo dalla terra ferma…una frequenza mai insistente e ricercata ai richiami culturali ,come se tutto nascesse da spunti e occasioni letterarie,figurative o musicali o a queste fanno da pretesto i suoi autori preferiti o amati….Rilke…….
Non corre però mai il rischio di intellettualizzare il tutto nei suoi racconti più evocativi che espressivi ma che nascono da una ,pensata ecostruita nel tempo, educazione del proprio sguardo, sempre come puri eespresioni dell’intelligenza particolare e profonda, ogni piccola inchieta è esempre  sul senso dell’accadimento,del paesaggio, di persone e oggetti, di un ricordo o di una passione conservata nella integrità e nei risvolti della propria anima inquieta nella curiosità.
La realtà, le persone ,le cose ,i fatti sono sempre posti se non come questione prima ed ultima dei loro significanti…come una sorta di punto di incontro o appuntamento del destino tra una situazione esistenziale determinata e un desiderio di conoscenza unificante mai assoluta ,metafisica…teologica.
Il rapporto tra l’unoe il molteplice,tra fissità e divenire,tra estraneità e partecipazione,tra lo sgaurado,le cose e gli uomini
Non c’è mai irenismo,voltarimo o enfasi nel suo raccontare  più le anime che le persone o le cose per un ricerca astratta di comunione con il mondo intero ma con le singole persone eo cose o luoghi dell’anaima
Parlerei per i suo lingaiaggio più del monta liana “occasione spienta” piuttosto che nell’epifania del loro significato e le sue parole mai solo descrittive si riempoino di senso  e musicalità  quanto più si diciarono le loro inadeguatezze,inadempienze,insufficienze in una sorta di ironia e ditacco metafisico ,religioso mai teologico…
Ci sono parole che riflettono pensieri speculazioni religiose, altre che evocano suono e sensazioni ritmiche e melodiche altre che ingrado di unire una sorta di misticismo terreno,dimensioni e vocazioni teatrali,ricordi evocati evissuti, affetti familiari e territoriali…in una presenza  nel quotidiano di persone vissute,paesaggi probabili percepiti come desiderio o anelito coltivato nella memoria con personale selezione.