sabato 8 dicembre 2018

ancora "poiesis" e "sophia"
di mauro orlando

La filosofia dell'arte di Martin Heidegger è quella che si usa chiamare "l'altro inizio" del pensiero strettamente filosofico. L'arte diventa l'elemento centrale di qualsiasi discorso che voglia investire il problema e la funzione della stessa filosofia tout court. " Arte : l'addicevole portare alla luce la stagliatura del nascondersi-recondersi nella con-figurazione" 
E la lingua ne é “ il cuore della rotonda verità “ non solo nella comunicazione verbale nell'oralita’ ma anche nella comunicazione scritta a cominciare da Platone. Negli ultimi anni gli scritti di Heidegger continuamente fanno emergere con straordinaria chiarezza la fondamentale questione del linguaggio e indicano proprio nell'estetica e quindi nell'arte come forma di espressione e comunicazione le chiavi di volta della stessa filosofia .L'origine dell'opera d'arte ...del 35-37 di Heidegger ha bisogno di una interpretazione testuale ma anche simbolica ed esemplare di una “ svolta “proprio perché segna il nuovo inizio fondamentale nella stessa filosofia dopo “essere e tempo” che si era andato delineando negli anni negli anni 30 come scritto-silloge in occasione della corsa alla conquista di una cattedra all'università .Invece ne “l'origine dell'opera d'arte” i c'è una decisiva mutazione di prospettiva che si genera nella centrale funzione del “ linguaggio” nella stessa filosofia. Heidegger ha bisogno di una particolare esplicitazione dell'interesse dell’ estetica non come semplice articolazione del pensiero filosofico tout court.Ll'estetica diventa il cuore del pensiero heideggeriano e quindi anche il cuore della stessa filosofia.Naturalmente la filosofia da essere tempo presenta tutti gli elementi di una continuità e di una rottura nel cammino della stessa filosofia alla riscoperta dell’ Essere che come pensavano i greci “ amava nascondersi” nelle cose naturali ed artificiali.Nel pensiero si verificano “ rotture evolutive” non di tipo positivistico ma teoretica.La filosofia attraverso il recupero della lingua della “ poiesis” che ha conservato un suo rapporto emotivo e percettivo con la natura delle cose.Torna centrale il problema del linguaggio nella vita emotiva e conoscitiva dell’ homo sapiens sapiens. E allora c'è bisogno di una traduzione e comprensione esplicativa di questo saggio fondamentale che ci riporta alla scoperta del linguaggio non solo come mezzo sia nella poesia che nella filosofia , non piu’ “ sorelle nemiche” come pure aveva pensato Platone...ma “ sorelle diverse” con lo stesso compito di raccontare il viaggio emotivo e percettivo nelle cose della “ poiesis” e il viaggio conoscitivo e analitico delle cose nella “ sophia”. Il linguaggio diventa lo strumento fondamentale all’ in giù in poesia e all'insu’ in filosofia per riuscire a svelare quella che è la verità (aletheia) dell'essere e tirarla fuori dal suo nascondimento.La poesia in una verticalità che va al profondo delle cose naturali e materiali e della dello stesso uomo mentre la filosofia con il suo “Logos “che tutto cerca di rimettere in ordine secondo un ordine universale del cosmo che deve seguire necessariamente il passaggio 
dal kaos della realtà nel suo ordine naturale e formale.Il fine non ultimo ed escatologico di riscoprire quello che è l'essere nascosto nelle cose….che non è il “ motore immobile” aristotelico e neanche il “ deus dive natura” spinoziano una fenomenologica ricerca e svelamento di un “ essere che è e non può non essere” nel nostro viaggio in continuo divenire nel mondo….attraverso i chiari di bosco...la evidenziazione dei “segnavia” nei “ sentieri interrotti” e i momenti di pausa e di ripensamento “ nelle radure” del riposo e del piacere del vivere in comunione sacra con l'essere stesso.

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