lunedì 29 gennaio 2018


.....l'ultimo spettacolo!
 di mauro orlando

 ...... a volte ancora mi chiedo chi sono questi “populisti”, “antipolitici”, “antipartitici” che hanno abitato il Parlamento con le loro facce oneste,pulite, serene, convinte……da “casalinghe di Voghera,pastori abruzzesi,contadini lucani, servette di Tracia o di Valdobiadene…..”…….nonostante i ghigni sfottenti e tacagni del loro capocomico genovese in contumacia e la maschera spenta del mediologo aziendale Casaleggio junior.... da mistero tragico-buffo si è trasformato in farsa ….. sono facce e posture di gente normale,tragicamente banali, sono giovani normali e quotidiani….icone superficiali che non si faranno mai mito . Da dove nascono e come sono cresciuti , figli di un dio minore,scarti di falegnameria da ardere …senza ambizioni ma pieni di risentimento,rabbia, incazzatura…benevolenza e disponibilità a consumo …Chi li ha messi su quella buona/cattiva strada? Una volta si parlava di “cattivi maestri” letterari o filosofici oggi al massimo si può parlare di “cattive compagnie televisive e di satiri senza satira e morale I nuovi canovacci fescenninici sono mediati dai .i risolini nervosi e neocinici del “ricciolone” Mentana …..la teatralità furbesca e mediterranea del “Masaniello di provincia” Di Maio armanizzato per l'occasione ….le cattiverie rancide e i risentimenti gastrici giudiziari del “fattorino delle procure” Travaglio …e il “clone di riporto” ex tutto oggi aspirante parlamentare Paragone o le subrette della palestra agonistica del terzobbottismo di “sinistra” di Ballarò and company…..giù …giù …giù fino ai cloni degli scantinati o soffitte di partito “centellinati” da terza repubblica su RAIuno,Raidue,Raitre ...i "vari ed eventuali" ,Luzi,Gomez,Barbaceto,Beha e chi ne ha più ne metta.....… purchè rigorosamente mascherati da ..... .antipartito,antipolitici,antidemocratici ….anti… quanto basta e “last but not least”… tutta la compagnia di giro e comparse che occupano le obbligate serate televisive pubbliche e private berlusconiane e affini di ex portaborse fininvest ( la 7)…..mattina,pomerigio e sera . Sono persone che vogliono, vorrebbero cambiare quel Paese lì, quello che gli ha rappresentato tra una risata e un ghigno … “Report”, “Piazza pulita”, “Samarcanda”, “Servizio pubblico” “la gabbia” etc etc – sotto le mentite spoglie di un giornalismo d’inchiesta , di smascheramento, di protesta in un sistema dell’informazione addomesticato, omologato e omologante , padronale a prescindere, neocinico che , in mancanza di vero esercizio di informazione democratica e deliberativa tante volte abbiamo bevuto acriticamente appesantititi dagli anni e delle lotte perdute nelle nostre comode poltrone e sofà , con il risultato che alla fine quelli della mia età per non star male ad oltranza non lo guardano più oppure allargano le braccia e dicono “non c’è più niente da fare” nascondendosi dietro ad un cinismo salvifico e inattivo . I nuovi “populisti etc etc ” grillini, neoleghisti, postcomunisti….sono i nuovi cittadini italiani i quali non vogliono più continuare a vivere in questo paese e che invece di curare le sue magagne le contempla compiaciuti ed esausti e non ha più la forza e la voglia di arrabbiarsi e combatterle . Saranno ingenui,inadeguati, inattuali, disarticolati….. non ce la faranno, cambieranno idea, non lo so, ma non vedo la ragione di essere “preoccupati” più di tanto .Il futuro e il meglio è passato e non c’è rimedio al peggio. E spero che un giorno tutti quelli che non vogliono più vivere nel paese da incubo che ci hanno fatto vedere e rappresentato con documenti veri o falsi tante volte, si mettano d’accordo, in qualunque partito o movimento siano. Su che cosa non sono d’accordo.Il potere vero ,economico o politico Leviatano o Behmoth che sia .... cambia aspetto-maschera ma non sostanza per far specchiare le nuove allodole della storia , alla lunga non tollera gli sciocchi e …lo scherzo, il gioco, la fantasia, l’immaginazione dei propri sudditi fino allo sfinimento .E che come sempre ha fatto nella storia farà a meno del popolo che non ha saputo approfittare delle “libertà formali” della democrazia rappresentativa o diretta che sia. Alla mia non più tenera età dico “col senno del prima” : “non ce la faranno mai”, ma almeno per un po’ ….solo per un po’ ….non avranno peggiorato la situazione in modo irrimediabile. Tutto in natura si rinnova e si distrugge anche se non sempre migliorando. Ed io potrò affrontare il ciclo naturale del morire non più incazzato ,deluso, impotente come sono adesso ….. consapevole che per un non piccolo periodo della mia vita pubblica anch’io avevo pensato di ribaltare i tavoli del potere e cambiare il mondo e poi …deluso e disilluso negli ultimi vent’anni ho vissuto e partecipato all’età dello spettacolo e delle finzioni anche con buoni capicomici,nani e ballerine smaliziate.......girando in tondo come dervisci ingenui e testardi .Ora non dietro le quinte, nè dentro l'abitacolo del suggeritore , lasciamo il teatrino della nuova politica a nuovi saltinbanchi che non hanno sparso una goccia di sangue per riprendersi la scena nè con tragedie ma solo con farse di infimo spessore teatrale e con dilettanti allo sbaragli e compagnie di giro da basso impero....a volte con gli stessi canovacci ma con attori , comparse e pubblico sempre più scadente e istupidito…..c’est la vie…mon cher ami! Natura non facit saltus…tutto questo però senza il mio consenso! 
 mauro orlando

martedì 16 gennaio 2018


...eterie barcuziane di un poeta attivo e un filosofo inoperoso..... 
di mauro orlando 

 Le chiacchierate barcuzziane filosofico-poetiche con Roberto sono "en plein soleil...sur l'erbe" non segnate dal languore mercuriano delle "notti attiche" di Aulio Gellio che pur amiamo. Il cuore dei piccoli "convivi o eterie a due" tocca sempre la relazione tra le parole e le cose intuite dal poeta e pensate dal filosofo:Per entrambi fa parte del senso e la forma una ispirazione, un sentimento , una passione , un sogno nelle varie espressioni di un pensiero poetante o di una poesia pensante. Lo dice bene in una piccola poesia Emily Dickinson : “Per fare un prato/ basta un trifoglio e un ape/- un trifoglio un ape e un sogno-/ Il sogno basterà/ se l’ape se ne va/”. Il sogno è il contesto che crea fa dunque accadere il miracolo di far corrispondere la parola alla cosa....la parola alla musica ...la parola al racconto o all'analisi. Questo rapporto è un mistero inaccessibile o difficile ai più: perché c’è un sistema delle parole e un sistema della realtà, le due cose obbediscono a due leggi diverse e non si identificano, eppure tra loro c’è un rapporto “d’amorosi sensi”...o "koinonìa". Senso e Koinè percepito o pensato. Il poeta può penetrare in questo rapporto con il sogno e l’ispirazione e con una necessaria disciplina tra le parole che affluiscono al suo richiamo per portale nella direzione voluta,quella necessaria per creare un immagine mentale o sentimentale . L’immagine dopotutto serve a trasformare e trasmettere una emozione.. Ma per cerare una emozione non bisogna necessariamente essere emozionati.. Bisogna farlo a mente calma, in tranquillità....come pensa e analizza il filosofo .Per comunicarla bisogna fingersela -dice il poeta -dopo averla provata ,però.”Il poeta è un fingitore/finge così completamente/ che arriva a fingere che è dolore/ il dolore che davvero sente” Pessoa. .....Per figersela è necessario- insiste il filosofo-esteta- la padronanza di una tecnica, un modo di operare, una consapevolezza e un sapienza acquisita o innata della scrittura, oltre naturalmente al talento umano ( l’intelligenza del cuore) e al talento letterario ( l’intelligenza delle parole) diversi da un poeta all’altro. Emozione “calda” come in Dikens, “fredda” come il Laclos “intellettuale come in Borges, “letteraria” come in Gadda. Virginia Wolf chiamava “ momenti di essere” quei momenti in cui più intensamente la vita si rivela attraverso una parola, un gesto uno sguardo, il colore di un paesaggio, un qualsiasi minimo indizio. Difficile scrivere sempre con sincerità e “sottovoce” ----mi confida Roberto....Capisci cosa intende un poeta per "sincerità" ? Nessuna ricerca di effetti, tecnica versificatoria, nessuna bravura, ma la nuda verità, come solo un bugiardo inconsapevole può dirla..... T.S.Eliot parlava di un metodo “correlativo oggettivo” cioè un analogo dell’emozione, ma impersonale, qualcosa che senza identificarsi col fatto o l’evento che ha provocato l’emozione, lo evochi o lo suggerisca, in altri modi paralleli , lo faccia cioè percepire con i sensi o con l’immaginazione in modo indiretto. Il poeta deve essere ispirato.sì, dal sogno ma deve essere anche uno stratega, deve essere insieme intuitivo e calcolatore come un filosofo . La letteratura infine non è niente altro che “scienza delle emozioni”, è la nostra storia più intima nella quale ci riconosciamo, ricollegando i nostri sentimenti e le nostre passioni a quelli degli uomini che ci hanno preceduti.Una "weltanschaug-concezione del mondo" che nasce nella esperienza quotidiana del vivere riflessivo e consapevole dando risposte alle domande filosofiche per "sentieri" diversi hanno il viaggio comune di una vita "kalòs kai agathòs" nel bosco del "bello e del buono" Solo chi sa sentire ciò che è stato può sperare di sapere anche chi è nella sua essenza .
.... mauro orlando

in una notte di insonnia aforistica ....ho incontrato Gadda e...... 
di mauro orlando 

.......non saremo mai i personaggi che avremmo desiderato di essere in un libro scritto da altri ma quelli che in realtà siamo....scrivere grande idee con le parole giuste...idee lunghe con parole corte....una foglia...una porta ...un cane ....cade...cigola...abbaia....lentamente.. stridente....fortemente.....a caso parole ....verbi ...avverbi ...oplà il gioco è fatto....il fiume e l'essere ...lo spazio mobile e il tempo immobile....il vento aria che corre incolore e inodore.....una saetta ....vento infuocato più veloce della luce nella notte.....la freccia d'amore non fa rumore ma dolore.....i colori vinaccia di un tramonto boreale non hanno i riflessi del rosso del sangue di un uomo innammorato...il canto delle parole di una poesia di un trovatore provenzale si specchia e si bagna nella tristezza degli occhi in lacrime di una castellana abbandonata dallo sposo guerriero....il ritmo di un clarinetto blues muove i piedi a un vecchio professore di filosofia depresso....nelle nuove case editrici non c' è spazio per le parole che nascono.dalle viscere insanguinate di un vecchio poeta e scrittore che rimpiange il passato perchè non riesce a pensare al futuro....i geni sregolati oggi si sprecano liberameente su facebook per disistima e paura degli " editors professionali" o delle "innumrtevoli scuole di scrittura creativa" ai tempi del colera mediatico.....i ruoli tragici ci sfuggono di mano e la farsa e la commedia pullulano ma ci annoiano....eppure è sempre tempo di una buona commedia dopo i dramma borghesi dopo Schakespeare.....i sofisti hanno riconquistato lo status di potere salvifico e utopico in mamcanza di profeti ....veggenti.... mistici ..poeti....idealisti o metafisici per una crisi cominciata un secolo fà......mancano scrittori o filosofi con complessi di superiorità e in preda a manie di grandezze di un "ego" spropositato e ingovernabile...io...io...io...io...pronome ingovernabile ...e il. tu egli noi voi essi......il demone della scrittura ha delegato Pigmalione a aprire case editrici come ultima risorsa.... rimedio...o supplenza alla sconfitta dei salotti parolai psicamalitici o ai corpi chimicamente ospedalizzati.....per scongiurare i vecchi manicomi si riaprono ambulatori per sorvegliare e punire reprobi e smemorati di alzeimer e demenza precoce...in mancanza di poeti e cantautori si aprono cattedre universitarie di " forme di poesia per musica " e per penuria di sceneggiatori registi pullulano scuole di "parole per immagini in movimento"....gli scrittori puri colpiti da narcisismo corale leggono.manoscritti trovati nei propri.cassetti che non sanno di aver scritto in gioventù e mai pubblicati...per autismo consapevole e responsabile.....

lunedì 15 gennaio 2018


ancora logos e mithos.. Apollo e Dioniso..

ancora logos e mithos..

Apollo e Dioniso... l' eterna ricerca di armonia....tra " la divina bellezza" e " l 'esaltazione dello spirito libero"...."un conflitto" creativo che si evidenzia anche nel modo greco di "vedere in profondità -orào" scrutare ltre il velo di Maia....e l il guardare abitudinario e in superfice "skopèo"..... insieme identità e differenza. Qiesta " coincidentia oppositorum" che il senso comune chiama "kaos" non è un terzo modo di guardare che media e appiattisce negando i conflitti...gli opposti ...i diversi stati del reale e i moti dell' anima....La stessa sorta è capotato alle parole "logos" e "mithos" che sono state lette come antitetici e contrapposti modi di vedere il mondo...gli uomini ...le cose..
Una ricerca di armonia non è un " velo di Maia" cinico e baro e non svolge cioè la funzione che ha la contraddizione nella dialettica formale hegeliana che ha avuto un grande seguito nella distinzione della filosofia estetica crociana .La poesia e la sua lingua sono state le vittime sacrificali di questa errata " weltanschaug" idealistica.Nel pensare con Eraclito l’armonia, imvece ,il pensiero occidentale in un certo senso non si distingue dal pensiero orientale. Il taoismo cinese è una filosofia dell’umiltà, capace di avvertire e rispettare i limiti dell’uomo di fronte al Mistero, insieme però esso sa cogliere l’equilibrio armonico della realtà in una dialettica che non ha le pretese di un sapere assoluto.....
mauro orlando
. l' eterna ricerca di armonia....tra " la divina bellezza" e " l 'esaltazione dello spirito libero"...."un conflitto" creativo che si evidenzia anche nel modo greco di "vedere in profondità -orào" scrutar

domenica 14 gennaio 2018


Il filosofo come "dono": l'esempio di Socrate 

di mauro orlando

 Il "dono" e l'"atto di donare", nella loro comune e banale ricorrenza, attraversano i Dialoghi di Platone in molteplici luoghi , disegnando un panorama che merita di essere analizzato con cura.Per ora prendiamo in considerazione solo alcuni passi, a partire da quella che, nell'economia narrativa dell'opera platonica, può essere ben definita la "scena originaria" della filosofia. Si tratta del "processo a Socrate" raccontato nell'Apologia. Nel corso di questo testo che, com'è noto, racchiude l'appassionata autodifesa del filosofo nei confronti dell'accusa di non venerare gli dèi della città e di corrompere l'educazione dei giovani (l'accusa - lo sappiamo - avrà successo e questo processo si concluderà con una condanna) Socrate, verso la fine del discorso che precede la prima votazione dei giudici (le votazioni saranno due) rivendica il suo ruolo e afferma di essere il "dono del dio"(dòsis toù theoù) alla città di Atene e alla comunità di appartenenza. Ciò che il dio dona è il filosofo e la sua incessante attività critica descritta, nelle pagine del dialogo platonico, con la celeberrima immagine del tafano che pungola i fianchi della città. Questa attività critica - Socrate lo diceva all'inizio della sua autodifesa - consiste nient'altro che nel "dire la verità"....senza se e semza ma ...si direbbe oggi . La vocazione del filosofo, il dono del dio alla città, è il "dire la verità alla città". Il filosofo, cioè, non è soltanto colui che cerca la verità - un analitico della verità, diremmo, come il sapiente presocratico o lo scienziato moderno -, ma è colui che trasforma questa ricerca e i suoi risultati in un'azione, in un'incalzante opera di verità offerta agli altri, in una provocazione degli altri. Il dono del dio è, quindi, la funzione critica della verità. Questa non è soltanto un dono nella prospettiva della sua origine (il dono del dio), ma ha anche la caratteristica di gratuità del dono "in actu exercito", ovvero nella dedizione con cui Socrate si prodiga nell'opera di verità. Socrate trascura tutti i suoi affari e, lo stanno vedendo i cittadini di Atene, rischia persino la sua stessa vita in nome della vocazione critica a cui è stato chiamato. La funzione critica della verità è, dunque, un atto disinteressato, che non si sottopone al registro dell'avere e del possesso. Le pratiche di verità di Socrate sono il suo "stile di vita" modellato secondo la verità scoperta non una volta per tutte e da donare agli altri.la ricerca della verità è un modo di guardare, intelligere, scrutare, scrutare il mondo esterno e viverlo nella sua sua provvisorietà di scoperta.La "verità-aletheia" è un doino per sempre che , non produce, per Socrate , né profitto, né compenso. Il testimone della verità di Socrate è la sua povertà (penìa), così come, di qui a poco, testimone di verità sarà la sua capacità di rimanere nel carcere e di rispettare le leggi, benché ingiuste (Critone) e, in seguito, di affrontare la morte senza cercare di mettersi in salvo (Fedone). La rinuncia alla libertà e la rinuncia alla vita, che accompagnano la parabola finale dell'esistenza di Socrate, sono il seguito stilistico di una vita improntata sul registro del disinteresse e dell'abnegazione. Benché altrove, come nel Teeteto (dove Socrate dichiara di aver ricevuto in dono dal dio l'arte maieutica della madre (Teeteto 210c) o nel Liside (dove Socrate afferma di aver ricevuto dal dio il dono di capire al volo chi ama e chi è amato (Liside 204c) il filosofo sia colto anche come benficiario di doni, il contraltare del dono di Socrate alla città è la sua povertà e la sua radicale rinuncia al registro dell'avere.

sabato 13 gennaio 2018


per un vecchio amico ...professore di latino e greco.... 
di mauro orlando

.... in un piccolo paese come Santa Maria di Castellabate…...vivi e respiri il bello al suo meglio di luce...colore...sapori...profumi ....parole...sentimenti...passioni ed anche dolore e sofferenze dell' anima....ho conosciuto anni fa un vecchio professore di latino e greco ....mi parlava con incanto amoroso di Virgilo ..il mantovano e dell' “otium” poetico di "Titire ...recubans sub tegmine fagi et modularis avena"…suonare il suo aulo all’ombra di un faggio…. suo sogno di un nord padano georgico e bucolico ...io gli parlavo di Catullo…mio dirimpettaio a Desenzano del garda e della sua cara " poene insularum Sirmio..insularumque ocelle"….. la bellezza del suo “buen retiro” e il suo amore complicato tra un “amo et arceo” per la bella e leggera Lesbia...mi raccontava dello stupore di sapere che a punta Licosa si è consumato l’amore non corrisposto e il racconto mitico di un amore dolorante lirico della sirena Leucosia ....abbandonata da Odusseus ...lo scaltro eroe di passaggio nel “ greco mare in cui nacque Venere” nelle antica terra del Cilento mediterraneo e il ricordo archeologico della “porta aurea” attraversata dal carro della filosofia che portava nientemeno che l’Essere e che ad Elea ha visto discutere di “Essere e divenire” nientemeno Parmenide il protofilosofo con il paradossale Zenone....che belle e liete occasioni di condivisioni…koinonie…empatie e scambi di amorosi sensi tra generazioni diverse ed eguali….. abbiamo vissute in questi anni di " buen retiro" cilentano..lui innammorato curioso della " modernità" del nord Italia ....io ....emigrante scolastico e privilegiato al Nord della modernità “magnifica e progressiva” gli enfatizzavo il mio “nostos” culturale per le terre meridiane e interne " principio lirico e filosofico" della mia anima viandante e paesologica..gli confidavo che a Santamaria mi richiamava la figura mitica del virgiliano “vecchio di Gorico”..l'antica Paestum..al “termine della mia fatica….extremo ni iam sub fine laborem”….. ."Atque equidem, extremo ni iam sub fine laborum vela traham et terris festinem advertere proram…citavo a braccio e accennavo a una condivisa traduzione... "E certo, se ormai al termine della mia fatica non dovessi ammainare le vele e dritta puntare la prua verso terra, forse canterei l’arte di rendere fertili e di ornare i giardini, rosai di Paestum due volte all’anno in fiore; come l’indivia si anima bevendo ai ruscelli e l’apio verdeggia sugli argini, o come attorcigliato in mezzo all’erba cresce gonfiandosi il cocomero; senza dimenticare il narciso d’autunno, lo stelo flessibile dell’acanto, l’edera pallida, il mirto innamorato delle spiagge...."…outopos senza ideologia …...e non ancora tranquillo viaggio di un Edipo che conosciuto il gioco doloroso del suo “destino” si avvia ad incontrare il dio nei giardini profumati e luminosi di Colono ..i suoi ricordi di professore di latino e greco a scuola sono legati tutti al bello nelle parole della poesia e della lingua come letteratura con una palese riverenza al "logos-parola" della mia “ancella philosofia”...l' estate scorsa è stato colpito da uno stato di tristezza saturnina nella sua vita intima e semplice....l ' ho incontrato più volte in questo mese...una mestizia dolorante e una tristezza addolorata ha preso possesso del suo corpo ...del suo volto ...dei suoi occhi ...della sua anima...poche parole dette con immediata semplicità e pesantezza assieme " il dolore e la sofferenza ....mi ha confidato con disarmante tristezza....hanno invaso e sottomessa la mia anima...ci sono cascato come un fesso qualunque!"....niente o a poco è valso ricordare l' ottimismo non di maniera della "ragione" hegeliana che nel conflitto dialettico "servo-padrone... evitava con il "lògos" la possibile servitù al “daimon” insidioso, sensibile ed emotivo del sentimento che incappa nelle maglie della rete "depressiva" e si sente perduto come in stato definitivo dell'anima ferita… come in un tunnel nihilistico senza chiaroscuri e senza uscita... Difficile avvicinarci con condivisione e rispetto ad esperienze di vita irretite nel mistero del dolore e della tristezza dell'anima.... ricordando la gioia, la letizia, la esudaimonia-felicità e la speranza pur nella fragilità del bello poetico e letterario ….le parole vive aiutano e non risolvono....danno un senso di buona e bella umanità nelle relazioni amicali e ci ricordano della necessità di uscire dalla nostra soggettività….. “monade senza finestre”.. autoreferenziale dalla nostra identità e dalla stessa nostra solitudine senza il segno della alterità...koinonia...comunione e empatia...di vita emozionale e razionale individualistica...E’ in queste situazioni .spesso ti crolla addosso un triste sconforto e pensi che anche " la parola" rischia di morire appena detta se non sentita e vera ....ma in questa occasione speri che per miracolo comincia a rivivere nell'altro addolorato e triste anche senza sapere come e perchè....sai che accade solo per fede nella parola umana....leggera e profonda della poesia che ha coltivato la sua anima che ci ha riempito di bellezza e leggerezza per tutta la vita.... evitando il nulla che ci disincanta e amando il mondo che ci incanta e ci forma...tenendo sempre lo sguardo fisso ... vigile sulle cose e le persone del mondo senza slegarsi allo stupore e alla meraviglia per i fatti normali e quotidiani come fossero sempre “ avventi straordinari …unici e irripetibili”....coltivando una ragione che non si accontenta di una ragione quando si fa cinica e cattiva o distaccata e stoica....la cultura diventa in questo caso un abito aderente al corpo e all'anima come una “forza-dunamis” del sentire che influenza le scelte umane più della ragione filosofica. Il sapere che si fa “debole e arreso” nella sua provvisorietà vitale che si defila dalla "identità" forte e strapaesana che si accontenta di sè e del suo potere di riscatto o di comando con l'avallo del pregiudizio dei più.Un sapere dallo sguardo lungo e profondo che con la sua saggezza ordinata e caotica si fa distaccata e benevolmente altruista. Ho inseguito per una vita intera il mio “io” lirico e altruista e da parte mia con l'insegnamento ho cercato di comunicare il valore dell' inquietudine....l' uso senza abuso pregiudizievole del dubbio e del sospetto....il modus e il senso della rabbia, delle provocazioni, del conflitto e del dissenso, del gusto del paradosso e della ironia, la necessità della lotta come essenza della vita... per me e per gli altri. Assicurandomi insieme una misura etica di contenimento e di ordine (nòmos)...di pacatezza, di distanza, di chiarezza non retorica o sofistica .Ho pensato al " conflitto-pòlemos" come condizione e occasione per crescere in “communitas”…senza “immunitas” discriminatoria e razzista….un vivere come esito irrinunciabile piu che inevitabile...un comprendere senza simulazione e autoinganno. Oggi “la crisi” imposta da altri con potere di “controllare e punire” ci impone un nostro presente ossessivo ...alienante e depressivo.Un presente sempre presente… ci confonde e non ci attrae e stimola a una " sfida cognitiva o etica" ……in una sorta di “tsunami” di postmoderno, di globalismo, di omologazione coatta senza Pasolini.La cultura e la politica nella piena di informazioni ai tempi della riproduzione tecnica.. hanno messo a nudo e all' angolo un pensiero poetante e emotivo e una pratica della " vita activa" che rendono inattuali gli stessi concetti di tradizione, innovazione,progresso, sviluppo, innovazione e...rivoluzione.....in uno sguardo e un tempo verticale …immobile e interiore, fuori dell' orologio di una Storia scritta da un “padrone con i suoi “arcana imperi” che ha infettato culturalmente anche il senso di un viaggio nell' immaginario geografico " orbi terraque" con l’assillo curioso della scoperta o della “apocalypse now” della coscienza infelice occidentale ma nella nella “ipostasi dello spazio siderale... allora anche le sue mappe ricche di incogniti e metafore risultano vecchie ....asfittiche e illeggibili....la nostra esistenza attuale non determina più curiosità… emozioni...sentimenti e passioni lunghe che regolano il sentire e le percezioni con un pensiero poetante o una poesia pensante nel fare esperienza del mondo e delle persone....siamo prigionieri di labirinti creati da altri tra rebus e algoritmi del pensiero ripetitivo e vuoto di un comunicare perpetuo in una connessione costante a un invisibile nulla ...dove la memoria o il ricordo non sono trama e racconti di un passato che non passa e non aiutano a vivere il presente né “come eterno ritorno dell’eguale” né come un “finalismo” eteronomo e autoritario.Un sapere che nasce dall’esperienza che sa prevedere e programmare il futuro....utopico o concreto e progettuale che sia. Essere presenti senza essere solo " gettati" in un mondo senza senso e fine....dallo stesso allo stesso...e .produrre parole anche poetiche come pensiero estetico....o come atti politici di abusate e consumate dottrine politiche….ma come occasione per ....riprendersi il centro del gioco del vivere oltre la comprensione e l' uso delle regole....riuscendo anche a ridere di noi e scherzare e ironizzare sul mondo...sulla cultura...sulla politica...sull' arte rimescolando continuamente le carte e creando tensione e gioco come transito consapevole e riflessivo sul presente...Ritornando nei “piccoli paesi dalla grande vita conservata” alla periferia dei centri produttivi e del disastro incivile e antiumanistico metropolitano per rieducarsi ai silenzi...alle solitudini...alle piccolezze della " grande vita carsica" della terra che ci dà da nutrirci e dei paesi che ci danno da vivere anche nell' abbandono...nei terremoti ...nelle frane e nel bello che ama nascondersi....e conservarsi per essere “svelato” dalla nostra intelligenza curiosa e emotività vitale. Mauro Orlando

sabato 6 gennaio 2018


Elezioni politiche.... Saturno non può mangiare i suoi figli.... 

.....la storia ...ha altri percorsi ed esiti obbligati...La morte fisica del guru Casaleggio….quella pubblica del teatrante Grillo è la fisiologia antropologica della presa del testimone dei figli biologici e culturali …..il tempo è severo giudice e profeta di sventure o di cambiamenti di normalizzazione e formalizzazione degli “eventi” nella loro irripetibilità dei “replicanti” Luigi e Davide . Le categorie del movimento allo stato nascente necessariamente doveva approdare alla “forma partito” della dottrina e pratica politica del potere in occidente. Gli archetipi culturali e sociologici evidenziati nella grande crisi di inizio secolo è diventato di fatto la fase idealistica e aurorale di un modo di essere ,fare e pensare la “politica”…. Il Nomadismo….. una sociologia dell’erranza e delle nuove tribù…..cerca casa …stanzialità…nomos….regole….statuti. I nuovi attori sono la loro realizzazione di fatto…in medias res…. leggendo e ascoltando parecchi loro interventi, ho l’impressione che non l’abbiamo studiato a fondo, o che, purnon ignorandolo, ne incarnino comunque la filosofia di fondo, o “lo spirito dei nostri tempi”, dove lo sradicamento, l’erranza, la precarietà, la velocità, la volatilità, l’evanescenza sembrano ormai "destini" esistenziali “permanenti”.Il movimento dei padri nasceva da intuizioni, percezioni, visioni non sempre profonde comunque che sentivano a pelle o di pancia il “cambiamento” nel solco del teatro o delle aziende del “mediale….non analogico” e …..fu fondato per dare voce ed espressione in pieno alla pulsione all’erranza tribale così presente nelle nostre società postmoderne. L’erranza, il nomadismo, il tribalismo erano inscritti nella struttura stessa della natura umana,del sapere tanto in quello individuale che sociale. E' lo stesso Movimento5s (e il suo successo), guidato da questa pulsione al nomadismo, a provocare i suoi effetti ambivalenti: un misto di fascinazione e repulsione.Si potrebbe anche sostenere che il M5s è il primo esperimento politico in Occidente che l’effetto di tale pulsione abbia provocato.Sono tante le assonanze tra alcune istanze che attraversano lo stile politico di questo movimento e le riflessioni politologiche e dottrinali che avrebbero sottolineato l’esigenza in politica questo "ritorno" massiccio nei nostri tempi della pulsione all'erranza che invito chiunque ad approfondirle. Qui mi limito a segnalarne qualcuna.Vorrei anzitutto sottolineare che uno dei miti ad essere infranti dall’avanzare di questa pulsione sia quello del Progresso, mito legato alla età dei Lumi, cioè all’idea che la crescita esponenziale del benessere sia immanente al mondo della produzione e dei consumi sfrenati. C’è un ritorno a forme “arcaiche” di vivere che, paradossalmente devono convivere con le più moderne e avanzate forme di tecnologie. Il paradosso concettuale e politico che sosteneva la pulsione all'erranza….del cambiamento…della provviosorietà delle “comunità-tribù” nomadi collegate alle vecchie “piccole comunità-paesi” offesi e marginalizzati da una modernità incivile e antiumanistica.Come tutti i movimenti, attraversati da questa pulsione, anche il M5s esprime un immaginario millenaristico, che rimanda a una palingenesi totale. Sono movimenti “ereticali”, “comunitari”, “settari” per taluni aspetti, neo-ascetici, che ciclicamente affiorano nella storia dell'umanità, e che, inevitabilmente, si trovato schierati contro le "Chiese" ufficiali, i dogmi, predicando forme nuove di convivenza civile o "comunitarie". Sono dunque moltitudini in movimento, guidate e impregnate unicamente da visioni e sentimenti profetici: «Scuotendo cose e persone, il nomadismo è l’espressione di un sogno antico che l’abbruttimento dell’istituito, il cinismo economico, la reificazione sociale e il conformismo intellettuale non riescono mai completamente a nascondere» (Maffesoli). I partiti tradizionali, o sedentari, come li definirebbe il sociologo francese, provano nei confronti di questo movimento gli stessi timori che i Romani, dopo la fondazione dell’Impero, provavano dei confronti di quelle moltitudini che premevano sui limes. L’attitudine al movimento è ciò che suscita timore, in quanto «rappresenta l’irruzione, lo straripamento, in breve, ciò che non è prevedibile». Il suo poter sfuggire predispone questo movimento, in ogni istante, alla sollevazione, alla disinibizione, al rovesciamento dell’ordine stabilito.Tuttavia Casaleggio e Grillo sapevano e sanno è che l’attitudine al movimento, all’erranza, impedisce al M5s di “insediarsi”, di istituzionalizzarsi, di passare da uno stato nomade a uno stato stanziale. L’immobilizzazione o la mancanza di dinamicità snaturerebbe il movimento, gli farebbe perdere il suo fascino, il suo potere di attrazione. La soluzioni dei problemi non potrà mai essere cercata nel presente. Essa si trova sempre “altrove”, in una sete di infinito. Pertanto, i loro due ispiratori si si sono trovati e si trovano continuamente nella condizione di dover lottare contro ogni tentazione del movimento di stabilizzarsi, di istituzionalizzarsi, di dimenticare perfino la componente “mistica” che ne è alla base. Essi hanno dovuto e devono continuamente modulare il movimento verso la ricerca del Sacro Graal. Soltanto in questo modo potrà conservare la sua pulsione all’erranza. I figli Davide e Luigi fisiologicamente e culturalmente devono “ammazzare i padri” per sopravvivere e la storia …non solo magistra vitae….ma “formalizzazione delle azioni e dei fatti politici” …tarda..inesorabile e a volte implacabile impone le sue regole e leggi e oggi ….fissato la data topica delle “elezioni politiche” ….i nodi per “i giovani leoni “ dei 5 stelle ….tornano al pettine e il confronto con il mondo reale non è solo giocati sul “conflitto e la contrapposizione” la cruda realtà della politica politicata impone procedure,regole e formalizzazioni ….Hic Rhodus hic salta….dicevano i latini …gente pratica e rispettosa del diritto e della concretezza soprattutto in “politica”…….

 mauro orlando

domenica 24 dicembre 2017


Ho sempre pensato alle festività del Natale con la pascaliana “duttilità di pensiero che si adatta nello stesso tempo alle diverse parti amabili di ciò che ama” che “va fino al cuore”.
 Dove il “coeur” ha già trovato il suo spazio ridimensionando la “raison”. 
Con questo spirito faccio gli auguri a tutti, credenti ,diversamente credenti e non credenti, con le parole di R. M. Rilke alla madre per il Natale :
 “Assapora con cuore aperto, la grande solennità e lascia che le sue mani soavi ti sollevino il cuore da ogni cura. Chi ha fiducia è forte e quest’ora silente di Natale è una di quelle che possono dare forza, perché è carica di prodigio e carica di mistero. E si deve essere soltanto abbastanza silenziosi e soli e pazienti per accogliere in sé la grazia di una tale ora, che in molti non penetra perché in loro c’è tanto rumore e niente ordine” Buone feste 
mauro orlando

martedì 19 dicembre 2017


i giorni passano. tra i partiti e gli italiani c'è un baratro sempre più grande. difficile fare altro che occuparsi delle candidature. la buona politica non s'improvvisa e non si può fare senza la fiducia dei cittadini. noi in calabria abbiamo fatto questa cosa qui Un Osservatorio del Sud Documento finale approvato dall’Assemblea di intellettuali, operatori e uomini di cultura sul Sud oggi e sulle sue prospettive [1^ bozza - Lamezia Terme del 2 dicembre 2017] 1. Da troppo tempo il Mezzogiorno reale è senza voce e rappresentazione. Sulla stampa e nel discorso pubblico dominano narrazioni superficiali, stereotipate, sommarie, manipolate e più di recente addirittura “neoborboniche”. Nell’opinione pubblica prevale un’idea di Sud economicamente e civilmente arretrato, impermeabile alla contemporaneità capitalistica, pervaso da particolarismo, inefficienze, corruzione, criminalità. Il Sud come un’”altra” Italia, con meccanismi di regolazione politico-sociale dissonanti rispetto a quelli dominanti, come l’area che deprime le potenzialità di sviluppo e innovazione dell’intero paese. La “costruzione” caricaturale di un Sud altero e inguaribile offre un duplice alibi alle classi dirigenti del Nord: da un alto, attribuire interamente al Mezzogiorno la responsabilità degli affanni del Paese, che senza il Sud sarebbe più ricca e crescerebbe più velocemente, e, dall’altro, invocare sistematici tagli ai trasferimenti pubblici, correnti e in conto capitale, verso le regioni meridionali considerate congenitamente incapaci di farne un buon uso. 2. Le analisi basate su fatti, dati e osservazioni scientifiche mostrano tuttavia che i problemi e i bisogni del Mezzogiorno reale non siano dissimili da quelli del resto del Paese (deindustrializzazione, denatalità, disoccupazione giovanile, imprese sottodimensionate e familistiche, povertà e vulnerabilità sociale crescenti, bassa capacità burocratica, dissesto idrogeologico, evasione fiscale), anche se al Sud si presentano con maggiore intensità, diffusione e persistenza. Le indagini più accurate evidenziano pure che tra Mezzogiorno e Centro-Nord esistono dense complementarietà socio-economiche e ampie sfere di integrazione funzionale, che tendono a configurare una nazione ben più integrata di come viene rappresentata correntemente. Gli studiosi più avvertiti inoltre hanno dimostrato che l’accentuazione recente delle difficoltà del Sud è in larga parte il frutto di politiche economiche sbagliate, come quelle di austerità basate su drastici tagli di spesa pubblica, in particolare sanità, scuola e università, che hanno colpito in modo particolare l’area più debole del Paese, e della forte caduta degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno lungo l’intero decennio della grande crisi post-2007, che non solo ha inibito l’aumento del capitale pubblico meridionale ma non ha neppure consentito di compensare la sua obsolescenza. 3. Il Mezzogiorno non è un blocco di indistinta miseria, familismo, sottosviluppo, mafia. Da decenni è caratterizzato da una moderna stratificazione sociale, anche se in un quadro di persistente deficit di borghesia produttiva. Il Sud soffre innanzitutto per la ristrettezza storica della sua base produttiva, in particolare manifatturiera, che determina allo stesso tempo asfissia dei processi di sviluppo endogeni, disoccupazione strutturale e dipendenza dall’esterno. Ma il Sud soffre con pari intensità di una modesta dotazione di servizi pubblici di qualità, vale a dire di ciò che lo Stato dovrebbe garantire con criteri omogenei e paritari. Tutto nel Mezzogiorno, per risorse e per standard, è di qualità inferiore rispetto al resto del Paese: la sanità, la scuola, gli asili nido, l’università, i trasporti, l’assistenza agli anziani, i servizi idrici. Il Sud mostra come le politiche neoliberistiche creano non solo disuguaglianze economiche tra le classi, ma anche tra i territori, nella qualità del welfare locale, nei diritti di cittadinanza fondamentali. 4. Il Sud non è solo arretratezza economica e civile, immobilismo e declino. Nei suoi territori sono attivi imprenditori dinamici, imprese ad alta tecnologia, università, scuole, istituti di ricerca, centri culturali e artistici di prim’ordine, presìdi ospedalieri e istituti di cura qualificati, una gioventù studiosa che aspira a essere valorizzata e a operare utilmente per il proprio Paese. Si tratta spesso però di “eccellenze” isolate, di punti vitali che riescono ad affermarsi nonostante le esternalità negative ma che non hanno la forza di contaminare e trasformare il contesto. Al Mezzogiorno odierno non servono dunque gli “interventi straordinari” del passato, perché non è più una società “straordinaria”, e neppure cieca fiducia nei meccanismi di mercato, perché il liberismo ha accentuato le disuguaglianze e le debolezze anziché attenuarle e risolverle. Al Mezzogiorno servono le stesse politiche e gli stessi interventi che servono all’Italia. 5. Il Sud ha bisogno di una strategia e di progetto politico e sociale, nazionale e locale, che valorizzi i soggetti all’interno dei singoli luoghi, con investimenti pubblici non assistenziali; ha bisogno di politiche per legare e federare le esperienze eccellenti, per dare massa critica agli innovatori, per incoraggiare la valorizzazione delle risorse locali e contrastare gli adattamenti regressivi, per interconnettere imprese, persone e comunità del Sud con imprese, persone e comunità di altri luoghi italiani e non. 6. Il Sud, in virtù del clima, della biodiversità agricola, della ricchezza impareggiabile della tradizione alimentare, può rilanciare le sue economie valorizzando il proprio territorio, le sue culture, le sue comunità e il proprio paesaggio in maniera originale. Nel Sud ci sono occasioni formidabili di lavoro per le sue popolazioni nei campi della rigenerazione urbana, della cura e manutenzione del territorio, dei servizi avanzati della ricerca applicata, dell’arte, del turismo, della manifattura artigianale e industriale dei suoi beni agricoli e non solo, un potenziale di risorse enorme che può essere valorizzato a vantaggio dell’intero Paese. Senza trascurare che migliorare la sua attrattività civile ed estetica richiama economie, lavori e investimenti utili per il Mezzogiorno e per l’Italia, alimenta aspettative positive. 7. Il Sud non ha bisogno di un nuovo partito ma piuttosto di partiti profondamente rinnovati nei contenuti programmatici e nelle forme di funzionamento, nella cultura politica e nella capacità di radicamento nei contesti territoriali, del Sud e del Nord. Il Sud ha piuttosto bisogno di una nuova visione e di un nuovo linguaggio. Ha bisogno di un radicale ripensamento della crescita economica fine a sé stessa, della concorrenza come gara distruttrice nel lavoro e nella produzione, rammendando che lo sviluppo economico deve oggi tener conto dei limiti ambientali del pianeta. È tempo di dare spazio a nuove parole, che guardino alla qualità dei beni e della vita: ai termini benessere e felicità collettiva, all’economia dei luoghi e della conoscenza, alla cooperazione, alla condivisione, al tempo liberato, alla creatività, alla cura del territorio e della natura come beni comuni e nostra casa. Siamo immersi in società opulente e che solo l’abissale iniquità con cui è distribuita la ricchezza ci costringe a vivere come se fossimo agli esordi della prima rivoluzione industriale. 8. Il primo compito degli intellettuali è contribuire alla costruzione di un’immagine non stereotipata della società e delle condizioni di vita nel Sud d’oggi; raccontare e analizzare ciò che si muove e cambia e ciò che frena il cambiamento; i percettori di rendite che alimentano intenzionalmente l’immobilismo e i ceti che innovano produzioni, servizi, istituzioni; chi beneficia dell’arretratezza e chi la combatte; il Mezzogiorno buono da quello cattivo. Compito degli intellettuali è anche quello di proporre scenari e indicazioni di prospettiva sostenibili per il Sud, rispondenti ai bisogni reali delle comunità locali, favorendo la loro diffusione nella vita pubblica in modo da influenzare e condizionare positivamente i decisori politici e non. Oggi che i partiti non sono più “intellettuali collettivi” in grado di produrre progettualità sociale e visione di lunga lena, è più che mai urgente attrezzare “forze terze” in grado di farsi ascoltare, di incidere nel dibattito pubblico e nelle dinamiche politiche, di influenzare le scelte di governo. 9. Per iniziare questo nuovo e lungo cammino, l’Assemblea avanza l’idea di dare vita ad un Osservatorio del Sud, uno strumento “leggero” ma stabile, rivolto a rappresentare, in termini analitici e culturali, le ragioni del Sud, ma senza mai perdere di vista quelle dell’intero Paese. In particolare, si propone la costituzione di un Osservatorio sotto la forma di un sito on line finalizzato a sollecitare e raccogliere contributi di analisi e di proposte sul Sud d’oggi, nonché a segnalare eventi, opportunità, iniziative, lotte, esperienze e pratiche politiche e culturali innovative che si realizzano nelle regioni meridionali. L’Osservatorio dovrebbe aspirare a rompere il lungo silenzio sul Sud da parte di forze politiche e sociali dando “voce” a chi studia e analizza con rigore i problemi del Mezzogiorno; ai gruppi che al suo interno combattano battaglie quotidiane per affermare diritti civili negati, per contrastare criminalità, clientelismo, rendite e status quo; a chi pratica e alimenta innovazione sociale e istituzionale; a chi si dedica con gratuità alla cura delle persone e della natura; a chi non ha perduto il gusto della denuncia informata di disuguaglianze inaccettabili, sprechi, brutture, soprusi, inefficienze pubbliche e private; a chi continua a credere nell’azione collettiva e nel conflitto come fattori determinanti del cambiamento e della trasformazione degli assetti sociali dominanti; a chi non ha perduto la speranza che un mondo migliore sia possibile e perseguibile.

lunedì 4 dicembre 2017


vivi nell' ombra
della tua regale presenza imponente
 e in silenzio
 spirito dell'universo
 nascosto nei chiari di bosco
nella solitudine di una panchina
a parlare ai vecchi abbandonati
nei piccoli paesi
oltre le inquietudini dei boschi
e delle enormi  e rumorose metropoli
dei nonluoghi refrattari
alla legge morale dentro di noi
 oltre le cime dei monti di giorno col sole
di notte oltre le stelle e la luna ..
 ....fuori di noi...
 vuoi salvare la mia anima...
se ci credi .....prego...
 ma sono io a portarti alla luce
con il mio logos e.... .
a vollte nel mio cuore inquieto
ma ...sia chiaro....
....la storia della mia vita voglio scriverla io

sabato 2 dicembre 2017


Urge ripensare al nostro rapporto col corpo,con la nostra anima,col mondo e con gli altri. Urge capire il peso del pensiero e delle parole che lo raccontano,la sua materialità,la sua estensione e il suo abuso,il suo spazio e la sua frontiera. Si tratta di dislocare ,togliere il luogo e il tempo della tradizione ….la tradizione mura chiude e rinchiude…bisogna dischiuder il gesto inaugurale,entrare nell’inaudito, nell’inattuale, nell’indicibile. Poesia pensante o pensiero poetante.E’il dilemma tragico se si sceglie il rapporto con un proprio “io” che non dispone e non propone un mito di sé stesso o una sovranità non riconosciuta con “l’altro da sé”. Un’anima è estesa in un mondo, in un corpo, in un altro e per di più non ne sa nulla di sé e del suo pensare materiale ….non conosce il peso del suo pensiero. La sua materialità, la sua estensione, il suo spazio…i suoi margini …la sua frontiera.Abbiamo con meraviglia scoperto che non ha bisogno di fondamenta, fini e fine, domini, potenze da realizzare. Togliere il sigillo di sé è dischiudere, aprire a, non aprire verso,in o per nessuna direzione,nessuna intenzionalità,progetto,nessun luogo particolare, nessuna finalità di potere o di servitù. Vivere è un approssimarsi a ,un astrazione di pensiero e di parole…. Verso il suo gesto fondatore per entrare nell’inaudito, nel non detto ancora.Una apertura al mondo nel disincanto non per approdare al “nulla” come “una deambulazione senza mete, abbandonata alla grazia dell’aperto” Un pensiero “ la cui possibilità consiste,prima di tutto,nel mantenersi spoglio di significati dati e di figure già tracciate” La colomba di Blixen disegnata inconsapevolmente in una notte burrascosa e oscura.La necessità di un aprirsi ad un senso proivvisorio e prossimale “spoglio di sensi e significati dati e di figure già tracciate” cartesianamente e hegelianamente nella propria testa inclusa. Lo sguardo si scopre vergine e profondo come di “chi guarda e racconta i suoi sogni (…) senza intenzioni e senza riempimenti di significato, solamente per l’impressione, sa che lascia scivolare tra le dita la povere dell’improbabile e dell’improvabile” (Nancy). Spoliazione, marginalità, impoverimento e svestizione della pelle dell’immagine, il pensiero sottratto, il peso di un pensiero, l’attesa e l’approssimarsi più del suo arrivare nel presente e passare nella memoria. Cifra del nuovo pensare, che si piega all’interrogazione della scrittura,del linguaggio, dell’immagine, del suono e del silenzio, della luce e dell’ombra…….dello spazio e del tempo,della voce e della parola….per “mettere in scena l’esistenza sull’orlo di senso sempre sul punto di nascere, sempre in fuga, a fior di pelle e a fior d’immagine” Chi guarda e racconta i suoi sogni senza intenzione e senza riempimento di significato, solamente per l’impressione, sa che lascia scivolare tra le dita la polvere dell’improbabile e dell’introvabile.”L’amore e il dolore sono talmente singolari da risultare eccezionali ed indicibili….gli atti e le parole che lo comunicano sono sempre inadeguati,impacciati e ridicoli. Il pensiero è la scelta di una esposizione non raffigurabile una “resistenza” ad ogni volontà di rappresentazione o di analisi.Un pensiero con un peso “areale” per un territorio, un spazio , un tempo per “comunità prive di terreno” uno spazio senza orizzonti e un’alba e tramonto….con un occhio e orecchie “pronte” all’inaudito, all’indicibile da ascoltare e dire.Un pensiero che si riscopre nel suo farsi “poesia”…..come l’atto e un passo concreto da “agrimensore” da “una certa via per coprire un territorio di parole, non con lo scopo di trovare qualcosa, o di piantare qualcosa, o di costruire un edificio, ma semplicemente per misurarlo”…..per accertarne i confini e …i limiti.Un esperienza appartata, in disparte e pubblica in una inaudita condizione di “comunità…provvisorie”. Poesia , esperienza e esistenza come gesto o parole irrimediabilmente singolari. Poesia e vita non come nuovo genere di orizzonti insuperabili e di un viaggio verso la presenza dell’imprevisto e dell’inaudito non solo nel linguaggio ma nella differenza ,nelle storie, dei territori che abitiamo,curiamo e viviamo . Un pensiero che un “poièin”…fare e disfare, un confronto e scontro che è anche ritiro e abbandono, un avvento , un morire, risorgere di un parlare di ciò che non si dice e non si può ascoltare e si fa fatica a capire.Un pensiero che osa esporsi ai suoi margini e ai suoi limiti in un mondo materiale che si sottrae e “ non si mostra che attraverso tocchi, ritocchi, abbozzi, profili sottratti, calchi perduti”. Un pensiero poetante che sappia recuperare la sua capacità di riuscire a pensare per frammenti e in frammenti, che sappia rendere ragione alla complessità, frammentazione, provvisorietà dell’esitenza, della sua sua realtà non unificabile e compatta, ma permeabile e visonaria “ della sua agitazione,della sua inquietudine,, della sua pena e del suo spessore,della sua densità, della sua materia estesa, del suo tempo scosso, disgiunto, della sua indisciplina,del suo farfugliamento, della sua incoscienza viscerale e della sua lucidità non meno avvinghiata al corpo”. L’unico senso per stare dentro allo sconnesso, il franato, il terremotato, tra le spoglie morte di una archeologia dell’arreso e dell’abbandonato di cui ci parla con dolorante fervore e compassione Franco Arminio. Scrittura e poetica arresa che in questa lettera impossibile scrittagli dal suo paese di nascita gli scrive: “caro Franco ….Volevo ringraziarti del tuo scrivere continuamente di me. Lascia stare per un poco però la polvere dell’attualità. Scendi, affonda, vai nelle cantine dei secoli. Vieni a trovarmi nelle vene della terra, ferro e ruggine, lingue morte di serpenti e fiati e bocche di chi parlò vanamente. Vieni a vedere l’ossario che c’è sotto ogni paese, scava, lasciati amare, lasciati trascurare, lasciati ingannare, lascia la colla dei minuti, tu sei nato per soffiare come il vento, sei nato per andare via ogni giorno, vai ti prego, lascia stare queste ombre col muso sporco, questi cancelli, questi cuori a imbuto. Lascia le parole che ogni tanto dici per essere come gli altri miei figli. Io sono il tuo paese e il loro. Io sono il paese di Pinuccio e Peppino, il paese degli scapoli, dei vicoli dove passa solo il vento.Sorridi ogni tanto a quelli che incontri, sfiorali con gentilezza e poi sparisci, tu non sei un uomo nato qui. Tua madre se n’è accorta subito, per questo ti trattiene, lei sente che non sei suo e tu ti ostini a pensare che non sei di nessuno. Continui a dare più attenzione alle ingiurie che agli affetti. Stai qui non per vivere ma per tenere in vita la tua paura della vita. Te la prendi con me e con il tuo corpo, pensi che siamo la tua prigione e non la finisci mai di lagnarti, non ti basta mai niente. Dillo che non sei dentro di te, dillo a tutti che quello che hai scritto è ancora solo un piccolo esercizio e che ti stai preparando per squarciare il petto a quel vecchio ragno che si chiama Dio. Non chiuderti dentro l’armadio del tuo mal di stomaco, del tuo mangiare per spiare il male, per affondare le farfalle che ti prendono la testa e la fanno volare”. Mauro Orlando

mercoledì 22 novembre 2017


eventi...non forme 

 le storie individuali....non solo la Storia universale....seguono un andamento nè lineare nè ciclico e circolare...seguono un tempo e uno spazio imprevedibile e provvisorio.Le nostre storie personali e comuni sono segnate da svolte e cambiamenti repentini e non prevedibili e programmabili nè teologicamente...nè filosoficamente...nè scientificamente.Noi viviamo nel dilemma esistenziale "forma-evento"...nella necessità mentale di prevedere e definire una "forma" e la concretezza materiale di vivere un " evento".Le nostre storie individuali e comunitarie nei paesi e nelle città sono comunque condizionate da svolte repentine...cambiamenti non programmabili...pieghe imponderabili...vie tortuose e complesse da quando la storia stessa della modernità si è smascherata del suo ottimismo di " magnificenza e progressività" e ha alimentato nuove paure di apocalissi laiche e monoteistiche con promesse di salvezze eterne e postumane.Oggi non ci resta che affrontare gli " eventi" nella loro variabile e complessa concretezza....unici...diversi...allergici ai domini..aĺle definizioni...alle forme universali e necessari.Un evento è un evento...è ciò che avviene...accade non all'interno di un piano prestabilito...prepensato...predeterminato.E' un accadimento non prevedibile e non programmabile ma vivibile nella sua potenzialità attiva.Importante è vivere un qualsiasi evento della nostra vita....individuale o comunitaria...sapendo che sono gli eventi a scandire la storia e a segnare le storie...a dischiudere le epoche e a far accadere i fatti Importante la consapevolezza e la volontà di stare negli eventi come soggetti storici e finiti come appartenenti riflessivi...consapevoli ed attivi degli stessi eventi.È l' evento che si approria ed approva le azioni dei singoli e non viceversa....L' esperienza paesologica è un " evento" possibile che ha scelto di definirsi in un determinato contesto territoriale e all' interno di un sapere che si riconosce " arreso" rispetto a tutte le " forme" di sapere forte ...aggressivo e finalizzato al riscatto e al potere....un sapere che non ha la pretesa di cambiare definitivamente il mondo ma di vivere il cambiamento nel suo farsi " evento" concreto e vivo e con il pericolo e possibilità di cambiare noi stessi nel cambiamento .Ripartire dalla terra e le sue bellezze è una scelta prioritaria con la convinzione di rivoluzionare lo sguardo e le proprie sensibilita percettive ed emotive individuale rivalutando anche il " munus-dono" della comunità e della comunicazione.La lingua del nostro comunicare è la lingua della "poiesis" che usa le parole profonde ....autentiche e non superficialo della comunicazione moderna... mauro orlando

martedì 21 novembre 2017




Rileggendo l’ultimo libro di Marco Revelli da un punto di vista “paesologico” troviamo sicuramente un riferimento e un percorso intellettuale e politico di un modo di pensare “ sinistra” il modo e il senso di pensare e vivere il territorio.Altro riferimento culturale è la esperienza di Magnaghi e il gruppo sempre più folto di “territorialisti” che hanno riscoperto lo spazio dei racconti dei “microcosmi e dei territori resilienti”.Infine ultimamente un nostro estimatore e compagno nel viaggio paesologico- Aldo Bonomi – si chiedeva e ci chiedeva “se valga la pena di alzare lo sguardo e continuare a cercare per capire oltre l’invito di Candido «Dobbiamo coltivare il nostro orto”….. o ancora se valga la pena continuare nella fatica di Sisifo dello scomporre e ricomporre il farsi della società nel salto d’epoca dell’accelerazione, con lo sguardo delle lunghe derive braudeliane del potere, del mercato, della civiltà materiale”Una sociologia che vuole andare oltre le analisi oggettive dei flussi . riflussi e cambiamenti del tessuto sociale per mutarli antropologicamente e politicamente ,ponendo domande e quesiti più che abbozzare analisi e qualche risposta. Le modalità metodologiche indicano una necessità di ricerca che parte necessariamente “dal basso… dal processo di deposito delle polveri sottili dei flussi nei polmoni delle “vite minuscole”, della vita quotidiana” …dalla categoria conoscitiva del “sommerso” ”. ….”che diventa, nella discontinuità di inizio secolo, sommerso carsico e non più sommerso ascendente. Questo sommerso carsico ha poco a che fare con il “ben scavato vecchia talpa” di marxiana memoria”.”Il sommerso” come “le periferie metropolitane” diventano il “lumpen proletariat” “invisibili ai poteri, alle tasse, ai mercati, così confluendo, come detriti, nel fiume dei tanti precipitati nel sommerso della povertà, della società dello scarto e dei dannati della terra, il cui fiume è diventato il cimitero/Mediterraneo” che nel prossimo futuro tenterà la scalata al cielo …. la presa della Bastiglia….l’occupazione dl Palazzo d’inverno.Nella nostra storia nazionale e nello specifico della “vecchia questione meridionale “ di De Sanctis, Dorso, Gramsci i territori e i paesi degli appennini italiani diventerebbe tout court una questione di dialettica dei contrari tra “periferia-centro”….“sommerso discendente-sommerso ascendente”.Una sorta di “magma carsico” che indicherebbe “lo sfarinamento della società di mezzo”…”intesa sia come crisi del tessuto prepolitico della rappresentanza sociale e lo sfarinamento dei ceti medi cui si aggiunge oggi la forma partito”. Una lettura, se pur nei limiti e nei presupposti della sociologia , che si differenzia di molto dalla intuizione e esperienza esistenziale e politica di una esigenza di “umanesimo degli appennini” da cui parte l’esperienza che Franco Arminio racconta nei suoi libri e vive “nei piccoli paesi dalla grande vita”. Le migrazioni degli anni ’60 sono ferite esperienziali che si evidenziano nella carne abbandonata dei paesi dell’osso … non è solo “Il sommerso ascendente dei tardi anni ’60….che sembra, nel piccolo, un’epopea da far west: contadini che, nella migrazione interna, si fanno operaio massa, operai specializzati che emergono dai sottoscala costruendo capannoni e disegnando con i sindaci aree industriali che si fanno distretto; cooperative di consumo e di lavoro che diventano grandi gruppi della distribuzione o della produzione. La piccola borghesia si fa ceto medio, come ebbe a rilevare Paolo Sylos Labini nella sua analisi”.C’è anche questo ma come sono inapplicabili le analisi culturali e politiche di De sanctis, Dorso, Gramsci nei nostri contesti attuali ….restano terreni di intervento personale o politico che non portano da nessuna parte. La nostra esperienza esistenziale e politica assieme non ha la presunzione di riconoscere le virtù civiche dei “salvati” e i valori morali dei “sommersi” ma partiamo dalla ricerca e riconoscimento della “vita” che per i tanti contraddittori motivi dello sviluppo moderno….si è conservata nei “piccoli paesi” senza la voglia di un “intellettualismo etico o politico” di stimolare e dirigere “ la forza latente e collettiva di rendersi ed essere visibili nel fare società e nel fare economia . Si riparte dalla “vita” che c’è non contaminata e libera senza l’assillo ossessivo di inclusione nel passaggio d’epoca della globalizzazione selettiva.Si riparte dalla “vita” con l’arma della scrittura nella sua funzione non strettamente lettraria ma rivolta alla produzione di una soggettività politica che possa sovvertire l‘ordine attuale…nella grammatica e nella analisi logica. Si tratterebbe di vivere e preparare una comunità politica rivolta al futuro, nel tentativo di un recupero della promessa di felicità insita nel passato. Un movimento dalla chiara matrice di oltrepassare il imoderno senza cancellarlo nella testa e nei fatti . Rivitalizzare “ Il computer e il pero selvatico”. Un frammento programmatico di Franco Arminio dimostra come questa luce di passato sia già pronta e disposta a illuminare il futuro: “Forse un giorno non lontano sarà evidente che l'irrealtà con cui abbiamo svuotato il mondo e noi stessi può essere sconfitta tornando a vivere in luoghi dimessi e appartati, tornando ad accumulare giornate bianche, giornate in cui accade poco, ma quel poco che accade non svanisce nella girandola che c'è adesso. I paesi dell’Irpinia d’oriente , del Molise fra cinquant'anni saranno tra i luoghi più ambiti. E forse anche i tratturi si riempiranno di uomini e di animali. Non so come tutto questo possa avvenire, ma sono sicuro che avverrà. Mi piacerebbe entrare in un paese e vedere gente che si muove a piedi: bambini, vecchi, donne, tutta una ragnatela di passi per catturare e farsi catturare dalle pause, dagli attimi in cui sembra che nulla possa avvenire. I paesi come luogo di riabilitazione degli umani, cliniche in cui si impari il compito fondamentale di passare il tempo, compito che è stato sostituito da una miriade di surrogati. Riparare le statue, riportare alla luce i tratturi, potare gli alberi con cura, salutare con lietezza ogni persona, ecco alcuni gesti che ci possono far bene, possono farci ritrovare un filo di eleganza nella bolgia di cafoneria consumistica in cui siamo caduti “ . mauro orlando

martedì 14 novembre 2017


IL TEMPO....
"Essere eterni è saper vivere l'istante del presente senza nostalgia del passato e speranza del futuro"

Essere eterni è saper vivere l'istante del 



Cristina Regoli ......Vivere l ' istante del presente senza nostalgia del passato e speranza del futuro non ti renderà eterno ma simile ad un robot freddamente programmato e ciò non mi allieta. Preferisco affrontare la vita da umana consapevole che il cammino potrà riservarmi di tutto:dolori delusioni fallimenti ma anche gioie successi amore.. Questo è vivere il pensiero sopra espresso per me indica il contrario .

Mauro Orlando .....la tua lettura ....o la mia scrittura aforistica può essere equivocata ....il presente non è ontologico o metafisico ...vive in prospettiva dinamica e non statica o bloccata nè per una visione lineare nè circolare del tempo....ogni fotogramma del film della nostra vita non è gia girato ...ed è parte di un tutto che non ha bisigno di un.regista nè di attori non protagonisti....e la fine non è viziata dalla paura e neanche confirtata dalla scritta ....vissero felici e contenti...l' attimo può essere bello o brutto...felice e doloroso ...va vissuto più che pensato nella consolazione tra un passato e un futuro scritto da altro o altri...non è "il cammino...che riserva" siamo noi che viviamo il cammino volta per volta ...attimo per attimo

Cristina Regoli ......Mauro Orlando non riesco a capire la tua risposta ! Il tuo pensiero ora sembra dissentire da quanto da te prima pubblicato ! La tua lunga complessa dissertazione non si concilia con quanto pensavo credessi alla fine la pensi come me ! Ti sei intricato o forse il tuo compiacimento nello scrivere ha preso il sopravvento !!

Mauro Orlando....... Eliminiamo gli equivoci espressivi e cerchiamo di chiarire l'aforisma in una lettura non psicologica ma logico-filosofico della categoria di "tempo"....passato-presente-futuro è parte integrante della concezione abituale del tempo finalistico della freccia che disegna la storia di una vita da A a B.....un evento-attimo " è comprensibile solo in un passato causa e un futuro effetto....i fatti accadono quando accadono non in modo indeterminato o auspicato....se usiamo solo il pensiero analitico ...in una scatola il gatto può essere vivo o morto....se usiamo quello sintetico del reale dell'apertura della scatola non c' doppiezza immaginata o dualità possibile......una via di uscita di fede è una ipostasi in un futuro di un altro mondo eterno e infinito.....altra concezione più sofisticata "l'eterno ritorno dell'eguale" nella interpretazione scolastica di Nietzsche....il tempo è circolare è all'oltreuomo si oppone sempre il ghigno della scimmia che è in noi......io aforisticamente ...con tutti i limiti logico-linguistici dell'aforisma.....parlavo del tempo "presente...sempre attuale" e quindi eterno...i momenti della vita sono sempre contemporanei nella loro vivibilità e legarli anche solo nostalgicamente a un passato e speranzosamente a un futuro può avvenire solo nel pensiero che ha bisogno di essere formalizzato a discapito della sua "eventualità".....noi viviamo nella grammatica e nella logica della dicotomia divenire-essere...il nostro sapere deve sforzarsi di conformarsi a un dover essere energetico come prospettiva possibile in una logica della relazione indeterminata...vivere è esaudire questo impetuoso ed irrefrenabile bisogno di "eternità" di tipo spinoziano (deus sive natura)....un finalismo potente di dimensione pragmatica dove noin c'è un "dio" può salvarci o una "dike" che può condizionarci....nè Abramo nè Edipo....l'uomo che sa vivere i suoi attimi sempre diversi ed eguali fuori della pretesa di un "io" cartesiano con pretesa di soggetto pensante ed autore della propria vita ( normalmente chiamata consapevolezza)....un uomo che impara a "tramontare" per tutto donare e tenere nulla per sè...pensare a un nuovo giorno dopo il tramonto della "soggettività" padronale della modernità e la "debolezza" strutturale della postmodernità.....sapersi liberare dalle caverne egoiche del platonismo d'accatto per un uomo che vive con difficoltà e piacere il suo cammino verso le stelle e il sole senz apreoccuparsi di dover ritornare nella caverna a spiegare agli prigioni che cos'è la libertà e la felicità della vivere sulla terra queta terra .....non nel ricordo della nostra liberazione ...Zaratustra ha nausea di un ritorno possibile alla scimmia ghignante....il tempo quindi non è una "durata" il nostro motto è non "hic et nunc" meccanico o ciclico ma il "nondum-non ancora"....Il "presente" è il passato e anche il futuro....la dimensione dell' "è" non è lo svolgimento di un divenire di Eraclito e non è il principio di tutte le cose di Parmenide....noi viviamo presentimenti...presagi...ponti...cenni di "un così voglio che sia" come nel gioco delle carte la possibilità di una combinazione vincente che va vissuta con gioa in quel momento e non per la speranza che si ripeta con le carte che ritornino eguali.....possibilmente ma non necessariamente...l'eterno allora è l'stante del presente ...in un limite che è la nostra grandezza e piacere della'imprevedibilità e della provvisorietà.....la vita è non sete di possesso e di dominio ma recuperare la energia-forza che dismetta la voglia di possesso e di durata del tempo...

venerdì 10 novembre 2017


..l'angelo della storia di Klee e .....l'angelo della poesia di Durer 


I greci chiamavano “poiesis” il carattere essenziale della statura della presenza…..per i latini era legata alll’agere..operari…la modernità fa venir meno ogni possibilità di distinguere tra le due funzioni…l’uomo è produttore di un effetto reale ..la discriminante è la volontà, la libertà,la creatività del suo autore…il poeta….in questo passaggio delicato l’attenzione dall’opera si sposta sull’autore dell’opera…la semplice operazione di portare dal “non-essere all’essere” aprendo lo sazio della “aletheia-verità” per qualcosa o qualcuno in una opera e edificando un mondo per l’abitazione dell’uomo sulla terra…il passaggio cambia ulteriormente quando l’operari produce “lavoro” della vita activa creando opere come manufatti abituali e diventa valore economico centrale e denomitaro comeune di ogni attività umana…un agire porduttivo diventa bene o male lo statuto dell’uomo sulla terra….il vivente ‘animal’ che lavora (laborans) e nel lavore produce sé stesso e si assicura il dominio della terra….la poiesis ..l’agere…l’operari vengono stravolti e si stravolge la vita dell’uomo che pratica “poiesis” e le sue parole perdono della consistenza lieve e profonda per diventare solide e superficiali…..la filosofia del “fare” ha costretto in un angolo la poesia del fare facendone una filosofia della non-vita….facendola diventare “estetica”…l’arte diventa un modo della prassi e la prassi come esclusiva volontà e forza creatrice del singolo …isolato autore…il poeta…strana creatura disorganica a tutto nella sua “turris eburnea”….. o spingendolo in un egotico estimatore della “volontà di potenza” niciana….una metafisica della volontà in cui la vita si imprigiona in un fare-poiesis come pura energia e incontaminato impulso creatore….è da questo “principio-fondamento” deviato e deviante che occorre riportare le parole della poesia al suo giusto fare e stabilire per tutti che l’arte non è solo espressione della volontà e capacità creatrice del “poeta” e che la “poiesis” non si esaurisce nella espressione di una volontà o di una capacità versificatoria…..ma risiede nella disponibilità a recuperare lo sguardo e l’ascolto del mondo per operare “aletheia-verità” come processo di svelamento del nascosto ai più… e nella apertura che ne consegue di un mondo aperto alla esistenza autentica e all’azione disinteressata e libera dell’uomo…..dobbiamo guardare al cambio di sguardo dell ‘angelo di Klee verso il passato per superare “la tempesta” della modernità contrassegnato dalla “ necessità” di fare storia …all’angelo di Durer che nel suo stato malinconico e della nostalgia ridà un senso al sentimento creativo e passionale verso le cose,gli uomini e la natura…..come “poiesis-creativa” di vivere e guardare il mondo nel suo svolgersi provvisorio e diverso tra “passato-presente-futuro”.