La lentezza è la cifra della poesia ......e della mistica del ricordo .......un'angelo appena in Paradiso e la sua lentezza nello spazio
dilatato all'infinito e nel tempo immobile di una danza ...... al di là del progresso come cifra della
modernità....che in quanto tale implica la sempre più veloce erosione del passato ...e del presente
come consumo immediato ....l'illeggibilità del mondo e degli uomini una consuetudine
effetto dell’impetuoso sviluppo produttivo delle risorse disponibili ....sforzo di unificare ciò
che apparentemente sembrerebbero quantità inconciliabili : potenza e precisione . L’azione
poetica consiste sempre per il poeta autentico in lente progressioni, in circonvoluzioni
avvolgenti, in avvicinamenti circospetti e, tuttavia, ambiziosi......il pensiero poetante è lento
nel giungere alla totalità e la profondità di un oggetto o di una persona e ....alla totalità e
profondità sacrifica la possibilità di perdere e di perdersi nel gorgo della dinamicità lenta
della natura legata alla categoria dell'infinito e dell'eterno temporale . La verità ....
.....come anima profonda che ama nascondersi si coglie attraverso la linea serpentina della
bellezza , la “lunga impazienza” durante la quale si tessono “i leggerissimi sistemi” della
creazione artistica , non certo mediante la malia ansiosa della facilità ....superficiale ed
immediata . Artefici sono alberi, foglie , un pezzo di pane , un volto vissuto, una mano ,un
paesaggio, un solco , una spiga di grano..... I poeti sono rigorosi costruttori di improbabilità,
immediatezze e attese .... coloro la cui intelligenza percettiva e creativa si rivela "dans un
ordre insensé ",cercando e raccontando il senso e il non senso....coloro che sanno
improvvisare, sognare , fantasticare senza smettere di pianificare o di pensare. Il fare
poetico coincide con il pensiero e l’intelletto si palesa come poesia.Pensare poetante e
poetare pensando senza un ordine e un tempo lineare ma immobile. Per questo motivo, le
immagini della poesia coincidono con quelle della mente e le parole non possono che
essere subordinate ad esse. Ha scritto Chateaubriand che “si dipinge bene il proprio cuore
soltanto attribuendolo a un altro” (Memorie d’oltretomba). Un altro visionario poetico del
secolo scorso .....il controverso e incompreso Valéry, tuttavia, pur scrivendo cose simili
nello spirito visionario a quello dello scrittore romantico, sembra quello di sostituire coeur
con cerveau e, soprattutto, di attribuire al proprio tutti i cervelli altrui possibili. Il suo punto di
partenza è sempre quello con cui si chiude la narrazione della vita intellettuale di Monsieur
Teste "Si tratta di passare da zero a zero" è in quel tempo e quello spazio immobile che
lievita la poesia oltre il tempo e allo spazio della scienza e della metafisica......sono i silenzi
e i tempi morti della danza tra le pause ...leggere e vuote della musica....e dello spazio....

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