domenica 29 ottobre 2017


Il poeta in campagna ….cede la strada agli alberi e usa parole leggere che parlano il suo “corpo”. Un grumo di materia febbricitante..irrefrenabile inafferabile, sfuggente e prepotente come lava incandescente di vulcano in continua eruzione e liberazione . Un corpo che cresce lentamente come un elemento della “natura naturans “ con le sue idee, percezioni, sentimenti, passioni con la forza e la regolarità del ciclo naturale delle cose che necessitano di farsi “natura naturata” nelle parole che le ospitano per procrearle.Una forza erotico-creatrice dove il suo creatore riusce a partorire con o senza dolore ciò di cui si ingravida in natura nei suoi camminamenti e viaggi .La sua fantasia creativo-poetica si nutre di profumi, colori,sapori come un ape …..come frutti di un desiderio….. tutt’uno di anima e corpo da donare agli altri e alla terra che lo ha ospitato come grazia ricevuta e da restituire .Una forma di generazione di “corpo maschio” che accumula bellezza, dolori, gioie e piaceri e attraverso il segno simbolico della poesia di un “io” diviso e controverso ne fa dono agli altri .Un corpo dolorante di doglie dello spirito inquieto e angosciato. Una sorta di “cupio dissolvi” creativo di forze che hanno bisogno del “kaos” come terreno fertile alla poesia. Voglia di opera contro la forza opposta nella persona che necessita di crea e distruggere nel ciclo delle forze naturali. Ambizione di infinito e vocazione al martirio di un “albatros” democratico e comune nella ricaduta degli angeli nello sconfinato e nel disordinato mondo della globalizzazione materiale .Sì che sul “kàos” del conflitto prevale il “kòsmos”dell’ordine. Sulla tensione verso l’armonia e la bellezza spesso si sente il richiamo energetico della “dùnamis” del disordine e della cacofonia di mille contraddizioni e fobie.In certi casi anche la ricerca del “delirio” della poesia che non gli competono si affaccia ai suoi notturni incubi di insonnie dolorose.Ripara nelle falle, nei buchi, nei calcinacci, nei crolli…si espone ai margini e ai precipizi senza gesti eroici ma con le armi della clemenza e della ammirazione…senza enfasi e ripetizioni ….con voce da soprano femminile mai di maschio tenorile…..estroflesso e disperso nelle varie forme di crescita naturale….sente il filo d’erba crescere in primavera e la foglia cadere in autunno non per commuoversi ma commuovere…..vive il dolore con parole sofferenti e senza lacrime….ascolta il vento giocare con le nuvole e ingravida parole di luce e leggerezza come dono gratuito o baratto…..carica la sua sessualità di tale impeto e ‘faiblesse’ come perenne esigenza di riconoscimento ed accettazione….tra fobie…manie e piacevoli energie elettriche che ingabbiano il godimento erotico e creativo nella scorza leggera delle parole……


....povera e nuda va ....la poesia
Il poeta in città " fruga nei cestini" per dare un senso possibile alla umanità incivilizzata con uno sguardo severo dai ĺimiti ..dagli angoli e dai margini per non farsi triturare dal supefluo e dall'inautentico che come il deserto avanza inesorabile ....tra tragressioni e piccola delinquenza marginale anch'essa ...l' occhio va oltre il logos sociologico o politico e scruta con sofferenza il nascosto e l' impercettibile della esistenza di strada...ogni parola o atto si fa collettivo per non evaporare nella retorica buonista o il rasoio populista...consumati gli eroici furori delle ansie utopiche e rivouzionarie del gesto atletico ...agonistico e.giovanilista....per un rifiuto umano troppo umano del gioco sperimentalista .....solo linquistico della neoavanguardia ....evitare altresì gli intriganti aggangi mitici o primordiali..."scavare nell' attimo quotidiano" per scansare tempeste sociali o bonacce intimistiche e liricheggianti "....andarsene nei bui dei cortili (De Angelis)...in un tutto senza notte... la poesia si fa ..." atto comune" per non perdersi in un " nulla" invasivo e pervasivo....di una metropoli mondializzata in uno sviluppo senza progresso....fonetica babele senza parole oltre i " conforti metafisici" o le ricadute teologiche apocalittiche....unica strada una condivisione nelle parole degli ultimi e emarginati cronici ....." bevendo allo stesso rubinetto intasato" ....cercando parole di salvezza e di condivisione amorosa........in un mondo disamorato e senz'amore....

venerdì 27 ottobre 2017

Ciao Mercuzio......il pensierio è freccia, il corpo (sentimento) è freccia.....lo sai pure una poetessa lo diceva ...e molti filosofi e santi uomini....si sono tormentati qui sulla terra sulla separazione tra corpo e anima senza capirci una mazza... questa è una questione fondamentale di tutti gli umani ....c'è bisogno di riconsiderare la cosa dello "automa corpo" rispetto alla tradizionale enfasi che circonda l' anima.
-...Il corpo è ciò che pone l’uomo in contatto con il mondo. Vorrei ribadire che, secondo la filosofia contemporanea, l’uomo non ha un corpo, ma è un corpo. Seguendo questa concezione, corpo ed anima non sono separati. Pure ammettendo che tale separazione ci sia, il corpo può fungere da veicolo per la crescita e per la grandezza dell’anima..Il probema diventa complesso  sempre a rischio ideologico e immunitario quando si passa a stabilire  un rapporto corretto  tra persone e cose e la funzione del corpo  di trasformare o solo oggettivare tale rapporto.Cominciamo  dal partire  dal “corpo”…in carne, sangue e ossa…. può aiutare poeti , filosofi ,teologi e  anche un “povero e confuso clown”  a rimettere in discussione lo statuto non solo teoeretico  di entrambe…..cose e persone.
Si forse intravedo un senso in quello che dici .Allora , per banalizzare, è  come se il corpo fosse necessariamente il negativo con le sue scorregge e l'anima il positivo. L' automa corpo…. la meccanicità, l' anima….. la libertà. L' automa corpo …..la bassezza, l' anima ….la spiritualità. A me pare che la questione è, invece, molto più complessa e, nella nostra epoca, che si potrebbe anche definire l' epoca della connessione, possiamo pure provare a liberare il corpo dalle sue prigioni. Insomma dalle sue paure e banali moralismi. A me sembra che il nemico da combattere sia la persistente tendenza all' astrattezza della separazione. La vita è libertà, perché è libertà. Fra le tragedie della nostra epoca vi è quella di avere riaperto la scissione fra le componenti della vita, della società, dell' io, tu e chi altri.

-  Calma ….calma  e …sangue freddo!Vedo  che un linguaggio colto e scurrile  delle maschere  clownesche  del Decamerone non è solo retaggio del “pulcinella” che è in te…Fai un gran  confusione  tra gli elementi  più o meno scientifici del “meccanicismo” settecentesco  e il conseguente moralismo  bigotto postridentino.”Astrattezza  della separazione” è il solito giochino paralogico di voi miseri mortali  che finisce  sempre nel richiamo astratto…..come un deus ex machina…..della LIBERTA’……que de crimes en commettent  en son nome……Io –tu-corpo è da questa triade  che devi ripartire  superando d’amblais  Cartesio, Kant e Hegel prigionieri del dualismo “res cogitans….res extensa”  che di fatto esludevano  il “terzo incommodo” …..il corpo. Ti sei mai chiesto il perché oltre che il per  come?
Io mi sono fidato dei poeti perché odiavo  i teologi che ci hanno allontanato dalle corti per moralismo d’accatto e diffidavo dei filosofi  quando si sono infilati nei tunnel delle metafisiche. Arthur Rimbaud …ad esempio …il poeta maledetto diceva che l’io è l’altro! Emoticon smile ...e quando noi riusciamo a ritornare all’altro da noi, da me, che posso essere qualsiasi cosa desidero......
-I poeti che strane creature …..ogni volta che non scrivano e parlano è una truffa!Sono talmente innamorati pazzi del loro “io” spropositato, smodato, che  come forma  di difesa preventiva  si lamentano  di non considerare “l’altro” con l’amore  dell’alterità di una mosca  che infastidisce la tua comoda lettura.La cosa più difficile da  capire  che  non solo “altro-da-sé” classico da rivalutare …cioè il tu di persone e cose….  il corpo…il tuo corpo che ti porti dietro da una vita  e che ogni mattino ti parla da uno specchio…..

….a proposito quando riscendi fatti vede che ti devo chiedere : ma gli angeli fanno le scorregge? Emoticon smile......E poi di che parlo!? Emoticon smile ....tu sei un angelo!.....e devi pensare il mondo solo in termini di opposizioni non risolte: l'etica da un lato e la politica dall'altro, l'uguaglianza e la libertà, lo stato e l' individuo, in fondo, la bontà e la cattiveria, l'irrazionale e il razionale, il corpo e lo spirito, non come se ognuno di noi non fosse, ma nella pienezza della vita, del vivere autentico, per tutto questo così come! Questo è il miracolo!.....Emoticon smile p.s. mio padre che faceva l,autista di camion mi diceva sempre: li senti i tuoni? Sono gli angeli incazzati che ci fanno le scorregge in testa!...sempre che prima non ti becca un fulmine Emoticon smile"

-E’ proprio degli angeli  essere intermediari  tra “ L’ESSERE e i divenire”  in questo caso  tra l’Eterno e il mortale…..sono come forse puoi intuire  due dimensioni uguali e parallele del vivere dell’universo Tutto. Io ho come compito di ricordare a voi uomini  il senso  olistico  delle vostre idee, azioni, sentimenti, passioni, paure mortali  nell’ottica  di un universo immortale ed eterno.Voi avete bisogno di idealizzare e astrarre il senso dell’eternità e vi inventate  tantissime forme di “sacerdozio”  per capirci di più e per non avere paura della vostra “libertà”.Voi clowns …ad esempio….avete bisogno di mascherare il vostro corpo  e cercare  un “improbabile clown” dentro di voi perché non amate il “clown  fuori di voi” il vostro corpo in carne e ossa.I filosofi si sono impegnati da duemila anni a esorcizzare l’individualità del corpo e la sua “forza-energeia” erotica, generatrice e vitale. Il medioevo con Agostino e Tommaso e la modernità con il suo individualismo monorazionale.Il  dualismo cartesiano  ci parla di " res cogitans- res extensa".... la scienza ne fa una macchina dove la ragione matematica assume autorevole il punto di comando dall'esterno unicamente per controllarne il funzionamento e  ... eventualmente curare.la sua salute biologica .E' con Spinoza che si comincia a parlare del corpo non solo come oggetto esclusivo della mente e dalla separazione della mente dal corpo si passa ad una unità indissolubile connessa ad una corporeità vivente in "natura naturans e natura naturata" non più come un illuminazione di un soggetto conoscente ma come potenza infinita della vita del corpo nella sua capacità erotica-emotiva .Anche in politica la solitudine del cogito fa emergere la necessità di far riprevalere il sapere del corpo come strumento di connessione ...coesione... comunione  e socievolezza aggregante.





...Il corpo è ciò che pone l’uomo in contatto con il mondo. Vorrei ribadire che, secondo la filosofia contemporanea, l’uomo non ha un corpo, ma è un corpo. Seguendo questa concezione, corpo ed anima non sono separati. Pure ammettendo che tale separazione ci sia, il corpo può fungere da veicolo per la crescita e per la grandezza dell’anima...




mercoledì 25 ottobre 2017

Il poeta in campagna ….cede la strada agli alberi e usa parole leggere che parlano il suo “corpo”. Un grumo di materia febbricitante..irrefrenabile inafferabile, sfuggente e prepotente come lava incandescente di vulcano in continua eruzione e liberazione . Un corpo che cresce lentamente come un elemento della “natura naturans “ con le sue idee, percezioni, sentimenti, passioni con la forza e la regolarità del ciclo naturale delle cose che necessitano di farsi “natura naturata” nelle parole che le ospitano per procrearle.Una forza erotico-creatrice dove il suo creatore riusce a partorire con o senza dolore ciò di cui si ingravida in natura nei suoi camminamenti e viaggi .La sua fantasia creativo-poetica si nutre di profumi, colori,sapori come un ape …..come frutti di un desiderio….. tutt’uno di anima e corpo da donare agli altri e alla terra che lo ha ospitato come grazia ricevuta e da restituire .Una forma di generazione di “corpo maschio” che accumula bellezza, dolori, gioie e piaceri e attraverso il segno simbolico della poesia di un “io” diviso e controverso ne fa dono agli altri .Un corpo dolorante di doglie dello spirito inquieto e angosciato. Una sorta di “cupio dissolvi” creativo di forze che hanno bisogno del “kaos” come terreno fertile alla poesia. Voglia di opera contro la forza opposta nella persona che necessita di crea e distruggere nel ciclo delle forze naturali. Ambizione di infinito e vocazione al martirio di un “albatros” democratico e comune nella ricaduta degli angeli nello sconfinato e nel disordinato mondo della globalizzazione materiale .Sì che sul “kàos” del conflitto prevale il “kòsmos”dell’ordine. Sulla tensione verso l’armonia e la bellezza spesso si sente il richiamo energetico della “dùnamis” del disordine e della cacofonia di mille contraddizioni e fobie.In certi casi anche la ricerca del “delirio” della poesia che non gli competono si affaccia ai suoi notturni incubi di insonnie dolorose.Ripara nelle falle, nei buchi, nei calcinacci, nei crolli…si espone ai margini e ai precipizi senza gesti eroici ma con le armi della clemenza e della ammirazione…senza enfasi e ripetizioni ….con voce da soprano femminile mai di maschio tenorile…..estroflesso e disperso nelle varie forme di crescita naturale….sente il filo d’erba crescere in primavera e la foglia cadere in autunno non per commuoversi ma commuovere…..vive il dolore con parole sofferenti e senza lacrime….ascolta il vento giocare con le nuvole e ingravida parole di luce e leggerezza come dono gratuito o baratto…..carica la sua sessualità di tale impeto e ‘faiblesse’ come perenne esigenza di riconoscimento ed accettazione….tra fobie…manie e piacevoli energie elettriche che ingabbiano il godimento erotico e creativo nella scorza leggera delle parole……
https://youtu.be/FywSzjRq0e4

Il poeta in campagna ….cede la strada agli alberi e usa parole  leggere che parlano il suo “corpo”. Un grumo di materia  febbricitante..irrefrenabile inafferabile, sfuggente e prepotente come lava incandescente di vulcano in continua eruzione e liberazione . Un corpo che cresce  lentamente come un elemento della “natura naturans “ con le sue idee, percezioni, sentimenti, passioni con la forza e la regolarità del ciclo naturale delle cose che necessitano di farsi “natura naturata” nelle parole  che le ospitano per procrearle.Una forza erotico-creatrice  dove  il suo creatore  riusce a partorire con o senza dolore ciò di cui si ingravida in natura nei suoi camminamenti e viaggi .La sua fantasia creativo-poetica si nutre di profumi, colori,sapori  come un ape …..come frutti di un desiderio….. tutt’uno di anima e corpo da donare agli altri  e alla terra che lo ha ospitato  come grazia ricevuta e da restituire .Una forma di generazione  di “corpo maschio” che accumula  bellezza, dolori, gioie e piaceri e attraverso il segno simbolico della poesia di un “io” diviso e controverso ne fa dono  agli altri .Un corpo dolorante  di doglie dello spirito inquieto e angosciato. Una sorta di “cupio dissolvi” creativo di forze  che hanno bisogno del “kaos”  come terreno fertile alla poesia. Voglia di opera contro la  forza opposta nella persona che necessita di  crea e  distruggere  nel ciclo delle forze naturali. Ambizione di infinito e vocazione al martirio di un “albatros” democratico e comune nella ricaduta  degli angeli nello sconfinato e nel disordinato mondo della globalizzazione materiale .Sì che sul “kàos”  del conflitto  prevale il “kòsmos”dell’ordine. Sulla tensione verso l’armonia e la bellezza spesso si sente il richiamo energetico della “dùnamis”  del disordine  e della cacofonia di mille contraddizioni e fobie.In certi casi anche la ricerca del “delirio” della poesia  che non  gli competono si affaccia ai suoi notturni incubi di insonnie dolorose.Ripara nelle falle, nei buchi, nei calcinacci,  nei crolli…si espone ai margini e ai precipizi senza gesti eroici ma con le armi della clemenza e della ammirazione…senza enfasi e ripetizioni ….con voce da soprano femminile  mai di maschio  tenorile…..estroflesso e disperso nelle varie forme di crescita naturale….sente il filo d’erba crescere in primavera e la foglia cadere in autunno non per commuoversi ma commuovere…..vive il dolore con parole sofferenti   e senza lacrime….ascolta il vento giocare con le nuvole e ingravida parole di luce  e leggerezza  come dono gratuito o baratto…..carica la sua sessualità di tale impeto e ‘faiblesse’ come perenne esigenza di riconoscimento ed accettazione….tra fobie…manie e piacevoli energie  elettriche che ingabbiano il godimento erotico e creativo nella scorza leggera delle parole…… 

lunedì 23 ottobre 2017

….troppo da dire
 …. oggi
e….non ne ho la forza
sono
esausto….
…non esaurito
…vorrei  essere
pensatore dell’avvenimento
senza forma e senza evento
differenza….indifferenza
volontà ….azione inoperosa
sempre nomade
in potenza
anarchico e in eccesso
generatore di conseguenze
folgorazione senza luce
senza tuono in ritardo di tempo
cerco…
….impossibilità di nuovo pensiero
di differenze e ripetizioni
di logica senza   senso…..
…..dissenso
….. un Theatrum philosphicum
dei pupi di legno d’ulivo
antico e venato
io ….
grande e paziente
“genealogista nietzschiano”
 ….bacio ancora una volta un cavallo
 refrattario e diffidente
nel “Lingotto” in fiera cadaverica
teatro delle accademie morte
perversioni  nevrotiche del buon senso
che si fa scrittura….
…..pratica di  convinzioni senza  generosità
senza….. clemenza  e compassione
ignoranza innocente ….non colpevole
preterintenzionale ….
io
solo
per il fatto di fare teatro
senza attori e pubblico
rari nantes in gurgite vasto
persone-maschere
non all’altezza del naufragio
di un secolo in prova
senza la dirompenza di un ripensamento
riinvenzione  di  dubbi e sospetti
con taglio netto nella storia delle idee
ritornate vuote nella caverna dei balocchi
dei chiaroscuri visionari
……dopo i formidabili anni
della fantasia  al potere
la mia generazione ha perso…
….. molteplicità sovversiva
piantava cartelli del divieto di vietare
…..anni feroci e vitali
nel fiume del  movimento emerso
da una carsicità medioevale…
schizzi  di fango  da una   macchina desiderante
di corpi senza organi
nel barocco di  deteriori paradossi…
scardinamento  dei contrari e dei distinti
delle dialettiche ottocentesche senza l’uomo
puro Spirito o sfruttato operaio
tertium non datur
…..radicali forme di rovesciamento
sommosse del senso comune…
di uomini in cerca di altra  dimensione
nel mercato a grappoli
di metafore e ossimori
paradossi e paralogie
senza….. filosofia
amore di verità
e…..poesia a buon mercato
uso e abuso di parole
non a caso
forma… informa…. inventa
fabbrica concetti imbellettati…
….. opinioni vuoti a perdere
mascherate di niente
risposte senza  domanda
domande  senza risposta
 attimo ….ora….giorno …anno
scansione  di un tempo imposto
 occasione…circostanza
di secoli sempre più  brevi
pieni  di orrori e dolori
destrutturati e deboli
per paura e vigliaccheria
maschere  e personaggi senza paesaggi e paesi
condizioni e  incognite senza  questione
 …. forse
oggi….
stravagante è porsi un quesito
una domanda  pensata nel kàos
come vuoto da riempire
quando anche  la vecchiaia
veneranda senectus
insegue  il nonsense
di  un’eterna giovinezza
…..una libertà sovrana
senza  regno e sudditi devoti
…..stato di grazia tra la vita e la morte
che ci coglie alle spalle
con un senso di penultimo
alla fine della storia
….io….
….èpuisé…esausto
esaurito del possibile
nelle posture beckettiane …kafkiane
nel teatro delle marionette
dei pupi siciliani
e i soliti pupari ….
nei modi di un  tempo e uno spazio
che si creano
si contraggono
si erodono
in un nulla metafisico
come alibi
lo ….stanco… fermo….inoperoso.
non  realizzo forme ma  eventi
di esistenze inquiete ….
esausto immobile
queata quaetare  et mota movere
perso nelle ultime possibilità
combatto
le  forme vuote
di racconti senza Storia
esausto ….guardo
cinico per amore
una ulteriore trama affettiva
con significati concettuali
destrutturati e deboli
in  un nulla solo ideale
di una estetica
non macchina minuziosa di non sensi
luoghi comuni vuoti
antinomie e antilogie  di labirinti  enigmistici
dell’antialzaimer….. totem e tabù…
della modernità incivile e dolorante…
….i  nuovi acculturati  guri  lacaniani
salottieri  di riporto 
perimetrano e disgiungono fatti e misfatti
concentrati come ospedali
in un “io”
dove
tutto si divide
ma in se stesso
nei  buchi  del cuore  e delle cose…
un “io”
esaurito ….non esausto
 attraversa la penultima sovversione
 quella delle  idee senza  …uomini
… immagini senza anima
parole  senza poesia
e  non smettono di estenuarsi
per arrivare ai corpi
dopo la  chiusura
di ogni immaginazione del possibile
monadi chiuse
per interpretazioni di interpretazioni
di nevrosi e psicosi lobotizzate
cantano in solitudine  
….la propria morte….civile
ancora una volta
stanchi di battaglie di sconfitte
quando il passato ricordava …
 il presente oggi  racconta
 esaurimenti  di niente
come una notte insonne
 la testa fa  mucchietti di  perline di niente
per dire che forse non va bene
eppure si resta così
insopportabilmente seduti
a spiare il colpo che ci raddrizzerà
per l’ultima volta
e ci stenderà per sempre…
in una requiem aeternam….
senza neppure la  morte….

come amore per la vita….

mercoledì 23 novembre 2016


.....à la recherche du temps perdu
 di mauro orlando


I più avveduti tra di noi sentono a pelle o con il suo “demone” cupo e pessimista che i rottami dei nostri dubbi e sospetti ci sta cadendo addosso col rischio di sommeggerci.Sappiamo altresì che tutte le crisi igienico-sociali del cosidetto “ciclo dei rifiuti” mette in difficoltà le classi dirigenti amministrative e viene regolata e risolta dai centri di potere che inventano e alimentano il ciclo a proprio uso e interesse. Allo stesso modo funziona il pensiero delle dottrine politiche e culturali che ha soppiantato il cittadino e l’intellettuale nella loro funzione di consapevolezza e responsabilità sociale e comunitaria.Tutti siamo finiti nel paradossale stato di stupidità di paralare e discutere del “dito e non della luna”.Il “dito” oggi sono “le bolle finanziarie”, “il populismo”, “l’antipolitica”, “l’antidemocrazia”,”l’antiumanesimo” e tutti gli “anti” possibili e immaginabili….”la luna” è “il popolo…la politica…la democrazia…la poesia ….il sapere” perduti.Nel piccolo labirinto chiamato “sinistra” si vive paradossalmente la più controversa delle crisi per il semplice fatto in questo spazio si è alimentato il più grosso degli equivoci del “lògos” autoreferente e presupponente.Si è sempre pensato di essere “il centro di gravità permenanente” che tutto sa e conosce e non teme tra le sue mura fortificate dai secoli invasioni barbariche e congiure interne.I suoi aedi o trovatori più accorti sentono di essere dentro un meccanismo strutturato non solo negli “arcana imperi” ma “i pensatori” filosofi o politologi si sono imprigliati nel narcisismo microfisico dei poteri personali come piccolo orto delle proprie vanità e certezze.E si inventano viaggi in cerca di risposte …altri evocano “terremoti” non troppo lontani nella propria “casa” incapaci di rinnovarsi e di superare la disgregazione della composizione sociale,la trasformazione economica ,culturale e tecnologica.Tutto nel gioco sado-masochista di chi si prende la responsabilità del disastro ripetendo la favola “della mosca cocchiera”.E allora o ci si ferma all’appagante e consolatoria “senza sé e senza ma” ….giaculatoria del “nemico” nei tardie epigonali fenomeni del “ fordismo, tatcherismo,reaganismo,populismo e legismo,lepenismo e trumpismo” della “sinistra sempre dura e pura” o si ripiega nel “riformismo” del tanto peggio tanto meglio degli imitatori rottamatori che pensano di imitare quelli che la stanno sconfiggendo dall’interno e dall’esterno.Alcuni più avveduti ma sempre sprovveduti conoscendo la capacità smemorativa dell’uomo contemporaneo imprigliato nelle tecnologie mediatiche credono di rammemorare i più vicini passaggi negli anni post-bellici, keynesiani socialdemocratici come l’ultimo avvertimento prima della tempesta finanziaria totaliataria e distruttiva.E allora il richiamo ai pannoloni caldi del “ riforma del welfar in senso seriamente distributivo, un riformismo di grande respiro (sic!) attaccandosi spasmodicamente alla Costituzione, alla radici, alle coerenze etiche e ideologiche.”Le cosidette èlites” nella casa della sinistra fanno inconsapevolmente il gioco del “Potere” finanziario neoliberista nel gioco della commedia delle “rane” di Aistofane litigando e contrastando gli epifenomeni vincenti del “berlusconismo, leghismo,grillismo, lepenismo,trumpismo” come i soggetti della storia presente e futura e non come “maschere farseche” dei veri “poteri forti” che guidano il carro della storia in questi ultimi tempi.Il populismo è solo il canovaccio imposto poi ognuno lo recita con le proprie parole e ci mette la faccia.Il disagio e la protesta della forma partito che in questi ultimissimi anni aveva garantito una casa alle persone impoverite, emaginate, sempre più sole si sta sgretolando dall’interno, il voto a chi denuncia è vincente a prescindere, lo tsunami porta a una deriva di massa nei valori e negli argomenti della destra neoliberista che sta giocando la sua ultima mossa per “lo scacco matto”. Le scosse sono ancora di avvertimento e di assestamento….la faglia esplode e il terreno è ancora capace di trovare un assestamento con equilibri diversi dal passato creando macerie non ancora materiali ma profonde antropologicamente senza morte e disastri ambientali.Ma siamo lì lì davanti a un burrone a cercare gli stimoli per sopravvivere e di vivere in controtendenza.Come …..cercando di vivere dai margini dell’Impero la politica “teknè politikè” rappresentando sempre le persone e i gruppi sociali in sofferenza , raccontare sempre la verità non la verosimiglianza interpretando i ruoli che l’establishement ci impone….evitare di ricreare nuove contraddizioni irrisolvibili democraticamente nella consapevolezza e responsabilità.Questo si chiede ai governanti e non è poco….dare un senso provvisorio e corretto anche alla “teknè politikè” parlando di Europa ed occidente non come la panacea ma con discorsi onesti, netti , coerenti e radicali legati alla realtà effettuale e non ideale.Tutto questo sapendo che c’è un senso più vero e quotidiano della Politica-Politèia pur essa legata alla formalizzazione del meglio e non dell’ottimo.L’ideale e il reale che si fanno modello istituzionale nelle Costituzioni che vanno rispettate e non adorate fideisticamente come totem o tabù eterni e immutabili. Infine la “politica” come vita quotidiana dei valori dell’uomo che non si fanno universali e necessari per perdere “l’anima” dell’uomo nella vita nel mondo naturale e artificiale .” la grande vita che si nasconde e resiste” nei piccoli gesti, nelle piccole cose, nelle piccole parole della poesia, nei piccoli paesi e comunità del silenzio e dell’abbandono vitale.La politica di una “vita activa” libera e consapevole che si fa contaminare dalle “communitas come dono-munus” inclusivo ed altruista non dalle “immunitas” come rifiuto e isolamento patologico esclusivo.Questa commino l’ho incrociato nei tratturi della transumanza degli appennini italiani, nella “casa della paesologia” di Trevico….nelle feste comunitarie di Cairano ieri e oggi di Aliano. “Grande vita “ oltre la miseria dell’ultimo uomo dove “ognuno sia soggetto e non oggetto” di vita in direzione di un “sapere forte ma arreso” ma in direzione ostinata e contraria di ogni autorità che pretendono di farti deviare dalla realizzazione della dimensione comunitaria dell’esistenza come sradicamento come tradimento e allontanamento dai luoghi della vita intima e personale autentica. Per concludere e alleggerire il tutto torno ad Aristofane e il suo leggero auspicio per la comunità di Atene appesantita dagli apocalittici,saccenti e pesanti ammaestramenti dei “filosofi”.Auspica nella comunità un ritorno di Dioniso come doppia valenza di possibilità di salvezza per il teatro e per Atene. E lo fa dire allo stesso Dioniso : “Statemi dunque a sentire: io sono sceso quaggiù a cercare un poeta. Per farne che, direte voi? Perché la nostra città possa salvarsi e mantenere il suo teatro”.] Ma perché un poeta dovrebbe essere preferito ad altre persone, nell'ottica della salvezza della città? Risponde Euripide: “Per la sua capacità e i suoi ammonimenti, e perché rendiamo migliori i cittadini nelle loro comunità”. In altre parole, Aristofane vuole affermare che la città e la comunità per salvarsi devono essere gestita da persone oneste e corrette,visionarie e poetiche e la tragedia e la lirica concorrono proprio a creare questo tipo di persone.

martedì 27 settembre 2016


“oggi e sempre …paesologia!”

“ Orlo, bordo, confine, selve, monti, mare, alberi, zolla, cane, vigna, nuvole, vacca, panchina, sole, alba, tramonto, e vento, neve, pioggia, e altro vento, e altra neve, e aprile, e il verde di maggio, e il nero di settembre, silenzio senza opinioni, luce senza commenti, voglio solo che la vita sfili, se ne vada da dove è venuta, non la trattengo, non voglio trattenere niente, camminare, guardare gli alberi, prendere confidenza col cielo.”F. Arminio.


La paesologia predilige le pieghe, le crepe,le sfumature… e le diramazioni che le parole assumono nel corso del “vivere e pensare” nel loro uso e contesto materiale …. storico ed esistenziale. Sono le modalità del pensare che segano la differenza .Il nostro contesto classico-moderno aristotelico-cartesiano ci ha abituati a ad assegnare ad ogni ente umano o naturale una “sostanzialità unica” sinolo di “materia e forma” dove la “forma” assegna caratteristiche e senso ad ogni ente. Ogni ente “è e non può non essere …così come lo percepiamo o pensiamo”…..altro è pensare il reale come continuo, evanescente ,provvisorio processo che parte da una “propensione immanente” autonoma non eteronoma. Un ente umano o naturale “causa sui” con una sua volontà e capacità di pensare ma soprattutto “vivere”con pensieri e ideali provvisori da tradurre in azioni e realizzare volta per volta.Il mondo non è solo “esteso o gettato” per essere conosciuto….domenticando che lo stesso “zoòn politikon ekon legon” stabilisce un rapporto e il nesso tra l’io e l’altro è originario e che l’io è costitutivamente immerso in una situazione data di connivenza con l’altro-da-sé:invece di stabilire una distanza da costruire nel pensiero, presta attenzione all’«intesa» che si tesse inavvertita e trattiene nell’aderenza al paesaggio del mondo.Un “sapere arreso e provvisorio” che mi aiuta a vivere prima di conoscere un paese attraverso un disponibilità di “connivenza” come rapporto che si converte in tacita comunicazione…compassione …..senza per questo voler accedere a un altro piano immateriale….solo percettivo…intuitivo ….sentimentale o peggio “irrazionale”.Non ci sono “immacolate concezioni” ma neanche defatigati Sisifo o eroici Prometei che tengono!Semplicemente “I luoghi stanno sparendo. “Prendi un angolo del tuo paese e …..fallo sacro”.Ci sono vissuti che prestano attenzione all’«intesa» che si tesse inavvertita e trattiene nell’aderenza al paesaggio del mondo e in particolare ai “piccoli paesi” trascurati e abbandonati per nostra fortuna.”Il sapere arreso” trasforma la connivenza …la “koinonia” in tacita e silenziosa comunione oltre la comunicazione nella dimensione dello spirito e del “sacro” che si sente nello stato di “grazia” di andare “oltre” l’ente , le persone, le cose …..percependo e vivendo “l’evanescente” in una esperienza che va oltre la “mistica estraniante” ma che sente il fondo indifferenziato delle cose, che non rientra nel registro della presenza, ma del “nascosto” tenue e sottile non per definirlo ingabbiandolo nel “logos” ma mantenendosi nella fecondità del virtuale della “poiesis”.Quando Arminio visionariamente sulla rupe di Cairano parla di “costruire “un museo del vento o …delle nuvole ”mostra “l’anima folle …misterica ” della paesologia .Nulla meglio del vento la rappresenta: come per l’aria di un volto o l’atmosfera di un luogo, il vento è imponderabile e inconsistente, ma si propaga in modo insinuante e diffuso. A sua immagine si diffonde l’influenza che si spande silenziosa fra individui o la fiducia che sfugge alla presa di volontà o intelligenza e si annoda nella relazione tra uomini. La nostra lingua-pensiero, abile nell’eliminare l’equivoco, la confusione di aspetti che andrebbero distinti, fatica a cogliere l’ambiguo, le situazioni in cui ancora non è emersa l’opposizione tra l’uno e l’altro.:Noi non siamo “costruttori abili” di pensiero sul paesaggio sul sentimento e la passione di vivere un paesaggio…nella stabilità e nel fluire …tra forma compatta e trasparenza informe….sempre in una logica oppositiva o dialettica…..ma che sente la forza e l’attrazione della relazione. L’esperienza di una “intimità”tra l’io e la propria vita che superi anche la categoria dell’ amore che deraglia sempre nel possesso dell’altro o nella tomba del desiderio per diventare delusione o morte. Una “intimità…paesologica” non individualistica ma comunitaria che non smette di cambiare e rinnovarsi nella quotidianità e nel tempo verticale che scorre diverso come il fiume di Eraclito….che è sempre disponibile ad essere penetrato ma mai compreso una volta per tutto.”Un evanescente” naturale che stabilisce non poteri o autorità sul reale ma che cerca , sente e trova occasioni di “relazioni compassionevoli”
 mauro orlando

mercoledì 21 settembre 2016


L' occhio poetico e paesologico... 


Prima c'e lo sguardo poi venne la parola e il canto....affrontando per paradosso il tema della "cecità" ( anche della sordità o della sensibilità in genere) ci si trova in un fitto reticolo compositivo delle varie e possibili forme della "comunicazione" dell'homo sapiens sapiens.Karen Blixen ci racconta di un inconsapevole "cicogna" disegnata da uno sventurato nell'affannoso tentativo di tappare le falle di uno straripante temporale notturno nel proprio giardino.C'è una inconsapevole luce nelle tenebre che ci attrae e avviluppa percettivamente in una "visione interiore" chiara e distinta a cui partecipano i poeti e i visionari in genere.A volte ...ripercorrendo un cammino retrospettivo....proustiano...negli abissi piacevoli della memoria....dove il disegno di ogni coscienza ed esistenza si traccia oscuratamente.Gli eventi ...i fatti...i sentimenti...le idee emergono da argomentazioni in forme espressive diverse...come le atmosfere oniriche di Kafka...quelle allucinanti e spettrali di Dostoevskij...quelle intimamente liriche di Saffo....quelle sofferenti per i naufragi della ragione di Leopardi e su di lì. "Scrivo senza vedere....dove nulla ci vedete....leggete che vi amo" ....Così paradossalmentee "scriveva" Diderot per scrivere il suo amore nascosto.Il sapere in gebere ha a che fare con i mezzi conoscitivi che utilizza per mostrarsi....farsi....vedere...credere...intravedere prima che intervenga il dubbio e il sospetto per evitare il sistema e il vizio metafisico ....per precauzione di assolutiuzzazione ... il "sapere ....dichiara una resa provvisoria" non come atto definitivo e conclusivo. La "paesologia" intende la sua "resa" e si da una "tregua" verso il mondo...la filosofia...la teologia e sceglie la strada visionaria e autentica della "poesia" ( Omero si accecò per rimaner nel sogno) per intraprendere un nuovo e diverso viaggio nel mondo...tra gli uomini e la natura non seguendo servilmente la strada del "logos"..E allora si riparte dallo "sguardo" che è quello immediatamente più inquinato e condizionato da "una modernità incivile" che ha colpito l'io nella sua essenza lirica, profonda e esistenziale. La "skèpsis" è cosa immediata dell'occhio....la parola in origine designa una percezione visiva...l'osservazione...la anonimia....la atopia....la vigilanza...l'attenzione dello sguardo che esamina...sceglie....divide e ricompone.Si spia intimamente e si riflette pubblicamente e poi "si significa ciò che ditta dentro" come scrive Dante.....ritardando il momento delle conclusioni...nel parlato, cantato e infine .nella scrittura.Il giudizio si sospende in una ipotesi provvisoria di ritenzione scritta.Il tutto precedentemente vissuto nello sguardo e nel silenzio.... guardando e ascoltando.Scegliendo per consapevolezza il tempo verticale della coscienza e lo spazio non dei "luoghi non luoghi" della urbanizzazione antiumanistica....ma il margine....la periferia....le frane..."gli spazi interminati e gli infiniti silenzi" oltre la siepe......i piccoli paesi del terremoto e dell'abbandono per ritornare a "rivedere ...le stelle" della "grande vita" preservata e autentica...Sull'orlo del precipizio e dell'accidente si può scrivere anche ad occhi chiusi ..."gli occhi dlle dita scrivono " estraneandosi del mondo anche perché disorientati e distratti dalla notte della civiltà antiumanistica..... "Sono nato nella bocca di un lupo- scrive il poeta-paesologo Franco Arminio- un lupo sperduto in un’altura senza boschi, era febbraio del sessanta, c’erano nel paese una decina di macchine e un migliaio di muli, le rondini muovevano il cielo, i porci tenevano ferma la terra, camminavano i giorni verso il futuro. Poi tutto si è fermato, siamo entrati nel mondo, i vecchi sulle panchine hanno preso la via del cimitero, il cimitero ha preso la via delle case. È andata così, più o meno, il tempo alla lunga si rivela la forma tranquilla del veleno." La “paesologia “ potrebbe essere questa via poetica-esistenziale dove ognuno cerca di imparare a "guardare" per sé e per gli altri con l'occhio incontamnato e selvatico del lupo ..... un animale molto umano.Non ama la debolezza ,preferisce l’astuzia e la leggerezza de “ la mètis”…greca alla furbizia e superficialità della modernità dello sviluppo a tutti i costi .Prova speranza ,paura ,orgoglio, disgusto,rabbia.Il upo con le sue azioni ci mostra e offre descrizioni e racconti del suo mondo interiore....in rapporto agli altri e alla terra che ci è data vivere..
mercuzio

domenica 11 settembre 2016


Al mio paese la terra trema sempre 
Franco Arminio 

Al mio paese la terra trema sempre, terremoto a oltranza. Ora abbiamo un paese nuovo e un paese vecchio. Il paese nuovo è brutto, come tutti i paesi nuovi. Il paese vecchio è bello, perché il brutto è tutto concentrato nel nuovo. Allora il mio consiglio è di non fare paesi nuovi. Bisogna rifare il paese dov’era. Rifare il paese, non solo le case, un paese non è una somma di case. Rifare un paese dunque non è questione solo di architetti e urbanisti. Spesso i paesi nuovi danno la sensazione di essere un catalogo di materiali edili.Torniamo indietro. Prima del paese nuovo ci sono le tende, poi i prefabbricati. Ci sono gli articoli dei giornali e i servizi televisivi, c’è la commozione delle prime ore, ci sono gli aiuti e le polemiche. I terremoti un poco si somigliano. I terremoti fanno cose strane, una casa cade e un’altra no. C’è chi muore sul colpo e chi resta incastrato con una trave sulla pancia, c’è chi ascolta gli aiuti, ma non ha la forza di farsi sentire. Mai bisogna dimenticare che il terremoto è un’irruzione improvvisa. E la tragedia nelle sue prime ore e nei primi giorni ha anche un effetto un poco euforizzante, almeno in chi non ha avuto lutti. Il terremoto è anche una faccenda di ruspe che fanno gli abbattimenti e poi di betoniere. Ci sono i ponteggi per le case pericolanti e poi le impalcature dei cantieri. Ci sono i piani di recupero, i piani di zona, insomma le carte dei tecnici. E poi ci sono gli stanziamenti, ci sono i governanti che nominano un commissario. C’è sempre una fase in cui arrivano i soldi ma i lavori ancora non cominciano. Poi c’è una fase in cui i lavori vanno a rilento perché gli stanziamenti sono finiti. Il terremoto apre anche spiragli, le persone non hanno più i loro divani, chi dorme in macchina sembra avere un tremore buono, l’arroganza è un poco dismessa.In Italia nessuno ha mai pensato veramente alla prevenzione. I morti causati dai terremoti li mettiamo nel conto. In Italia ci sono due milioni di persone che vivono alle falde di un vulcano attivo. L’economia della catastrofe fa parte dei nostri giochi. Al mio paese molti pensano che solo un terremoto può riaccendere l’economia. È come se si riuscisse a credere solo nella sventura. La sventura è l’unica forma che hanno i paesi per farsi riconoscere. La loro vita ordinaria sembra non esistere. Il paese interessa quando cade, quando frana. E allora il centro finalmente si muove verso i margini. Bisogna coinvolgere nel racconto dei terremoti un po’ di persone speciali. Bravi registi, bravi poeti, bravi fotografi. Per raccontare un luogo terremotato non basta il lavoro usuale dei giornalisti. Ci vuole qualcosa di più. E così anche per la ricostruzione: se c’è l’urbanista perché non deve esserci anche il paesologo?La cosa importante è ragionare sui paesi italiani. E invece questo non accade. E quando subiscono un terremoto ci troviamo impreparati anche dal punto di vista culturale. È come se non avessimo le lenti per guardarli, per capire cosa sono adesso. Ecco che diventa difficile salvarli senza manometterli più di tanto. Lavorare sui paesi senza espanderli, tenendo conto che tendono a perdere abitanti. Ma i paesi non muoiono, ci vuole poco per tenerli in vita. Nella ricostruzione bastano poche idee: fare le case prima ai residenti nei centri storici, poi ai residenti che si sono fatti la casa in periferia e in ultimo a quelli che le case le tenevano chiuse. Bisogna fare anche cose nuove, se servono a determinate attività economiche. Magari un ristorante che era in periferia può essere ricostruito in centro: piccole azioni centripete, in contrasto con la forza centrifuga che sempre agisce in questi casi. Si può pensare anche a una ricostruzione che diventi attrattiva. Per esempio, si scelgono cinquanta case di campagna e si affidano a cinquanta grandi archittetti di tutto il mondo. I contadini non solo restano dov’erano, ma le loro case diventano punti di un grande museo diffuso dell’architettura contemporanea. Sarebbe un’operazione senza grandi costi. E ovviamente deve essere fatta su case di campagna manomesse dalla modernizzazione incivile, prima che dal terremoto. Insomma, nel ricostruire i paesi non si tratta solo di sbloccare i fondi, ma anche l’immaginazione. E allora se al paese erano scomparse le fontanelle pubbliche si possono rimettere. Se c’era un edificio incongruo che è caduto non è detto che bisogna ricostruirlo dov’era: la proprietà deve essere considerata sotto l’aspetto dell’uso sociale (articolo 42 della Costituzione). È molto importante ricostruire pensando alla connessione tra paese e paesaggio, bisogna pensare alla terra più che al cemento.La terra trema e non possiamo farci niente. Possiamo far tremare consuetudini, rendite di posizione, grettezze provinciali ben saldate con gli interessi degli intrallazzatori sempre all’opera in questi casi. Il terremoto dovrebbe aiutarci a buttare giù l’Italia degli imbrogli e a far salire quella dell’attenzione e della bellezza.

sabato 10 settembre 2016

Il potere arreso del “fare”


di mauro orlando


  Da quando abbiamo dovuto rinunciare a piegare la critica sui limiti della conoscenza prima e del Potere poi….esercitando la mente tra paralogismi e antinomie e a frugare nei bauli degli arcana imperi….Foucault ci ha avvertiti una possibilità di “critica come l’arte di non essere esclusivamente governati” Oggi siamo alla nostra ricerca di una “attitudine a vivere la vita “ e non più il gesto elementare di “dire” e “fare” di NO. Il capitalismo …lo spettro inquietante della nostra adolescenza inquieta e movimentata ha dimostra una duttile e perversa capacità di “resilienza”….un’abilità particolare nel sussumere e neutralizzare, o addirittura mettere a profitto e restituire in forma di merce, ogni gesto critico, anche quello più radicale.E allora per non continuare a interpretare “senza se e senza ma” il ruolo di “mosche cocchiere…del capitale” o il ruolo del “povero soldato giapponese” dopo la seconda guerra mondiale…..o la cura nel proprio intimo di un sentimento apocalittico e malinconico di “poeti maledetti” in realtà complesse o a inseguire “le debolezze del pensare” come ultimo e decoroso rimedio allo scacco di una generazione genero di “ ingenui e disarmati guerrieri”. Oggi esercitiamo un “elogio della fuga “ nei luoghi possibili ed arresi nei “luoghi comuni di umanità” che vive la resilienza ai margini ….”nei piccoli paesi… colettivi di pesniero e di vita per fare e guardare altrimenti” E’ nei territori isolati dell’abbandoni …spina dorsale di una Italia delle pianure e delle coste postmodernizzata nella rivoluzione antropologica vaticinata da Pasolini…..che ritroviamo la “brace” di una vita autentica da rinfocolare e accendere.Lo strumento nobile della critica del dubbio e del sospetto ha fatto il suo tempo…il pensiero oggi ha la necessità di ricuperare i suoi comopagni di viaggio naturali che sono “sentimento e passione”…per fare altrimenti e costruire nuove e collettive forme di vita provvisorie e attive. Il sapere arreso non è “una resa incondizionata e rasseganata” ma è forma di esistenza dove modi semplici e amicali di territorio comune e amicale non si fanno rinuncia e autocommiserazione.Nessuna intenzione di costruire il comunismo con altri mezzi ma sicuramente scegliere la strada e il viaggio dentro la deminesione del comune non dell’individuale.Abbandonare il grande fiume della Storia per inventare e vivere “nuove e piccole storie” non di riscatto o di compassione ma ricche delle energie vitali per continuare la “vita activa”. E allora con modestia, perseveranza e radicalità recuperare lo sguardo profondo delle “idee del cuore” ( come i greci “eidein è guardare in profondità per «saper vedere» resistenza al reale complesso …all’ esodo dai non luoghi del capitalismo finanziario e commerciale…. e alla costruzione di alternative non utopiche ed universali …e incomininciare i racconti non di sconfitte, soprusi e sofferenze ma saoer raccontare una liberazione fatta di piccoli gesti, espressioni di sentimenti e passioni umante tutte umane. Si tratta, insomma, di esercitare la potenza del no nelle forme di vita che costruiamo, come già il Bartleby di Melville, ma anche e soprattutto di andare al di là della sola negazione puntando, in positivo, sulle capacità progettuali collettive degli uomini e donne in carne ed ossa incontriamo alle nostre “case e feste paesologiche”. 

Mauro Orlando

giovedì 8 settembre 2016


...le "notti attiche" di Trevico... Clandestinità e decenza per un incontro controverso. …il memorabile ….l’effimero… il sublime ….la paccottiglia il puro kantiano nell’aria impura del tempo….dello spazio e ….le categorie e le idee !? ..forme a priori della mente ordinatrice… “tutto ciò che non è immediato è nullo” e giù una scrollatina di spalle e una sbuffata di …..Cioran …ha avuto il dono dell’immediatezza la capacità di lasciar filtrare parole e le sue scorie scorrono nella circolazione del sangue che sale alla testa senza toccare il cuore parole ...parole di chi le incontra e vi rimangono talvolta allo stato latente finchè un giorno ritornano a risonare intatte dolosorse e incantate….negli incubi poetici delle “notti attiche” di Trevico…. Diogene smarrito ….in pieno giorno “A bassa voce ora conversa con ciascuno di noi” è un tono che sorprende e che confonde sibila quasi parole senza suono come “una parola detta in un orecchio…. …. in un momento in cui non te l’aspettavi …una parola attesa e diventata un ospite inquietante ma indispensabile….. ….tutto il sensorio percettivo torbido ed arido viene costretto risvegliarsi dai suoi sogni dogmatici…. duro viaggio ed una presa in “cura” di una mente cangiante,disponibile…turbolenta e perennemente attiva…... …..guardare gli uomini negli occhi che sfuggono ….guardare le cose …di sbiego… frastagliato e turbolento oggetti a continue distrazioni,divagazioni,simulazioni da sempre i miei ritorni sul luogo dei simposi comunitari “Han dato impressione che il tempo e il modo di arrivare erano quelli di entrare a casa mia dove comando io” con una valigia piena di ragioni…concetti….e fantasie e sogni nel mercato libero della immaginazione al potere… ho sempre amato gli uomini che sanno coniugare sensibilità…sogni e fantasia a sottile ironia e anche a un cinismo purchè sia bizzarro e libero. INSOLENZ A …..IMPRONTITUDINE…. IMMEDIATEZZA ….temo gli scrittori perché abili nel celarsi…per mestiere difficile saperli scovare e smascherarli ….con amore… ermeneutica scaltra e sottile dei salotti parigini…. . dove ogni stile si forma per successive campagne intimidatorie e predatorie in territori destrutturati altrui….. oggi … “il bello non è la promessa o la speranza di felicità…. ma “ l’avidità degli occhi come lotta d’amore in un sogno… un pòlemos filosofico agonistico più che una guerra….. pensare è …..gettare una luce magica nell’oscurità naturale delle cose e elaborare il lutto della banalità superficiale delle azioni umane…. non più pensare o snidare l’Essere Pensare che ama nascondersi “un peccato infinito” d’orgoglio originato in Edipo….. interpretare infinitamente…senza un “inizio” e senza un “fine” …. in un moto incessante,abrupto, frantumato e ricorsivo….. “Zoòs èkon lègon” non più “politikòn” ….condannato di continuo all’umiliazione di nuove conversioni Interprete interpretabile di sempre diverse interpretazioni si rifugia nelle crepe delle sue corazze senza decisioni per sfuggire all’orrore di queste apostasie filosofiche si è orgogliosamente rassegnato alla modestia della debolezza contento di sentire il calore di un asilo dell’impeccabile ingenuità. Tirata giù d’imperio …l’antenna metafisica del’orgoglio razionale Ho educato una capacità folgorante di percepire la pura apprensione dell’istante La capacità a sorprendersi degli istanti in cui la vita rivela la profondità E la complessità multipla dei suoi i piani infiniti……. accontentadosi di sentire e percepire più che pensare mauro orlando

lunedì 5 settembre 2016

......totem e tabù....


Sono sempre più imbarazzato e reticente con vecchi e nuovi amici a parlare di Renzi e il succedaneo dispregiativo ”renzismo” …..della sua esperienza di governo e di guida del PD. Questo condizionamento non solo psicologico che si esercita carsico nei toalkschow per piaggeria succube….. comincia veramente a darmi fastidio specialmente tra amici e compagni per tacita obbedienza a meccanismi automatici di condizionamento che non partono mai dal merito del problema. Anzi il merito è una forma indiretta di omologazione al potere in corso.E’ politicamente e istituzionalmente pericoloso….e il peggio rappresenta la continuità del berlusconismo con altre forme ….altri mezzi e argomenti…..è superficiale e leggero ……è la tomba della storia della sinistra e giù di lì…..Cercare analisi e argomentazioni oltre i dubbi e i sospetti è non solo casa vana ma diventa discriminante per una condanna sommaria e per consumare amicizie superficiali e sospetti di comodo.Situazione tragica in altre epoche storiche “rivoluzionarie” che per fortuna in Italia si ripete in farsa ,parodia e commedia. E allora mi piacerebbe di affrontare il problema mettendo a confronto esperienze del paradigma democratico che toccano varie situazioni che in questi ultimi tempi stanno attaccando istituzionalmente e concretamente la esperienza della democrazia così come l’abbiamo vissuto e praticata in questi ultimi decenni.Avvertendo il lettore malcapitato che la lunghezza e l’articolazione del ragionamento non è l’incentivo all’abbandono della lettura. Il tema è lo svilupparsi di una tendenza verso “una democrazia dispotica” o un “despotismo democratico e leaderistico” in occidente ma anche in altri paesi geograficamente e culturalmente distanti .Tralasciamo le esperienze che riguardano territori dove il rapporto tra Stato e Chiesa non è regolato da nessuna forma di concordato e che pone il problema della “laicità” dello stato non confuso con la semplice “secolarizzazione”.Una involuzione di vario tipo verso un dispotismo di maggioranza nelle democrazie occidentali che agevola specialmente a sinistra l’assuefazione ad un “sonno dogmatico” o “ rifiuto pregiudiziale” che arriva al paradosso di accettare un dato di fatto :il consenso elettorale non è più il criterio per giudicare buono e liberale un governo. Problema aperto anche per le democrazie costituzionali.Non prendo in considerazione il giornalismo scritto e parlato che negli ultimi tempi ha dato di sé il peggio sia per professionalità e conoscenza .Gli stessi costituzionalisti sono prigionieri del loro sapere costruito nel complesso e sofistico panorama della politica italiana dalla egemonia democristiana attraversando supine le supplenze istituzionali della seconda repubblica e i disastri culturali del ventennio berlusconiano e i suoi epigoni imitatori o oppositori .Una normale espressione delle tre categorie della scienza politica (“polity”, “policy” and “politics”) sarebbe un strumento di correttezza e di lealtà e onestà intellettuale verso chi legge la politicata e ascolta la politicante. Questi termini – che non hanno un equivalente italiano – indicano tre diverse dimensioni della politica, rispettivamente: la politics, la sfera del potere, inteso come capacità di influire sulle decisioni prese dagli individui; la polity, che si riferisce alla definizione dell’identità e dei confini della comunità politica organizzata; la policy concerne invece i programmi d’azione e i processi decisionali, ossia l’insieme di leggi, provvedimenti, politiche pubbliche attuate per gestire la res publica.Queste precisazioni aiuterebbero anche a preparare lo spirito pubblico ad articolare giudizi politici utili per chi li reclama e per chi li gestisce bene o male . In questo contesto di “confusione consapevole e responsabile” si sono vericati dei mutamenti che tentano a farsi antropologici e culturali.Il primo mutamento è quello che viene definito “metamorfosi della politics”, in cui si considera la trasformazione, formale, della dimensione processuale della politica. Tale trasformazione riflette in maniera inequivocabile un mutamento di prospettiva e di rilevanza rispetto alla funzione della progettualità politica e dunque della politics. Questo nuovo tipo di consuetudine alla lamentazione e alla denuncia non tocca solo l’impoverimento del linguaggio “della transizione”, che sviluppa moduli linguistici e formule di opinione improntate al “nuovismo” vuoto e rituale . Il linguaggio della transizione è il linguaggio della crisi, della inesorabile cesura tra un “prima” e un “dopo”, tra un “ante” e un “post”; contrassegnato da una permanente “sospensione” tra ciò che è stato e ciò che invece sarà, o non sarà mai, è il linguaggio “populistico” della democrazia plebiscitaria che fa appello al popolo sovrano e al rapporto diretto tra leaders ed elettori. Questo tipo di linguaggio ha determinato un mutamento della “forma” politica, attraverso il lessico del “nuovismo”, ossia di un lessico che non si serve di parole nuove, piuttosto preferisce rovesciare il senso delle parole vecchie; un lessico enantiosemico,( dal greco ‘enantìos’ contrario e ‘sema’ segno ) per cui quando si dice una parola si deve intendere il suo contrario, come nel caso del “federalismo” che nel linguaggio leghista è servito ad indicare l’idea di separazione, di “secessione”, non di unione. Quando il mutamento del significato delle parole è indotto, allora ci troviamo in un quadro concettuale-politico diverso, in cui dobbiamo ridefinire tutta una galassia di significati. E’ un po’ quello che avviene in 1984 di Orwell, nella ridefinizione di un lessico politico che, in quel caso, riflette una mutazione irreversibile della natura della politica. Il secondo fenomeno è quello che viene definito “catarsi della polity”, un effetto dovuto al carattere performativo del nuovo codice linguistico adottato. Il linguaggio politico diventa il veicolo, il vettore di una catarsi della polity nel fenomeno del “ populismo”: uno sfogo che preannuncerebbe un nuovo equilibrio politico-istituzionale. I due tipi di linguaggio possono essere definiti “populisti”, sia per l’avversione esplicita nei confronti dei canali tradizionali della rappresentanza della dottrina giuridica e politica , la cui destrutturazione e trasformazione ha aperto la strada a nuove forme di mobilitazione sociale e di difesa degli interessi, sia per l’appello reiterato al popolo sovrano, che sovrano non è più, evidentemente. Il terzo momento è costituito definito “neutralizzazione della policy”, ossia l’impossibilità da parte dei politici di tradurre le issues politiche e sociali in coerenti formule politiche, in progetti politici, per cui il linguaggio populista finisce per esprimere la non traducibilità di queste issues, la non formulabilità di una concreta politica (policy) di governo nell’interesse generale del paese. Perché, se queste issues si traducessero, assumerebbero la forma di stridenti e forse insuperabili conflitti sociali o, nella peggiore delle ipotesi, della lotta civile. Accanto al linguaggio politico populista prevale poi il “linguaggio del’anticultura”, che minimizza o addirittura tende ad esautorare il ruolo della cultura nei processi di legittimazione democratica. Questo ci imporrebbe di interrogarci sul ruolo della cultura oggi, riprendendo la nota formula della “politica della cultura”, coniata oltre cinquant’anni fa da Bobbio in Italia e Popper nel mondo. Alla cultura spetta il compito di restituire alla politica la sua dimensione prospettica ed etica, senza la quale essa resta vittima del presente, della precarietà e della assoluta contingenza. mauro orlando
 

 Clandestinità e decenza per un incontro controverso. …il memorabile l’effimero il sublime la paccottiglia il puro kantiano nell’aria impura del tempo….dello spazio e ….e categorie!? forme a priori della mente labirinto… “tutto ciò che non è immediato è nullo” rispondeva infastidito Cioran …ha avuto il dono dell’immediatezza la capacità di lasciar filtrare parole e le sue scorie scorrono nella circolazione mentale di chi le incontra e vi rimangono talvolta allo stato latente finchè un giorno ritornano a risonare intatte dolosorse e incantate….negli incubi poetici delle “notti attiche” di Trevico…. Diogene smarrito …. “A bassa voce ora conversa con ciascuno di noi” E’ un tono che sorprende e confonde Sibila quasi parole senza suono come “una parola detta in un orecchio…. …. in un momento in cui non te l’aspettavi” …una parola attesa e diventata un ospite inquietante ma indispensabile….. ….tutto il sensorio percettivo torbido ed arido viene costretto risvegliarsi dai suoi sogni dogmatici…. duro viaggio eduna presa in “cura” di una mente cangiante,disponibile…turbolenta e perennemente attiva…... …..guardare gli uomini negli occhi che sfuggono ….guardare le cose …di sbiego… frastagliato e turbolento oggetti a continue distrazioni,divagazioni,simulazioni da sempre i miei ritorni sul luogo dei simposi comunitari “Han dato impressione che il tempo e il modo di arrivare erano quelli di entrare a casa mia dove comando io” con una valigia piena di ragioni…concetti….e fanatasie nel mercato libero della immaginazione al potere… ho sempre amato gli uomini che sanno coniugare sensibilità…sogni e fantasia a sottile ironia e anche a un cinismo purchè sia bizzarro e libero. INSOLENZA …..IMPRONTITUDINE…. IMMEDIATEZZA ….temo gli scrittori perché abili nel celarsi…per mestiere difficile saperli scovare e smascherarli ….con amore… ermeneutica scaltra e sottile dei salotti parigini…. . dove ogni stile si forma per successive campagne intimidatorie e predatorie in territori destrutturati altrui….. oggi … “il bello non è la promessa o la speranza di felicità…. ma “ l’avidità degli occhi come lotta d’amore in un sogno… un pòlemos filosofico agonistico più che una guerra….. pensare è …..gettare una luce magica nell’oscurità naturale delle cose e elaborare il lutto della banalità superficiale delle azioni umane…. non più pensare o snidare l’Essere Pensare che ama nascondersi “un peccato infinito” d’orgoglio originato in Edipo….. interpretare infinitamente…senza un “inizio” e senza un “fine” …. in un moto incessante,abrupto, frantumato e ricorsivo….. “Zoòs èkon lègon” non più “politikòn” ….condannato di continuo all’umiliazione di nuove conversioni Interprete interpretabile di sempre diverse interpretazioni si rifugia nelle crepe delle sue corazze senza decisioni per sfuggire all’orrore di queste apostasie filosofiche si è orgogliosamente rassegnato alla modestia della debolezza contento di sentire il calore di un asilo dell’impeccabile ingenuità. Tirata giù d’imperio …l’antenna metafisica del’orgoglio razionale Ho educato una capacità folgorante di percepire la pura apprensione dell’istante La capacità a sorprendersi degli istanti in cui la vita rivela la profondità E la complessità multipla dei suoi i piani infiniti……. accontentadosi di sentire e percepire più che pensare

domenica 4 settembre 2016

uando comincia l'inverno il ritorno nei nostri scontenti.. caro....amico Aitan mi mancano i tuoi abbracci fragorosi.... ....i morti reincontrano i vivi lasciati sugli altari e sui muri di casa o negli angoli sempre più bui ...i libri muti di polvere riprendono a sperare di non finire ingloriosi sulle bancarelle della Caritas e noi .....rientriamo nella casa-prigione delle città non -luogo dove il tempo lo scandisce il lavoro a parlare ai nostri spettri segreti sulle mura solitarie della sempre "marcia Danimarca" e lasciamo agli alberi perdere le foglie sulle colline magiche delle nostre speranze senza paura del ciclo naturale delle cose ... ....panta rei.... nell'eterno ritorno del diverso negli orizzoni infiniti del mare .... .....restituiamo il silenzio a Trevico ...ce lo ridarà ....non temere...con gli interessi alla primavera che verrà ... e avrà i nostri occhi ora....conserviamo nel cuore poeta i colori del buio.. la luce diversa di albe e tramonti i furori e i tremori dei chiari di bosco. il rumore di passi invecchiati e di foglie morte ..... .....la panchina e l'ombra del tiglio... un libro abbandonato in cerca di amore.... nei nostri piccoli paesi abbiamo saggi e inoperosi contadini della bellezza nei nostri piccoli paesi dalla garnde vita... uomini antichi e donne silenziose che lavorano e aspettano l'assenza... dei suoi figlioli prodighi amanti d'avventure ....ogni anno...ritorniamo nelle case di bambole in un universo senz'amore per una necessità imposta nel tempo e nello spazio del ciclo innaturale delle cose .... torniamo vittime di un desino cinico e baro a intrattenere fantasmi che ci aspettano ... nella dolorante solitudine urbana.... .....la malinconia fa male ma lascia il mondo come e dove ....è e poi lo riprende in primavera il desiderio e torniamo a farci guardare dalle crepe... ....in fondo alle crepe ...sai c'è un vento dolce di morte e di passato che soffia leggero e piano a primavera e fa germogliare una primula vagante nel seme .... lasciamo che i morti ci guardino dalle crepe anche all'aperto nei prati e nei boschi... tra i sentieri interrotti da radure sognanti ....la vita in fondo è solo una anomalia della morte è una frana...un precipizio...un terremoto un paese che chiude in casa la vita... nella casa in città non luoghi di ricordi attaccarli ai muri ....chiusi nell'armadio o nel cassetto segreto dello scrittoio abbandonato imbavagliati con la vita tra caotici passaggi sentimentali tra un sesso freddo e varipinte bugie e un bicchiere sempre vuoto bevuto troppo in fretta ...aspettando che finisca l'inverno ....di questo ti parlavo in sogno questa notte ...mio caro amico Aitan.... su quella panchina deserta di Aliano mettevi il dito sulla bocca e sibilavi il silenzio e....premuroso di affetti e prodigo di carezze alle mie balorde e incomprensibili parole rispondevi con un fragoroso.... ....No No No No ! e mi sorridevi abbracciandomi.... di spalla.... cercando con gli occhi la tua cara Silvia....