domenica 4 ottobre 2009

Elisir d'amore per........il gioco

«Sembra quasi che lo facciano per farmi dispetto, gli uomini: arrivati a un certo punto è come se s'incidessero un'altra linea della vita sulla mano. No, non parlo di peccati, quelli son minuzie: dico il corso del loro destino. È come se in un'immaginaria scacchiera non accettassero più le diagonali di un alfiere, i salti di un cavallo, le rette di una torre. E spacciano questa falsa libertà per uno scacco a me, uno scacco a Dio. Ecco cosa mi tormenta e cosa voglio capire: dove ho sbagliato?» R. Vecchioni ,Scacco a Dio, Einaudi.
......forse bisognava limitarsi a "dare scacco al Re" ......

" Il gioco come tale oltrepassa i limiti dell’attività puramente biologica: è una funzione che contiene un senso. Al gioco partecipa qualcosa che oltrepassa l’immediato istinto a mantenere la vita, e che mette un senso nell’azione del giocare. (…) Comunque lo si consideri, certamente si manifesta con tale "intenzione del gioco", un elemento immateriale nella sua stessa essenza. (...) Insieme al gioco però si riconosce anche, volere o no, lo spirito. Perché il gioco, qualunque sia l’essenza sua, non è materia. Oltrepassa già nel mondo animale i limiti dell’esistenza fisica. Riguardo a un mondo di immagini come determinato da un mero rapporto di forze, il gioco sarebbe una sovrabbondanza nel senso proprio della parola. Solo per l’influenza dello spirito, che abolisce l’assoluta determinatezza, l’esistenza del gioco diventa possibile, immaginabile, comprensibile. L’esistenza del gioco conferma senza tregua, e in senso superiore, il carattere sopralogico della nostra situazione nel cosmo". (Johan Huizinga, Homo Ludens)

sabato 3 ottobre 2009

Elisir d'amore per .......un amore.




...a Cairano...
....ho conosciuto
sulla rupe
il mormorio delle nuvole
nelle gare di silenzi armoniosi
la gioia il lamento la rabbia del vento
tra i rami e i capelli di una donna
in primavera e nelle sere invernali
la fatica creatrice del sole all'alba
...ho imparato il martirio delle parole
ad ascoltare
il canto lieto delle anitre selvatiche
in volo
verso il caldo dell'Africa
e la trsitezza del mesto addio
delle rondini
ai primi freddi autunnali
.....ho pensato anche
di riuscire a sentire
lo stridore lacerante e luminoso delle comete
e l'armonia colorata dei pianeti
.....ho ammirato
il blu trapuntato della notte di S. Lorenzo
senza misteri e profezie
e in un momento di dolce tristezza
.....ho sperato perfino
di vedere mia madre
che mi sorrideva felice
e mi spalancava le braccia
dal profondo dell'infinito.

venerdì 2 ottobre 2009

Elisir d'amore per .......la democrazia della responsabilità.

.....siamo tragicamente in una morsa pericolosa tra 'il populismo libertino e autoritario' di Berlusconi e una 'antipolitca mediatica' di Santoro,Travaglio e Vauro,fattori che sono di ostacolo alla formazione di un giudizio spassionato ,consapevole e libero per una agibilità personale della democrazia........

“…Guardiamoci attorno…… si assiste impotenti al fenomeno dell’apatia politica, che coinvolge spesso la metà circa degli aventi diritti al voto.Dal punto di vista della cultura politica costoro sono persone……semplicemente disinteressate per quello che avviene, come si dice in Italia…… “nel palazzo”. So bene che si possono dare interpretazioni anche benevoli dell’apatia politica. Ma anche le interpretazioni più benevoli non mi possono togliere dalla mente che i grandi scrittori democratici stenterebbero a riconoscere nella rinuncia ad usare il proprio diritto un benefico frutto dell’educazione alla cittadinanza”. N. Bobbio

DEMOCRAZIA PER ASSUEFAZIONE

…e la assuefazione può portare alla noia e perfino alla nausea ed al rigetto, tanto più in quanto compaia qualcuno – e qualcuno compare sempre a riempire un vuoto di energia politica - che promette di più, più facilmente , piùaccattivante e rapidamente di quanto non possa ottenersi tramite le complesse e faticose regole della democrazia.

DEMOCRAZIA PER APATIA

......è carattere normale della democrazia nei periodi ordinari della vita pubblica, quando le cose sembrano andare da sé .Ma ci sono sempre ventate di mobilitazioni, in situazioni eccezionali di crisi generalizzate che riaccendono l’impegno e la partecipazione diretta nella vita pubblica ma anche le paure del presente edel futuro.
Situazioni di reviviscenza che devono radicarsi e non restare manifestazioni di effimera emotività.
E' il momento dei cittadini attivi e consapevoli permanentemente e non soldati di eserciti contrapposti su parole d’ordine contrappoisti e vuote , amico-nemico, vecchi-nuovo, bene-male, amore-odio, verità-errore,vita-morte, patrottismo-disfattismo,rivincita dei valori-relativismo della democrazia che spargono solo germi autoritari e totalitari che portano alla reciproca demonizzazione e depotaliticizzazione e antipolitica.
Conditio sine qua non :opinione pubblica consapevole.
Ogni società ha un modo governarsi cui corrisponde un suo ethos particolare che deve informare lo spirito degli individui che governano e sono governati.
Non bastono buone regole ma c’è bisogno anche di uomini intellettualmente onesti che agiscano nello spirito delle regole.
L’innovazioni costituzionali e la nascita di nuovi partiti non deve assolutamente essere solo pensato come strumento di potere e di governo ma anche come proposta di una nuova convivenza politica rinnovata.
Uomini o regole: uomini onesti rendono accettabili anche costituzioni e democrazie mediocri non viceversa.

giovedì 1 ottobre 2009

Elisir d'amore per .....la libertà di informazione.

Il giorno 3 ottobre tutti in piazza per la libertà di informazione.....
« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure....."
Articolo 21 della Costituzione italiana.





CANTONI ANIMATI, IL VIDEO // PIOMBINO, FARABUTTI AI 4 CANTONI // "Trecento pullman e quindicimila manifestanti in arrivo da fuori Roma". Roberto Natale, presidente della Fnsi, fornisce i primi numeri dell´appuntamento fissato per sabato 3 ottobre dalle 15.30 alle 19 in piazza del Popolo a Roma. E mentre cresce di ora in ora il numero delle adesioni alla manifestazione per la libertà di stampa, si moltiplicano anche i banchetti di raccolta firme in tutta Italia. La mobilitazione ha varcato i confini italiani. Un gruppo di europarlamentari è fra i sostenitori della Campagna Europea per la Libertà dei Media in Italia.
Per Silvio
Berlusconi, la piazza del 3 "è una farsa", perché "In Italia non c'è un problema di libertà di stampa".
Il 3 ottobre, in Piazza del Popolo, il banchetto di LeG sarà all'ingresso della piazza, entrando da Porta Flaminia, sulla destra. In contemporanea alla manifestazione romana, quanti non l'hanno ancora fatto sabato possono firmare anche a Milano (in via Torino, davanti alla libreria Fnac - dalle 10 e 30 alle 18 e 30), a Pavia (mercoledì 30, in piazza della Vittoria, dalle 17 e 30 alle 19 e 30; sabato 3 ottobre, dalle 16, in Piazza del Tribunale), a Ferrara, in concomitanza con il Festival di Internazionale (in piazza Trento e Trieste, dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 e 30), a Londra (alle ore 14, di fronte alla Bush House, sede di BBC world, all'incrocio fra Aldwych e Kingsway). Un presidio per la libera informazione si tiene a Venezia, sempre sabato 3, davanti alla sede Rai di Campo San Geremia, a partire dalle 17 e 30.Sono più di 4mila le firme raccolte fin qui ai banchetti di Libertà e Giustizia, in questi giorni, in attesa della manifestazione di sabato. Come è andata si può leggere nei resoconti dei protagonisti,
qui per Roma, qui per Piacenza e qui, ancora, per Piombino. Quanto sia stata partecipata l'iniziativa romana di Cantoni animati si può anche vedere qui.

mercoledì 30 settembre 2009

Elisir d'amore per ........l'Africa che ho nel cuore e non ne parlo.

«Di tutti gli idioti che ho incontrato in vita mia – e Dio solo sa che non sono pochi – credo di essere stata la più grande. Ma mi ha impedito di cadere a pezzi un indomabile amore per la grandezza, che è stato “il mio demone”. E ho vissuto una quantità infinita di cose meravigliose. Anche se con altri l’Africa è stata più clemente, io credo fermamente di essere uno dei suoi figli prediletti. Un gran mondo di poesia mi si è dischiuso quaggiù, e mi ha fatto entrare, e io l’ho amato. Ho guardato i leoni negli occhi e ho dormito sotto la Croce del Sud, ho visto le grandi praterie in fiamme, e le ho viste coperte di sottile erba verde dopo la pioggia, sono stata amica di Somali, Kikuyu e Masai, ho volato sopra le Ngong Hills – “ho colto la più bella rosa della vita, e Freja ne sia ringraziata”».
Karen Blixen



Africa

Sento l'eco dei tamburi stanotte
Lei sente solo il sussuro di quieti conversazioni
Lei sta arrivando con il volo delle 12:30
Le ali al chiaror di luna riflettono le stelle
Che mi guidano verso la salvezza
Ho fermato un anziano lungo la strada
Sperando di trovare alcune parole o melodie dimenticate da tempo
Lui si é voltato verso di me come per dire
"Muoviti ragazzo, ti stà aspettando laggiù"

Sarà difficile trascinarmi lontano da te
Non c'é niente che cento uomini o più potranno mai fare
Ho benedetto le piogge laggiù in Africa
Prenderò un pò di tempo per fare le cose che non abbiamo mai fatto

Cani selvatici ululano nella notte
Mentre crescono irrequieti desiderando qualche solitaria compagnia
So che devo fare la cosa giusta
Tanto sicuro quanto il Kilimanjaro si eleva
Come l'Olimpo sopra il Serangetti
Cerco di guarire ciò che é nel profondo
Impaurito da questa cosa che mi é arrivata

Muoviti ragazzo, lei ti sta aspettando laggiù

lunedì 28 settembre 2009

Elisir d'amore per........"Vincent".

....la parola risuona solo nel silenzio della bellezza , dell'attesa,del dubbio,del sospetto,dell'interrogazione,altrimenti è brusio,rumore,gioco retorico.
Il canto richiama l'armonia e la forma più sublime della poesia se prende e ferisce l'anima come una spada e l'adolcisce come un cetra frigia.Il vedere è un modo più profondo del pensare.Il problema è:come far stare assieme,visione ,ascolto e parola senza che la parola pretende di signoreggiare o rimanga bloccata solo su un'immagine vista o vissuta e semza che l'ascolto venga assolutizzato in una voce della coscienza protetta da ogni vedere e raccontare.
Vincent ci ha costretti a cercare un altro modo di vedere con un movimento che prevede,prefigura insieme ad una capacità di arresto,attesa,pausa,inoperosità,provvisorietà.
Un guardare,pensare,rappresentare che rimanda all'ascoltare,fare esercizi di silenzio o di silenzi........

Elisir d'amore per ....."la democrazia dei farabutti"




I partiti di centrosinistra hanno da tempo imitato il modello espresso dal premier. Hanno abbandonato il territorio, le persone in carne ed ossa, la dignità e i diritti delle donne anche ‘escort’, la difesa delle istituzioni democratiche , i contrappesi costituzionali e la partecipazione, per tuffarsi nei media e soprattutto nella tivù. In nome della personalizzazione autoritaria della democrazia e del marketing economico.
La società civile ha in gran parte consapevolmente o inconsapevolmente fatto esperienza del “virus” berlusconiano per il passato seguendo il parere autorevole di Montanelli.Uno che si intendeva di cultura autoritaria e di destra!
Ora , ‘noi’ singoli cittadini attivi, liberi, riflessivi,consapevoli e responsabili vogliamo seguire la linea politica e l’agenda dell’egoarca funambolico . Per rovesciargliela addosso : vogliamo praticare la "nuova" opposizione dei nostri giorni. In larga parte "suggerita" - e ispirata - proprio dall'esperienza politica di Berlusconi. Rovesciamo il meccanismo che ha tradotto il privato in un fatto pubblico-politico.,usato dal leader del PdL per coltivare consenso e di fiducia. Oggi noi lo rovesciamo contro di lui e la sua politica democraticamente autoritria e illiberale. “Privato e pubblico, retroscena e ribalta. Tutt'uno. A flusso continuo. D'altro canto, il confronto politico si è spostato - totalmente - sui media. Che sono divenuti l'unico vero campo di battaglia politica. Tivù e stampa. Stampa e tivù. Giornali e tele-giornali. Opposti fra loro. Visto che le informazioni in tivù, in molte reti, sono filtrate. Con l'alibi di non sovrapporre pubblico e privato. Politica e gossip. Come se fossero cose diverse. Come se la ribalta e il retroscena fossero ambienti separati. (Come se le interviste "politiche" del premier non fossero ospitate da Chi e annunciate in copertina da foto di famiglia. Nonno Silvio insieme a figli, figlie e nipoti)”.
Costruiamo la democrazia mediatica dei “farabutti”!
Rubiamogli la scena stabilendo noi i temi e il linguaggio non solo denudando il Re ma definendo noi le conseguenze delle sue agende e i suoi progetti futuri.
Prima di tutto dando visibilità anagrafica ai tanti ‘spettri’ che si aggirano nella menta affaticata e ‘malata’ ( a parere di Veronica) affollando tutti gli spazi mediatici della Rete inviando una nostra foto e le nostre generalità riconoscendoci nell’epiteto o anche al posto del nome ,la scritta:farabutto esibita con orgoglio e vanto. . Una sorta di movimento di opposizione cresciuto dentro a quello che il leader considera il principale soggetto di opposizione con un profilo, non solo fisiognomico, ma sociale, culturale e politico di questa popolazione.
Si accettano i giovani,gli adulti e di mezza età e..anche ‘anziani’ coetanei del premier.Donne e uomini da soli, in coppia o in compagnia.Anche intere famiglie uniti da un comune obiettivo: la libertà di informazione e di azione e espressione privata e pubblica senza censure. “Esuli” dai partiti di opposizione istituzionale in cui faticano riconoscersi e di un paese nel quale stentano a sentirsi concittadini.Spaesati .Di incerta identità …a cui B. ha contribuito a dare un nome e un senso.Farabutti. Meglio di “fannulloni”, “coglioni” che in altro occasioni ci si è sentiti sprezzantemente apostrofare.
Con una identità, senza bandiere, senza parole da dire. Senza simboli da esibire e senza riti da celebrare ma una diversità da difendere e costruire: non apparteniamo al gregge belusconiano.

mauro orlando

Elisir d'amore per.........l ' a m o r e.

Las Cartas d'Amor - R. Vecchioni e J. Isaac
Origine: www.youtube.com
Le lettere d'amore in (credo)Catalano...semplicemente stupenda, a me dà i brividi... talmente i brividi che ho sbagliato a scrivere il titolo...


Cristiano Reboldi … Forse che ne aveva avuto davvero troppo poco di amore e tutto quello che riusciva a provare, gli bastava solo per respirare.
E tu non lo sapevi, amore mio, che non potevi amare. Che non potevi amare, ancora.
Avresti dovuto fermarti, per capirlo, e g...uardare dentro ... Ma non c’era voce che poteva arrivare là dentro, nemmeno la mia.
Tu non sapevi fermarti.
Correvi dentro la vita, fingendo traguardi che subito disprezzavi … Incendiavi la vita intorno a te, consumavi quello che incontravi …
Avresti consumato anche noi. Avresti consumato anche me.
L’ho capito quando ti ho avuto, nel momento in cui, per un momento, abbiamo diviso le nostre, di vite. E la vita muore d’eccessi…
Lettera di Lorenza.
Stralcio da “Clinamen” di Cristiano Reboldi

domenica 27 settembre 2009

Elisir d'amore per ........ T A C I T A M U T A.


"Protinus a nobis quae sit dea Muta requires…. "
(Ovidio, Fasti, II, 131 – 132)




"Lo scandalo non sono le escort, ma la natura ormai ibrida di Palazzo Grazioli, abitazione privata e al contempo luogo pubblico; e l'idea che Berlusconi si f a delle donne in politca e della vocazione politca in sè: bellezza,seduzione fisica, e sopratutta estrema, incondizionata disponibilità nei confronti del capo"

Barbara Spinelli


“ Silenzio, le donne devono stare zitte!”.


Così Sofocle per i greci ma anche i romani non scherzano!Tacita muta , una divinita romana, una creatura infera, onorata il 21 febbraio. Tacita, per l’appunto, la quale era una ninfa,
una naiade, figlia del fiume Almone. Il suo nome originario era Lara, Lala o
Larunda, che aveva le radici dal verbo greco ”laleo” (parlo). Quindi, una
volta parlava come tutte le ninfe. Si’, eccome! Ma anche a sproposito! Un giorno ebbe
l’imprudenza di mettere a parte di un suo segreto la sorella Giuturna:
l’amore che Giove nutriva per lei e i tentativi di seduzione del dio andati a
vuoto. Giove, infuriato per questa indiscrezione, le strappò, senza tanti
complimenti, la lingua.Tacita :dea del silenzio.....Per i Romani la facoltà del parlare è quasi sacra e quando la parola viene
usata con discernimento e con la dovuta prudenza viene considerata una
grande virtù. L’arte della parola! La parola che permette ai retori di
dimostrare con abilità le loro tesi. Uno degli strumenti fondamentali della
lotta politica. La parola che influenza e determina l’opinione del pubblico. La
parola che sa perorare la causa del popolo e, di conseguenza, ad indurlo a
rispettare i detentori del potere, a riconoscerli come rappresentanti dei suoi
interessi. Invece, la 'giovane ninfa con il suo modo di parlare spudorato e senza veli ha rovinato tutto....ha messo a nudo il Re! A Giove ,grande seduttore e esperto dell'arte del conquistatore più che di "utilizzatore finale" poco interessano i consigli amatori di Catullo:

" O pazzo basta! Povero......

Quel che è prduto è perduto.

I tuoi giorni di pardadiso li hai avuti

Quando il tuo maore ti diceva vieni tu ti precipitavi

Così amata da te è stata lei

Quando nessuna da nessuno mai.....

Ora non vuole più..

Amore mio ,addio...."
Per loro, come per i Greci, la parola non entra nell’ambito delle competenze
femminili. “Alle donne il silenzio reca grazia” sentenziava Sofocle e gli altri
gli facevano eco. Tacere non è solo una virtù, ma è anche un dovere delle
donne, causato dalla necessità di evitare che, usata da loro, la parola possa
degenerare in spiacevoli equivoci con conseguenze facili da immagin
are.”

sabato 26 settembre 2009

Elisir d'amore per ......l'armonia.

.....L'uomo è una forma di governo o un modo di goernare sè stesso; è simile a una 'politèia', a una città ,bene o male governata.......

......l'uomo migliore è petanto colui che sa dare a sè stesso e alla sua anima la forma dell costituzione o governo migliore e l'uomo peggiore sarà colui che si dimostra incapace di realizzare prima di tutto in se stesso un ordine e un armonia tra le sue parti in contrasto.
Una buona 'politica' di sè è la capacità di stabilire una padronanza di sè, delle proprie passioni ed azioni......
".....non sai che alcune città sono governte tiranicamente, altre democraticamentee altre ancora aristocraticamente? (....) e ogni governo pone le leggi guardando al proprio utile, la democrazia fa leggi democratiche, la tirannide leggi tiranniche, e gli altri governi si comportano allo stesso modo" Platone,Protagora.



VULNERABILI ALL'AMORE
Organizzatore::
PENISOLA
Tipo:
Musica/arte - Concerto
Rete:
Globale
Data:
martedì 29 settembre 2009
Ora:
19.00 - 22.30
Luogo:
CONVITTO NAZIONALE "PIETRO COLLETTA"
Indirizzo:
C.SO VITTORIO EMANUELE II
Città/Paese:
Avellino, Italy
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E-mail:
penisola_onlus@libero.it
Descrizione
L’evento si aprirà con una riflessione su “I Giovani e De Andrè”. Introduce: Dr. Onofrio Scarpato (psicologo e psicoterapeuta); Intergengono: Franco Festa (Scrittore) e Generoso Picone (Direttore del Mattino – Avellino) sul lascito delle idee e dei pensieri del grande cantautore italiano a dieci anni dalla sua scomparsa. Si esibiranno poi i Fabernoster, un gruppo musicale reggiano che interpreta i brani di Fabrizio De Andrè.L’evento, per i suoi valori culturali e sociali, è stato patrocinato dalla Fondazione Fabrizio De Andrè.

venerdì 25 settembre 2009

Elisir d'amore per .....le theatre du soleil.

FRANCO DRAGONE : Un grande irpino per un piccolo paese .
In preparazione : C A I R A N O 7X


accoglienza straordinaria. siamo qui per vedere lo spettacolo di dragone e poi per parlare con lui di cairano 7x.

il belgio è piccolo, non si vedono montagne, non si vede il mare. non c’è la prua di cairano che spinge l’immaginazione e il dolore.

l’europa è un pò logora vista dal suo centro.

la parte più viva è nell’orlo che sta in basso.

armin

Franco Dragone
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Franco Dragone (Cairano, dicembre 1952) è un direttore teatrale italiano naturalizzato belga.

Nato in Italia, si trasferì a sette anni in Belgio, nella città di La Louvière in Vallonia, assieme alla famiglia. Qui frequentò il conservatorio e studiò lingue e scienze politiche, avvicinandosi al mondo del teatro.

Nei primi anni Ottanta si trasferì in Québec, dove si interessò al circo ed entrò in contatto con il Cirque du Soleil, del quale dal 1982 affiancherà e poi dirigerà alcuni dei principali spettacoli in giro per il mondo.

Nel 2000 torna a La Louvière dove crea il Cirque Archaos e fonda la Dragone group, la casa di produzione che tuttora guida.

Fu l'organizzatore, nel 2003, dello spettacolo di Celine Dion A New Day... al Caesar's Palace di Las Vegas, dove l'artista si esibì per duecento sere accompagnata da corpo di ballo ed effetti speciali.

Dragone è stato insignito di tre Obie Award e di un Los Angeles Critics' Award, oltre ad aver ricevuto la laurea honoris causa dall'Università del Quebec.

Elisir d',amore per .......la vita.

Igea (dal greco antico Υγιεία con il significato di salute, rimedio, medicina) è una figura della mitologia greca e successivamente romana. Figlia di Asclepio e di Epione, Igea è la dea della salute e dell'igiene.

Il “testamento biologico”.Quattro premesse di una condivisione possibile.
1) L’accelerazione del dibattito parlamentare su un tema che già nella passata legislatura era stato oggetto di un vivace confronto è avvenuta sull’onda emotiva della vicenda di Eluana Englaro. Il testo votato dal Senato è fortemente segnato e condizionato da questa contingenza. L’art. 1 comma 1 (lettera a) e l’art. 3 comma 1, coerentemente con quanto ci si attende da una legge sul cosiddetto “testamento biologico”, indicano un’eventuale, futura incapacità di intendere e di volere come la condizione in vista della quale il cittadino potrà redigere le sue dichiarazioni anticipate di trattamento. Ma il comma 6 dello stesso art. 3 si riferisce allo stato vegetativo, specificando addirittura che la dichiarazione «assume rilievo nel momento in cui è accertato che il soggetto in stato vegetativo non è più in grado di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario». È del tutto evidente che non esiste una condizione di stato vegetativo nella quale un paziente sia ancora in grado di “comprendere”. Ma anche – e soprattutto – che l’incapacità di intendere e di volere non è in nessun modo sinonimo di stato vegetativo. La prima può riguardare potenzialmente centinaia di migliaia di persone (tipicamente tutti i pazienti in stato avanzato di demenza a causa di malattie come l’Alzheimer). Nel secondo si trovano oggi in Italia non più di tremila persone. Non sappiamo insomma a “chi” si applicherebbe l’intera normativa e un chiarimento su questo punto è preliminare ad ogni serio approfondimento dei suoi singoli aspetti.
2) I conflitti bioetici, proprio perché coinvolgono i modi e il senso del nascere e del morire, hanno conseguenze particolarmente laceranti sui “valori condivisi” più volte richiamati anche dal Capo dello Stato come presupposto e garanzia della convivenza e della solidità delle stesse istituzioni. Per questo è forzata e rischiosa la trasposizione del bipolarismo del sistema politico in un corrispondente bipolarismo bioetico, a sua volta interpretato nei termini della logora contrapposizione fra laici e cattolici. Va respinto ogni tentativo di strumentalizzare ai fini della contesa politica di breve respiro il confronto su temi di questa portata, che ne uscirebbero immiseriti e ostaggio di logiche di potere e di scambio comunque fatali per un serio, credibile impegno sui valori. A maggior ragione quando questo impegno diventa di resistenza alle mode e ai modelli dominanti.
3) Non esiste “il” problema del fine vita, ma un fascio di questioni diversificate e complesse. Non è possibile, di conseguenza, affidarsi ad astratte dichiarazioni di principio sulla disponibilità o indisponibilità della vita. Si tratta, piuttosto, di modulare con ragionevolezza l’equilibrio fra due principi entrambi irrinunciabili dal punto di vista costituzionale: la tutela della vita come “interesse della collettività” e presidio della dignità della persona da una parte e, dall’altra, la libertà con la quale ogni individuo decide il senso, l’orientamento della sua esistenza. Non si discute, in Italia, l’introduzione dell’eutanasia come possibilità per il medico di somministrare al paziente “il farmaco che uccide”. Si discute della possibilità che una persona possa chiedere semplicemente di essere “lasciata andare”, senza che più nulla sia fatto per trattenerla. È comprensibile che su questo punto vi siano opinioni e sensibilità diverse, anche fra gli stessi cattolici. È d’altronde proprio l’art. 53 del Codice deontologico dei medici italiani che vieta loro di «assumere iniziative costrittive» o di «collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale» nei confronti di una persona che, pur se adeguatamente informata «sulle gravi conseguenze che un digiuno protratto può comportare sulle sue condizioni di salute», rifiuta comunque volontariamente di nutrirsi. Si può considerare sufficiente a rovesciare questa conclusione il fatto – ovviamente importante – che la propria volontà non possa essere più confermata “qui ed ora”? Risposte diverse a questa domanda non tolgono il comune impegno a sostenere in tutte le situazioni di sofferenza e disagio le “buone” ragioni della vita. L’alimentazione artificiale di un paziente in stato vegetativo può spaccare un paese. Un detenuto può lasciarsi morire di fame e di sete senza che nessuno ne parli.
4) Occorre evitare che una sovraesposizione di casi-limite e questioni indubbiamente di forte impatto “simbolico” funzioni da strategia elusiva delle responsabilità e delle urgenze più pressanti in tema di difesa della vita. Il diritto alla vita non è lo stesso nei paesi ricchi e nei paesi poveri. Ma anche nei primi rimangono o si accentuano le differenze. L’Italia non fa eccezione, come testimoniano i sempre più frequenti casi di malasanità e la crescente tendenza a “fuggire” dalla propria regione per cercare altrove un’assistenza di qualità. Sentiamo parlare tutti i giorni di “turismo” riproduttivo. Sarebbe bene preoccuparsi di quello al quale è costretto chi cerca soltanto di essere curato. E, più in generale, della necessità di garantire l’equa distribuzione delle risorse indispensabili ad una efficace e “giusta” tutela del diritto alla vita in tutte le fasi e in tutte le condizioni dell’esistenza umana.
Stefano Semplici - Membro del Comitato Scientifico del CEGA e Prof. di Etica sociale nell’Università di Roma Tor Vergata (semplici@lettere.uniroma2.it).
Carmelo Vigna - Presidente del CEGA e Prof. di Filosofia morale nell’Università di Venezia (carmelo.vigna@gmail.com).
Giampaolo Azzoni - Direttore del CEGA e Prof. di Filosofia del diritto nell’Università di Pavia

Elisir d'amore per ....la autentica "follia"

“ Andatevene tutti via , che cosa c’è di tanto interessante in un pazzo ? ”
La follia può essere una trincea contro una “ragione folle”.Una ragione da identificare con lucidità con le ragioni del potere, con la legge del più forte che non consente a chi subisce l’oppressione di poter opprimere il più debole di lui.
LU XUN , Diario di un pazzo



Il suo motto era : la follia se condivisa non è follia.
In un borgo della laboriosa e prosperosa Padania del nordovest, (di cui non voglio ricordare il nome se non con l’espressione geografica comunemente usata tra il popolo: ‘Brianza’), non molto tempo fa viveva “un gentiluomo” di quelli con lancia nella rastrelliera, scudo antico, ronzino magro e can da sèguito……Bisogna sapere che questo gentiluomo, nei periodi di tempo in cui non aveva nulla da fare ( a suo dire pochi in verità) si dedicava alla lettura dei classici suoi preferiti : Dante , Platone, Sant’agostino, Meister Eckhart, i mistici medioevali, Erasmo da Rotterdam…il preferito tra i preferiti “L’elogio della follia”.” Ai tempi dell’Università, amava ricordare , ai suoi servizievoli e benevoli compagni di merenda e di avventure:"avevamo avuto una discussione molto accesa, in cui a più ripresa mi era sentito dare del visionario, non ricordo più per quale motivo” Il giovine cavaliere affastellava i suoi teneri pensieri da adolescente inquieto dentro i labirinti logici-filosofici dei consigliati classici ….e non dormiva per spiegarseli e sviscerarne il senso, mentre non ci sarebbe riuscito nemmeno Aristotele, anche se fosse resuscitato apposta.
Aveva anche tentato altre vie, altre letture ; infatti aveva provato un senso di profondo fastidio ed estraneità nell’intrigata esperienza di iniziazione adolescenziale troppo mittleeuropea ed ottocentesca del “giovane Werter o dei più moderni “turbamenti del giovane Torless” e aveva notato una immatura incomprensione ed estraneità psicologica, geografica, e direi antropologica, per le disavventure ‘troppo americane’ del “ giovane Holden”.
Siddarta non ancora aveva varcato i confini di un occidente ancora tutto impegnato nella esperienza della modernità scientifica e tecnologica a colmare i vuoti dei suoi esiti disumanizzanti e Zaratustra viveva ancora felice del suo aristocratico isolamento e non aveva nessuna intenzione di scendere tra gli ‘uomini’ infelici ed inautentici a suggerire con perentoria sicurezza che “..ogni spirito profondo ha bisogno di una maschera :ancor più intorno ad ogni spirito profondo cresce in continuazione una maschera, grazie all’interpretazione costantemente falsa, cioè piatta, di ogni parola, di ogni passo, di ogni segno di vita che da lui si esprime”
In fondo si era veramente convinto che le qualità superficiali durano nel tempo e che la natura più profonda e seria dell'uomo viene presto e facilmente smascherata.
Ma in seguito ,in vero, in uno dei tanti momenti di lucida ,esuberante e colorata espressività che la vita politica internazionale gli imponeva aveva ammesso di non avere mai avuto particolare simpatia per questi percorsi dell’animo e in generale per le forme letterarie espressive della comunicazione anche se per circostanze mai chiarite e per consiglio o ordito di ‘amici’ intriganti e truffatori in futuro gli sarebbe toccato l’onere e l’onore della gestione e proprietà di una delle più grandi ed importanti case editrici italiane.
Normalmente ci vuole un grande evento, un amore profondo per liberarsi di una profonda e risentita ossessione, perché di una vera e propria ossessione ormai si trattava. Nel suo orizzonte psicologico o logico non vedeva una facile, anzi nessuna via d’uscita. Ebbe anche molte discussioni anche con il curato del paese che ,per l’appunto gli consigliò ,come diversivo collaudato, un percorso di spiritualità a piccole dosi o un programma di lettura ponderoso anche se impervio per una mente giovanile in via di formazione. Va bene Dante, Platone , Sant’Agostino ,Meister Eckart ma …….i mistici medioevali. Insomma si sprofondò tanto in quelle letture, che passava le notti dalla sera alla mattina, e i giorni dalla mattina alla sera, sempre a leggere; e così, a forza di dormir poco e leggere molto, gli si prosciugò, talmente il cervello, che perse la ragione: Gli si riempì di fantasia di tutto quello che leggeva nei suoi libri: incanti, litigi, battaglie, sfide, ferite, dichiarazioni, amori, tempeste e stravaganze impossibili; e si ficcò talmente nella testa che tutto quell'arsenale di sogni e di invenzioni lette ne' libri fosse verità pura, che secondo lui non c'era storia più certa .
Possibile incipit di "Una storia di un 'italiano'" ....tutta da scrivere

Elisir d'amore per ........la mia terra d'Irpinia

di Pasquale Stiso
Terra
terra d’Alta Irpinia
estranea
come una matrigna
battuta
da tutti i venti
oppressa
per lunghi mesi
dalla neve.
Plaga del Formicoso
desolata
assetata
di corsi d’acqua
e di verde
ove il grano
cresce rachitico
roso dai geli
flagellato dalla tramontana
e il granoturco
di settembre
è ancora tenero come il latte.

La ‘nuova Irpinia ‘ dentro di noi.

Oggi tra gli analisti del territorio tradizionali o dei “paesologhi” in modo paradossale si parla di “non luoghi”riferendosi a spazi metropolitani privi di identità e di memoria ma soprattutto scarsi di relazioni.Dove vive una “collettività senza festa” e si soffre la “solitudine senza l’isolamento”. Si vive in un epoca del “tempo veloce, accelerato”.Il futuro è sempre più alle nostre spalle, in soggezione ad un presente che ci sommerge e ci virtualizza .E persino la storia è diventata un fatto mediatico.Il futuro non solo sembra senza senso e fine ma ci carica sopratutto di ‘paure’ e nel suo orizzonte esclude le categorie di ‘progetto’ e ‘speranza’.Paure economiche, sociali,ecologiche e perfino ‘metafisiche’ dove le Chiese si limitano a cercare convertibili o arruolabili alle giuste o ideologiche cause.L’avvenire è rubato soprattutto ai più giovani. Con la fine delle ideologie che pure ci rassicuravano, oltre che impigrirci intellettualemte ci viene imposto prepotentemente ancora una volta una nuova e complessa concezione di individuo e della sua libertà.Le diseguaglianze economiche ,la precarizzazione del lavoro, l’aumento dei costi e dei bisogni ci sta portando drammaticamente alla società postborghese senza passare da una “rivoluzione proletaria”( di cui non si sente la necessità) o semplicemente umanistica. Una nuova rivoluzione scientifica e tecnologica toglie potere e crea esclusione in quelli che non si ritrovano in questi poli.La rivoluzione informatica aiuta e favorisce i meglio tecnologizzati e i già informati o i ‘giàformati’.
All’interno di questro quadro analitico e concettuale con originalità e profondità si pongono le proposte e le provocazioni culturali di Franco Armino e il suo già citato libro “Vento forte tra Lacedonia e Candela” (Ed Laterza).Era necessario ritornarci dopo una lettura più meditata e analitica non per una ulteriore recensione ma per rilevare la sua originalità di proporre categorie conoscitive, antropologiche e politche che ci possono essere utili non solo per capire il nostro territorio irpino ,ma sopratutto noi e per un possibile e necessario.progetto di cambiamento di noi e delle nostre comunità.
Il nostro “io” occidentale e moderno è costretto a cimentarsi con i pieni dei poteri economici e culturali a cui ci eravamo abituati dall’Illuminismo in poi. La sua ragione si fa “luce” e si fà ‘compassionevole’ e ‘fraterna’ in un colloquio doloroso e difficile con le “ombre”, con l’assenza, col mistero, con il sacro, con gli esclusi , gli sconfitti con i luoghi abbandonati o lontani. Il suo compito precipuo e costruttivo è non solo capire e dare un nome alle cose e alle persone ma di suggerire altro.Creare aspettative e possibilità è già costruire presente e precostituire futuro.Ripropone una caratura politica molto complicata,complessa e sottile che va al di là del sociologismo astratto e il meridionalismo di maniera se pur nobile. Scrivendo ciò io non penso alle “sufficienti spallucce” o alle comode pigrizie di una certa intellettualità meridionale, cittadina o periferica, ma anche ai circoli sociologici e intellettuali,a destra come a sinistra, che imperversano nel “profondo Nord” arrovellati sul nuovo primato della “questione settentrionale” che fanno tabula rasa con spocchia e leggerezza anche del possibile “bambino insieme all’acqua sporca”.Tuttavia non è il suo “stile” se pur nuovo e personale che mi interessa rilevare all’nterno di una moderna e possibile collocazione o riscrittura del quadro letterario del Novecento italiano ed europeo con riferimento alla letteratura antiretorica ,alla cultura ‘flaneur’, o quella ‘vociana’ dei ‘frammnti’ più che a quella ‘crepuscolare’ o ‘afuturista’ o ‘simbolista’ .Insomma mi interessa questo superamento ,filosofico direi, dell’Illuminismo non ideologico e dottrinale dove il rifiuto delle “magnifice sorti e progressive”, delle utopie astratte e delle speranze nel futuro ci impone una idea più che di recupero o di salvezza delle persone ,delle cose e della natura, di amore di esse ma non più per il loro possibile futuro ma per il loro presente reale e per il passato che non passa e non ritorna.Puntando soprattutto a far crescere una capacità personale di guardare le cose e amarle disinteressatamente in sè stesse e per sé stesse.Una riproposizione vitale della’modernità’ non necessariamente contrapposta alla ‘antichità’ ma nella sua capacità intelletuuale ed umana di vivere l’antico,il tradizionale, il periferico,l’emarginato, l’escluso.l’altro da sé insomma.Curando una massima consonanza,intimità con i luoghi, le cose e le persone insieme alla massima lontananza e alterità. E se tutto ciò vi sembra poco, irrilevante e inutile per un vero e nuovo “inizio” non solo per l’Irpinia con i suoi atavici e nuovi problemi e tabu ma anche per cominciare a definire nuove categorie mentali per una nuova agenda culturale e politca dell’intera ’intera comunità nazionale , fate a meno di leggere questo prezioso libretto.Ma poi per piacere non continuate a flagellarvi e meno che meno a lamentarvi della solita corrotta e inadeguata masnada dei poli.

mauro orlando