lunedì 13 luglio 2009

Elisir d'amore per ........l'autentica "commedia all'italiana"



Politica
Quando il grottesco aumenta il potere
Michel Foucault*
Chiamerò “grottesco” un discorso o un individuo che detengono per statuto degli effetti di potere di cui, per la loro qualità intrinseca, dovrebbero essere privati.. Il grottesco o, se preferite, l’“ubuesco” [1] , non è semplicemente un epiteto ingiurioso....


Elisir d'amore per .........la P O L I T I C A.

“ Se ormai ogni politica ha per scopo di rendere la vita tollerabile al maggior di uomini possibile, bisogna lasciara che essi dterminano anche che cosa intendano per vita tollerabile” Nietzsche

........Veramente ne avremo fatto a meno.....ma dal momento che esite anche Grillo in Italia prendiamo sul serio anche un comico-politico.......




«DOPO BERLINGUER NELLA SINISTRA IL VUOTO» - «Il 25 ottobre ci saranno le primarie del PDmenoelle - scrive il comico genovese -. Voterà ogni potenziale elettore. Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni. Io mi candiderò. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il Vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all'introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell'acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano. La stampella di tutti i conflitti di interesse. Una creatura ambigua che ha generato Consorte, Violante, D’Alema, riproduzioni speculari e fedeli dei piduisti che affollano la corte dello psiconano. Un soggetto non più politico, ma consortile, affaristico, affascinato dal suo doppio berlusconiano. Una collezione di tessere e distintivi. Una galleria di anime morte, preoccupate della loro permanenza al potere. Un partito che ha regalato le televisioni a Berlusconi e agli italiani l’indulto».


.......rifiutiamo questo ulteriore "cerino" dell'antipolitica
La politica non può mangiarsi l’esistenza degli individui.L’esistenza non può deflagrare nella politica, non può coincidere con essa, non può essere declinata interamente con le sue categorie, con la sua sintassi, con il suo lessico.
Antipolitico e qualunquismo che , per il passato hanno rappresentato la tendenza al disimpegno sociale e al silenzioso ripiegamento egoistico verso la cura del proprio appetito “particulare” non devono diventare “un urlo maliconico di disperazione" o lo "sberleffo a corte " del 'fool' di turno sul proscenio di questa interminabile commedia all'italiana dell' " Era belusconiana".
L’odierna antipolitica ,in alcuni casi per fortuna , interpreta confusamente, talvolta populisticamente o subdolamente anche questa estrema disperazione. Disperazione alimentata dalla visione di politica assoluta praticata dal nostro ceto politico e non solo.La politica “assoluta” è sempre piu insofferente a trattenersi entro i suoi costitutivi ed invalicabili limiti- i soli che le conferirebbero una reale “effettualità” ,avrebbe detto Machiavelli. Quella limitata tecnica che tende pazientemente e ritessere e riorientare i molteplici e spesso conflittuali interessi particulari della ‘polis’ verso un Bene comune.
Oggi più che mai bisogna chiedersi perché i nostri “medici di riferimento” (comici comunque) si accaniscono terapeuticamente a consigliare o insinuare a una società civile trasformato in soggetto politico grazie anche ai partiti, soprattutto ai partiti di sinistra- di tendere o semplicemente esprimersi nella forma dell’antipolitica. Alle grida sommesse o disperanti di una certa inossidabile politica politicante o una interessato presbitismo giornalistico,se mai si dovrebbe chiedere chi ha allevato il lupo dell’antipolitica e non limitarsi a ripetere l’inutile grido di allarme per la sua sopravvenuta attualità nel nostro inconscio prepolitico questuante fuori del Palazzo.
La politica tra paure e monomanie, sembra condannata nella innaturale forbice di un pragmatismo amministrativo “senz’anima” o di lucide, deliranti e ossessionate tentazioni ,mai del tutto sopite o digerite da passate stagioni palingenetiche e salvifiche ,di un leaderismo eroico,giacobino ,discriminante e apocalittico votato ad un esito di spoliticizzazione che procede inesorabilmente anche attraverso il mito dell’antipolitica, l’altra faccia dell’esito nihilistico della politica moderna.
Politica e antipolitica convergono paradossalmente anche nella nostra storia recente nella effettiva spoliticizzazione o dissocializzazione della società civile assumendo nel suo statuto una funzione assoluta e totalizzante.
Per i pochi eletti- come sempre- c’è l’aristocratica via di fuga dell’impolitico: un buen ritiro dalla politica o verso una dimensione ascetica, alternativa o verso una sorta di critica mistica della politica.
E per gli altri, donne e uomini – i più– che rimetterebbero umilmente ma profondamente in campo le loro storie e la loro esistenza – la carne e il sangue, le ansie e le speranze- non gli resta che continuare a ribadire la volontà determinata sia di non confondere troppo la vita con la politica con il rischio di esserne completamente risucchiati sia di evitare l’eccesso opposto in cui la politica sembra sia sfuggita inesorabilmente via dalla vita e dalla ricerca e dalla pratica di una cittadinanza consapevole e quotidiana in difesa dei diritti oltraggiati o negati. Comunque munirsi e usare le cere per sottrarre le nostre orecchie dagli ingannevoli ,leggeri, comici e ruffiani canti delle eterne sirene che vogliono farci sacerdoti o fedeli ossequienti e supini non più nella liturgica mediazione dei partiti ma di una politica come “tècne o sofisma” intellettualmente accattivante ma comunque onnicomprensiva, autoreferenziale e spoliticizzante.
Una sola cosa vogliamo dire “ciò che non siamo e ciò che non vogliamo”. Non siamo antipolitica e non vogliamo finire nel disincanto ,nell’indiffrenza o nell’esplicita ostilità verso la politica o peggio recitare la nostra 'tragedia' nazionale ancora una volta come una "farsa".

mauro orlando



domenica 12 luglio 2009

Elisir d'amore per ......le passioni

"..chi vuol vivere più del dovuto
e disprezza
una giusta misura di anni
io lo vedo aggrappato
a un'ingorda pazzia...."
Edipo a Colono

ma...non c'è vita autentica senza passioni anche quando le emozioni sono dolorosamente ferite.

.......da un suggerimento del buono e giusto amico, Cristiano.............



Nel nostro tempo si discute molto delle passioni, sia in sede scientifica che filosofico-antropologica. L'interpretazione vincente sembra quella che vede nella passione il mero prodotto dell'organizzazione biologica dell'uomo. In realtà tale interpretazione appare però assai riduttiva. Ben lungi dall'essere un fatto puramente corporeo, la passione è infatti anche l'espressione di altri fattori di natura, in senso lato, culturale. Per cogliere adeguatamente origini, componenti e modi di uno stato passionale occorre esaminare sia i bisogni e i desideri del soggetto sia il contesto sociale, normativo e simbolico, nel quale esso si è prodotto. Tutto ciò ci porta a sottolineare due aspetti di grande rilievo nell'analisi della passione. Primo aspetto: la passione è un modo di essere e di sentire di tipo relazionale, attraverso esso si reagisce ad un determinato rapporto con le persone, le situazioni e i valori del nostro ambiente di vita. Generalmente si tratta di una reazione forte e radicale, talvolta estrema, dissonante rispetto alla cosiddetta normalità. In effetti nella passione c'è quasi sempre una dimensione anomala e trasgressiva rispetto ai costumi consueti del contesto di appartenenza, che si vendica di ciò, giudicando chi manifesta certe passioni, come un essere dominato dagli istinti.Questo si scrive pensando comunque alla "responsabilità del pensiero" ma ascoltate o leggete le parole di un poeta ed è tutt'altra musica per un "cuore che rallenta e una mente che cammina....."

sabato 11 luglio 2009

elisir d'amore per....una patria da amare

Stefano Rodotà, la Repubblica
Etica pubblica. Parole perdute, e al loro posto un deserto, dove scompare la responsabilità della politica, privacy vuol dire fare il comodo proprio, il senso dello Stato è ormai un´anticaglia. Ogni giorno, più che una nuova pena, porta una mortificazione continua del vivere civile, con un circuito di imbarazzanti ospitalità, che vanno da quella generosamente offerta a schiere di ragazze dal Presidente del Consiglio fino a quella elargita con altrettanta generosità allo stesso Presidente da giudici costituzionali.Registrare questi fatti vuol dire moralismo, eccesso di voyeurismo, ultima spiaggia di una opposizione senza idee, antiberlusconismo da abbandonare? O siamo di fronte ai segni di un processo di decomposizione di cui i protagonisti non sembrano neppure consapevoli, tanto sono sgangherate le difese loro e dei loro sostenitori, affidate alla disinvoltura del mentire e del contraddirsi senza pudore, a censure televisive, a lettere imbarazzanti e più rivelatrici d´una confessione?

Elisir d'amore per ........un Italia normale




A Proposito della malattia del cittadino Berlusconi

“Vedo ,cittadino Berlusconi,
che sei riuscito a trasformare in virtù
la tua smania, in salute la tua malattia.
Ecco un uomo che ha tutto- oltre il decente-
ma vuole avere di più. Ecco una persona
che ogni mattina dovrebbe svegliarsi e dire :
che culo,grazie, che culo, grazie
e temere soltanto che l’invidia degli dei
arrivi a porre fine alla sua fortuna.
Ma quest’uomo vuole quadrare a suo modo
gli inncerti conti con il destino :
perfino l’invidia appartiene a lui, e agli dei
spetta soltanto temerla.la coltiva
tra i marmi a pecchi dei suoi settanta cessi
la cuoce al piccolo fuoco che gli scava il cuore
perché vuole che TUTTI lo amini,vuole
che nessuno, dentro e fuori il suo regno
possa trascurare di considerarlo
il migliore,l’esemplare ottimate
il padre augurabile ad ogni figlio
il figlio desiderato da ogni madre
il marito preferibile da ogni moglie
l’amante spiritoso, il buon compagno di gozzoviglie
una specie di dio autoconvocato..........
........Sappi , cittadino Berlusconi
che i miei difetti sono meno dannosi
delle tue qualità.Ma non ho l’intenzione
(pur avendone l’occasione)
di dirlo ai quattro venti : perché già dicendolo
e dunque proponendomi come persona da imitare
violerei i presupposti stessi del mio valore
che richede, per essere tale
imbarazzo,altosenso del ridicolo
e come unico progetto importante
lavorare di meno per garantire ai miei figli
quel me stesso libero da obbligo
che solo può riuscirgli padre.
E accade ancora, cittadino Berlusconi,
che l’imbarazzo che frena i timidi
i rispettosi, i pigri, i metitabondi,
coloro che non pensano di essere il Motore
oggi sembri rassegnato timore
perché non è spendibile sulla piazza centrale
quanto la tua rumorosa propaganda.
Ma intanto rimangono a circondarti
soltanto gli smaniosi e gli incontentabili
i fanti servizievoli per mestiere, i santi
della compravendita,i faccendieri malati
di fretta,tutti coloro che non hanno preso
abbastanza impegni con se stessi
e ne hanno presi troppo con la professione.

Noi invece non ci avrai sicuramente
e sottovaluti, per giunta, sottovaluti di molto
quella forma silenziosa di solidarietà
che unisce tutti gli scopritori di misura
tutti i portatori di gentilezza
scuotitori di testa davanti all’arbitrio
portatori di pazienza davanti all’ossessione
di pudore davanti all’esagerazione.
Noi ci riconosciami con uno sguardo
mentre a te,per sapere di chi ti puoi fidare,
serve un applauso.
Ci credi distratti, e noi stessi
ci crediamo troppo dediti alla nostra salute
per rovinarci il fegato e l’umore
( o la reputazione, nel caso si vada in televisione)
contardicendo la tua scadente furia.
Ma sappi, cittadino Berlusconi, sappilo bene,
che in ogni casa abita almeno un allegro fannullone
in ogni ufficio un bevitore-conversatore
in ogni famiglia qualcuno che invita a non prendersela
in ogni automobile un guidatore divertito
in ogni piscina nuota un ozioso
e in ogni albergo scende un appagato
e tutto questo prima di quanto tu creda
smomterà pezzo per pezzo la tua torre delirante
e fara di te oggetto di compassione........”
Michele Serra

Elisir d'amore per ...il rispetto della cultura critica.

Copertina dell'edizione originale de "l'elogio della follia" posseduta dallo stesso Erasmo da Rotterdam


Siamo sempre più alle solite manipolazioni improprie dei testi sacri della filosofia ad "usum Delphini" da parte del attuale Presidente del consiglio.Anche questa fa parte di un consapevole-inconsapevole programma di mutazione antropologica e culturale che non trova precisazione,contrasto o critica nella intellettualità italiana ben foraggiata nelle università e accomadata nelle case editrici italiane.Dopo aver curato presso la casa editrice di sua proprietà con una introduzione 'patacca' e di seconda mano ,una edizione critica de' "L'elogio della follia" di Erasmo da Rotterdam ancora una volta ne fu un uso improprio e strumentale per magnificare il "grande successo " personale per la buona riuscita del G 8 ! Un buon esito dovuto alla sua creativa 'follia' «come diceva lui le decisioni più rappresentative sono spesso frutto di una lungimirante follia»
Coprendo in questo modo la gravità della sua vera patologia (follia-malattia) che determina le sue abitudini erotiche-postribolari di questi ultimi tempi.Che hanno visto la scelta ridicola delle "due ministre" come sostitute 'chiacchierate della ancora legittima 'first lady' Veronica con la dovuta benedizione apostolica-cattolica-romana del Papa in persona! Mala tempora cucurrunt!!!!!!!
Riportiamo un brano del "Diario postribolare di un italiano" di un anonimo non molto anonimo.....
"E così aveva cominciato a tessere un suo labirinto mentale che doveva portarlo dritto ,dritto alla pazzia….
Ma non era stato proprio un grande filosofo di fede moderna come Pascal a considerare la follia degli uomini talmente necessaria che non essere folli sarebbe solo un altro modo di esserlo! L’essere umano è “al disopra della natura e insieme ineluttabilmente coinvolta in essa fino a perdersi.
Perso oramai del tutto il cervello, gli venne pensiero più stravagante che sia mai venuto a un pazzo “dare un senso logico alla sua follia” come aveva colto nel ambiguo e tragico progetto di Amleto di cui pur non apprezzava il morboso e esagerato attaccamento alla madre ,meno che meno i suoi filosofici e inconcludenti dubbi.
Dopo tanto pensare e ripensare ecco la chiave di volta che avrebbe dato senso alla sua vita : “La pazzia è una forza vitale creatrice !”Gli parve da allora opportuno e necessario sia per accrescere il proprio onore, il proprio patrimonio, sia per servire il proprio paese, di farsi “innovatore rivoluzionario”. Il pover’uomo già si figurava i contrasti, gli ostacoli, gli sberleffi dei dotti, dei saccenti politici “comunisti” e di tutti i parrucconi della stampa e dell’Accademia. Ma una sola convinzione lo rassicurava e confortava .”L’intuizione rivoluzionaria, si ripeteva a suo stesso conforto nei momenti di sofferente solitudine lontano dall’azione, viene sempre percepita al suo manifestarsi come priva di buon senso, addirittura assurda. E’ solo in un secondo tempo che si afferma, viene riconosciuta, poi accettata e persino propugnata da chi prima l’avversava. La vera genuina saggezza sta quindi non in un atteggiamento razionale, necessariamente conforme alle premesse e perciò sterile, ma nella lungimirante, visionaria pazzia”. Mentre così recitava a se stesso il povero Erasmo ebbe un sobbalzo nella tomba .Mai avrebbe pensato di servire a pretesto delle più stravaganti e contraddittorie azioni economiche e politiche del nuovo Millennio così lontano dai suoi pensieri utopici.
Anche se nel fuoco incrociato delle varie intransigenze del primo Cinquecento aveva desiderato, in molti momenti ,ardentemente “essere uomo di pace” senza essere in grado di acquisire le nuove virtù e i nuovi vizi del suo secolo: eroismo e intolleranza. Già in vita si era abituato ai giudizi e alle interpretazioni più disparate del suo pensiero. Si considerava troppo intelligente ed equilibrato, troppo fine di gusti, troppo libero di mente, troppo poco fornito di quella “pazzia” che pur aveva glorificato come elemento indispensabile alla vita intima, per non trasformarsi secondo le attese di molti o le astuzie di qualcuno, destinate le prime ad andare disattese o deluse e ,le seconde ,rappresentare ruina personale in una improbabile esposizione nella vita pubblica......"

giovedì 9 luglio 2009

Elisir d'amore per .......0' pernacchio

'O pernacchio non è un suono.
'O pernacchio è rivoluzione, è
libertà. 'O pernacchio è 'a voce
d' 'a gente ca nun tene voce. 'O
pernacchio è un calcio in culo a
tutt' 'e putiente.
Benedetto Casillo

.......dedicato col cuore all'On. deputato europeo Matteo Salvini ."Onorevole lui ? Ma mi faccia il piacere!" Avrebbe detto il grande eil saggio Totò!



'O pernacchio, in italiano “vernacchio”, è un tipico gesto scurrile e molto antico, tanto è vero che lo descrivono Petronio nel “Satyricon” e Tito Livio nell' “Historia magistra vitae” . Molto più efficace di tante parole, in certe circostanze, il pernacchio napoletano è una vera e propria arte. De Jorio ne “La mimica degli Antichi investigata nel gestire napoletano” dà la seguente definizione: “bocca gonfia d'aria e forzatamente chiusa, mano aperta e portata rovescia sul labbro superiore in modo che esso sia compresso dallo spazio che è fra l'indice e il pollice. Disposte così le dita sul labbro superiore e premendolo a replicati colpi, si viene a comprimere la bocca già oltremodo gonfia d'aria, la quale, forzata dagli urti interpellati, nell'uscirne a diverse riprese, farà gli scrosci, che sono quelli a cui si dà il nome di vernacchio”. Tale gesto è stato utilizzato anche nel cinema e nel teatro, specialmente dai celebri Totò e Eduardo De Filippo. L'idea di insulto e di oltraggio che gli si attribuisce nasce dalla somiglianza che il rumore del vernacchio produce con quello che il nostro corpo emette quando espelliamo l'aria chiusa nei nostri visceri. Al tal uopo, il pernacchio vuol significare, come avrebbe detto Eduardo, che il destinatario è " 'a schifezza, d' 'a schifezza, d' 'a schifezza 'e l'uommen' ".



mercoledì 8 luglio 2009

Elisir d'amore per ........i napoletani.

Mi piace ricordare Napoli e i napoletani per uno dei tanti contributi che hanno dato alla bellezza della nostra cultura nazionale......la canzone che mai è stata volgare e triviale anche quando doveva esprimere dolore,distanza, conflitto,comicità ,ironia o sarcasmo.


Si può definire canzone napoletana quel componimento poetico musicale, naturalmente di breve stesura, i cui versi siano in lingua napoletana e la cui melodia sia riconoscibile come napoletana, appartenente cioè a una precisa etnia, così come avviene per il fado portoghese, il flamenco andaluso e per altri generi musicali di tradizione popolare. Tuttavia , è non facile fissare la specifica identità della canzone napoletana, perché essa è come un mare che ha ricevuto acqua da tanti fiumi. E’ figlia della poesia, come quasi tutti i canti di antica tradizione, e ha espresso i sentimenti, la storia e di un popolo diventando di volta in volta canzone di taverna, di strada, da salotto, da ballo , teatrale, sia comica che drammatica – rispecchiando tutte le anime di questo popolo generoso e vivo e perciò ricco di contraddizioni e soprattutto di fantasia e di sogno. Una complessità e una ricchezza che non avviene solo per la musica, ma più in generale per molti aspetti della cultura napoletana, che trova le sue radici in una storia di incontri, scontri e scambi tra realtà socio-culturali ,lontane e diverse e per questo ,forse, capaci di generare per sincretismo fenomeni di ricchissima creatività espressiva e fascino determinati o da fisionomie diverse ,ma insieme da una identità precisa che si è definita e si è consolidata nel tempo.

Elisir d'amore per .......la tolleranza democratica.


MATTEO SALVINI ........."capogruppo acclamato degli....imbecilli padani"
Parte con un repertorio tipico: "Senti che puzza, scappano anche i cani. Sono arrivati i napoletani...". Poi, alza il bicchiere e insiste: "Son colerosi e terremotati... Con il sapone non si sono mai lavati...". Intorno tutti cantano infervorati e contenti. Nessuno ha un ripensamento. Meno di tutti, appunto, Matteo Salvini, parlamentare della Repubblica italiana.
Invitarlo alla "vergogna" è un impegno improbo per il suo cervello e il suo senso morale e.......politico.


La stupidità
è la più grande forza distruttiva
nella storia del genere umano.
Non è eliminabile,
ma non è invincibile.
Capirla e conoscerla
è il modo migliore
per ridurne gli effetti.

Che la stupidità sia un problema grave
e pericolosamente diffuso
è cosa nota fin dall’antichità.
Ma è sorprendente quanto siano scarsi
in tutta la storia della cultura umana
i tentativi di capire che cosa sia
la stupidità e come se ne possano
ridurre i perniciosi effetti.

Una cosa è chiara: di tutte
le possibili forze distruttive
nessuna è così insidiosa,
pericolosa e onnipresente
come la stupidità umana.

Nesuno di noi si propone
l’impresa impossibile
di risolvere il problema.
Ma capire la stupidità,
conoscerla e guardarla in faccia,
è un modo per controllarla
e ridurne le conseguenze.

Non dobbiamo avere paura
del potere della stupidità,
ma neppure sottovalutarla
o illuderci di esserne immuni.


Il problema è troppo serio
per poter essere comico,
ma conoscerlo e capirlo
può essere stimolante e divertente.

martedì 7 luglio 2009

Elisir d'amore per ......la nemesi storica.


“ Ti prego, o Apollo, signore della luce e della ragione, ascoltami, e dissolvi tutto ciò che è oscuro ed irrazionale…..Lascia che la luce illumini Atene, la mia città.O tenebrosa Melpomene, Musa della tragedia, dammi il tuo sostegno affinchè possa raccontare nel giusto modo questa tetra vicenda di veleno occulto e gesta disperate.”
Margaret Doody, Aristotele e i veleni di Atene,Sellerio.




"Il Re della chiacchiera ,della fiction ......è nudo", prigioniero del labirinto di dicerie che lui stesso ha messo in giro per puro fatto estetico."Parlate male di me ...purchè ne parliate". Sembrava il suo motto programmatico.Ma ora " nùn gli à fà" dicono a Roma. La chiacchiera o la dieria manifesta un desiderio (di ogni individuo) che fatti del genere accadono, ma questo desiderio viene così soddisfatto solo se allo stesso tempo esso viene disconosciuto o negato. E' proprio un desiderio non riconosciuto o non ammesso il motore della chiacchiera o della diceria. Finchè si riesce a controllarla o a provocarla............

Il «libertinaggio gaio e irresponsabile» è un comportamento grave «soprattutto quando sono implicati minori». E poi: «Assistiamo a un disprezzo esibito nei confronti di tutto ciò che dice pudore, sobrietà, autocontrollo: salvo poi, alla prima occasione, servirsi del richiamo alla moralità, prima tanto dileggiata a parole e con i fatti, per altri scopi, di tipo politico, economico o di altro genere». Mons Mariano Crociata.

“La totale infondatezza della chiacchiera non è un impedimento per la sua diffusione pubblica ma un fattore determinante: la chiacchiera è la possibilità di comprendere tutto senza alcuna appropriazione preliminare della cosa da comprendere. La chiacchiera garantisce già in partenza dal pericolo di fallire in questa appropriazione. La chiacchiera, che è alla portata di tutti, non solo esime da una comprensione autentica, ma diffonde una comprensione indifferente,, per la quale non esiste più nulla di incerto". M. Heidegger, Essere e tempo .


I vescovi e il sovrano

Gad Lerner, la Repubblica

Elisir d'amore per....non dimenticare............

Gli abruzzesi delle tende e le città e i piccoli paesi dell'Abruzzo non sono solo nei nostri cuori ma nella mente che ragiona,che programma e che....decide.
Il grande teatro del G 8 con attori importanti e distratti dalle telecamere e dai probemi di un mondo in grande crisi può anche fargli del male.......rendenodolo un fatto e un evento solo mediatico e non umanamente culturale e politico.


Viaggio nel cratere
di franco arminio


«C'è una bella strada che va al castello, lunga e dritta. Ma al posto del ciottolato che c'era una volta hanno posato, ovunque era possibile, un disegno di mattoncini rossi. In altre strade la pavimentazione è affidata a materiali da piscina o da giardino. Insomma il Comune appena ha avuto un po' di soldi ha pensato di cancellare la trama antica del luogo.
È come se avessero coperto le linee sul palmo della mano, e adesso chi può leggere il destino di un paese come questo?»

lunedì 6 luglio 2009

Elisir d'amore per ........ricordare.

IL CUORE SI FERMA, LA MENTE CAMMINA.......

APPUNTI DA CAIRANO..........

di Donato Salzarulo

La rosa che m’innamora è la stessa
Che mi divora, la poesia che inseguo
È la stessa che mi strega, che manda
In aria e dilegua le pieghe
Dei miei respiri, le spirali
Dei miei fermenti.
Evito esclamazioni.

1. – Un luogo nuovo della mente. Arrivo a Cairano verso le otto di sera. Vi arrivo per la prima volta. In tanti anni non avevo mai trovato il motivo o l’occasione per andarci. Ai miei occhi, Franco Arminio ha un primo grande merito: inventandosi quella non scienza chiamata “paesologia”, costringe me e tanti altri a visitare, ma vorrei dire a vivere, paesi che si rintracciano a fatica sulla carta geografica.
Arrivo a Cairano proveniente da Bisaccia e a Bisaccia proveniente dall’aeroporto di Napoli e a Napoli da Milano Linate. Ho fatto il chek-in verso mezzogiorno e mi sono imbarcato verso le dodici e mezza. Alle nove del mattino ero a Cinisello, in una scuola del quartiere Crocetta per la seduta finale della Commissione d’esami di licenza media. Questa possibilità di trovarsi in poche ore da una parte all’altra del mondo non finisce di stupirmi. Pranzare a Lisbona e dormire a Cologno Monzese, ecco cosa significa, tra l’altro, globalizzazione e pianeta Terra diventato villaggio.
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QUINTESSENZA.........

di michelamat >>>> La mia esperienza cairanese sarebbe dovuta partire con la meditazione camminata, ma poi si è tramutata in una piacevole sperimentazione di quel concetto di provvisorietà che è la quintessenza dell’evento di cairano.Quando sono giunta a cairano in compagnia di una mia carissima amica, una delle prime persone che abbiamo incontrato è stata nel bar proprio la donna che nei momenti successivi, senza saperlo, avremmo cercato ovunque illudendoci di trovarla ora in una donna vestita tutta di verde, ora in una vestita tutta di azzurro. Era la maestra zen che, Leggi il seguito di questo post »

OGNI CUORE OGNI PAESE.....


___ di Adelelmo Ruggieri >>> Messa su un monte roccioso… antichissima… priva di acqua: produce vino… aria salubre…
Così lo descrisse Giuseppe Chiusano questo posto alto poco più di ottocento metri che sembrano molti di più…
È una domenica mattina di giugno. Ho messo la sveglia alle quattro. Volevo raggiungere gli amici comunitari e per niente provvisori che avevano fatto notte, e ora stavano aspettando l’alba…
Eccoli. / Saremo una ventina di persone. C’è anche Franco.
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SALUTI DA VINICIO.....

___ di vinicio capossela >>>>>>>>>>>> Caro Franco, ringrazio tutti voi della comunità provvisoria , della proloco, Franco Dragone e i suoi straordinari compaesani e il loro “alcalde” Luigi. Il”paese dei coppoloni” è stata una scoperta per me, che l’avevo sempre e solo indagato di sotto , di lato e di fronte..ma mai da sopra.Per favore dai un vero abbraccio a tutti quelli che hanno lavorato per questo sogno lungo sette giorni. Prima o poi mi diruperò sul serio involandomi come un uccello dalla rupe di Cairano.Credo che sia importante abitare un paese, anche nella sua assenza Leggi il seguito di questo post »

HO VISSUTO.....

___ di Salvatore D’Angelo >>>> Ho vissuto (quasi) tutti gli avvenimenti. Ho registrato tutto. con gli occhi e col cuore. volti di uomini donne gesti sorrisi piccoli scazzi. tutto. le timidezze. le espansività. le invasività. stamani mi sento come un’anfora ricolma. che ora trabocca. mi prende una commozione improvvisa. un nodo alla gola che si scioglie in lacrime che salgono agli occhi. sono felice e allo stesso tempo come se mi svegliassi da un’anestetico. Ad ogni modo un grazie ad Angelo Verderosa e Franco Arminio. unici indispensabili imprescindibili. ma che sarebbero nulla senza l’apporto di quelli che hanno collaborato a questa follia che ha visto insieme i frammenti di un mondo che viaggia in direzione ostinata e contraria al flusso della corrente. Mario Festa il grande sannita e il gruppo + a sud. Laura Ruberto con la sua voce dolce impastata di california e
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domenica 5 luglio 2009

Elisir d'amore per ......il Formicoso




"Dopo la scuola sto toccando con mano le decisioni scellerate di questo governo. Prima di partire per le vacanze avevo anche io quasi creduto al messaggio di un capo del governo che dichiarava: “abbiamo risolto l’emergenza dei rifiuti”, si è vero forse solo nei telegiornali, ma una passeggiata per la città vi farà comprendere che la crisi è enorme.
L’immondizia di Napoli sta compromettendo in modo gravissimo la vita di una grande fetta della Regione Campania, l’Irpinia terra martoriata da una falsa politica, paesi morenti a forte emigrazione, una terra che non si è mai più rialzata dal dopo terremoto.
Ieri ho partecipato al concerto del bravissimo Vinicio Capossela, che ha raccolto diecimila persone per dire no alla discarica dei veleni.
Il luogo suggestivo, l’altopiano del Formicoso, 900 metri sul livello del mare tra Andretta, Bisaccia Aquilonia e Calitri (i paesi più vicini) il concerto si è svolto sulla sommità dell’altopiano in un campo enorme, dove era stato appena mietuto il grano, tutto intorno, come giganti immobili gli enormi piloni delle pale eoliche, una luna piena bellissima ha illuminato tutta la serata.
Una fila lunghissima di gente di ogni età ha risalito a piedi l’altopiano per dire a gran voce “non ci uccidete”.
Che assurdità, la gente di queste terre non dice in assoluto no alle discariche ma chiede sistemi diversi come le discariche di compostaggio, si è ripetuto più volte: “ogni provincia gestisca i propri rifiuti, non possiamo pagare noi gli errori di Napoli!”
“Napoli non è la Campania!”
Nelle zone dell’Alta Irpinia si raggiunge più del 55% della raccolta differenziata e nel comune di Andretta si raggiunge il 70% uno dei più alti d’Italia e per “premiarla” proprio qui si vuole costruire una discarica che raccoglierà anche rifiuti chimici altamente tossici provenienti da Napoli e dalle industrie del nord.
L’Italia, Paese delle assurdità e di leggi inapplicate: esitono leggi che dicono in terre altamente sismiche non è possibile costruire nessuna discarica e queste zone sono tra le più a rischio e come sempre chi fa la legge va contro la legge.
In queste zone la terra è vita, grano, vigneti e ulivi ovunque. Da molti contadini del luogo ho raccolto la medesima testimonianza: “se costruiscono il grande buco la terra si avvelenerà e le nostre bestie moriranno, così come è successo per Ariano e Savignano, emigreremo come hanno fatto i nostri figli e queste terre saranno il primo deserto d’Italia”.
Tutti i piccoli comuni si sono schierati per esprimere il loro dissenso, il grande assente: il comune di Avellino.
Spero che la protesta di questa gente venga ascoltata e condivisa sempre di più, questa mattina tutti i giornali compresi Corriere della Sera, Repubblica (che negli scorsi giorni ha pubblicato altri articoli) e molti altri hanno dato voce alla gente di questi luoghi.
Dovreste vedere quanto sono belle queste terre!
Michele Maffucci






Antonello Matarazzo - Video Art: MISERERE (cantus) MISERERE (voice: Canio Loguercio; Maria Pia De Vito / musics: Canio Loguercio; Paolo Fresu, Rocco De Rosa / musical editions: Officina © 2005 /

sabato 4 luglio 2009

Elisir d'amore per ........la "casa dei sognatori liberi"

" A voi temerari della ricerca e del tentaivo e chiunque si sia mai imbarcato con ingegnose vele su mari terribili....." F.Nietzsche.


.....venghino, venghino......ecco le novità!!!!!!





....guardatelo bene questo 'manufatto'! Vi dice poco ma ancora per poco.
Oggi ,in una giornata di poggia e sole che ha messo a dura prova la mia volubile e padana pressione artesiosa e mentale.....una folgorazione !
Insieme ad angeli,archangeli,cherubine e clowns vecchi e nuovi di zecca abbiamo avuto una visione o illuminazione e Damasco era lontano.Abbiamo provato a girargli le spalle ed ecco l'infinito caro(di Leopardi), l'immenso luminoso(di Ungaretti) nella verdeggiante e lussureggiante Valle Telesina in antichità frequentata da fauni,satiri, baccanti invasate e dionisiaci,con in fondo la Dormiente del Taburno, nella fascia pedemontana del matese, culla del buon vino, dell'olio genuino e profumato, del cibo sano e saporito, nella terra dei maestri della ceramica, di scultori della pietra che vivono la natura e hanno amato De Andrè.
Tante emozioni in una volta potrebbero far male anche a 'dervisci' professionali se a tutto questo non ci sarebbe un seguito!
ANNUNCIO VOBIS GAUDIUM MAXIMUM..............
Questa cascina potrebbe diventare la sede de
IL CERCHIO
COMUNITA' LIBERTARIA X SOGNATORI LIBERI!
Cominciate a controllare le carte:Cerreto Sannita (BN),Località S.Anna.
Uscita Cerreto S. della Caianiello/Benevento.
PS. Non vi affollate.....la selezione è rigida e seria e nello stesso tempo .....allegra e festante.






Elisir d'amore per ........" i coppoloni".

E' successo anche questo a Cairano....una notte di aria fredda e umida un incontro caldo di poesia e musica con il'mago' Vinicio e l'urganetto di "zi Carmine" uno dei tanti e autentici "coppoloni"...
ed è subito magia , incanto, passione, sentimento e.......cultura!





Ancora non so che questo è il “ paese dei coppoloni”. E non so che i coppoloni non sono solo i berretti degli uomini, ma anche le alture torreggianti, ripide e solitarie, da dove i paesi dell’ Alta Irpinia si sporgono come falchetti nel nido. Il che comporta, per chi ci vuol salire, dislivelli e pendenze micidiali. Capossela è euforico, ora può dominare il paese dalla terrazza dell’ ex nemico feudatario, e si è ficcato nt’a capa di andare in visita pastorale ai luoghi del mito a bordo della piccola appenninica a motore. Solo che non gli basta starci seduto, nella Topolino. Ci viaggia in piedi come il papa benedicente, con tutto il busto fuori dalla capote abbassata. Ah, quanto gli piace la macchina, se la mangia con gli occhi. Traversa Calitri, saluta, firma autografi, vola verso Bisaccia e Andretta longobarda tra praterie digradanti e masserie dai nomi misteriosi, riassume lo zingaro e il predicatore, un blasfemo Achab e un timorato rabbino. A Bisaccia, nella taverna Il Grillo d’oro, con il benvenuto in latino all’ingresso, Vinicio evoca le mammenonne e i fratecugini, l’universo delle sue gerarchie parentali altoavellinesi, secondo le quali – giustamente – ogni nonna è anche mamma e ogni cugino deve esserti fratello. Le mammenonne regine delle fornacelle piene di cunicoli, cassetti e pentole nere come la notte, vecchie vestite di nero in cerchio attorno al fuoco, a rimestare zuppe e sogni, brace e fumo, cunicoli e vaporo. Ritornano, le donne regine del Sud. La Marescialla “ zoppa di guerra”, che ai funerali balla la polka della stampella”. O la Foggiana, mammana zingara tutta intrugli e tutta garbugli, "che mai indietro ti fa tornare”. Decolliamo in un cielo da deltaplani, incontriamo un’ Ape che a vederci si inchioda per lo stupore, giochiamo con il vento, cerchiamo quota nella ghiaia verso un’ alta prateria disseminata di pale eoliche. Sono enormi, la Topolino diventa un foruncolo blu. Ascoltate una alla volta, fanno fot fot fot, ma tutte insieme emanano un unico possente respiro, quieto e regolare come un’ onda oceanica. Quando ci siamo sotto, per un effetto ottico la pala al culmine sembra esitare ma poi ci piomba addosso come una mannaia. Ora corriamo nel grano a braccia aperte, giochiamo nel vento come il farlo rossiccio visto ad Aquilonia. Aquila e falco, potenza dei nomi che vi cercano. Salite e discese, la Topo in prima e il nostro canticchia felice. Lei è fatta per queste strade imprevedibili, non per l’armonica e un po’melensa dolcezza dei colli toscani, tutti ulivi, vigne e ristorantini nouvelle cucine. Poi è l’apoteosi, la rampa tremenda per Cairano, l’ archetipo dei coppoloni. Anzi, il coppolone per eccellenza. Un labirinto che si impenna fin sul precipizio davanti al tramonto, un posto da tentazione di Cristo, con Vinicio che si lancerebbe nel vuoto con il nero mantello come parapendio e magari con tutta la Topolino. Sotto, foschia come di risacca e salsedine, e odore umido di legna bruciata. (3/fine)

tratto da:
La leggenda dei monti naviganti
di Paolo Rumiz ,ospite a Cairano7x.
Feltrinelli, 2007