lunedì 16 novembre 2009

Elisir d'amore per .......un dialogo immaginifico.....

....dialogo immaginifico tra il clown Nanosecondo e l'angelo Mercuzio

.....il ghigno del diavolo nello specchio dell'uomo contemporaneo




l'Angelo Mercurzio e il Clown Nanosecondo sulla via del cerchio...
Nanosecondo: Carissimo Mercurio sta storia però di eros… sapere e potere non mi convince. E poi che centrano le Rane? E, dai mi so fatto pure convincere e come un Gabbiano mi so andato a infilare con la testa in una busta della spazzature per soddisfare i miei bisogni di sopravvivenza. E, poi, per non ha fatto cadere la mia “fama” di clown che viaggio sui limiti dei confini umani (troppo umani) mi so pure trasformato in Rana per cadere in una pozzanghera di merda più che di acqua torbida. Figurat... io che volevo nascere Principe, oggi mi sono pure adattato a star meglio come Ranocchio, anche se come Gabbiano mi sentivo meglio. A dirti il vero, mi sentivo più libero.

MERCURZIO: Aristofane che si dilettava come te nell’inventare favole allegre e ironiche per educare gli uomini del suo tempo quelli di potere in particolare ma anche il povero e pulcioso Socrate, pensava che le Rane (anfibi che sono in effetti rane-cigni dalla voce meravigliosa), simboleggiavano il valore della poesia e dei poeti e creativi come voi Clowns. C’è persino un incontro con il tuo amico Dioniso con le rane, che cantano il loro amore per la poesia, poiché proprio su questo è incentrato il loro canto e il loro breve dialogo con Dioniso. Ecco quindi che in questo modo il titolo della commedia appare alludere al potere della poesia, della fantasia e delle creatività, una cosa che, secondo la visione ideale di Aristofane può persino portare la salvezza alla città, alla comunità o al gruppo…….Euripide scriveva dei poeti “Il poeta deve nascondere il male, non rappresentarlo e insegnarlo. Come c’è il maestro per i ragazzi, così c’è il poeta per gli adulti. È del bene che bisogna parlare.”

NANOSECONDO: la storiella potrebbe essere per l’occasione quella dell’… “…uccellino era caduto da un albero e si era rotto un’ala. Un elefante passo di li, lo vide e gli fece una cacata addosso. All’inizio si rattristi ulteriormente ma quando si accorse che il calore lo aiutava a sopportare il dolore e quando dopo un po’ iniziarono a comparire i vermetti si rese conto che tutto sommato quella caccona gigante lo stava aiutando a guarire. Dopo qualche giorno passo di li un Leone che lo vide e con una zampata ne fece un solo boccone.”

MERCURZIO: Queste sono storielle un po volgari…..per il vulgus per intenderci….Sai noi arcangeli siamo un po’ aristocratici. ”Aristos” …..il meglio, per intelligenza contro la stupidità che pensiamo sia il male peggiore che gli uomini possono praticare nella loro vita terrena. Se dovessimo pensare a un nuovo patto con voi o a un possibile nuovo decalogo della ‘postmodernità’ se no al primo al massimo a terzo punto lo classsificheremo. Cosi anch’io ho imparato che non sempre chi ti mette nella merda ti vuole male e chi ti toglie ti vuole bene. Io ti voglio raccontare un’altra storiella di uno di voi che per avere usato troppo la ragione ha finito per perderla… ” Un uomo sedeva per terra e sembrava discorrere con le bestie, tanto che esse non avevano alcun timore di lui: un uomo pacifico, un predicatore della montagna, dai cui occhi parlava la bontà un persona. ”Che cerchi qui?” Gridò Zarathustra stupito. “Che cerco? Rispose quegli: la stessa cosa che tu cerchi, guastafeste! La felicità sulla terra. Ma per questo vorrei imparare da queste mucche (o rane)”

NANOSECONDO: Anche lui fa i “cerchi” di parole? Come la Rana fa i cerchi nello stagno. Beh! Mi so reso conto che tutta la società degli umani è basata sul controllo e sul potere, ma credo anche che il potere finirà sempre per essere il problema. Sai io penso che “...la liberazione incomincia proprio in un cerchio, ascoltandosi gli uni con gli altri,…” per questo faccio i cerchi del clown scemano.

MERCURZIO: Il “Cerchio” di cui tu continui a parlarmi va bene per voi mortali purchè sia per gioco e non diventi un mito come la coperta per Linus. Voi siete adusi ad inventare miti o simboli per dare un nome all’innominabile ma soprattutto per fronteggiare resistere alla paura dell’ “ assolutismo della realtà” e alla pretesa di un possibile controllo delle vostra esistenza, contenere le minacce, allontanare i pericoli, placare le ansie e esorcizzare le paure o la “ la paura” prima: la morte. Voi avete bisogno di creare simboli, sogni, utopie per dare un ordine alle cose, alle persone e perfino all’anima inventandolo irascibile, concupiscibile e razionale…

continua:http://radunonazionaleclowndottori.blogspot.com/

sabato 14 novembre 2009

Elisir d'amore ........per una nuova 'Genesi'

G E N E S I ........o origine de " Il capitale"

Al principio il capitalismo creò il suo dio. Un idolo da temere, e lo chiamò, in maniera egocentrica, il Capitale. Un dio maschile che si trova in tutte le cose e in tutti i luoghi, al di sopra di tutte le cose e di tutti i luoghi. Si propagò a dorso del colonialismo economico e del principio del pensiero unico. E si fece sera e albeggiò: primo giorno.Disse il Capitale: “La terra è caos, confusione e oscurità. Che si faccia una Dottrina.” E fondò l’Economia che ordinò il mondo. E tutto andava bene. “Che si faccia una legione di predicatori economisti della buona novella, una Chiesa responsabile del culto della Dottrina”. E così fu. Germogliarono le istituzioni della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che applicano le proprie Leggi. E il Capitale disse che sarebbero state infallibili, ma non molto sicuro di sé – un dio minore debole – partorì gli Ordini Professionali. E si fece sera e albeggiò: secondo giorno.E disse il Capitale: “Che si facciano i figli a nostra immagine, a nostra somiglianza”. E il Capitale creò, dopo, le Multinazionali a sua immagine per arricchirsi a loro nome. E si fece sera e albeggiò: terzo giorno.Disse il Capitale alle sue figlie Multinazionali: “Siate feconde, efficienti, redditizie e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela: mandate i pesci del mare e gli uccelli del cielo e ogni creatura che striscia o cammina, sulla terra.” E così fu. I fiumi, le mangrovie, i mari, la terra, gli animali, gli esseri umani, il paesaggio, l’aria, tutto è soggetto a transazione, tutto è nel novero delle distruzioni. E si fece sera e albeggiò: quarto giorno. Disse il Capitale: “Che si abbiano categorie di persone”. E il Capitale dispose lo sfruttamento di alcuni esseri umani: la maggior parte. Si originarono categorie in soprannumero di donne, di indigeni, di neri e nere, di bambini e bambine…E il Capitale disse: “Gli inutili non hanno diritti, neppure pensano o se pensano, sbagliano. La loro funzione è lavorare per produrre più beni (merci, vorrebbe dire in realtà) e più servizi che si possono comprare e vendere, che generano ricchezza: la linfa che alimenta il capitalismo”. E così fu. Sono le serve domestiche, le mani del cotone, le unghie della gomma, le spalle usate per trasportare oro, diamanti e coltan. La giornata di 16 ore, i contratti a tempo e una lunga serie di meccanismi eufemistici della schiavitù. E si fece sera e albeggiò: quinto giorno.Il Capitale dissimulò e disse: “ Che piova la democrazia.” E sbagliò a metà. Piovve su alcuni paesi e su altri no. Ma in nessuno la si esercita. Si mostra in vetrina e resta inutilizzata quasi senza essere inaugurata. Si usa, in alcune occasioni e più bene che male, nella politica; ma il Capitale non inviò le istruzioni per usarla in economia, nella cultura, nelle relazioni tra uomini e donne, nell’ alimentazione…...E si fece sera e albeggiò: sesto giorno.Il Capitale vide quanto aveva fatto, e tutto era perfetto. E da allora, dal settimo giorno, l’ottavo giorno, il nono giorno e così via fino alla fine dei tempi, il Capitale e i suoi seguaci riposano. Gustavo Duch Guillot è l’ex direttore di Veterinari senza Frontiere, collaboratore della Universidad Rural Paulo Freire.Titolo originale: "Génesis: versión revisada"

Elisir d'amore per ..............R O B E R T O S A V I A N O




PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei. Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è¨ mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare cosè anche la speranza di chi da anni attende giustizia. Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia. ROBERTO SAVIANO

Elisir d'amore per .......la libertà di espressione e di comunicazione.


"INNERES AUGE" di FRANCO BATTIATO
censurato dai media Categoria.
Il brano INNERES AUGE di Franco Battiato è stato censurato dai media, ancor prima della sua uscita prevista per il 13 novembre,per i suoi contenuti definiti "politici"(questa è la motivazione ufficiale) ma che noi riteniamo invece abbia soprattutto contenuti "sociali".Difendiamo la libertà di informazione contro una censura di regime.
"Un buon cortigiano non deve mai avere un opinione personale, ma solamente quella del padrone o del ministro... Un buon cortigiano non deve mai avere ragione, non è in nessun caso autorizzato ad essere più brillante del suo padrone... deve tenere ben presente che il Sovrano e più in generale l'uomo che sta al comando non ha mai torto. [...] La nobile arte del cortigiano, l'oggetto essenziale della sua cura, consiste nel tenersi informato sulle passioni e i vizi del padrone... Gli piacciono le donne? Bisogna procurargliene. E devoto? Bisogna diventarlo o fare l'ipocrita. È di temperamento ombroso? Bisogna instillargli sospetti riguardo a tutti coloro che lo circondano." d'Holbach (1723-1789)




INNERES AUGE

Come un branco di lupi che scende dagli altipiani ululando
o uno sciame di api accanite divoratrici di petali odoranti
precipitano roteando come massi da altissimi monti in rovina.
Uno dice che male c'è a organizzare feste private con delle belle ragazze per allietare Primari e Servitori dello Stato?

Non ci siamo capiti
e perché mai dovremmo pagare anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le Leggi dove regna soltanto il denaro? La Giustizia non è altro che una pubblica merce...
di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente.

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Con le palpebre chiuse s'intravede un chiarore
che con il tempo e ci vuole pazienza,
si apre allo sguardo interiore: Inneres Auge, Das Innere Auge

La linea orizzontale ci spinge verso la materia,
quella verticale verso lo spirito.
Ma quando ritorno in me, sulla mia via,
a leggere e studiare, ascoltando i grandi del passato...
mi basta una sonata di Corelli, perchè mi meravigli del Creato!



Franco Battiato. Aiutaci tu a trovare quella linea verticale.

venerdì 13 novembre 2009

Elisir d'amore per ......la filosofia.



Con il Patrocinio
Città di
Desenzano Del Garda (bs)
Assessorato alla Cultura
Politecnico di Milano
Mathesis

Il Gruppo di Convergenze culturali "Soggetti smarriti"
è lieto di ospitare

Venerdì 13 novembre 2009
presso
Sala Peler
Palazzo Todeschini
alle 20,30

Un incontro con il Prof. Giulio Giorello
sul tema: Scienza e Religione"
Presenta il Prof . Mauro Orlando





E’ nota la risposta che ha offerto Jürgen Habermas al problema «se lo stato liberale, secolarizzato» viva o meno, oggi, di «presupposti normativi che esso stesso non è in grado di garantire». Si può sintetizzarla affermando che, mentre da un lato è possibile mostrare come, assumendo il modello dell’«agire comunicativo», lo Stato liberale sia capace di «sostenere il proprio bisogno di legittimazione in modo autosufficiente» (quindi attingendo a «risorse argomentative […] indipendenti da tradizioni religiose e metafisiche», dall’altro però va tenuto conto del fatto che una «modernizzazione destabilizzante» ha reso storicamente sempre più fragile, nelle attuali società democratiche, il legame sociale. «Modernizzazione destabilizzante» è quella forma di processo storico-culturale in conseguenza del quale lo Stato liberal-democratico arriva a corrodere le sue stesse basi normative per effetto del subentrare dello «scollamento della solidarietà», indebolita da dinamiche in cui lo sviluppo economico e, più in generale, le tendenze verso la globalizzazione si svolgono «senza controllo a livello politico» e in cui le risorse dei «mondi vitali» si disseccano. In tale contesto subentra il «privatismo civico» e l’incremento della «spoliticizzazione dei cittadini»[, i quali, anziché essere coinvolti in modo crescente nelle procedure di formazione democratica della volontà generale, si trasformano ogni giorno di più in «monadi isolate […] che si oppongono a vicenda i loro propri diritti soggettivi, come fossero armi»
La separazione tra scienza e religione come discorsi indipendenti segna la nascita stessa della modernità.C'è bisogno di un occhio disincantato dai miti e dalle narrazioni religiose, per vedere il mondo com'è veramente A mano a mano che il sapere scientifico si consolida, la religione deve a sua volta ritrovare qual'è la sua sfera di realtà e ha buon gioco nel mostrare che il senso delle cose, il perché del mondo e della nostra vita non trovano risposta nella scienza. E in ciò la religione è in compagnia di altri saperi e discorsi, come la filosofia e la letteratura. Proprio perché la scienza fa a meno delle intenzioni e dei significati, non sa dare risposta agli interrogativi sul senso delle cose o su chi ha voluto questo mondo. Il nostro secolo, che ha portato la scienza a una chiarezza di sé mai raggiunta prima, è stato anche il secolo in cui più la scienza ha cercato di dare una risposta a quesiti religiosi e morali. Grandi filosofi, come Heidegger e Wittgenstein, sono accomunati dal timore che la scienza crei l'illusione di saper rispondere a tutte le ansie dell'uomo. Ma anche il Cristianesimo, che ha accolto l'indipendenza della scienza, ha cercato tuttavia di limitarne le pretese e di porre se stesso come sapere superiore, capace di dispensare legittimità. La separazione tra questi due discorsi non è ancora conclusa. Ma quale aspetto avrebbe la fine di questo conflitto? Non è forse connaturata sia al Cristianesimo che alla scienza moderna una pretesa a occupare l'intero spazio del sapere? Non sono entrambi infatti discorsi sulla verità?

Uno spettro si aggira per l'Europa: il relativismo, cioè il dogma che non c'è nessun dogma. Chierici e laici hanno stretto una santa alleanza in nome dei nostri valori e delle nostre radici. Forse non sanno che dietro quel fantasma ci sono il corpo dell'individuo, la libertà della ricerca, le garanzie dei diritti e la stessa genuinità della fede. Tutto cancellato, se vince il progetto dei teo-con? Affatto, se il laico ha non solo la volontà di reagire ma anche la forza di attaccare. Non questa o quella chiesa, ma la "presunzione di infallibilità" che può viziare qualsiasi istituzione o comunità. Essere laico vuol dire non solo esercitare l'arte del sospetto ma anche agire per una solidarietà che non ha bisogno di un fondamento religioso."
note per una presentazione a cura di Mauro Orlando

Elisir d'amore per .......povera patria.

....povera patria!



"quando le coincidenze sono superiori a tre, allora è il caso di cominciare a trovare un colpevole..." Alfred Hitchcock
Ancora una legge "ad personam".....
....che schifo!!!!!
"quousque tantum abutere patientia nostra ,Catilina! "..........


giovedì 12 novembre 2009

Elisir d'amore per .....una bella canzone e una profonda poesia.

La musica e la poesia possono stimolare il sublime che è in noi
.....
il sublime è un rapporto che si stabilisce tra la ragione e l’immaginazione, un rapporto conflittuale: io cerco di capire le idee, ad esempio, la libertà morale o il mio posto nel mondo, ma non riesco a rappresentarmele in maniera precisa; così, ad esempio, distinguendo tra sublime matematico, che riguarda la grandezza - l’immensità dell’universo, quindi dei cieli stellati - e sublime dinamico, che riguarda le forze agenti nell’universo - l’eruzione vucanica, la tempesta nel mare - tutte le volte che io cerco di rappresentarmi questa immagine, quindi di renderla in termini razionali, l’immaginazione mi fugge.
La più bella illustrazione di quanto ora detto è la poesia di Leopardi L’Infinito: la vista è limitata dalla siepe, ma c’è, per così dire, un "buio oltre la siepe" che mi sfugge, che costringe l’immaginazione a inseguire questo al di là; oppure lo stormir di fronde attuali mi fa venire in mente le morte stagioni, in contrasto con la presente e viva stagione. E mi fingo - dice Leopardi - tutto questo scenario nel pensiero, "ove per poco il cor non si spaura". Appunto questa è la caratteristica del sublime: non è la paura allo stato puro, ma è "ove per poco il cuore non si spaura", perché io mi sottraggo, con uno scatto di orgoglio che ricorda lo Pseudo-Longino, a questa perdita di me stesso nel mondo infinito dello spazio e del tempo. E il naufragare, che è dolce in questo mare, dipende dal fatto che l’impossibilità di rappresentare, in forma sensibile, questa potenza infinita delle forze naturali, alla fine mi lascia in uno stato di snervata felicità, in quanto sono sbalzato dalla percezione all’immaginazione, dalla ragione che cerca di fissare le cose all’immaginazione che proteiformemente, cioè continuamente mutando, mi distrugge tutte le costruzioni che faccio.





L’UOMO DI NEVE


Deve avere una mente d’inverno
chi scruta fronde e gelo
di pini incrostati di neve;
e aver sentito il freddo dell’inferno
se fissa ginepri graffiati dal ghiaccio,
abeti aspri nell’ardore assente
del sole di gennaio; e non sente
miseria nella voce del vento,
di sparute foglie,
voce della terra
colma di quel vento
che flagella quella landa vuota
per lui che ascolta, ascolta nella neve,
e -nulla lui stesso- fissa
il nulla presente e il nulla assente.

[Wallace Stevens, The Snow Man]
trad.Damiano Abeni

Elisir d'amore per ......la valle dell 'UFITA.

Le SENTINELLE dell’UFITA
con 20 commenti
Ieri sera a Flumeri( Av) c’è stato un incontro importante sulla questione della centrale termoelettrica in Valle Ufita.C’erano le istituzioni, i Sindaci; i referenti istituzionali del livello provinciale e regionale, il Presidente della Provincia. al di la di tutto, HANNO PRESO POSIZIONE! C’era la gente, molta gente! E’ un esperimento di democrazia dal basso, non contro qualcuno ma per qualcosa.
Leggi il seguito di questo post »

domenica 8 novembre 2009

Elisir d'amore per .......un vecchio,piccolo paese.


.......un nuovo ,complesso e complicato rapporto città-piccolo paese......
dialogo immaginifico tra un pensare filosofico e un pensare poetico........


Allora che posto ha la città nella nostra vita mentale efisica ? “Città è un luogo in cui ha luogo qualcosa di diverso dal luogo” scrive Nancy. Formulazione sintetica e a prima vista criptica per dire che la città non è tanto caratterizzata dalla località, bensì da un diritto in primo luogo commerciale. Non ha perciò fine – termine e/o scopo – ed è ‘sostanzialmente’ tecnica: gli orizzonti si moltiplicano e l’entelechia si sottrae. Si tratta, secondo un dialogo che Nancy intesse con Heidegger, dell’essenza della tecnica: “Eventi piuttosto che avventi” . Una tale asistematicità cittadina conduce a immaginarsi il luogo urbano come una rete di rinvii privi di termine positivo, similmente alla concezione linguistica saussuriana: “Puro rapporto a sé, il cui ‘sé’ non è da nessuna parte, se non in questo rapporto, indefinitamente” . In sintesi, si può dire che la città concatena, tramite continue mediazioni tecniche, una serie di mezzi kantianamente privi di fine: “Tecnica – che vuol dire arte –, la città si confeziona a mo’ di d’autoritratto l’immagine di un volto confuso, di un’identità sconcertata, (...) lo specchio o la statua di nient’altro che di questa stessa techné: il savoir-faire dell’assenza di fine”





di Mariangela Gualtieri
letta questa estate a Bisaccia per gli amici della "comunità provvisoria".



Oggi ho visto un vecchio paese
muschiato e parecchio spopolato
e davanti, un po’ più giù
la nuova e orribile borgata.

Perché hanno lasciato questa forma
perfetta? La geometria medievale
va stretta ora alla gente di qui.
Arriverà dal nord l’acquirente
l’estimatore.

Perché hanno lasciato questo pugno
di strade, la porticina stretta,
il muro tutto di pietra, la scala forte?
Perché non hanno resistito qui?

Questo silenzio capisco ti sbudella
toglie tutta la scorza. Se ci stai bene
accumuli potenza. Se no ti assale
quasi ti spoglia e non è facile da sopportare.

Vedendo le due facce del paese
quella più antica e la nuova
mi ha stretto una morsa disperata.
Pochi minuti è vero. Ho deglutito.
Non ci ho pensato più. Ma c’era
fotografata la rovina di tutta una specie.

Un’insipienza nuova di gente massacrata
che s’è venduta gli spiriti di casa
e ha tolto ai figli il bene. Così,
da sola, non perché forzata.

Da sola ha scelto la borgata nuova.
Io sento inginocchiata dentro loro – e dentro me –
la bellezza della terra intera.

sabato 7 novembre 2009

Elisir d'amore per .......un ricordo.


Non c'è tanto da stupirsi che ogni tanto siamo colti alle spalle dai nostri ricordi,anche riguardo un semplice film come "il laureato" che comunque è stato un momento piacevolmente critico della crescita delle nostre fantasie sentimentali ed erotiche....... e le nostre confuse esigenze sociali e democratiche.


Ognuno di noi vive il giorno e la notte ,imprigionato e difeso dalla sue quattro mure,le sue fantasie e suoi sogni ,la sua solitudine e le sue paure,in guerra con se stesso, col suo dio o il suo demonio.Ognuno costruisce i suoi labirinti logici o esistenziali per provare in continuità le sue capacità di dare senso anche ad una prigione.
E poi una canzone ,un colore, una poesia ed ecco la magia e il senso della vita !!!!!

Ognuno ha i suoi labirinti di cui non conosce l’uscita.Ma ha lsaciato delle tracce o dei piccoli segnavie. Chi conosce i suoi percorsi ?Solo i vecchi che ci hanno passato una vita e i bambini che ne fanno terreno di esplorazione e scorrerie.

A ripensarci ora che sono vecchio e tante ne ho fatte e viste ,direi che si esce da un labirinto solo per entrare in un altro sicchè muovendosi si resta fermi, ma questa è la nostra condizione : di contenere in ogni nostro attimo tutto il futuro e tutto il passato che coincidono incontrandosi nella porta carraia del nostro presente.

giovedì 5 novembre 2009

Elisir d'amore per .......l'amore-sapere-potere.



EROS....ECONDO? (dialogo immaginifico tra il Clown Nanosecondo ed il Suo Angelo custode Mercurzio)


Nanosecondo: Carissimo Mercurzio te l'ho detto un sacco di volte...i Clown, i Pagliacci, sono gli unici che riescono a parlare con gli Angeli e con i Demoni, a volte si fanno aiutare dai becchini al cimitero. Clown, colonus: contadino; lo zotico, l’inurbano, colui che sta fuori la logica perbenista. Il Clown, il Pagliaccio, è colui che si rotola nella terra e ri-nasce dalla terra. Si sporca per ri-emergere e trasformarsi. Ricicla, nel contempo, tutte le sostanze tossiche e nocive, acide e velenose. Insomma, come il pesce Pagliaccio è in simbiosi con l’Anemone Velenosa per sopravvivere, per questo t'ho detto di aiutarmi a salvare Amleto, anche perché credo che anche lui fosse un clown ed i Clown e poi in fondo sono essi stessi un po’ Angeli ed un po’ Demoni? Per questo a volte facciamo così tanta paura ai bambini. Però come, i contadini riusciamo anche ad utilizzare tutti i residui, gli escrementi, per concimare la terra e far ri-nascere nuovi frutti. Lo sai anche tu che la merda è una benidizione del cielo. Ci aiuta a farci eliminare le cose inutili a noi ma anche utile a noi stessi per concimare i campi e renderli fertili. Anche voi Angeli vi confrontate ogni giorno con il male ma anche tu sai che non puoi eliminare la zizzania se non il grano non cresce. Per questo non siete pronti ad uccidere, nonostante armato anche tu con la spada. Tu lo sai, perchè sono un po’ agnostico, ed oggi anche un pò angosciato ma penso che non si dovrebbe mai uccidere nessun essere umano, animale o vegetale perchè se no uccidiamo un pezzo di noi e del nostro amore per la vita. Qua però na cosa te la devo dire perchè la tengo proprio sul groppone e non "mezze parole": "Il Cristianesimo dette da bere ad Eros del veleno. Costui in verità non ne morì, ma degenerò in vizio". Così scrisse anche un famoso filosofo - che credo che tu conosca molto bene. Annunciò un giorno la morte di Dio, si chiamava Nietzsche, ma io lo so "LUI" si fece una grande risata e disse che poi tutto sommato gli piaceva sto filosofo perchè era uno dei più spregiudicati e radicali pensatori tra gli umani. Dio rise di sè! Anche lui un pò Clown. Mercuzio: Caro Nanos, sta storia che mo pure Dio è Clown tienitela per te se non ti becchi una scoumunica ...anche se ti dico che LUI quendo sente ste cose si diverte un universo.....ma per tornare a noi ....ti dico che come il riso.....anche l’eros l'esperienza più ignota per l'uomo, anche quando più esibita o mal praticata, della vostra cultura e della vostra storia, che vi offre al contempo una sorta di specchio delle radici più remote e cancellate della logica dei vostri odierni comportamenti sessuali. E’ la storia dell' “uomo del desiderio” che dovresti riscrivere. Nanosecondo: Ma che dici Mercù io sta storia - almeno per me - ci sto provando a riscriverla almeno da sei anni. Ma, più che una storia è un viaggio nel tempo che sto realizzando con l’aiuto della mia moto. Una cosa però l’ho capita: solo se riusciamo a trasformare tutte le nostre paure in desidero di libertà e di rispetto possiamo riscrivere la nostra storia. Ma, poi come faccio a riscriverla da solo sta storia se ci sono tanti protagonisti ed io non posso condizionare nessun per il rispetto del "libero arbitrio"? Per questo ho preso a prestito la storia “riadattata di “Amleto avvisato mezzo salvato”. Se vuoi è una metafora. Le metafore aiutano a superare le paure e trasformarle in desideri un pò come le fiabe. Non credi? Mercurio: Questa storia di trasformare tutte le paure in desiderio mi sembra che possa essere un rischio. E, poi stai ancora appresso le Fiabe? Faccio un esempio: se l'uomo trasforma le paure della concupiscenza o della libido in desiderio, rischia di mettere in atto come uomo solo le sue voglie e non si sofferma nell’analisi delle pratiche attraverso cui ogni individuo è stato spinto a fermare l'attenzione su se stesso, a decifrarsi, riconoscersi e dichiararsi soggetto di desiderio, mettendo in gioco gli uni con gli altri un certo rapporto che permette loro di scoprire nel desiderio la verità del loro essere, (per questo hanno paura?) sia esso naturale o viziato.

lunedì 2 novembre 2009

Elisir d'amore per ......un nuovo vocabolario.

........ il nostro vocabolario:

LA POLITICA CLASSICA E MODERNA

La politica riguarda il comportamento della società , mentre l'etica quello del singolo . In Platone il cittadino e l'uomo erano ancora grosso modo un tutt'uno , ma con Aristotele la distinzione si accentua . Aristotele dedica un libro alla politica ("La politica") . Il punto di partenza è la frase famosa "l'uomo è per natura un animale politico" ; Aristotele dice che non sono politici nè gli animali nè gli dei : solo l'uomo lo è . Cosa significa quest'espressione ? Vuol dire sia che per natura è legato ad una vita comunitaria con gli altri sia che la forma tipica della vita sociale è la polis (termine dal quale deriva la parola politica) . Aristotele come sappiamo ha vissuto rapporti stretti con la Macedonia : tuttavia la politica di Alessandro Magno ha poco a che fare con il pensiero di Aristotele : è legato all'idea che l'uomo è legato alla polis e Alessandro Magno è la nagazione della polis . Aristotele innanzitutto fa notare una cosa : altri animali vivono in società , ma è un fatto istintivo : in loro manca l'aspetto organizzativo . Dire che l'uomo per natura è un animale politico significa anche implicitamente negare il cosiddetto "CONTRATTUALISMO" , la tesi secondo la quale lo stato è un contratto , una convenzione fatta a tavolino dagli uomini , che si rendono conto che stare insieme è vantaggioso . Aristotele la pensa diversamente : è un'attitudine naturale ; è vero che gli uomini si raggruppano anche per interesse , per trarre vantaggi : nessuno può fare tutto bene e da sè ed è meglio che ciascuno si specializzi in un'attività . Ma non è un processo convenzionale , bensì è spontaneo . Aristotele dice poi che il fatto di vivere insieme non è solo dettato da esigenze materiali : anche se l'uomo avesse tutto ciò di cui ha bisogno e fosse autonomo tenderebbe lo stesso a vivere insieme ad altri . Vi è una spontanea voglia di stare insieme . L'uomo tende quindi ad aggregarsi in modo naturale : i contrattualisti dicevano che ogni uomo era un atomo nella società . Il carattere naturale per Aristotele comporta il carattere gradualistico : vede nella polis l'ultima gradino dei processi aggregativi : prima c'è il villaggio , e prima ancora la famiglia , il nucleo naturale dei processi di aggregazione sociale , il cui culmine è nella polis . Che la famiglia sia un'associazione naturale e precedente alla polis è un'affermazione importante perchè ha influenzato molto la dottrina cattolica sulla famiglia . La famiglia è la società naturale e primordiale : è nata prima e autonomamente e quindi ha dei suoi diritti . Quando Aristotele parla della famiglia la chiama OIKOS (casa) : è interessante perchè la famiglia è il nucleo primario non solo sul piano degli affetti , ma anche sul piano economico : economia infatti significa regolamentazione dell'oikos . (da notare che Aristotele tende molto di più di Platone ad accettare le cose come sono : non ci dice come Platone come dovrebbe essere il mondo , ma come è effettivamente) ; anche nello studio della politica Aristotele parte dai phainomena , dalle documentazioni storiche per poi fare confronti tra le varie forme di governo : raccolse tantissime costituzioni e fece le sue considerazioni . Aristotele è stato il fondatore della scienza economica : uno dei concetti fondamentali da lui elaborati è la concezione del denaro e delle sue funzioni .

Elisir d'amore per ......una "sentinella" dell'Irpinia.



la sentinella dimenticata


metto qui un pezzo uscito oggi sul mattino scritto in memoria di una persona che molto si è spesa per l’irpinia d’oriente. abbiamo bisogno di sentinelle e questo è un buon luogo per segnalare oltraggi ai paesi e al paesaggio.
armin
***
Sabato scorso a Bisaccia ci sono stati i funerali di Nicola Fierro, insegnante e ispettore onorario della Soprintendenza Archeologica di Salerno e Avellino. Non c’era molta gente e l’amministrazione comunale non ha pensato che fosse necessario ricordarlo con un manifesto. Fierro è stato per molti anni amministratore di Bisaccia, protagonista di innumerevoli battaglie nel partito socialista a fianco di Arduino Donatiello, altro grande animatore di un tempo in cui la terra dell’osso era anche la terra dell’impegno civile e della cultura. Ho provato un forte senso di pena e di Leggi il seguito di questo post »

domenica 1 novembre 2009

Elisir d'amore per .......ALDA MERINI.

AD ALDA MERINI
........Noi qui dentro si vive in un lungo letargo,
si vive afferrandosi a qualunque sguardo,
contandosi i pezzi lasciati là fuori,
che sono i suoi lividi, che sono i miei fiori.
Io non scrivo più niente, mi legano i polsi,

ora l'unico tempo è nel tempo che colsi
qui dentro il dolore è un ospite usuale,
ma l'amore che manca è l'amore che fa male.
R: VECCHIONI


La mia poesia è alacre come il fuoco
trascorre tra le mie dita come un rosario
Non prego perché sono un poeta della sventura
che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
sono il poeta che canta e non trova parole,
sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
sono la ninnanànna che fa piangere i figli,
sono la vanagloria che si lascia cadere,
il manto di metallo di una lunga preghiera
del passato cordoglio che non vede la luce.
Alda Merini, da "La volpe e il sipario"


Elisir d'amore per .......una preghiera laica.

L'EDITORIALE
La preghiera del cardinalee quella di un laico
di EUGENIO SCALFARI
Sento viva gratitudine per il cardinale Carlo Maria Martini, per i suoi pensieri, per l'esempio che dà ed anche per l'amicizia che mi ha dimostrato. Infine per l'ultimo suo libro, "Meditazioni sulla preghiera" che tra pochi giorni sarà nelle librerie e di cui l'editore Mondadori ci ha autorizzato a pubblicare un'anticipazione, uscita ieri sul nostro giornale. Stavo cercando un argomento del quale scrivere per i miei lettori della domenica e i pensieri mi si arruffavano mentre mi cresceva dentro un forte disagio. Il caso Marrazzo? L'omicidio dello sventurato Stefano Cucchi, ucciso a bastonate mentre era affidato ai carabinieri e alla polizia penitenziaria? Lo spettro della disoccupazione che avanza in Europa e nel mondo? La possibilità che D'Alema sia nominato ministro degli Esteri dell'Unione europea e Tremonti presidente dell'Eurogruppo oppure che entrambi restino dove sono? Infine lo stato miserevole della seconda Repubblica, avviata ormai verso un'agonia dalla quale difficilmente potrà salvarsi?



CARLO MARIA MARTINI

Pubblichiamo un’anticipazione di "Qualcosa di così personale. Meditazioni sulla preghiera" del cardinale Martini


Ho ben 82 anni di vita e la malattia di Parkison e gli acciacchi dell’età si fanno sentire. Ma probabilmente, per quanto riguarda la preghiera, sono ancora a metà del guado. Sento che la mia preghiera dovrebbe trasformarsi, ma non so bene in che modo, e sento anche una certa resistenza a compiere un salto decisivo.
So che posso dire come Isacco: «Io sono vecchio e ignoro il giorno della mia morte» (Gen 27,2), ma di questo non ho ancora tratto le conclusioni. Cerco comunque di chiarirmi le idee riflettendo un po’ sull’argomento. Mi pare che si possa parlare in due modi della preghiera dell’anziano. Si può considerare l’anziano nella sua crescente debolezza e fragilità, secondo la descrizione metaforica (ed elegante) del Qohèlet: «Ricordati del tuo Creatore / nei giorni della tua giovinezza / prima che vengano i giorni tristi / e giungano gli anni di cui dovrai dire: non ci trovo alcun gusto. / Prima che si oscurino il sole, / la luna, la luce e le stelle / e tornino ancora le nubi dopo la pioggia; quando tremeranno i custodi della casa / e si curveranno i gagliardi / e cesseranno di lavorare le donne che macinano, / perché rimaste poche / e si offuscheranno quelle che guardano dalle finestre / e si chiuderanno i battenti sulla strada: / quando si abbasserà il rumore della mola / e si attenuerà il cinguettio degli uccelli / e si affievoliranno tutti i toni del canto» (12,1-4. Ma anche fino al verso 8). In questo caso il tema sarà la preghiera (qui evocata dalle parole «Ricordati del tuo Creatore») di colui che è debole e fragile, di colui che sente il peso della fatica fisica e mentale e si stanca facilmente.