giovedì 25 aprile 2019


domenica 4 settembre 2016

Quando comincia l'inverno...ricomincia il ritorno nei nostri scontenti.. caro....amico Eitan.... mi mancano i tuoi abbracci fragorosi.... ....i morti reincontrano i vivi lasciati sugli altari e sui muri di casa o negli angoli sempre più bui del nostro cuore inquieto ...i libri muti di polvere riprendono a sperare di non finire ingloriosi e arresi sulle bancarelle della Caritas e noi .....rientriamo nella casa-prigione delle città-non -luogo dove il tempo lo scandisce il lavoro nella sua frenesia produttiva .Torniamo a parlare ai nostri spettri personali e segreti di notte sulle mura solitarie della sempre più "marcia Danimarca" e lasciamo agli alberi perdere le foglie sulle colline magiche delle nostre speranze senza paura del ciclo naturale delle cose ..de rerum natura. ....panta rei.... nell'eterno ritorno del diverso negli orizzoni infiniti del mare .... .....restituiamo il silenzio a Trevico ...ce lo ridarà ....non temere...con gli interessi alla primavera che verrà ... e avrà i nostri occhi vivi come " la morte".... ora....conserviamo nel cuore poeta i colori del buio.. la luce diversa di albe e tramonti .....i furori e i tremori dei chiari di bosco. ...il rumore di passi invecchiati nell' amore e il fruscio lento di foglie morte ....in una bella canzone francese. .....la panchina e l'ombra del tiglio della libertà .. un libro abbandonato in cerca di un segreto d' amore.... nei nostri piccoli paesi abbiamo saggi e inoperosi contadini e artigiani della bellezza.... nei nostri piccoli paesi dalla grande vita... uomini antichi e donne silenziose lavorano e aspettano l'assenza... i ritorni ....la lontananza dei suoi figlioli prodighi amanti d'avventure e di obblighi di lavoro ....ogni anno...ritorniamo nelle case di bambole in un universo senz'amore per una necessità imposta nel tempo e nello spazio del ciclo innaturale e civile delle cose .... torniamo vittime di un destino cinico e baro a intrattenere fantasmi che ci aspettano ... nella dolorante solitudine urbana.... .....la malinconia dolorosa fa male ma lascia il mondo come e dove è ....e poi lo riprende in primavera con il desiderio e torniamo a farci guardare dalle crepe sui muri del tempo perduto .. ....in fondo alle crepe ...sai c'è un vento dolce di morte e di passato consumato che soffia leggero e piano a primavera e fa germogliare una primula vagante nel seme ....sui muri scalcinati di fresco ... lasciamo che i morti ci guardino dalle crepe anche all'aperto nei prati e nei boschi... tra i sentieri interrotti da radure sognanti ....la vita in fondo è solo una anomalia della morte .....è una frana...un precipizio...un dirupo ....un terremoto ....un paese che chiude in casa la vita... nella casa in città -non luoghi di ricordi muti attaccati ai muri ....o chiusi nell'armadio e nel cassetto segreto dello scrittoio abbandonato... imbavagliati con la vita tra caotici passaggi sentimentali tra un sesso freddo e varipinte bugie e un bicchiere sempre vuoto bevuto troppo in fretta ...aspettando che finisca l'inverno ....di questo ti parlavo in sogno questa notte ...mio caro amico Eitan.... su quella panchina deserta di Aliano mettevi il dito sulla bocca per avventori distratti e sibilavi il silenzio e....premuroso di affetti e prodigo di carezze alle mie balorde e incomprensibili parole rispondevi con un fragoroso.... ....No No No No ! e mi sorridevi abbracciandomi.... di spalla.... cercando con gli occhi la tua cara Silvia....

venerdì 29 marzo 2019


Ho visto… caro Nanos… che alla tua non tenera età e con tutte le tue complesse e controverse esperienze nelle terre dei bradisismi, vulcanismi e fuochi vari sei ancora colpito dal sentimento di paura degli orchi e dell’uomo nero o del “bau,bau” cattivo come per un bambino. La paura è la cifra connotativa della vostra umanità e della vostra mortalità ed è la fonte di tutta la vostra evoluzione naturale e culturale nel tempo e nello spazio del mondo occidentale che vi è stato assegnato geograficamente in comodato d’uso. Siete vissuti per millenni nello “stato di natura”…..il cosi detto Eden dei cattolici… Uno stato di natura “dove non c’era un potere comunemente temuto”.
Qui gli uomini vivevano “senz’altra sicurezza, se non quella che dà loro la propria forza e la propria sagacia. In tale condizione non v’ha luogo ad industrie, poiché il frutto di esse sarebbe incerto ; e per conseguenza non vi è agricoltura, non navigazione….né v’è conoscenza della superficie terrestre, né del tempo, né delle arti, delle lettere e del vivere sociale ; e , quel che è peggio di tutto, domina il continuo timore e il pericolo di una morte violenta ; e la vita dell’uomo è solitaria, povera, lurida, brutale e corta “ Queste sono la drammatiche considerazioni da cui partiva il grande filosofo T. Hobbes per giustificare come necessario per allontanare il sentimento della “ paura” che intrappolava l’uomo moderno intenzionato a organizzare la “modernità” con le sue gioie e dolori….con le sue croci e delizie!
Che cosa vuoi che sia lo stato e la funzione sociale e culturale di un povero diavolo come “un clown” negli epigoni e tramonto della stessa epoca che doveva essere di “magnifiche sorti e progressive”. Il sentimento e la cognizione dello “stato di paura” sono la vostra ultima ancora di salvezza cognitiva, artistica e politica per uscire dallo stato di minorità in cui vi siete cacciati dopo aver secolarizzato il sacro, irriso la religiosità e rottamato tutte le impalcature metafisiche dentro cui potervi baloccare per “secula seculorum”.
E adesso vi tocca ricominciare daccapo come sempre nella storia della vostra umanità indecisa a tutto! Tornare all’esperienza di paura come “sfida cognitiva e politica” in cui si è trovato il vostro fratello Hobbes ,oggi , è oltremodo difficile .Il suo fu un caso biograficamente drammatico. L’aneddoto di essere nato da un parto prematuro alla notizia dell’arrivo dell’invincibile armata di Filippo II, il 5 aprile 1588, sottolinea che il tema della paura non sarebbe stato solamente un motivo psicologico di peso rilevante della sua vita, ma sarebbe divenuto tema teorico centrale della sua filosofia materialistica dell’uomo e della politica vissuta nel contesto della storia drammatica del proprio tempo, travagliato da contese politiche e religiose gravissime. Per lui – e per voi- queste vicende drammatiche sono addirittura l’esemplificazione convincente di quella situazione di guerra generalizzata e permanente, ”omnium contra omnes”…. di tutti contro tutti, che costituisce lo stato prepolitico e premoderno dell’umanità.
Pensate di vivere oggi in una situazione culturale, sociale e politica meno drammatica e complessa di quella del ‘600? Siete obbligati a tornare al punto “quo ante” e scegliere se essere considerarsi esseri naturali o esseri razionali. Lascia stare tutte le tue fantasie sulla creatività, il sogno, l’immaginazione e lo stato di naturalezza perduta e balle varie. Una volta stabilito che la natura – e quindi anche l’uomo perché organismo naturale – va spiegata partendo dai fenomeni, e non dalle cause…. Hobbes punta alla variazione del metodo che da deduttivo puro, si fa parzialmente induttivo, mentre l’interpretazione materialistico-meccanicistica del reale permane in tutta la sua rigorosa pregnanza. Parlo “latino rum” per le persone semplici come quelli della tua banda clownesca “in interiore homini ”che cercano il “clown disarmato….fanciullino… dentro di voi”.
Qui il nostro “Mast” ….. come dicono a Napoli….ci ha insegnato che “per aspera ad astra” si va sulle stelle per sentieri difficili e faticosi! Cosa che per voi inoperosi e oziosi è ancora più difficile! Dopo aver considerato i fenomeni fisici riguardanti l’universo, la terra, i venti, le maree, ecc., Hobbes passa a esaminare la fisiologia della sensazione, mantenendo invariato il punto di vista e il tipo di spiegazione: la sensazione è prodotta dal moto, che si comunica dall’oggetto esterno al senso e che, proseguendo poi fino al cervello, provoca il costituirsi dell’immagine, non distinguendo l’immagine sensibile dal concetto o dall’idea.
La stessa teoria hobbesiana delle passioni è strettamente legata alla fisiologia meccanicistica : il movimento che nel cervello ha suscitato un’immagine, passa poi, al cuore, ove si incontra con il movimento vitale, cioè il movimento di conservazione del meccanismo umano ; se i due modi concordano si crea un sentimento di piacere, in caso contrario si ha un dolore, e questi sentimenti dopo ripetute esperienze, generano a loro volta sentimenti di appetito o di avversione nei confronti degli oggetti esterni.
Mi raccomando lascia stare tutte le astruserie neuro psicopatologiche che intasano la tua testa! Tutte le passioni si generano attraverso il contrasto o la combinazione di questi sentimenti, riducendo ogni moto dell’animo umano alla comune matrice egoistica della conservazione di sé, che trova nel sentimento della propria potenza la sua garanzia migliore. È chiaro ed evidente che la filo-antropologia hobbesiana, mettendo in evidenza i tratti di una concezione dell’uomo come meccanismo, in cui anche i pensieri e i moti dell’animo si riducono a movimenti di corpi estesi lascia ben poco campo al libero arbitrio, vale a dire alla libertà umana metafisicamente intesa come possibilità della volontà di autodeterminarsi nella scelta e meno che meno alle fanfaluche che confondono la testa dei “sognatori pratici”!
Questo nella modernità all’ultimo stadio della vostra ultima esperienza terrena ma è da molto lontano che dovreste partire per capire il vostro stato di perenne infermità , fragilità e confusione quando nell’ “età dell’oro” del sentire-pensare greco. Avete improvvidamente esorcizzato ed eliminato il senso del “tragico” della vostra vita mentale e fisica relegandolo allo spettacolo pubblico e al nascondimento delle maschere nel teatro.
Ma gli scrittori-poeti tragici comunque vi servivano con semplicità la pappina da cui poter almeno riconoscere il suo senso attraverso racconti semplificati nelle scene. Diventa, oggi, molto difficile per voi post metafisici, postmoderni, postpolitca, postdemocratici…..post razionali ….insomma sempre postumi al tempo che vi è dato vivere…..rintracciare i semi e le radici antropologiche che avete perduto nel corso della vostra storia secolare: la forza dell’Eros con il dionisiaco in conflitto con il senso del tragico con l’apollineo.
Difficile oggi rinvenire nella “sanità” dei Greci l’accoglienza della visione dell’orrore e assurdità dell’esistenza, e l’inclusione dell’oscura ed abissale sapienza tragica nascosta nel mito della volontà di potenza titanico-barbarica… La cosiddetta “salute mentale e corporale” implica tutto questo e si fa carico d’una proprietà guaritrice, che le deriva dal binomio artistico (apollineo-dionisiaco), pura espressione di quella gioia metafisica del tragico, di quella teodicea dell’arte “ nella quale tutto l’esistente è reso divino, non importa se sia buono o cattivo ”.
Ma, c’è una buona notizia, per la vostra categoria “professionale” di portatori di gioia e sorrisi e insieme di “virtude e conoscenza”! Il rappresentante ideale di questa manifestazione artistica, che solo il Greco poteva creare, è il Satiro, un finto essere naturale inserito in un finto stato di natura, la tragedia, dove l’Olimpo degli dei ha trovato verosimilmente dimora. “ Il satiro – scrive Nietzsche…. un umano troppo umano finito per destino nella follia …. coreuta dionisiaco vive in una realtà religiosamente riconosciuta, sotto la sanzione del mito e del culto. Che con lui cominci la tragedia, che in lui parli la saggezza dionisiaca della tragedia, è per noi qui un fenomeno tanto sorprendente quanto lo è generalmente la nascita della tragedia dal coro.
Forse acquisiamo un punto di partenza per la nostra considerazione se pongo l’affermazione che il Satiro, il finto essere naturale, rispetto all’uomo civile sta nello stesso rapporto che la musica dionisiaca alla civiltà. ”Oggi viviamo un epoca in cui le stesse “tragedie possono ripetersi solo in farse” in cui avete a tal punto indebolito il vostro “io” da non sapere più come uscire dalle reti, dalle bottiglie e dai labirinti che vi siete costruiti in nome della vostra completa libertà.
Siete capaci di vivere e raccontare di voi solo in forme espressive e comunicative “in un linguaggio abbellito di varie specie di abbellimenti, ma ciascuno a suo luogo nelle parti diverse; in forma drammatica e non narrativa; la quale, mediante una serie di casi che suscitano pietà e terrore, ha per effetto di sollevare e purificare l’animo da siffatte passioni” Terapie senza pallottole….corpi ospedalizzati chimicamente sedotti e sedati. Seduzione e chimica ricetta esplosiva! Non vi resta che piangere …. Pietà e terrore sono sentimenti suscitati e concessi dalla “intrinseca composizione dei fatti” là dove non s’incontra più un personaggio nobile, mitico ed esemplare come Edipo o tragico per onore come Aiace….. che compiono un’azione colpevole inconsapevolmente, che costituisce per entrambi il nodo, ossia gli eventi che si prendono come principio della tragedia sino alla mutazione da uno stato di infelicità ad uno di felicità e viceversa.
Lo scioglimento, invece, è la parte della tragedia che intercorre dall’inizio della mutazione citata sopra fin verso la fine, o catarsi, intesa come reazione emotiva di coloro che, scossi da pietà e terrore, all’ascolto dei canti sacri del coro tragico “si trovano nelle condizioni di chi è stato risanato e purificato”. Niente catarsi e purificazione come esito salutare delle nostre terapie ma anche evitare il piangersi addosso di quest’ umanità prometeica che ha scelto perennemente la rupe per il sadico piacere di farsi mangiare il fegato dall’aquila divina!
Ha scritto Martin Heidegger: «Ogni grande cosa può avere solo un grande inizio. Il suo inizio è sempre la cosa più grande… Tale è la filosofia dei Greci». Parole suggestive, che non solo esprimono un ammirato riconoscimento dello straordinario valore del pensiero antico, ma offrono pure un’indicazione preziosa per chiunque desideri avvicinarsi alla ricerca filosofica, nella crisi e nel tramonto della nostra civiltà occidentale…. un’indicazione che potremmo sintetizzare così: chi vuole capire la filosofia studi innanzitutto e soprattutto il pensiero classico……la paura fa parte essenziale della “tragicità” della vita umana e mortale e può rappresentare un momento importante della vita mentale e fisica di un uomo. Altro problema si presenta sul proscenio della postmodernità e il tema del “fraintendimento” nella comunicazione individuale e sociale. Nella “babele” dei linguaggi, nella rete digitale o network sociali…. il fraintendimento può gettare una luce inattesa sulla natura della percezione. …la percezione del discorso…della comunicazione. Viviamo nel mondo delle percezioni non sempre controllatele percezioni sono spesse esatte pur sé veloci e istantanee nella loro costruzione.
Ciò che ci circonda ….i nostri desideri… esperienze. …aspettative ..consce o inconsce possono condeterminare il fraintendimento per motivi cerebrali nella pratica o nella decodifica fonologia selettiva o immediata . Nel discorso della comunicazione, più che nel linguaggio musicale che aprirebbe un discorso a parte. …il linguaggio verbale deve essere decodificato o interpretato anche attraverso altri sistemi fisiologici del cervello….compresi o oltre quelli che riguardano la memoria semantica ….la grammatica e la sintassi. La comunicazione è aperta….inventiva. .improvvisata…complessa ….ricca di ambiguità e significati. Possiede una libertà espressiva e fonetica che rende la comunicazione infinitamente flessibile e adattabile…. ed esposta e vulnerabile al fraintendimento non necessariamente di tipo auto selettivo.
Freud aveva intuito il senso dei lapsus e fraintendimenti. .. .ma aveva sottovalutato il fatto che i desideri .. le paure. ..i loro motivi…e cause …i conflitti di non sono sempre consapevoli o rimovibili dalla coscienza e spesso non dipendono solo da motivazioni inconsce. …sottovalutando i meccanismi neurali. ..come la natura aperta imprevedibile e personale del linguaggio stesso …di sabotare il significato quando . ..genera fraintendimenti irrilevanti sia per contesto che per motivazioni inconsce. E poi c’è un certo gusto personale per il fraintendimento quando riguardano i nostri interessi ed esperienze personali che ci creano piacere e divertimento nel gioco che non è necessariamente cinismo o misantropo. prendere fischi per fiaschi non sempre e riprovevoli eticamente o filosoficamente o furbizia interessata e strumentale come per il “polùtropos” multiforme Ulisse.
L’angelo Mercuzio, ….il facilitatore!



"àrista paesològika"

...lo specchio stregato della " modernità incivile" e la "politica" dei nani convinti di tenere la strada dei giganti....è rotto!Il mondo che Hegel voleva stringere nel labirinto del razionale è frantumato e scaldato.Siamo in piena bufera in un bicchier d'acqua....nella torre di Babele si parla una sola lingua ..la nave senza nocchier in gran tempesta....l'Italia non è "donna di provincia ma gran bordello" .Il passato smemorizzato selettivamente non si riconosce in un presente assolutamente sdraiato su sé stesso.Le grotte di Matera per i bambini caciaroni e coatti sono uguali alle grotte dei mostri a Fantasiland....e i mostri veri sono i genitori che li accompagnano.L'ansia e la paura hanno invaso la privacy e le case sono piccoli castelli medioevali blindati contro i barbari sempre alle porte.Non si capisce ...si riflette ma ci si adatta al flusso virtuale .Ho paura ...ergo sum....e Dio si è stancato anche di morire....tanto gli uomini non riconoscono la lingua del "tragico" ma del " farsesco" e non riconoscono negli altri che sbarcano né Antigone,Edipo,Ulisse o Enea....ma neanche in Pulcinella o Arlecchino .Stranieri e intrusi a casa loro!Qualcuno parla di un " innominabile attuale" e viene etichettato come " intellettuale snob e comunista" e scrive solo per le vecchie ...rottamare " elites" .E le previsioni e i sondaggi quotidiani elettorali si impennano a destra!
Il potere non ha un suo stile ma li usa tutti in una " sintesi a priori" informe,grezza e strafottente...in nome del " popolo sovrano"!Il re travicello si traveste con felpe e divise e...non si diverte!

mercuzio

venerdì 8 marzo 2019


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8 marzo...

..nel giorno in cui ricordiamo le donne in modo simbolico con una "festa" che dovrebbe essere quotidiana....ripubblico questo mio tributo alla " bellezza" di una giovane " paesologa" che ha scelto di cercare la " bellezza" anche fuori di sè....nei silenzi pieni di ricordi degli anziani sulle panchine dei piccoli paesi....nelle donne " angelo della casa" e " madre natura"....nelle " giovine donne" che bruciano il mondo con i loro occhi ancora sessuati nei sogni.... nella donna che incarna un senso particolare di "bellezza" come " arkè panton-principio del tutto" ...nello spirito della " festa" leggera e carnale di Saffo:
"Venite al tempio sacro delle vergini
dove più grato è il bosco e sulle are
fuma l'incenso.
Qui fresca l'acqua mormora tra i rami
dei meli: il luogo è all'ombra di roseti,
dallo stormire delle foglie nasce
profonda quiete.
Qui il prato ove meriggiano i cavalli
è tutto fiori della primavera
e gli aneti vi odorano soavi.
E qui con impeto, dominatrice,
versa Afrodite nelle tazze d'oro
chiaro vino celeste con la gioia".

Un augurio di bellezza
Portare sul proprio volto la bellezza ci espone ad un giudizio personalizzato e diretto.... della " portatrice sana"..... a volte improvvido..superficiale e strumentale....un erotizzazione del bello è fatto naturale e formale ...sebbene temperato dai sensi della distanza e di una etica neutrale invecchiata deerotizzato per un coinvolgimento meno immediato con ciò che si contempla..si ammira..... oltre o fuori dal desiderio del " bello naturale"....ci si maschera con un giudizio universale e necessario senza fini utilitaristici...e carnali..la carne e il corpo morboso peccato di una cultura misogena sotto le vesti religiose....dobbiamo tornare ai tempi del mito profano che non prescrive ma conforta.....la bellezza di un nudo di donna di Fidia ...
i tragici nudi del Caravaggio e quelli eroticamente mediterranei di Picasso...classica o moderna...bellezza materialideale....
Saffo...donna a tutto tondo... diceva che la persona bella è " quella che si ama" amore relativo ad un "oggetto del desiderio " nella condivisione reale ...anima e corpo...
..la bellezza ha una sua individualità e soggettività unica e irripetibile e per essere apprezzata va riconosciuta non come " parvenza sensibile dell'idea di bellezza "(hegel) o si può nascondere dietro ad un "rifiuto del sensibile passeggero per un ideale intelligibile costante e impegnativo "...oggi non possiamo " separarci dalla bellezza" con una poesia o una finzione fotografica di maniera o con libertinaggio di parole da invecchiati nel priapismo del ricordo o delle aspirazioni impossibili e inibite....il bello.. è la riscoperta dell' altro-da sè ....anche nel corpo e volto erotico....ma nella sua autentica individualità bella di sintesi tra forma materiale superficiale e identità interiore profonda tutta da svelare ...conoscere per vivere concretamente....e quotidianamente



martedì 5 marzo 2019


….quello che più mi manca è la sua " intelligenza sensibile...emotiva....naturale...umana....diretta ....quasi animale" il resto è cronaca...a volte "storia" con la minuscola....la nostra storia di vita è fatta di bellezza...bontà e giustizia e l'uso di parole ...èkon lègon..è quello .della " poiesis" del "fare vivendo" più che di " sophia" .."pensare vivendo " . meno della "doxa-opinione" del "dire il niente" che non mi riguarda!


Divagazioni su Pasolini
Franco Arminio
Pasolini ha vissuto in un tempo in cui ancora si poteva agire.Si può agire anche adesso, ma spesso sono azioni virtuali, azioni che ti lasciano nella gabbia del tuo corpo e non riesci a uscire.Pasolini che vuole aprire gli occhi è dunque un uomo che soffre perché gli uomini dagli occhi chiusi, gli uomini dallo sguardo basso non vogliono cambiare postura.Pasolini e i molli. L’eterna mollezza italica. Ci si può ridere quando si svolge in un bar, diventa pericolosa quando agisce sul piano della storia. Pasolini aveva uno spirito greco, una pulsione balcanica in una nazione che è tutto un formicolio di mezze misure, di cattiverie senza talento, di generosi che non ti danno niente.Sempre in Italia a un certo punto ti ritrovi al punto di Pasolini. Hai intorno a te un’umanità a basso voltaggio. Più lavori e più sei denigrato. Nessuno sopporta l’eroismo, il martirio. I devoti della miseria spirituale non ti perdonano la tua inquietudine. Ti dicono narciso, egoista, ti attribuiscono calcoli dove hai slanci, ti fanno furbo come loro, non capiscono il furore, lo scambiano per arrivismo.
Pasolini e l’Italia che non vuole cambiare e però non accetta di essere limpida, secca. L’Italia umida, corrotta. L’Italia ingrata coi suoi spiriti irregolari. L’Italia che non ama l’eresia, il coraggio. L’Italia che ama i facili e non capisce i semplici. Pasolini era una fiamma. Portava la verità nel corpo. Era un batticuore in giro per il mondo. Lui amava se amava, soffriva se soffriva, guardava se guardava. Parola e azione, studiare ed esporsi, giocarsi la vita, non giocare con la vita. Osare, esagerare, rompersi piuttosto che estinguersi.Ora siamo nell’Italia degli estinti, solfatara del rancore. Ai tempi di Pasolini la parola grande e la parola piccola erano ancora ben distinte. Adesso tutto è sulla stessa tavola digitale, il sonetto e l’ingiuria sgraziata, il cuore limpido e quello opaco. Pasolini non ha cambiato l’Italia ma ha dato una pista per chi vuole stare alla larga dai compromessi. I suoi nemici invincibili erano gli epigoni di Ponzio Pilato. Li vediamo al lavoro ogni giorno. Possono perfino amare Pasolini, ma in fondo vogliono uccidere il suo spirito ogni volta che si ripresenta in altre figure. Il delitto di Ostia in qualche modo continua. Pasolini è insopportabile. Questa è una nazione col respiro corto, col respiro furbo. Odia gli innocenti, odia il sacro. E lo sterminio che Pasolini aveva intravisto non si ferma in nessuna giornata. La coalizione dei mediocri tiene il suo rogo sempre acceso, basta un cenno di poesia e sei condannato, non hai diritto a svolgere le tue indagini sulle umane inquietudini, devi limitarti alla melina, alla pozzanghera.Il gioco è scambiare la lotta per lamento. L’amore indicibile per i corpi diventa immorale. La violenza del non saper bruciare, i tutori del gelo. Pasolini di nuvole e di vento contro il mondo chiesa, il mondo chiuso. La luce, il buio, le cose nette. Lui sapeva e ora sappiamo anche noi. Il tempo che ci resta non può essere speso assieme ai molli. Amare quello che non è molle: il volo degli uccelli, il ramo da cui escono le foglie, le cose mirabili che ancora riescono agli umani.

sabato 2 marzo 2019





“Notte salva"….” nuda vita”   e “nuttata populista”.



Nel corso di questa  “nuttata  populista”  siamo  a rischio di una “catastrofe” politica senza precedenti?  Non credo che ci siano le motivazioni  soggettive ed oggettive  per  ritenere oggi  probabile o possibile  una  catastrofe politica o  biopolitica . Tuttavia la  necessità  ossessiva  di chiedersi oggi   come politica, filosofia, medicina e giurisprudenza siano giunte a occuparsi quasi esclusivamente della mera esistenza  non è ancora approdat in dottrina  ad forma completa e definita  a cui adeguarsi o sottrarsi. Oggi  nella politologia filosofica  si torna a interrogarsi sul "semplicemente vivente"  un frammento di  una ricerca ed uno studio che comunque andrebbe  iniziato. "Per chi intraprenda una ricerca genealogica sul concetto di "vita" nella nostra cultura – annota ad esempio  Agamben -, una delle prime e piu' istruttive osservazioni e' che esso non viene mai definito come tale. Cio' che resta cosi' indeterminato viene pero' di volta in volta articolato e diviso attraverso una serie di cesure e di opposizioni che lo investono di una funzione strategica decisiva in ambiti cosi' apparentemente lontani come la filosofia, la teologia, la politica e, soltanto piu' tardi, la medicina e la biologia. Tutto avviene, cioe', come se, nella nostra cultura, la vita fosse cio' che non puo' essere definito ma che, proprio per questo, deve essere incessantemente articolato e diviso" . Questo "mysterium disiunctionis": la distinzione fra vita umana e vita animale risulta essere la prestazione essenziale dell'ontologia, non una "innocua disciplina accademica, ma l'operazione in ogni senso fondamentale in cui si attua l'antropogenesi, il diventar umano del vivente" . Questa la complessa  situazione  nel campo della più accerditata ricerca scentifica-filosofica.De “senso comune “ nella vita reale e concreta del cosidetto uomo della strada non è dato discutere e meno che meno approfondire  per non essere immediatamente  licenziato con una “cinica alzata di spalla” o da un epiteto ricorrente e  liquidatorio “ elites anacronistica …snob e comunista “ tout cour  come massima offesa discriminante.Per una sorta di rivalsa intellettuale  noi ci interstardiamo a seguire la strada percorsa e da percorrere  da una analisi critica che richiede attenzione e  metodo  ai più refrattari al pensiero analitico come risorsa della cultura occidentale.L'umanita' e', nell'ambito del vivente - secondo Heidegger -, l'apertura del mondo chiuso dell'animale, la latenza che interrompe il precipitare delle funzioni vitali verso i loro scopi, la comparsa della possibilita' nell'universo delle determinazioni. Agamben suggerisce di partire  dalla categoria dell' “aperto” . Anche l'animale partecipa alla dimensione dell'aperto. Ma non in quanto tale: differentemente dalla pietra, l'animale si apre solo agli elementi del suo proprio mondo, nel quale non esistono che gli strumenti della sua sopravvivenza e senza possibilita' di entrare in relazione riflessiva con essi. Tuttavia, mentre il filosofo  tedesco distingue radicalmente la "poverta' di mondo" dell'animale dall'apertura dell'umano, Agamben sottolinea la relazione intima che intercorre fra loro. Con gli elementi del proprio mondo l'animale stabilisce una relazione intensa, ed essa e' appunto l'apertura colta come "scuotimento essenziale" che percorre tutto il vivente. E' solo un cenno, in Heidegger, ma Agamben lo approfondisce e lo affina, quasi giocandolo contro il maestro: non e' rimarcando una alterita' incomunicabile che l'umanita' si conosce veramente come tale, ma nell'entrare in relazione originaria con l'apertura. Cio' che e' proprio di tutto il vivente, l'apertura, diventa contrassegno dell'umanita' quando essa afferra nell'apertura la sua improprieta', la sua mancanza di un rango specifico. Una vita umana  o una vita animale va comunque  parametrata a  una "nuda vita", una vita separata da se stessa. I  campi di concentramento nazisti erano stati un mostruoso e tragico  esperimento per isolare” la nuda vita”, ovvero per separare la vita umana dalla vita in-umana, per escludere gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali (la cui vita era "indegna di essere vissuta") dalla vita umana   Una analoga macchina antropologica  si mette  in campo  con la selvaggia e  superficiale  propaganda   leghista o populista nella variante  5 stelle con assecondare il “senso comune”  coinvolta nella paura del “diverso” in senso lato.L'espressione "nuda vita, proviene da una intuizione del saggio giovanile di Walter Benjamin  che  si intratteneva sul concetto generale di  violenza  e la ricerca di una  via d’uscita dalla dicotomia umanità-animalità  come orizzonte di senso umano. E’ il  rapporto fra uomo e natura, e fra natura e storia  che bisogna ripartire  come  ha intuito  la ricerca e  la vita activa della  “paesologia” come scienza arresa  ma in continua  ricerca del senso della vita  dove  la vita è stata relegata e abbandonata  dalla  “modernità incivile “. “I piccoli paesi “  immersi  nella natura  e nei suoi paesaggi  non pensa  non  è immersa nella notte hegeleiana  che "non aspetta alcun giorno, e quindi nemmeno alcun giorno del giudizio", proponendo come strumento di liberazione, inaspettatamente, l'appagamento esistenziale  in una vita activa  in un mondo  rallentato e  pigro  ma ricco di vitalità  nuda  e pura: "un elemento che sembra appartenere integralmente alla natura e che, invece, la eccede da ogni parte" . In una sorta di gnosticismo dai valori rovesciati, dove al mondo terreno viene attribuita ogni beatitudine, si prefigura una natura creaturale che non attende pero' alcuna salvezza, perche' postuma al naufragio (oppure al compimento) della redenzione cristiana e del progresso emancipatore. Agamben stesso per rievocare  la  intuizione benjaminiana  ha fatto riferimento a un quadro del Tiziano,”Ninfa e pastore”. Parla  di un "enigmatico paysage moralisé immerso in un'atmosfera che e' insieme di stremata sensualita' e di sommessa malinconia". Il paesaggio circostante e' cupo, le due figure sono in ozio, stese su una pelle di pantera, tradizionale simbolo della lussuria, in relazione insieme promiscua e remota. "Nell'appagamento, gli amanti, che hanno perduto il loro mistero, contemplano una natura umana resa perfettamente inoperosa" , lo spazio che essi abitano sembra offrire una forma visiva a quella sospensione delle necessità naturali, a quello iato che l'umano deve aprire verso l'animale rischiandosi in esso, e dimorandovi, per afferrare la propria umanita', frenando la tentazione di tracciare nuovi confini. "La "notte salva" e' il nome di questa natura restituita a se stessa, la cui cifra, secondo un altro frammento benjaminiano, e' la caducita' e il cui ritmo e' la beatitudine" .


lunedì 18 febbraio 2019





Lettera aperta  a un cittadino attuale ...umano troppo umano




Ho visto… caro concittadino umano troppo umano … che alla tua non tenera età e con tutte le tue complesse e controverse esperienze nelle terre dei bradisismi, vulcanismi e fuochi vari sei ancora colpito dal sentimento di paura degli orchi e dell’uomo nero o del “bau,bau” cattivo come per un bambino. La paura è la cifra connotativa della vostra umanità e della vostra mortalità ed è la fonte di tutta la vostra evoluzione naturale e culturale nel tempo e nello spazio del mondo occidentale che vi è stato assegnato geograficamente in comodato d’uso. Siete vissuti per millenni nello “stato di natura”…..il cosi detto Eden dei cattolici… Uno stato di natura “dove non c’era un potere comunemente temuto”.
Qui gli uomini vivevano “senz’altra sicurezza, se non quella che dà loro la propria forza e la propria sagacia. In tale condizione non v’ha luogo ad industrie, poiché il frutto di esse sarebbe incerto ; e per conseguenza non vi è agricoltura, non navigazione….né v’è conoscenza della superficie terrestre, né del tempo, né delle arti, delle lettere e del vivere sociale ; e , quel che è peggio di tutto, domina il continuo timore e il pericolo di una morte violenta ; e la vita dell’uomo è solitaria, povera, lurida, brutale e corta “ Queste sono la drammatiche considerazioni da cui partiva il grande filosofo T. Hobbes per giustificare come necessario per allontanare il sentimento della “ paura” che intrappolava l’uomo moderno intenzionato a organizzare la “modernità” con le sue gioie e dolori….con le sue croci e delizie!
Che cosa vuoi che sia lo stato e la funzione sociale e culturale di un povero diavolo come “un semplice  cittadino …umano troppo umano ” negli epigoni e tramonto della stessa epoca che doveva essere di “magnifiche sorti e progressive”. Il sentimento e la cognizione dello “stato di paura” sono la vostra ultima ancora di salvezza cognitiva, artistica e politica per uscire dallo stato di minorità in cui vi siete cacciati dopo aver secolarizzato il sacro, irriso la religiosità e rottamato tutte le impalcature metafisiche dentro cui potervi baloccare per “secula seculorum”.
E adesso vi tocca ricominciare daccapo come sempre nella storia della vostra umanità indecisa a tutto! Tornare all’esperienza di paura come “sfida cognitiva e politica” in cui si è trovato il vostro fratello Hobbes ,oggi , è oltremodo difficile .Il suo fu un caso biograficamente drammatico. L’aneddoto di essere nato da un parto prematuro alla notizia dell’arrivo dell’invincibile armata di Filippo II, il 5 aprile 1588, sottolinea che il tema della paura non sarebbe stato solamente un motivo psicologico di peso rilevante della sua vita, ma sarebbe divenuto tema teorico centrale della sua filosofia materialistica dell’uomo e della politica vissuta nel contesto della storia drammatica del proprio tempo, travagliato da contese politiche e religiose gravissime. Per lui – e per voi- queste vicende drammatiche sono addirittura l’esemplificazione convincente di quella situazione di guerra generalizzata e permanente, ”omnium contra omnes”…. di tutti contro tutti, che costituisce lo stato prepolitico e premoderno dell’umanità.
Pensate di vivere oggi in una situazione culturale, sociale e politica meno drammatica e complessa di quella del ‘600? Siete obbligati a tornare al punto “quo ante” e scegliere se essere considerarsi esseri naturali o esseri razionali. Lascia stare tutte le tue fantasie sulla creatività, il sogno, l’immaginazione, l’arte  e lo stato di naturalezza perduta e balle varie. Una volta stabilito che la natura – e quindi anche l’uomo perché organismo naturale – va spiegata partendo dai fenomeni, e non dalle cause…. Hobbes punta alla variazione del metodo che da deduttivo puro, si fa parzialmente induttivo, mentre l’interpretazione materialistico-meccanicistica del reale permane in tutta la sua rigorosa pregnanza. Parlo “latinorum” per le persone semplici come quelli della tua banda o tribù  “in interiore homini ” alla perenne e ciclica ricerca del “ disarmato….fanciullino… dentro di voi”.
Qui il nostro “ Dio o Mast  ” ….. come dicono a Napoli….ci ha insegnato che  i mortali  dopo  la famosa prova della mela   la  vita è dura ….“per aspera ad astra” si va sulle stelle per sentieri difficili e faticosi! Cosa che per quelli come  voi   che avete scelto per motivi culturali epolitici  di essere inoperosi e oziosi è ancora più difficile! Dopo aver considerato i fenomeni fisici riguardanti l’universo, la terra, i venti, le maree, ecc., Hobbes passa a esaminare la fisiologia della sensazione, mantenendo invariato il punto di vista e il tipo di spiegazione: la sensazione è prodotta dal moto, che si comunica dall’oggetto esterno al senso e che, proseguendo poi fino al cervello, provoca il costituirsi dell’immagine, non distinguendo l’immagine sensibile dal concetto o dall’idea.
La stessa teoria hobbesiana delle passioni è strettamente legata alla fisiologia meccanicistica : il movimento che nel cervello ha suscitato un’immagine, passa poi, al cuore, ove si incontra con il movimento vitale, cioè il movimento di conservazione del meccanismo umano ; se i due modi concordano si crea un sentimento di piacere, in caso contrario si ha un dolore, e questi sentimenti dopo ripetute esperienze, generano a loro volta sentimenti di appetito o di avversione nei confronti degli oggetti esterni.
Mi raccomando lascia stare tutte le astruserie neuro psicopatologiche che intasano la tua testa! Tutte le passioni si generano attraverso il contrasto o la combinazione di questi sentimenti, riducendo ogni moto dell’animo umano alla comune matrice egoistica della conservazione di sé, che trova nel sentimento della propria potenza la sua garanzia migliore. È chiaro ed evidente che la filo-antropologia hobbesiana, mettendo in evidenza i tratti di una concezione dell’uomo come meccanismo, in cui anche i pensieri e i moti dell’animo si riducono a movimenti di corpi estesi lascia ben poco campo al libero arbitrio, vale a dire alla libertà umana metafisicamente intesa come possibilità della volontà di autodeterminarsi nella scelta e meno che meno alle fanfaluche che confondono la testa dei “sognatori pratici”!
Questo nella modernità all’ultimo stadio della vostra ultima esperienza terrena ma è da molto lontano che dovreste partire per capire il vostro stato di perenne infermità , fragilità e confusione quando nell’ “età dell’oro” del sentire-pensare greco. Avete improvvidamente esorcizzato ed eliminato il senso del “tragico” della vostra vita mentale e fisica relegandolo allo spettacolo pubblico e al nascondimento delle maschere nel teatro.
Ma gli scrittori-poeti tragici comunque vi servivano con semplicità la pappina da cui poter almeno riconoscere il suo senso attraverso racconti semplificati nelle scene. Diventa, oggi, molto difficile per voi post metafisici, postmoderni, postpolitca, postdemocratici…..post razionali ….insomma sempre postumi al tempo che vi è dato vivere…..rintracciare i semi e le radici antropologiche che avete perduto nel corso della vostra storia secolare: la forza dell’Eros con il dionisiaco in conflitto con il senso del tragico con l’apollineo.
Difficile oggi rinvenire nella “sanità” dei Greci l’accoglienza della visione dell’orrore e assurdità dell’esistenza, e l’inclusione dell’oscura ed abissale sapienza tragica nascosta nel mito della volontà di potenza titanico-barbarica… La cosiddetta “salute mentale e corporale” implica tutto questo e si fa carico d’una proprietà guaritrice, che le deriva dal binomio artistico (apollineo-dionisiaco), pura espressione di quella gioia metafisica del tragico, di quella teodicea dell’arte “ nella quale tutto l’esistente è reso divino, non importa se sia buono o cattivo ”.
Ma, c’è una buona notizia, per la vostra categoria “professionale” di ricercatori di  felicità ,gioia e sorrisi in terra  e insieme di “virtude e conoscenza”! Il rappresentante ideale di questa manifestazione artistica, che solo il Greco poteva creare, è il Satiro, un finto essere naturale inserito in un finto stato di natura, la tragedia, dove l’Olimpo degli dei ha trovato verosimilmente dimora. “ Il satiro – scrive Nietzsche…. un umano troppo umano finito per destino nella follia …. coreuta dionisiaco vive in una realtà religiosamente riconosciuta, sotto la sanzione del mito e del culto. Che con lui cominci la tragedia, che in lui parli la saggezza dionisiaca della tragedia, è per noi qui un fenomeno tanto sorprendente quanto lo è generalmente la nascita della tragedia dal coro.
Forse acquisiamo un punto di partenza per la nostra considerazione se pongo l’affermazione che il Satiro, il finto essere naturale, rispetto all’uomo civile sta nello stesso rapporto che la musica dionisiaca alla civiltà. ”Oggi viviamo un epoca in cui le stesse “tragedie possono ripetersi solo in farse” in cui avete a tal punto indebolito il vostro “io” da non sapere più come uscire dalle reti, dalle bottiglie e dai labirinti che vi siete costruiti in nome della vostra completa libertà.
Siete capaci di vivere e raccontare di voi solo in forme espressive e comunicative “in un linguaggio abbellito di varie specie di abbellimenti, ma ciascuno a suo luogo nelle parti diverse; in forma drammatica e non narrativa; la quale, mediante una serie di casi che suscitano pietà e terrore, ha per effetto di sollevare e purificare l’animo da siffatte passioni” Terapie senza pallottole….corpi ospedalizzati chimicamente sedotti e sedati. Seduzione e chimica ricetta esplosiva! Non vi resta che piangere …. Pietà e terrore sono sentimenti suscitati e concessi dalla “intrinseca composizione dei fatti” là dove non s’incontra più un personaggio nobile, mitico ed esemplare come Edipo o tragico per onore come Aiace….. che compiono un’azione colpevole inconsapevolmente, che costituisce per entrambi il nodo, ossia gli eventi che si prendono come principio della tragedia sino alla mutazione da uno stato di infelicità ad uno di felicità e viceversa.
Lo scioglimento, invece, è la parte della tragedia che intercorre dall’inizio della mutazione citata sopra fin verso la fine, o catarsi, intesa come reazione emotiva di coloro che, scossi da pietà e terrore, all’ascolto dei canti sacri del coro tragico “si trovano nelle condizioni di chi è stato risanato e purificato”. Niente catarsi e purificazione come esito salutare delle nostre terapie ma anche evitare il piangersi addosso di quest’ umanità prometeica che ha scelto perennemente la rupe per il sadico piacere di farsi mangiare il fegato dall’aquila divina!
Ha scritto Martin Heidegger: «Ogni grande cosa può avere solo un grande inizio. Il suo inizio è sempre la cosa più grande… Tale è la filosofia dei Greci». Parole suggestive, che non solo esprimono un ammirato riconoscimento dello straordinario valore del pensiero antico, ma offrono pure un’indicazione preziosa per chiunque desideri avvicinarsi alla ricerca filosofica, nella crisi e nel tramonto della nostra civiltà occidentale…. un’indicazione che potremmo sintetizzare così: chi vuole capire la filosofia studi innanzitutto e soprattutto il pensiero classico……la paura fa parte essenziale della “tragicità” della vita umana e mortale e può rappresentare un momento importante della vita mentale e fisica di un uomo. Altro problema si presenta sul proscenio della postmodernità e il tema del “fraintendimento” nella comunicazione individuale e sociale. Nella “babele” dei linguaggi, nella rete digitale o network sociali…. il fraintendimento può gettare una luce inattesa sulla natura della percezione. …la percezione del discorso…della comunicazione. Viviamo nel mondo delle percezioni non sempre controllatele percezioni sono spesse esatte pur sé veloci e istantanee nella loro costruzione.
Ciò che ci circonda ….i nostri desideri… esperienze. …aspettative ..consce o inconsce possono condeterminare il fraintendimento per motivi cerebrali nella pratica o nella decodifica fonologia selettiva o immediata . Nel discorso della comunicazione, più che nel linguaggio musicale che aprirebbe un discorso a parte. …il linguaggio verbale deve essere decodificato o interpretato anche attraverso altri sistemi fisiologici del cervello….compresi o oltre quelli che riguardano la memoria semantica ….la grammatica e la sintassi. La comunicazione è aperta….inventiva. .improvvisata…complessa ….ricca di ambiguità e significati. Possiede una libertà espressiva e fonetica che rende la comunicazione infinitamente flessibile e adattabile…. ed esposta e vulnerabile al fraintendimento non necessariamente di tipo auto selettivo.
Freud aveva intuito il senso dei lapsus e fraintendimenti. .. .ma aveva sottovalutato il fatto che i desideri .. le paure. ..i loro motivi…e cause …i conflitti di non sono sempre consapevoli o rimovibili dalla coscienza e spesso non dipendono solo da motivazioni inconsce. …sottovalutando i meccanismi neurali. ..come la natura aperta imprevedibile e personale del linguaggio stesso …di sabotare il significato quando . ..genera fraintendimenti irrilevanti sia per contesto che per motivazioni inconsce. E poi c’è un certo gusto personale per il fraintendimento quando riguardano i nostri interessi ed esperienze personali che ci creano piacere e divertimento nel gioco che non è necessariamente cinismo o misantropo. prendere fischi per fiaschi non sempre e riprovevoli eticamente o filosoficamente o furbizia interessata e strumentale come per il “polùtropos” multiforme Ulisse.

L’angelo Mercuzio, ….il facilitatore!





mercoledì 13 febbraio 2019





 Heidegger e  il cinismo della “vita autentica”.




Dalla scoperta della radura, uno spiazzo illuminato, aperto nella foresta, fuga  dal mondo immagine esistenziale della libertà e possibilità umana di vivere la solitudine nella luce…La luce può cadere infatti nella “radura”, nel suo spazio aperto, e lasciarvi avvenire il gioco di chiaro e scuro. Ma giammai è la luce a creare per prima la radura, bensì quella, la luce, presuppone questa, la radura…..cinismo raffinato  e pensiero poetante! Scriveva  La Rochefoucauld “  chi vive senza  follie ,non è così savio quanto crede”. Sacrosanta  verità per demarcare un confine tra  vita  normale subita   e vita impegnata per scelta  a saper    affrontare  “venti fortissimi  e nevicate”. Un lento e inconsapevole   morire  per un “un cuore gelato sotto il cappotto”  parla di noi  quando accettiamo  supinamente  di  smarrire   il gusto e il senso  di una esperienza comunitaria  rassegnati  alla insensibilità del senso comune, alla rassegnazione del “così va il mondo”, alla connivenza con l’insensatezza della banalità, alla ingenua o consapevole disponibilità a farsi complice  di qualunque cosa a qualunque prezzo. Uno spettro inquietante  si aggira come un “venticello” per le nostre terre sopraffacendo  la nobilitata e  propulsiva “ipocondria” dei tempi delle “crisi e riproduzione tecnica della creatività artistica” : il cinismo. Il cinico  contemporaneo non ha come punto di arrivo la classica botte di Diogene ma una ordinata e riconosciuta carriera e successo  fatti di “classifiche…auditel…mi piace…etc.” spesso segnati da frustrazione, rassegnazione e avvilimento morale. Il ‘cinicus’ antico era una forma estrema di affermazione della dignità, una riproposizione coerente  di  distanza dalle pochezze umane  e dai pressappochismi  e interessi  pratici, della  cura  di una estrema padronanza e sovranità  su se stesso e i propri difetti pubblici  e attivazione del  governo dei  propri demoni  interiori  negativi come la “razionale auriga” platonica. Il neocinico cura  e ostenta una “falsa coscienza illuminata” con un discreto vocabolario polimorfo  e una forma malcelata  di “disincanto” che li rende molto efficienti e accettati  sul piano pratico. Qualcuno autorevolmente in modo cattivo  ha scritto che il neocinico è “ un caso limite di melanconico che riesce a controllare i suoi sintomi depressivi conservando una certa capacità di lavorare”  che mal sopporta  “avvisi ai naviganti”  disinteressati  o venati  di ironia e  peggio di benevole commiserazione perché “intellettuali  e …quindi inutili”. In letteratura esiste un  “cinismo classico “ ( va da Kafka a Proust  passando per Pessoa e Borghes ) che ci  regala  una morale con sottofondi  carsici  fatti di libertà ed autonomia  e  non semplici  “coperte di linus” come alibi pseudopsicologici ma soprattutto con il compito “etico”  di  riscaldare  quotidianamente, profondamente  e  continuamente la nostra  mente infreddolita, liquida  e debole. Nella “pòlis” greca il primo atto cinico  contro la costruzione di “una comunità” libera e consapevole, avvenne   con un atto violento formalmente e simbolicamente reale e tragico .La  restaurata democrazia ateniese aveva bisogno della  condanna a morte di Socrate  nel 399 a.c. e la promozione sul campo  degli “Antistene,Diogene di Sinope,Cratete e Ipparchia” come fatto consequenziale , illuminante e normalizzante. Con quell’atto si condannava  la ragione, il sogno, il sentimento,la fantasia,la democrazia   che presume farsi  “comunità” di un  sapere non commerciale e commerciabile  che ha solo il compito di  difendersi  per smascherare, responsabilità, inadempienze ,  ostilità, rancori  latenti e combattere quelle palesi  e praticate. Le ragioni del cuore  non possono mai  entrare  in un orizzonte limitato che gli è estraneo per statuto. Non vive di pensieri corti, di rapporti di  forza, della pratica  o l’ aspirazione dei poteri  a tutti i livelli. Ritornando in metafora : “sbagliare strada” affrontare un ”vento fortissimo e una nevicata” è ancora  parte  possibile e integrante  del vivere  umano. Ma  evitare sempre e comunque  ”Il cuore gelato sotto il cappotto”  che è il vero e tragico morire sia  personale che pubblico   anche della limitata   vita ….umana troppo umana …..
Mauro Orlando

lunedì 11 febbraio 2019



Mercuzio, il funambolo e il pagliaccio : una favola paesologica inattuale .


L’esperienza vitale e attiva della paesologia non è il gioco magico delle parole e i salti misteriosi del “funambolo” che sa correre agile e leggero lungo la fune della vita tesa tra le due torri del passato e del futuro che alterca con un "pagliaccio" convinto in cuor suo di essere più bravo di lui che lo sfida con giochi di parole e sofismi colorati. Quando il "pagliaccio" si avvicina a lui, fa un balzo in aria saltandolo come per sua vocazione e sfottò. In quel momento il "funambolo" perde l'equilibrio,inciampica sulla fune e cade nel vuoto del nulla e per terra. La folla corre via come l'acqua del mare e non soccorre il malcapitato e allora solo "mercuzio" l'amico .... si appresta a soccorrere il "funambolo" che sta per morire e al quale può solo promettere la degna sepoltura per salvare l'anima per i posteri.Tre personaggi che mal interpretano un senso unico e il fine prestabilito della esperienza paeosologica.Il "pagliaccio" con il suo agonismo parolaio del "servo dei due padroni" cerca solo di saltare oltre il "funambolo –uomo" facendolo cadere dalla corda per far ridere la folla ….Il "funambolo" per abbondanza di amore della vita pubblica da parte sua non ha mai rifiutato il senso lineare della corda-vita per le sue performances e per raggiungere il lato opposto si preoccupa di meravigliare e piacre alla folla sottostante con le sue magie, malie e meraviglie umane troppo umane .…."Mercuzio" sa che "Sinistra è l'esistenza umana e ancor sempre priva di senso: e anche un pagliaccio può esserle fatale"…..e per misericordia e benevolenza intanto si prende “cura” del corpo morto del funambolo sottraendolo alla folla adorante da morto . Il "pagliaccio" in cuor suo e in pubblico messosi alla testa della folla osannante consiglia anche a " mercuzio" di non tornare mai più nella città. Questa volta, egli dice, sono stati leggeri con te: hanno solo riso, la prossima volta toccherà a te morire! Mercuzio non bada a questo, così come non bada a quei becchini che lo deridono lungo il suo cammino. Il discorso del pagliaccio conferma il fatto che la folla lo ha preso per un pazzo e l'incontro con i becchini conferma quel che aveva detto il santo, in quanto i becchini scambieranno "mercuzio" per un ladro che cammina di notte. Ad un certo punto "mercuzio" sente fame e vuole fermarsi a mangiare. Qui incontra un vecchio che gli offre da bere e da mangiare: un eremita che sa vivere di "silenzio e solitudine". Successivamente "mercuzio" prosegue il viaggio passando per il bosco,a vivere dei "chiari di bosco" senza cercare di dare senso agli alberi o al bosco nella sua interezza...ma scoprendo sentirei interrotti e svelando i segnavie che gli uomini gli hanno lasciato in dono" ma laddove non vede più alcuna strada, egli non va oltre e si addormenta. Quando Zarathustra si sveglierà penserà all'idea di trovare dei nuovi compagni. Lasciare quel cadavere del funambolo e cercare ancora uomini veri e vivi. Ma "mercuzio" non vuole diventare un pastore e tanto meno un cane per il gregge, non vuole essere la guida, ma vuole insegnare agli uomini a seguire se stessi e apprezzare la solitudine.. "Mercuzio" ha chiara l'idea che lui non viene ben visto dall'uomo perché è colui che intende spezzare le tavole dei valori. Un persona di questo tipo è vista dall'uomo come un distruttore e un essere malvagio, quando in realtà esso consiste in un creatore di nuovi valori……anche per “il funambolo o per il pagliaccio” E così parlò al suo cuore:” Non pastore debbo essere, non becchino. Non voglio parlare nuovamente al popolo: per l'ultima volta parlai a un morto.Voglio accompagnarmi a chi crea, a chi miete, a chi festeggia: voglio mostrar loro l'arcobaleno e tutte le scale del superuomo.Canterò la mia canzone ai solitari e a quelli che sono due nella solitudine; a chi ha ancora orecchie per l'inaudito, a questi voglio opprimere il cuore con la mia felicità.Io tendo alla mia mèta, seguo la mia strada; salterò oltre gli esitanti e i lenti. Sia così mio il cammino la loro autodistruzione!......io preferisco morire beffeggiando i miei assassini per amore dei miei “amici”.

domenica 10 febbraio 2019





Foibe : una questione discussa
di mauro orlando


Al di là delle legittime, comprensibili  e rispettabili opinioni personali espresse nella discussione in questa cartella anche come approfondimento personale alla conoscenza dei fatti storici, sono arrivato alle seguenti conclusioni per la mia coscienza democratica e antifascista.
1)    Negli anni 1943-45 dalla Venezia Giulia alla Dalmazia si è verificata una malsana saldatura tra una guerra etnico-nazionale e una guerra sociale-ideologica.
2)    L’  “infoibamento”, non giustificabile nel suo carattere criminale , risulta l’atto finale storico-politico di un distorto uso dell’intreccio “liberazione e punizione” da parte delle minoranze “slave” contro una italianità  che “troppo docilmente si era fatta sedurre e compromettere” da una fascistizzazione  forzata dei territori  e coinvolgere in una drammatica e cruda lotta  e repressione da parte dell’Asse del movimento partigiano titino e della minoranza slava della penisola istriana.
3)    I responsabili politici e militari di questa spietata e indiscriminata azione punitiva-repressiva,che vanno dalle unità regolari della Quarta Armata alle formazioni partigiane,hanno commesso questo tragico crimine storico politico nell’ottica di una politica espansionistica con una combina mostruosa di ideologia nazionalista e ideologia comunista ,inquadrata nelle operazioni “antitaliane”legittimate dall’antifascismo sovietico e anglo-americano.
4)    L’antifascismo italiano organizzato si spezza tra ala democratica e comunista.Il partito comunista italiano cade in una fatale e tragica contraddizione :Soggiogato e affascinato dalla forza militare del movimento titino non sa opporsi apertamente alle sue pretese espansionistiche e ai suoi efferati e indiscriminati delitti .in nome di un antifascismo totalitario, antidemocratico addirittura ad egemonia slava, commettendo un grave errore storico-politico.
5)    Negli anni immediatamente seguenti la fine della seconda guerra mondiale la storiografia di sinistra si espose all’accusa di “unilateralismo interpretativo” insistendo sui guasti della fascistizzazione e sui crimini dell’occupazione nazista , passando sotto silenzio e  sottovalutando anche la sua rilevanza etico-politica.
6)    Più tardi si incorre in un altro equivoco ed errore sviluppando le polemiche semplificatorie  che omologavano foibe e lager (o Risiera di San Sabba, nel caso triestino)- come se l’unico criterio significativo della loro comparazione sia la loro natura criminale.
7)    Per amore del vero anche l’affrettata ed errata equiparazione che suggerisce una semplice equivalenza tra “italiani” ed “ebrei “ ci obbliga ad una penosa distinzione , ricordando che l’italianità colpita non era una entità meramente “etnica “ (come nel caso degli ebrei) ma un soggetto politico a torto ritenuto  nemico ,complice e responsabile di precedenti violenze subite dalle minoranze slave istriane 
Perché scrivo questo ?
Primo per fare un punto sui fatti storici, poi per un rilievo anche per l’oggi che ci aiuti a definire una idea di “italianità” non come mero dato etnico o storico, ma come identificazione con la comunità politica concreta che si riconosce nei valori della democrazia che sono usciti dal crogiuolo dell’antifascismo storico -non dalla parte opposta.


Un excursus storico dell’italianità  dal punto di vista della comunità politica, nella sua accezione “liberale “ della destra , sinistra storica e giolittiana, autoritaria e totalitaria del regime fascista, ci porta necessariamente a rilevare che il secondo dopoguerra si è concretizzata quella “comunità politica concreta che si riconosce nei valori della democrazia moderna che sono usciti dal crogiuolo dell’antifascismo storico. Il documento fondativo, la Costituzione italiana, nei suoi principi generali definisce “in modo rigido” tali valori identitari ,democratici e antifascisti, , pur riconoscendo la storia e la cultura precedente dell’italianità :Il problema del riconoscimento di tali “valori” culturali e politici interessa gli italiani che ,storicamente non hanno partecipato  liberamente alla costruzione e alla definizione di  essi  e a quelli che ancora oggi fanno fatica ad apprezzarli e a praticarli politicamente e individualmente. La richiesta della chiarezza non va fatta a  chi si riconosce in  “questa identità “ culturale, storica e politica ma a chi fa fatica  ad accettarla come “valore”.
mauro orlando